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Blaise Pascal (1971)

by sasso67 (31/03/2004 - 23:36)

Questo film per la tv di Roberto Rossellini s'inserisce in un'opera divulgativa e didascalica delRossellini regista di Roma città aperta, che comprende altri film come il Socrate (1970) e il Cartesius (1974), con la quale Rossellini vuole insegnare più che divertire, spiegare più che raccontare. E non è casuale la scelta dei personaggi, insieme a Pascal, Socrate, Sant'Agostino, Cartesio, senza contare gli Apostoli e Cosimo de' Medici: tutte figure di altissima statura morale oltre che scientifica e filosofica.

E proprio questo duplice aspetto, di scienziato e uomo di fede, è fortemente presente nell'episodio televisivo dedicato a Pascal, che ripercorre la sua vita, da quando si trasferisce a Rouen al seguito del padre funzionario, alla morte avvenuta a Parigi all'età di appena 39 anni. Si passa per le scoperte scientifiche, i dubbi di fede e di morale, l'adesione, benché indiretta (attraverso la sorella Jacqueline) al giansenismo, condannato dalla chiesa ufficiale incarnata dai Gesuiti. La morte, affrontata con estrema dignità, sopravviene per una serie di malattie, sottovalutate dai medici parrucconi, i quali solo tastandogli il polso stabiliscono che il filosofo non corre pericolo di vita.

Si deve ammirare la messinscena di Rossellini, che ricostruisce con minuzia anche gli aspetti spiccioli della vita del Seicento (Pascal, ben interpretato da Pierre Arditi, si rammenda gli abiti con ago e filo). La sentenziosità di alcuni momenti, inevitabile considerato che Rossellini cerca di condensare in due ore il pensiero di una delle grandi menti dell'umanità, è ampiamente riscattata da questa accuratezza formale e da quell'empito morale cui ha teso Pascal durante la sua breve vita e cui ha teso anche Rossellini durante la sua carriera di cineasta.

Blaise Pascal (1971) di Roberto Rossellini, con Pierre Arditi (Pascal), Rita Forzano (Jacqueline Pascal), Giuseppe Addobbati (Etienne Pascal), Christian De Sica (luogotenente), Livio Galassi (Jacques, il domestico).

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Ricordi della casa gialla (1989)

by sasso67 (31/03/2004 - 20:15)

João César Monteiro era un cineasta portoghese, deceduto a 69 anni nel 2003, molto particolare: fisicamente sembrava un hidalgo del Seicento e cinematograficamente non era paragonabile a molti altri registi europei d'oggi: se proprio dovessi opterei per un mix tra De Oliveira, se non altro per ragioni geografiche, Von Trier e Kaurismaki (e Dio mi perdoni se ho osato troppo). Ricordi della casa gialla ottenne un Leone d'argento alla Mostra di Venezia nel 1989 ed uscì sugli schermi italiani, dove pochi lo videro, due anni dopo.

MonteiroIl film racconta parte della vicenda umana di João de Deus, un inetto disoccupato che vive (alle spalle dell'anziana madre) a pensione in una casa della vecchia Lisbona, dove la proprietaria, la signora Violeta, è interessata ai soldi e a nient'altro. João è morbosamente attratto dalla figlia di Violeta, la giovane clarinettista Julieta. Il protagonista conduce una vita grama, nella quale l'unica gioia gli viene da una vittoria del Benfica ascoltata furtivamente alla radio. João si muove in una Lisbona fatiscente, molto diversa da quella descritta da Wenders in Lisbon Story, fotografata con i colori di un Velasquez o di un El Greco. Questo personaggio, inetto e abbietto allo stesso tempo, diviene amico di una giovane prostituta rimasta sola dopo che la polizia ha incarcerato il suo fidanzato-pappone, e, quando la ragazza muore, si impadronisce dei suoi soldi. Con questi cerca di convincere Julieta a fuggire con lui e, ottenutone un rifiuto, la violenta. Fuggito di casa lasciandovi i soldi, João si riduce alla vita del barbone, finché si veste da ufficiale della cavalleria ed entra in una caserma...

Il finale non è tragico come il resto del film parrebbe annunciare, ma nonostante che sia tutt'altro che un film d'azione, Ricordi della casa gialla (la Casa Gialla era il nome di una prigione di Lisbona, come viene spiegato dalla voce fuori campo nel prologo) si segue volentieri nel suo sviluppo, se non altro per vedere cosa arriverà a fare questo strampalato personaggio. Ma non è la trama il punto più interessante del film, bensì la metafora del Portogallo moderno (anche se sembra di essere negli anni '50) e forse un tratteggio del destino di tanta umanità d'oggi: contraddittoria nelle proprie manifestazioni d'esistenza e fondamentalmente sola. Monteiro è un cineasta del quale si vorrebbe vedere di più (ha girato una ventina di film ed almeno A comédia de Deus è un cult), perché di cineasti come lui ce ne sono pochi, e purtroppo anche lui ci ha lasciato. In questo Ricordi della casa gialla ha dato il meglio di sé, intessendo il film di umori (e, verrebbe da dire, odori) anche schifosi, doppi sensi (quello del clarinetto è lampante, ma ve ne sono altri) ed un linguaggio talvolta apertamente scurrile ma, si badi bene, mai volgare. E non è facile.

L'allampanato regista è molto bravo anche nei panni d'attore, così come reggono benissimo la parte altri interpreti sconosciuti alle grandi platee, ma di grande valore, come Ruy Furtado nella parte del signor Armando, Luìs Miguel Cintra, un Messia da manicomio criminale, e Manuela De Freitas, una Violeta di inaudita rapacità.

Ricordi della casa gialla (1989) di João César Monteiro, con João César Monteiro (João de Deus), Manuela De Freitas (Dona Violeta), Ruy Furtado (Senhor Armando), Teresa Calado (Julieta), Sabina Sacchi (Mimi), Luìs Miguel Cintra (Livio).

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Della serie... (O'Neill)

by sasso67 (30/03/2004 - 23:38)

Fabiàn O'Neill. Nato il 14/10/1973. Nazionalità: Uruguay.

O'VieniCerto che l'Uruguay ne ha dati di bidoni negli ultimi anni. O'Neill era stato uno dei pezzi pregiati del Cagliari, del quale costituiva fosforo e polmoni, oltre ad essere dotato di due piedi buoni capaci di un tiro forte e preciso da fermo e in movimento. Arrivato alla Juve come il vice - Zidane, l'uruguayano sembrò subito trasformato (in peggio): ingrassato, impacciato, lento come il Kubik della Fiorentina e svogliato come il Pelo (storico centrocampista dei Giovani Calcio Montescudaio) dei tempi peggiori. Ovviamente l'uruguagio ebbe poche opportunità di mettersi in mostra e le sfruttò male. La Juve lo cedette al Perugia nell'operazione che portò in bianconero prima Baiocco (il che la dice lunga sulla considerazione che la Juve aveva di O'Neill) e la stagione successiva Miccoli. Nel 2003 O'Neill è tornato in patria, al Nacional di Montevideo.

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Della serie... (el panteròn)

by sasso67 (30/03/2004 - 21:02)

Marcelo Danubio Zalayeta. Nato il 12/05/1978. Nazionalità: Uruguay. Soprannome: El Panteròn.

Barcellona 22/04/2003Chissà se questa volta la Juve l'avrà ceduto definitivamente. Io non credo, perché, come si suol dire, a volte ritornano, e il Panterone è già tornato un paio di volte. Zalayeta è un calciatore dai possenti mezzi fisici e dalla discreta tecnica, ma estremamente discontinuo e portato a perdersi durante l'azione. Più volte ha concluso azioni travolgenti tralasciando il pallone o concludendo in maniera sbilenca. Sicuramente resterà nel cuore di tanti juventini per il gol segnato a Barcellona (22/04/2003) nei quarti di finale della Champions League 2002-03, quando la Juve conquistò la semifinale battendo i catalani a casa loro giocando in dieci contro undici per l'espulsione di Davids (guarda caso oggi l'olandese gioca proprio nel Barça). Ho ancora negli occhi la discesa di Birindelli sulla destra al 114° del secondo tempo supplementare, il cross e il tocco in gol del panterone.

Tutto il resto è meglio dimenticarlo e meglio sarebbe salutare una volta per tutte questo uruguayano triste.

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Ponti

by sasso67 (30/03/2004 - 20:41)

idduPer un ponte (quello sullo Stretto di messina) che vuole costruire, Berlusconi ne vuole abolire una decina durante l'anno lavorativo. Essendo stato ovviamente frainteso in prima battuta, il premier ha spiegato meglio la sua idea: spostando al venerdì o al lunedì le festività che cadranno a metà settimana, si disincentiveranno gli italiani dal fare i ponti e quindi si lavorerà di più.

Nella mia ignoranza, mi vengono in mente due riflessioni. Primo: senza ponti anche le località turistiche lavoreranno molto meno, con grave danno per una delle attività trainanti del nostro paese, e comunque l'effetto "lavoro" sarà molto diluito. Secondo: non so come funzioni dappertutto, ma io ho 32 giorni di ferie all'anno; per fare un ponte prendo un giorno di ferie; se prendo un giorno di ferie per fare un ponte mi restano 31 giorni di ferie; se non lo faccio, me ne restano 32; in ogni caso faccio 32 giorni di ferie all'anno e quindi non lavoro per 32 giorni all'anno. Io non sono un matematico, ma dall'alto della sua intelligenza Berlusconi mi spieghi dove sta il vantaggio in termini di PIL.

L'economista Tito Boeri (professore di Economia del Lavoro alla Bocconi di Milano) ha detto: «Quella di Berlusconi è davvero un'idea sbagliata. Certo, se per un anno rinunciassimo ad una settimana di ferie, presumibilmente il PIL aumenterebbe rispetto all'anno precedente. Ma l'anno successivo dovremmo rinunciare a qualche giorno in più e così di seguito. Per questa via, però, le risorse si esauriscono».

Ora, io non ce l'ho mica con lui (d'altronde egli mette in mostra ciò che ha), io ce l'ho con chi gli ha dato il voto...

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Calciomercato della Juve (bombe)

by sasso67 (30/03/2004 - 00:19)

Bombe (ovviamente puzzolenti) quelle annunciate al ProcessKapoo di Biscardi, soprattutto riguardo alla Juve. Preso il francese Kapo (dato ormai per certo), la Juve fa incetta di attaccanti, come se il suo problema fosse quello. Le trattative bene avviate sarebbero quelle per Gilardino del Parma (ottimo acquisto), Vieri dell'Inter e Morientes del Monaco (ma di proprietà del Real Madrid). È certo l'addio a Trezeguet, che vorrebbe andare a Barcellona, e probabile quello a Di Vaio. Un altro attaccante sarebbe in arrivo dall'Ajax: lo svedese Ibrahimovic, insieme a un terzino destro di spinta, il tunisino Trabelsi. Il tunisino è un buon fluidificante, ma non certo un grande difensore: mentre il Milan prende Stam e Zebina (mah...), la Juve vuole confermare Ferrara, Montero e il resto di quella sgangherata banda che tanto ridere ha fatto quest'anno?

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Berlusconi V/s Empireo

by sasso67 (29/03/2004 - 17:11)

Mentre Galliani si scontra con il Vescovo di Perugia, per avere disposto che la partita di campionato Perugia - Inter si giochi il giorno di Pasqua, Berlusconi, forse ancora scosso dalla scapaccionata subita a Strasburgo dal Premier del Lussemburgo, propone come soluzione per risolvere i problemi economici dell'Italia l'abolizione di alcune feste, come l'Epifania e Ognissanti.

Le cose sono due: o Berlusconi è un genio e ha trovato l'uovo di Colombo a cui nessuno aveva pensato prima (a parte Raffarin in Francia, ma abbiamo visto appena ieri che batosta ha beccato) oppure sta rendendo di pubblico dominio il fatto che non capisce assolutamente niente di economia, non sa che pesci prendere, brancola nel buio e spara la prima cazzata che gli viene in mente. La teoria dell'abolizione delle feste (a proposito: come mai Ciampi, che è uno che di economia, anzi di macroeconomia, se ne intende, ha insistito per ripristinare una festa nazionale, quella del 2 giugno se le feste fanno male all'economia nazionale?) mi pare paragonabile a proporre che tutti gli italiani mettano un centesimo d'euro in un salvadanaio gigante oppure che si Luiaffitti la fontana di Trevi per party in piscina privati.

Contro la proposta di Berlusconi hanno reagito nell'ordine: l'opposizione al completo, la Conferenza Episcopale Italiana, i sindacati (perfino il moderato Pezzotta ha perso la pazienza), Fini (che era incazzato nero), Landolfi, sempre di AN (che ha detto "Fino a quando AN sarà al governo non accadrà che i poveri lavoreranno di più e i ricchi pagheranno meno tasse", roba da Bertinotti...), Follini, Maroni, Buttiglione e si mormora che perfino Bondi abbia tentato (invano) di mettersi le mani nei capelli.

San Pietro, a nome di tutti i santi riuniti nel comitato di lotta "Primo Novembre" ha diramato una nota ufficiale di protesta contro le proposte del premier italiano. Bonaiuti di Forza Italia ha definito la suddetta nota "un intollerabile atto d'intimidazione nei confronti della maggioranza democraticamente eletta dagli italiani posto in essere da un gruppuscolo di sindacalisti anarcoidi e comunisti che non hanno mai lavorato in vita loro e passano il loro tempo a suonare arpe e flauti comodamente stravaccati su soffici nuvolette", mentre Schifani ha commentato con un sorrisetto di scherno "le menzogne di questo sedicente gruppo Primo Novembre" affermando che esse sono le "farneticazioni di una banda di extraparlamentari: infatti" ha concluso lo scarsicrinito senatore azzurro "non mi risulta che questi signori siano mai stati eletti, anzi, se qui c'è un Eletto questi è solo Berlusconi".

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Campionato

by sasso67 (28/03/2004 - 20:33)

Il Milan deve vincere il campionato, non c'è discussione. La partita di oggi con il Chievo (2 a 2) mi ha ricordato quella dell'anno scorso della Juve a Bologna, quando Camoranesi pareggiò al 50°, grazie a un errore del bolognese Zaccardo. Oggi il Milan può ringraziare Marchegiani che, sul gol di Shevchenko, non ha fatto meglio di quello che avrebbe potuto fare un Rinaglia qualsiasi. Probabilmente il Milan non meritava di pareggiare, anche se Inzaghi si era mangiato un gol grosso come una casa nel primo tempo: la difesa milanista oggi ha fatto delle figure barbine e non si capisce davvero perché Trapattoni si stia prostituendo per far tornare Maldini - oggi saltato come una bandierina da slalom da Perrotta per il secondo gol chievese - in nazionale. Trapattoni ha invece giustamente convocato Pirlo per l'amichevole con il Portogallo (che secondo me perderemo, ma spero di sbagliarmi), ma purtroppo non potrà avere Dida, Kakà e Shevchenko, che la natura matrigna ha fatto nascere in altre parti del globo. A proposito: secondo me il recupero concesso dall'arbitro a fine gara era giusto e non c'è niente da recriminare.

A Torino il terzo gol della Juve non era valido, perché segnato in fuorigioco, ma la Juve ha dimostrato di essere di un'altra caratura rispetto al Modena e alle squadre del livello degli emiliani. Purtroppo ha dimostrato anche di essere di una caratura diversa dal Milan e dalla Roma, dalle quali è stata malamente sconfitta. Da tifoso juventino non mi sentirei certamente soddisfatto da un eventuale secondo posto conquistato dopo le umiliazioni subite quest'anno, figuriamoci se le cose dovessero andare peggio. Intanto il Tare al tirorinnovamento della Juve per la prossima stagione comincia con la conferma di Lippi e addirittura di Ferrara. Per quanto riguarda il difensore, un premio alla carriera va bene, ma a questo punto lo vedrei meglio nei panni dell'affoghista (v. pubblicità Danone) che di terzino nella Juve.

La Roma ha meritatamente perso con il Bologna e può salutare con la manina lo scudetto. A proposito del Bologna, vorrei spezzare una lancia in favore di un calciatore che sicuramente non è un campione, a volte addirittura litiga con il pallone, ma è fortissimo di testa e mi sembra un onesto operaio dei campi di calcio: l'albanese Ighli Tare.

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Della serie... (Rush)

by sasso67 (28/03/2004 - 15:32)

Ian Rush. Nato il 20/10/1961. Nazionalità: Galles.

Rush in bianconeroRush arrivò alla Juve nel 1987 da grande campione, con un ruolino di marcia, acquisito nei suoi anni al Liverpool, impressionante: in pratica era probabilmente il miglior centravanti d'Europa ed era seguito dalla Juve già da qualche anno. Il suo acquisto fu davvero una bomba del calciomercato (mentre il Milan prendeva Van Basten e Gullit).

In realtà la stagione di Rush alla Juve fu soprattutto malinconica: il gallese non si adattò alla città di Torino (famosa una sua frase "da MaiDireGol", rilasciata dopo essere tornato in Gran Bretagna "Trasferirsi dal Galles all'Italia è un po' come trasferirsi in un paese straniero") e di conseguenza il suo rendimento in campo fu scarsissimo. Alla fine del campionato segnò solo 7 gol, appena uno in più di Gigi De Agostini, un terzino prestato al centrocampo che in quei giorni era il pezzo migliore della Juve. La squadra di Marchesi si piazzò solo sesta in classifica e dovette disputare lo spareggio per andare in Coppa UEFA, spareggio vinto contro il Torino ai calci di rigore (e l'ultimo calcio di rigore fu tirato proprio da Rush, appena prima di lasciare Torino per sempre).

A proposito di Coppa UEFA, anche lì la stagione bianconera fu disastrosa: dopo avere battuto i Maltesi del Valletta, la Juve incontrò al secondo turno il Panathinaikos, una squadra allora come oggi abbordabilissima. L'arbitro dell'andata in Grecia era il gallese Bridges, che Rush dichiarò essere un suo amico. Ebbene, il fischietto gallese, forse per non destare dubbi di favoritismi, lasciò che i difensori greci letteralmente massacrassero Rush: Kalitzakis, Vamvakoulas e Mavridis compirono interventi assassini a ripetizione sul centravanti bianconero, senza che l'arbitro facesse una piega. La partita finì 1 a 0 per i greci, con gol al 6° del primo tempo di Saravakos, l'unico giocatore decente di quella squadra. L'incredibile si verificò al ritorno di Torino, dove la Juve aveva bisogno di una vittoria per almeno 2 a 0, impresa tuttaltro che impossibile, vista la mediocrità degli avversari. Ecco, al 1° minuto ancora Saravakos portò subito il Panathinaikos in Rush oggivantaggio. Al 4° pareggiò Cabrini, ponendo le premesse per una possibile vittoria bianconera per almeno 3 a 1. All'8° i greci segnarono ancora e al 14° la Juve tornò in parità con Alessio. I restanti 80 minuti circa furono un assedio della Juve alla porta greca, ma l'unico gol lo segnò ancora Cabrini su rigore. 3 a 2 per l'onore e Juve a casa.

E Rush? Rush in quella disgraziata stagione segnò soltanto 13 gol in 40 partite, delle quali ben 7 al Pescara di Galeone (2 nel 3 a 1 dell'andata in campionato, 1 nell'1 a 0 di Torino in Coppa Italia e ben 4 nel ritorno di coppa a Pescara nel 2 a 6 per i bianconeri). Rush segnò un gol nell'1 a 1 fuori casa con l'Ascoli (per i marchigiani aveva segnato Paolo Giovannelli, che anni dopo avrebbe giocato anche nel Montescudaio). Poi Rush segnò due gol più nobili, uno ai campioni d'Italia in carica del Napoli (3 a 1 per la Juve) e uno contro il Torino decidendo nel finale il derby di ritorno (2 a 1). Poi l'addio alla Juve e il ritorno al Liverpool, squadra nella quale Rush ha speso la maggior parte della sua carriera e per la quale tuttora lavora come membro dello staff dirigenziale.

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Lacrime

by sasso67 (27/03/2004 - 22:22)

Elena e GiorgiaTroppo spesso in tv si vedono lacrime false, rilasciate da persone che piangono a comando. Lacrime vere si sono viste stasera a Striscia la notizia da parte delle due veline, Giorgia e Elena, perché era l'ultima puntata condotta da Ezio Greggio e Enzo Iacchetti, prima di un periodo in cui i conduttori del tg satirico saranno Alessandro Benvenuti, Luca Laurenti e Annamaria Barbera alias Sconsolata. Nonostante le battute di Greggio & Iacchetti, che hanno cercato in ogni modo di sdrammatizzare il momentaneo addio (si spera, perché i due sembrano nati per condurre quel programma) a Striscia, si sono colti negli occhi delle due veline, inquadrate fugacemente, cenni di sincera commozione.

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Della serie...

by sasso67 (27/03/2004 - 17:27)

Aleksandr Zavarov. Nato il 26/04/1961. Nazionalità: Ucraina.

ZavarovIl centrocampista ucraino arrivò alla Juve nel 1988, dopo il Campionato Europeo per squadre nazionali disputato in Germania. L'URSS di Lobanovsky aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico '86 (dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4 a 3 con due gol irregolari concessi ai belgi) e agli Europei dell'88, dove fu sconfitta dall'Olanda stellare di Gullit e Van Basten. Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava tutto dai piedi buoni di questo piccoletto ucraino con la banana bionda sulla fronte. In realtà quella nazionale, così come la Dinamo Kiev che lo stesso Lobanovsky dirigeva, aveva anche delle ottime individualità, ed una di queste era sicuramente la mezzapunta Yakovenko, che un grave infortunio tolse di mezzo troppo presto, orbando la propria squadra di club e la propria nazionale di un grande talento in crescita.

In ogni caso Zavarov arrivò alla Juve con grandi aspettative da parte dei tifosi e con grande clamore della stampa, visto che si trattava del primo calciatore sovietico che arrivava al campionato italiano, forse grazie ai buoni uffici di Agnelli presso le gerarchie dello stato allora governato da Gorbaciov. Le aspettative andarono presto deluse: Zavarov giocò un campionato mediocre in una squadra mediocre guidata con buona volontà da Dino Zoff. Il campionato 1988-89 fu vinto dall'Inter di Trapattoni che sbaragliò tutti i record, ma anche Napoli e Milan erano infinitamente superiori alla Juve che i piccoletti Zavarov e Rui Barros non riuscirono a tenere a galla. Andò un po' meglio l'anno successivo, quando la Juve, ancora guidata da Zoff, vinse Coppa Italia e Coppa UEFA e Zavarov segnò 5 gol in campionato, contribuendo anche all'ottima stagione di Schillaci, che raggiunse la nazionale. Poi cominciò quella che doveva essere un ciclo e invece durò solo un anno, cioè l'era Maifredi. Zoff fu ingratamente costretto a fare le valigie e con lui se ne andò anche Zavarov (che fu ceduto al Nancy in Francia). Oggi l'ucraino fa l'allenatore di squadre di secondo piano tra Francia e Svizzera.

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Punk in Drublic (1994)

by sasso67 (27/03/2004 - 14:41)

coverAnche quest'album è una delle pietre miliari del punk, una tappa imprescindibile del cammino che conduce dai Sex Pistols e dai Ramones fino ai Millencolin e agli MxPx. I NOFX sono infatti una pietra angolare del genere punk, cui hanno dato, e danno tuttora (è del 2003 l'uscita del loro ultimo album The War On Errorism) un contributo enorme in termini di energia, melodia e ironia.

Le influenze sui NOFX sono state molteplici: si va sicuramente dai Clash (presenti in molti episodi reggati dell'album) ai Ramones, ai sottovalutati Dead Kennedys (il cantato di Fat Mike risente moltissimo dell'esperienza di Jello Biafra), fino, ovviamente, ai Bad Religion (Brett Gurewitz, non a caso, è il produttore di quest'album, registrato per la Epitaph), presenti in molti attacchi e stacchi chitarristici (si senta l'assolo di Perfect Government).

La struttura dell'album (con canzoni talvolta brevissime, in stile Black Flag) non si differenziaEric, El hefe, Fat Mike, Erik molto da quella degli album dei Rancid, band con la quale i NOFX hanno moltissime affinità, e con la quale nel 2002 hanno anche prodotto uno split album nel quale i Rancid facevano sei canzoni dei NOFX e viceversa. Linoleum è un ottimo inizio, benissimo proseguito con Leave It Alone e Dig. Don't Call Me White, ironico inno antirazzista, è un vero pugno nello stomaco contro chi coltiva lo stupido mito della "razza bianca": «don't call me white, don't call me white/don't call me white, don't call me white/represents everything I hate/the soap shoved in the mouth to cleanse the mind/the vast majority of sheep/a buttoned collar, starched and bleached/constricting veins, the blood flow to the brain slows...» (non chiamatemi bianco, rappresenta tutto ciò che odio, il sapone ficcato in bocca per pulirsi la mente, la vasta maggioranza di pecore, un colletto abbottonato, inamidato e candeggiato, che stringe le vene e rallenta il flusso del sangue al cervello...). My Heart Is Yearning è una canzone inusuale, lenta e reggata, cantata da Fat Mike con voce semi tenorile in falsetto, mentre Perfect Government (una cover di un pezzo di tale Mark Curry) comincia come la Summertime di Janis Joplin per poi partire in velocità, sostenuta dalle ritmiche dello stesso Fat Mike e del grande batterista Erik Sandin, e sbizzarrirsi in una serie di domande che culminano nell'interrogativo «how did the cat get so fat?» (come ha fatto il gatto a ingrassare così?), fino al breve assolo di chitarra finale.

The Brews è un'altra grande canzone (rifatta dai Rancid nello split album) che fa polpette di tanti stereotipi razzisti, mettendo in scena una fantomatica gang ebraica (il "brews" del titolo è una corruzione di "Hebrews", Ebrei) che di notte beve, scopa e fa piazza pulita dei nazisti in circolazione: «oi oi we're the brews/the fairfax ghetto boys skinheaded jews...». Bellissima la tragica (?) storia raccontata in Lori Meyers, un'amica d'infanzia divenuta prostituta.

L'album si conclude in bellezza con Jeff Wears Birkenstocks, Punk Guy, Happy Guy (stupendo l'assolo di chitarra) e ancora una canzone clashiana, Reeko.

NOFX is: Fat Mike (basso e quasi tutto il canto), El Hefe (chitarra e un po' di canto), Eric Melvin (chitarra e appena un po' di canto), Erik Sandin (batteria e niente canto).

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Animal Crackers

by sasso67 (27/03/2004 - 00:34)

Chico, Groucho e HarpoI Fratelli Marx erano dei geni. Tutti e tre. Non conto Zeppo e Gummo, che sono sempre stati marginali.

Molti comici italiani si sono ispirati alle gag del trio americano: un altro grande, Totò, si è sicuramente ispirato ad Animal Crackers per la scena della lettera di Totò, Peppino e la malafemmina (qui Groucho detta una lettera piena di punti e punti e virgola a Zeppo nella parte del segretario) e per la scena iniziale di Totò a colori, quando in veste di direttore della banda paesana accoglie l'emigrato Joe Pellecchia ed ogni volta che questi sta per cominciare il proprio discorso, il maestro Scannagatti (Totò) riattacca con la musica che pareva finita.

Anche Aldo, Giovanni e Giacomo si sono ispirati ai Marx Brothers per gli sketch del dottor Alzheimer e dei suoi aiutanti: nel film Un giorno alle corse (il canto del cigno di Groucho e i suoi fratelli) l'incontro - scontro con il luminare europeo interpretato da Sig Rumann sembrerebbe copiato dal trio comico milanese, se non fosse stato messo in scena con almeno 60 anni d'anticipo.

Animal Crackers ha tutta la vitalità anarchica dei primi Marx, senza rifletterne i difetti degli esordi (nel film precedente il personaggio di Chico era appena abbozzato, qui ha una sua autonomia), benché se ne veda tutto l'impianto di derivazione teatrale: gli intermezzi musicali quasi da vaudeville, gli attori che si rivolgono alla cinepresa come fosse il pubblico in sala, l'unità di spazio eGroucho e la Dumont di tempo. Gi spazi comici sono divisi, pare di poter dire, tra due coppie comiche, l'una formata da Chico e Harpo (il cui personaggio era un misto tra un uomo, un bambino e un animale) e l'altra da Groucho e Margaret Dumont, impareggiabile nel subire impassibile le criptiche volgarità di Groucho: dice la Dumont a un certo punto «Capitano Spaulding (Groucho, n.d.r.) lei mi lascia senza parole!» e il Capitano «Ci rimanga a lungo!».

Animal Crackers (1930) di Victor Heerman con Groucho (Captain Spaulding), Chico (Signor Ravelli), Harpo (The Professor), Zeppo Marx (Jamison), Margaret Dumont (Mrs. Rittenhouse), Lillian Roth (Arabella Rittenhouse), Louis Sorin (Roscoe Chandler).

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Santa madre, deh voi fateeeeeeeee...

by sasso67 (26/03/2004 - 13:13)

Il Padre Nostro cambierà. È notizia di questio giorni: una delle preghiere più famose ed amate del Cattolicesimo cambierà nel senso richiesto dal signor Piero Petragli di Montescudaio (PI), che da anni si batte per la suddetta modifica. La preghiera, che secondo i Vangeli fu dettata direttamente da Gesù, non conterrà più la frase «non ci indurre in tentazione», ma un più corretto «non abbandonarci alla tentazione». Come ha giustamente spiegato Roberto Beretta (giornalista del quotidiano cattolico Avvenire ed autore, insieme a padre Antonio Pitta del recente volume Come cambia la Bibbia, edizioni Piemme), «il Padre buono della Bibbia non può indurre in tentazione i suoi figli».

La modifica ispirata dall'insistente fervore del signor Petragli si inquadra in una più ampia opera di revisione della traduzione italiana della Bibbia, portata a termine in questi giorni dalla CEI. Tra gli effetti più controversi di quest'opera di revisione, si segnala una modifica (d'altra parte molto gradita all'ARCI Gay) della famosa frase detta da Gesù al Diavolo «Vade retro, Satana!» che diventerà «Va' dietro a me, Satana!».

Altre fonti: La Repubblica del 25 marzo 2004 (Orazio La Rocca, pag. 33); http://www.tgcom.it/ArticoloTgCom/articoli/90/articolo177090.shtml.

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Pelle d'oca alla giapponese

by (26/03/2004 - 03:49)

The Ring (1998)Alla fine degli anni '90 il cinema horror giapponese si fece finalmente conoscere al mondo intero, ma molti appassionati sapevano benissimo che il Sol Levante non è solo la terra delle geishe e dei kimoni. Il merito è del regista Hideo Nakata con i suoi The Ring (1998) e The Ring 2 (1999), ma non solo. I due film divennero parte di una specie di tetralogia, con  The Ring 0: Birthday (di Norio Tsuruta, 2000) e The Spiral (di Jôji Iida, 1998). Questo almeno è l'ordine col quale li abbiamo conosciuti, il giusto ordine cronologico delle trame è quello degli anni di produzione: Ring 2 è il continuo di Ring, così come The Spiral (ma sono due sequel diversi, accettabile il primo [anche se inferiore al capostipite] piuttosto brutto il secondo); Ring 0 è l'ultimo e va visto dopo tutti, ma è un prequel.

Poi sono venuti lo straziante e poetico (ma anche profondamente inquietante) Dark Water (sempre di Nakata, 2001) ed il terrificante Ju-on: Rancore (trasposizione sul grande schermo di una serie televisiva altrettanto tremenda).

Ju On: RancoreEcco prendete il primo Ring e Rancore ed avrete l'idea esatta di come sia l'horror giapponese: terrore allo stato puro, spavento archetipico ed ancestrale, l'essenza della paura. Nessun ammiccamento all'ironia, nessuna sdrammatizzazione, nessuna riconciliazione né salvezza. Colpi al cuore banali quanto esangui (sono film splatter-free), una pelle d'oca improvvisa e spontanea che tarda ad appiattirsi. Sangue gelido nelle vene.

Le trame sono quasi banali (in Rancore c'è una casa infestata da dei morti cattivissimi), quasi sceme (in The Ring c'è una maledizione in una videocassetta). La morte non deriva da efferatezze: per lo più si muore di paura o per qualche altra cosa oscura ed incomprensibile. Il terrore arriva puro con alcune immagini fugaci, alcuni suoni improvvisamente acuti; ma deriva anche da quello che potrebbe accadere, da quello che si potrebbe vedere voltandosi. O da alcune frasi (è stata là sotto viva per 30 anni [molto lovecraftiano]) , certe situazioni raccontate.

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Travaglio

by sasso67 (26/03/2004 - 00:42)

TravaglioMercoledì 24 Marco Travaglio ha fatto tappa a Livorno, dove, alla libreria La Gaia Scienza, ha presentato il suo ultimo libro Bananas. Secondo Travaglio siamo in un regime da repubblica delle banane, dove la tv e duopolizzata da Vespa e Ferrara, e dove il premier dice bugie a profusione e, al contrario di quanto succede negli altri paesi europei, vince le elezioni. E la cosa più straordinaria, secondo il timidissimo giornalista - a detta degli astanti non ha mai alzato lo sguardo sulla platea degli ascoltatori - è che l'opposizione di centrosinistra non ribatte alle menzogne di Berlusconi. E non lo fa per paura di fare il gioco del premier, ma, tacendo, ne avalla le fantasmagoriche cazzate. Quello di Marco Travaglio alla sinistra è un appello morettiano a "dire finalmente qualcosa di sinistra".

Anche la sinistra italiana è, infatti, un bersaglio (oltre al consueto Berlusconi) di Travaglio e quindi non ci si stupisce che il giornalista sia stato di fatto ostracizzato da tutte le tv della repubblica: l'ultima volta me lo ricordo più di un anno fa a Primo Piano di Mannoni - altro personaggio in odore di eresia - a confronto con l'ineffabile ministro Giovanardi che sosteneva che tutti i democristiani coinvolti in Tangentopoli erano stati assolti. Travaglio oggi lavora all'Unità (lui che non è mai stato comunista ed ha esordito con Montanelli prima al Giornale e poi alla Voce), ma ha paura che, finita l'esperienza di Furio Colombo e Antonio Padellaro, dovrà emigrare anche da lì.

Comunque, con lo stile ironico (a volte addirittura comico) che lo contraddistingue, anche se le sue riflessioni inducono talvolta all'amarezza per le brutture cui fa da testimone, racconta quest'Italia travestita da Berlusconia e conclude con una battuta al vetriolo sulla proposta di Fini di dare il voto agli immigrati: «Per votare gli extracomunitari devono essere incensurati e devono pagare le tasse. Così poi possono diventare elettori di personaggi come Previti, Dell'Utri e Berlusconi, che non sono incensurati ed hanno pure ammesso di avere evaso le tasse».

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La guerra del "gli"

by sasso67 (24/03/2004 - 19:15)

Complimenti vivissimi al titolista di "Repubblica", un recidivo che a pag. 23 del numero del 24 marzo 2004, titolando un pezzo di Saverio Correr che dà conto di un singolare provvedimento del PM di Vicenza nei confronti due ex fidanzati molesti, scrive: «Molestavano le loro ex ragazze il pm gli "spegne" i telefonini» e poi insiste sopra al titolo: «Il procuratore di Vicenza: nessuno potrà più fargli contratti».

Si tratta di due strafalcioni che denotano sciatteria e scarsa conoscenza della grammatica. E questi errori, perdonabili nel linguaggio parlato, sono molto più brutti quando si vedono scritti, e soprattutto se vengono sparati in caratteri cubitali sui titoli. Il pronome esatto, quando il complemento di termine è in terza persona plurale è "loro". Il titolo esatto doveva essere "Molestavano le loro ex ragazze: il pm spegne loro i telefonini".

Purtroppo questo uso del "gli" plurale, già invalso in televisione, sta prendendo piede anche sulla carta stampata. Fermiamo queste brutte abitudini prima che prendano il sopravvento.

Un mio collega, Cesare di Piombino, ha detto che vuole smettere di comprare Il Corriere della sera da quando vi ha visto scritto l'inesistente verbo "redarre". La mia tentazione è di non leggere più Repubblica, un quotidiano a cui ormai sono affezionato. Spero che non mi ci costringano.

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Il migliore

by sasso67 (24/03/2004 - 18:56)

KakàNon c'è dubbio che finora il miglior giocatore del campionato - e non c'è bisogno di attendere la fine per dirlo - sia stato Kakà. All'inizio ha stentato ad imporsi, com'è naturale per un ragazzo di 22 anni in una squadra come il Milan, ma quando è entrato in squadra in pianta stabile ha dato un contributo fondamentale a questo finale di stagione esaltante per i rossoneri.

Insieme ai due terzini di spinta Cafù e Pancaro, Kakà è stato la vera novità in positivo per il Milan: in negativo deve invece essere evidenziata l'emarginazione di Abbiati e Serginho e quella, ormai definitiva, di Rui Costa.

Kakà (che qualcuno, vedi Moggi, aveva snobbato e dileggiato a causa del nome) ha classe, visione di gioco, un tiro potente e preciso, l'entusiasmo del ragazzino che gioca davanti a una grande platea ed è anche veloce, qualità che è talvolta mancata ai centrocampisti brasiliani. Kakà segna e fa segnare: se la fortuna non lo abbandonerà diventerà un grande giocatore, senza bisogno di paragoni che, con l'evolversi così veloce del calcio moderno, non hanno molto senso.

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Non toccare la donna bianca (1974)

by sasso67 (24/03/2004 - 18:23)

Film di Marco Ferreri, con Marcello Mastroianni (Col. Custer), Philippe Noiret (Gen. Terry), Michel Piccoli (Buffalo Bill), Catherine Deneuve (Marie-Hélène de Boismonfrais), Alain Cuny (Toro Seduto), Serge Reggiani (Indiano Pazzo), Ugo Tognazzi (Mitch), Paolo Villaggio (antropologo).

Marco FerreriUn western nel pieno centro di Parigi, ai nostri giorni. La "ricostruzione" molto riveduta e molto corretta (o meglio, corrotta) della battaglia di Little Big Horn, dove il Colonnello della Cavalleria George Custer portò alla distruzione il suo reparto e dove lui stesso trovò la morte. Si tratta di uno dei pochi episodi in cui i nativi americani ebbero la meglio sugli invasori in giubba blu. Ciò poté avvenire perché le varie tribù indiane si unirono per sconfiggere gli uomini mandati dal PresidenteSerge Reggiani (nel film Nixon, all'epoca già dimissionato). Questo della necessaria unione delle tribù native è il punto su cui insiste molto, all'inizio del film, l'indiano pazzo impersonato dall'impagabile Serge Reggiani, il migliore della comitiva.

Più che la trama o la ricostruzione storica, del resto improbabile (i soldati del Settimo Cavalleggeri accolgono Custer alla Gare de Lyon), conta la messinscena. Come è stato acutamente osservato, attraverso un genere emblematico come il western, Ferreri (un autore che merita di stare nell'Olimpo del cinema italiano e non solo) propone una mascherata in cui gli Indiani sono nello stesso tempo il proletariato oppresso, i Vietnamiti bombardati (oggi sarebbero gli Iracheni o i Palestinesi), i Cileni massacrati. Custer è invece MacArthur ed anche Pinochet (definizioni di Jacques Doniol-Valcroze).

Il film non è il capolavoro di Ferreri (qui anche in veste di sceneggiatore insieme al fido Rafael Azcona), ma non è neppure un "Ferreri minore" e vale la pena di essere visto.

Marco Ferreri era nato a Milano l'11 maggio 1928 ed è morto a Parigi il 9 maggio 1997.

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Greggio - Noisette

by sasso67 (23/03/2004 - 21:10)

NoisetteIeri sera sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, Ezio Greggio ha voluto stringere la mano al direttore di Rai Uno Fabrizio Del Noce. Durante la stretta di mano, Greggio ha detto «Direttore, se l'anno prossimo il Festival lo presento io, le porto a casa Staffelli così lo picchia quando vuole» (Noisette ha accettato la battuta di buon grado, anche se in faccia era rosso come un gambero).

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Ma com'è bella...

by sasso67 (23/03/2004 - 19:35)

...la ragazza della pubblicità di Wind Leonardo! (Non so come si chiami e non l'ho trovata su internet).

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Della serie...

by sasso67 (22/03/2004 - 22:19)

Marino Magrin. Nato il 13/09/1959. Nazionalità: Italia.

Sdrammatizziamo. A testimonianza che i bidoni non sono stati soltanto stranieri ecco qui un'altra breve vicenda. In realtà Magrin è stato un dignitosissimo giocatore di serie A e B negli anni '80. Prima di approdare alla Juve nel campionato 1987-88, il centrocampista veneto aveva disputato almeno un paio di ottimi campionati con l'Atalanta. La sua sfortuna fu di indossare la maglia bianconera con il numero 10 sulla schiena pochi mesi dopo che l'aveva lasciata Michel Platini¹. Ovviamente il povero Marino non aveva né la classe né il carisma del francese. Oltre a ciò la Juve era ormai alla fine di un ciclo: Trapattoni se n'era andato dopo lo scudetto del 1986; Gentile, Paolo Rossi, Tardelli e Boniek avevano già lasciato le maglie bianconere e Platini aveva deciso di ritirarsi, a 32 anni, prima di affrontare il declino.

Magrin, diciamolo chiaro, giocò in una Juventus mediocre, guidata da Rino Marchesi (qualcuno se lo ricorda?), con alcune vecchie glorie a fine carriera (il mitico Scirea) e altri giocatori che, pur facendo bene, non erano che onesti operai (Rui Barros, Alejnikov). Il centrocampista segnò anche alcune reti (6 la prima stagione, 4 la seconda), ma le sue due stagioni in bianconero furono deludenti. La Juve dovette pazientare ancora un paio d'anni prima di trovare in Roberto Baggio un sostituto almeno degno di Platini.

La sfortuna continua a perseguitare Magrin anche in maniera postuma, su internet: i buontemponi del sito www.antijuve.com lo hanno eletto tra i loro idoli, e inoltre scrivendo "Marino Magrin" su Google e cliccando su Immagini si visualizza la foto di Giorgio Mastropasqua, altro ex juventino dei primi anni '70.


¹ «Terminata l'epopea trapattoniana ed il quinquennio di Platini, la Juve attraversa un inevitabile momento di riorganizzazione ed i risultati sono tutt'altro che lusinghieri, complice anche una serie di campagne-acquisti di secondo piano. Dal divino francese si passa a Marino Magrin che non può reggere al peso di simile eredità...» (http://www.bianconerionline.com/campassato/cdp_centrocampisti_II.html)

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Il Processo di Biscardi

by sasso67 (22/03/2004 - 21:35)

Vergognosa esibizione di ipocrisia al Processo di Biscardi. Il direttore della Gazzetta Pietro Calabrese, pur di giustificare l'arrogante e assurda decisione di Galliani di sospendere la partita Lazio - Roma, si è lasciato andare ad una serie di acrobazie verbali e anacoluti logico-linguistici, tali che alla fine la conclusione che il Presidente di Lega ha fatto bene a sospendere la partita era una chiosa che non stava né in cielo né in terra. Il pubblico pecorone del Processo, che probabilmente non aveva capito l'intervento di Calabrese, ha applaudito fragorosamente. Per fortuna che subito dopo Sposini ha fatto chiaramente notare le incongruenze e l'ipocrisia messe in evidenza dal direttore della rosea.

Poi, purtroppo, è intervenuto Tiziano Crudeli...

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Galliani

by sasso67 (22/03/2004 - 17:49)

Dopo i fatti di ieri sera a Roma (sospensione e rinvio della partita Lazio - Roma per la diffusioneGalliani di notizie false e conseguenti scontri tra tifosi e polizia fuori dallo stadio), le ipotesi si sono ridotte a una: Galliani, come presidente della Lega Calcio, è un incapace. "Ho deciso io di far sospendere la partita Lazio-Roma" rivendica orgogliosamente, forse memore della storica serata di Marsiglia del 20 marzo 1991 (per gli smemorati: quella del riflettore¹), lo Zio Fester del calcio italiano. Dopo avere sponsorizzato i vari decreti governativi salvacalcio, spalmadebiti, spalmairpef e via spalmando, facendo così tanto per le società calcistiche che non hanno pagato le tasse e gli stipendi, Galliani faccia finalmente qualcosa per il bene del calcio italiano: si dimetta.


¹ Pour le Milan AC, l’affaire s’est d’ailleurs très mal terminée. En effet, lors du match retour au stade vélodrome, peu avant le coup de sifflet final, l’éclairage a subitement baissé d’intensité. Sautant sur l’occasion, les Italiens, menés à la marque depuis la 75e minute grâce à Chris Waddle, prenaient la décision de ne pas revenir disputer la fin de la rencontre, il restait en tout et pour tout, une minute de jeu. L’arbitre décidait de siffler la fin de la partie avec une seule équipe sur la pelouse. Cette attitude anti-sportive devait valoir d’ailleurs aux Milanais d’être exclu des compétitions internationales pour un an. (http://www.olympiquedemarseille.com/Legende/m_om_mac_91_1.asp)

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Della serie: gli acquisti sbagliati

by sasso67 (22/03/2004 - 00:29)

BlanchardJocelyn Blanchard. Nato il 28/03/1972. Nazionalità: Francia.

Acquistato dal Metz nella stagione 1998-99, è rimasto a Torino per un solo campionato (il peggiore degli ultimi 30 anni (escluso quello con Maifredi in panchina), prima di essere ceduto di nuovo in Francia, al Lens. Non c'è molto da dire di questo calciatore: segnò un gol in amichevole ad agosto con il Newcastle United (2 a 1 per gli inglesi) e poi scomparve nella nebbia di Torino.

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Il peggio della settimana

by sasso67 (21/03/2004 - 23:16)

1. L'inspiegabile rinvio del derby di Roma, per motivazioni, sembra, dovute a voci diffusesi tra i tifosi. Bravi: così la Lazio ora deve recuperare due partite, con grave danno per la regolarità del campionato di calcio. Complimenti al mondo del calcio: si gioca dopo la strage di Madrid e si rinvia questa partita, in presenza dei soliti incidenti tra tifosi. Se così stanno le cose allora si doveva avere il coraggio di non iniziarla nemmeno. Anzi, io deciderei di non giocare più quando ci sono scontri tra i tifosi. Ma, al soIl Presidente di Legalito, siamo in Italia e si prendono decisioni ambigue. Ogni domenica si spendono milioni di euro per pagare le forze di polizia presenti agli stadi di tutt'Italia e poi il governo consente alle società calcistiche di dilazionare l'IRPEF, con ulteriore danno per i contribuenti e a vantaggio di un mondo di ricconi. Questo è in sintonia con l'orientamento di questo governo (il cui capo è, guarda caso, anche presidente di una società di calcio) che favorisce i ricchi a danno dei poveri. Non credo che questa sia una riflessione qualunquista, ma è nei fatti e negli atti del governo.

2. Nella partita Milan - Parma (3 a 1) gli emiliani sono stati gravemente danneggiati dalla terna arbitrale, che si è inventata un fallo di Gilardino su Dida - mentre il portiere rossonero era uscito male ed aveva goffamente perso il pallone - e non ha visto un fallo di mano di Seedorf nell'azione del terzo gol milanista. Sono cose che capitano spesso a vantaggio delle squadre grandi e in passato, soprattutto quando sono capitate a vantaggio della Juventus (e sono capitate), se n'è discusso molto animatamente. Questa volta mi sembra che se ne discuta un po' meno, forse a causa dello strapotere del Milan in campionato. Anche Prandelli ha protestato debolmente.

3. Moggi continua a ripetere che alla Juventus non c'è bisogno di una rifondazione. Conoscendo i metodi del d.s. bianconero c'è da aspettarsi che cambi anche i magazzinieri, ma se parlasse sul serio l'unica risposta sarebbe il morettiano "continuiamo così, facciamoci del male...".

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Della serie: gli acquisti sbagliati

by sasso67 (21/03/2004 - 18:41)

Daniel Fonseca. Data di nascita 13/09/1969. Nazionalità: Uruguay. Soprannome: Coniglione.

Fonseca non era una pippa. Prima di approdare alla Juve, in 7 campionati di serie A aveva segnato 69 gol, con le maglie di Cagliari, Napoli e Roma. A ben guardare, però, il suo rendimento era andato scemando: nella sua ultima stagione a Roma, infatti, aveva giocato 15 partite segnando solo 4 reti. In questo senso non si capisce l'ingaggio di Fonseca da parte della Juve nella stagione 1997-98. L'uruguaiano manterrà la media precedente anche nella sua prima stagione in bianconero (16 partite e 4 gol) e non andrà molto meglio la seconda, in cui, complice l'infortunio di Del Piero, giocherà di più (25 partite e 6 gol). In questa seconda stagione Coniglione segnò alcune reti decisive, anzi, 5 su 6 furono decisive (in particolare si ricordano quella del 3 a 4 a Perugia e quella del deFonseca segna l'1 a 1 a Milanofinitivo 1 a 1 a Milano con il Milan).

Ma ahimè, come per Esnaider, anche Fonseca capitò alla Juve in un periodo piuttosto buio (nel 1997-98 riuscì comunque a vincere il campionato). La Juve giocò in notturna contro il Parma l'ultima partita con Lippi in panchina prima delle dimissioni con il tandem d'attacco Esnaider - Fonseca. L'uruguagio segnò il gol del definitivo 2 a 4 per gli emiliani (tripletta di Crespo per loro) e per la Juve fu buio pesto. Fonseca figura nell'organico della Juve anche nelle due stagioni successive, ma non risulta che sia mai sceso in campo. Se lo ha fatto, non ha lasciato traccia.

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Pacifisti violenti

by sasso67 (21/03/2004 - 13:35)

La manifestazione di ieri a Roma è stata emblematica: più di un milione (si attendono le cifre della Questura ) di persone ha sfilato per dire no alla guerra, oggi come un anno fa. E non venga a dire il berlusconcino di turno che se c'era un milione in piazza ce n'erano altri 55 milioni a casa, perché le proporzioni sono presto fatte, e il Berlusconi™ originale, appassionato di sondaggi (anche se oggi che gli si rivoltano contro li cita un po' meno¹), sa bene che l'opinione pubblica italiana è contro la guerra decisa dagli americani, anzi da Bush.

Ma c'è un altro aspetto: i pacifisti violenti che hanno costretto Fassino ad uscire dal corteo non sono veri pacifisti, perché usano gli stessi metodi dei vituperati americani. Manifestare per la pace armati di bastoni è come imporre la democrazia agli irakeni con i bombardamenti aerei. Come dice Curzio Maltese (sicuramente uno dei più acuti osservatori della realtà politica italiana), questi pacifisti manganellatori "se non ci fossero, i servizi segreti dovrebbero inventarli", per tanto male che fanno alla causa del pacifismo in Italia e di conseguenza alla sinistra italiana, o quanto meno a un movimento che applichi una politica più dignitosa di quella che sta praticando l'attuale governo.

E questo senza nulla togliere all'ambiguità dimostrata da Fassino & C. proprio riguardo alla pace e alla guerra, nonché alle dichiarazioni poco chiare di gente come Pecoraro Scanio (uno che sta più nel salotto di Bruno Vespa che in Parlamento), Di Pietro e Occhetto (adesso veramente sì, "zombie coi baffi" di cossighiana memoria), i quali, nell'intento di ritagliarsi un ruolo tra DS e Margherita, hanno rilasciato dichiarazioni che hanno (spero involontariamente) incitato questi imbecilli a praticare la violenza all'interno di una manifestazione per la pace.

¹ A proposito: che fine ha fatto Gianni Pilo?

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Della serie: gli acquisti sbagliati

by sasso67 (21/03/2004 - 01:55)

Juan Esnaider. Nato il 05/03/1973. Nazionalità Argentina.

Esnaider aveva giocato nel Real Madrid (ma anche il Real fa errori, vogliamo ad esempio parlare di Spasic?), poi era passato al Saragozza, quindi all'Atletico Madrid e infine all'Espanyol di Barcellona, prima di pervenire alla Juventus. A Torino ha sempre rivestito il ruolo di oggetto misterioso, anche, pare, per un infortunio al tendine d'Achille. Fatto sta, soprattutto, che l'argentino arrivò alla Juve in un momento piuttosto negativo, tra la fine del primo ciclo Lippi e l'era Ancelotti (durata solo due campionati), un periodo privo di risultati di rilievo per i bianconeri, capaci in quel periodo di macinare giocatori come Henry e di mandarli al macero. Esnaider doveva dividere i ruoli d'attacco con Del Piero (che proprio quell'anno subì l'infortunio più grave della sua carriera, da cui non si sarebbe mai più rimesso completamente), Inzaghi, Henry (arrivato a gennaio), Amoruso, Coniglione Fonseca (di cui riparlerò) e El Panteròn Zalayeta.

Gli ultimi due, così come Esnaider, non giocarono molto, ma nelle poche occasioni in cui furono impiegati dettero prova di insospettabili doti comiche, per dei calciatori. Esnaider, dotato di una faccia naturalmente antipatica (una faccia da Real Madrid), non lasciò praticamente traccia, se non per un gol segnato in in Coppa UEFA a Cipro contro l'Omonia (Omonia Nicosia - Juve 2 a 5) e uno in Coppa Italia contro il Napoli (Juve - Napoli 1 a 0) il 16 dicembre 1999. Il 14/07/2000, come annuncia il sito www.soccerage.com, "la Juve sfoltisce i ranghi" e cede Esnaider al Celta Vigo.

Il mio ricordo di Esnaider è che sembrava grasso pinato e sbagliava anche i corner. Gli ho anche visto fare qualche tocchetto di classe, ma tutto qui.

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Professore universitario parte II

by sasso67 (21/03/2004 - 01:13)

«La conoscenza per Platone è un "panta rei" protagoreo!» (G.G.G. Mazzini, 1983-84)

Dal diario del 25 marzo 1995.

Casale M.mo, sera. Siamo il Mengo, il Menico, il Mazzo e io. Dobbiamo aspettare qualche minuto prima di entrare in pizzeria. Il Mazzo è seduto su un muretto in una nicchia.

Menico - Per ingannare l'attesa proporrei di fare un grosso vergato al Mazzo.

Mazzo (mettendosi in ginocchio a mani giunte) - No, pietà, non picchiatemi... non fatemi niente... (molla due enormi pete)

[il Mengo, il Menico e io fuggiamo precipitosamente]

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Della serie: gli acquisti sbagliati

by sasso67 (20/03/2004 - 13:54)

In realtà, visto che parlo di Thierry Henry, la serie dovrebbe essere "le cessioni sbagliate". L'acquisto, avvenuto nel gennaio 1999, sarebbe stato giusto, anche se l'inizio non fu dei migliori: la Juve andava malissimo, Lippi si dimise e la nuova gestione, affidata ad Ancelotti, stentava ad ingranare. Henry fu catapultato in un ambiente a lui estraneo, in un momento veramente delicato, e non riuscì a dare il contributo che ci si sarebbe aspettati da lui.

Logica avrebbe voluto che la Juve archiviasse quella disgraziata stagione (erano almeno trent'anni che la Juve non finiva il campionato con l'allenatore con il quale l'aveva iniziata, anche se Lippi si dimise, non fu esonerato) e poi ripartisse nella successiva, tenendo Henry come una delle pietre miliari dalle quali ripartire. Invece no, dopo appena sei mesi i testoni grigi (Bettega, Giraudo, Ancelotti) più il pelato Moggi decisero che si poteva fare a meno del campione del mondo francese, che appena un anno dopo si sarebbe laureato anche campione d'Europa e proprio a spese dell'Italia.

La storia è nota: Henry fu ceduto all'Arsenal, dove sta facendo sfracelli (ha vinto un campionato nonostante la storica supremazia del Manchester United) e in nazionale continua a far tremare le difese di tutto il mondo (unico fallimento, il Mondiale nippocoreano, dove la Francia non segnò nemmeno un gol). La Juve acquistò Trezeguet, che ha segnato parecchi gol, ma ha passato troppo tempo in infermeria e spesso si è rivelato di scarsa utilità proprio nelle occasioni più importanti. Per dirla in breve, si è fatto sentire molto di più al momento dei rinnovi contrattuali che in campo a Manchester, nella finale di Champions League ceduta ai rigori al Milan, quando il franco-argentino giocò una partita a dir poco inguardabile.

Personalmente credo che la cessione affrettata di Henry sia l'errore di mercato più grande mai compiuto dalla Juventus (a parte alcuni grossi giocatori mai acquistati e lasciati alla concorrenza, come Figo e Nesta, per fare due esempi): a breve sono seguite la cessione di Inzaghi e quella di Davids. Finché si vince tutti zitti, ma ora tutti questi nodi stanno venendo al pettine.

Articolo profetico.

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Il Genio

by (20/03/2004 - 02:13)

Ma quanto grande era Dejan Savicevic!? Peccato per la continuità...

La celebrazione dei 200 gol (quasi la metà su rigore) di Roberto Baggio, trasmessa lunedì scorso da Rete 4, m'è servita soprattutto per riscoprire questa magia del Genio che non ricordavo ai danni di Couto ed Apolloni del Parma (1995-96). In quella formazione del Milan c'erano i due suddetti più Di Canio, alla faccia dei piedacci.

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Ronin (1998)

by sasso67 (19/03/2004 - 23:47)

locandinaRonin (1998) di John Frankenheimer, con Robert De Niro, Jean Reno, Natascha McElhone, Stellan Skarsgård, Sean Bean, Jonathan Pryce, Michael Lonsdale.

Finalmente una stroncatura - e mi sarebbe piaciuto farla al tempo dell'uscita del film - a conferma della scarsa propensione a saper scegliere i film giusti da parte di Robert De Niro negli ultimi dieci anni (uniche eccezioni Casino di Scorsese, Jackie Brown di Tarantino e poco altro).

Dispiace dirlo, soprattutto per il glorioso regista americano, deceduto a 72 anni nel luglio del 2002, ma il film delude perché risente di uno stile televisivo, in cui però il classico - raggiunto da Frankenheimer nel sequel del Braccio violento della legge (1975) - sfocia nel vecchio, nel superato. Gli inseguimenti automobilistici sono girati in modo mirabile, ma si possono ancora vedere auto che corrono attraverso le stradine di Nizza travolgendo bancarelle di frutta e verdura, mentre i passanti si buttano ai lati della strada urlando? Dopo Tarantino, dopo I soliti sospetti, lo stile del film somiglia più a quello dell'Ispettore Derrick che al Braccio violento della legge.

E poi la valigetta! La valigetta! Ma quanti film ancora dovremo vedere con al centro "una misteriosa valigetta"? Ci si potrebbe quasi fare un genere a parte, il genere della valigetta, con sottogeneri a seconda del contenuto (in taluni casi, come questo, rimasto ignoto), degli scambi e delle conseguenze a cui dà origine. E poi la mafia russa che, pur essendo entrata in scena (anche cinematograficamente) molto tempo dopo quella italiana, è già riuscita a rompere le scatole. E poi quella Natasha Kirilova sarà stata anche brava a pattinare (non per niente la interpreta Katarina Witt campionessa olimpionica), ma io continuo a trovare il pattinaggio artistico estremamente noioso. E ancora, infine, che cavolo di bisogno c'era di scomodare l'etica dei samurai per giustificare questo guazzabuglio senzaLe McElhone e De Niro capo né coda? Se proprio si deve parlare di samurai, si guardi allora Ghost Dog (1999), il capolavoro di Jim Jarmusch.

Peccato che Frankenheimer abbia sprecato un cast di grandi nomi che cercano di fare del loro meglio: Robert De Niro, Jean Reno, Jonathan Pryce, Michael Lonsdale, forse il migliore di tutti. Con l'eccezione di Natascha McElhone, piuttosto legnosa, che anche durante l'inseguimento, dal quale peraltro non si capisce come faccia a cavarsela, (una sequenza più da Motor Show che da film d'autore) prima del gran finale, mantiene un'espressione da impiegata comunale.

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Boicottaggi

by sasso67 (19/03/2004 - 23:20)

Non so se esiste ancora, ma alcuni anni fa operava libero e arrabbiato il Bo.Bi, alias Boicotta il Biscione, un comitato che praticava e invitatava a praticare il boicottaggio nei confronti di tutti i prodotti che facessero capo alla Fininvest, cioè a Berlusconi.

Io non vi ho mai aderito, ma da un po' di tempo applico un mio personale boicottaggio nei confronti del Parmigiano Reggiano, finché quel cretino con i baffi, sottofondato dalle note di Vengo anch'io... no tu no di Jannacci, non la farà finita di impedire l'ingresso alle sue stalle a quella povera mucca perché "non so cosa mangi". Imbecille: vorrei che anche a lui impedissero ad esempio di entrare in banca o in un bar perché non sanno cosa mangia.


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Attenti al blog (falso)

by sasso67 (19/03/2004 - 19:35)

Il caso di 'Belle de Jour', blog di una prostituta diventato un cult, risolto con Google da un docente di letteratura di New York
Un prof-pm smaschera
la diarista-squillo del Web

Indagini sul motore di ricerca: dietro la 28enne
si nasconderebbe una giornalista-scrittrice di 33 anni
di ALESSANDRA RETICO
http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/spettacoli_e_cultura/belledejour/belledejour/belledejour.html


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Film(in)TV

by sasso67 (19/03/2004 - 19:25)

La settimana scorsa avevo comprato FilmTV, mi ero munito di evidenziatore per segnalare i film più importanti da registrare. Solo per fare un esempio la settimana che sta finendo offriva Idioti di Lars Von Trier, Space Cowboys di Clint Eastwood, Ro.Go.Pa.G di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti oppure, sui canali satellitari, Socrate di Rossellini, Tirate sul pianista di Truffaut, addirittura La Corazzata Potemkin e Sciopero di Ejzenstein.

Tutto quello che sono riuscito a registrare sono state le puntate di George & Mildred (molto divertenti, peraltro) su Canal Jimmy.

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Professore universitario

by sasso67 (19/03/2004 - 13:58)

«La conoscenza per Platone è un "panta rei" protagoreo!» (Giovanni Giuseppe Gaetano Mazzini, anno scolastico 1983-84).

http://virmap.unipi.it/cgi-bin/virmap/vmibo?docenti:12361856;main

[Per la cronaca, alla suddetta affermazione l'anziana docente di filosofia replicò "Eh??? O cosa dici??? Cos'è la conoscenza per Platone???" cui il suddetto qatabanico GGG Mazzini rispose, con lo stesso tono dell'allievo di Nanni Moretti in Ecce Bombo (quello dei "trent'anni di malgoverno democristiano"), "Come cosa... un panta rei protagoreo!"]

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Giuliano Ferrara

by sasso67 (19/03/2004 - 13:42)

l'ex comunista FerraraE questo sarebbe intelligente??? Io sinceramente credevo che Ferrara avesse capito da anni la vera natura di Berlusconi e se ne fosse sbattuto le palle (parlo come lui) alla grande, passando sopra all'inconsistenza e inaffidabilità sia politiche sia umane dell'arricchito di Arcore. Anche perché nel suo primo e disgraziato governo, Berlusconi aveva nominato Ferrara ministro, e già questo per il barbuto giornalista poteva ritenersi un miracolo (la nomina a ministro di Bossi era ancora di là da venire). Successivamente Ferrara ha fondato un giornale, Il Foglio, che continua a dirigere con imperterrita faccia tosta. E chi è il proprietario del Foglio? Nientepopodimenoche la signora Veronica Lario, consorte dell'amico Silvio.l'ex socialista Ferrara

Davvero ritenevo che il ragionamento di Ferrara fosse pressappoco questo: "D'accordo, lo so che Berlusconi vale poco come politico e come uomo, ma chi se ne frega: ci ha la grana. Del resto io sono stato comunista, socialista, spia della CIA, forzitalista (e altro che non mi ricordo), cosa mi costa, anche in termini di dignità, ringhiare ai nemici di Silvio?"

Invece no, Giulianone Ferrara non si era mai accorto che Berlusconi è "uno che sa distrarsi come pocGiulianonehi altri quando non si tratti degli affari suoi". Non si ricordava di cosa era successo ad esempio a Montanelli o cosa ha fatto il premier del famoso contratto con gli italiani. Ferrara si accorge, oggi, che Berlusconi sa tradire la parola data e lo fa con noncuranza, che se ne sbatte altamente dell'amicizia, quando l'amico non gli fa più comodo.

Oggi l'amico che gli fa comodo è Bossi, anzi, i voti di Bossi. Ma al di là di Bossi, di Sofri e di tutto il resto, fa specie che un uomo ritenuto intelligente anche dagli avversari politici come Ferrara, si sia rivelato invece così ingenuo. Per citare Lia Celi direi che "Sarà difficile per l'Elefantino farsi prendere ancora sul serio come maitre à penser: se ci ha messo dieci anni per accorgersi che Berlusconi è un cialtrone opportunista, forse non è così intelligente."

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En plein per la Juve

by sasso67 (18/03/2004 - 22:19)

Da tifoso della Juve non mi sarei mai immaginato di divertirmi tanto a prenderla per il culo. Si tratta probabilmente di sadomasochismo, ma tant'è: spesso l'eccessiva spocchia punita sfocia nel ridicolo e quindi nella risata di scherno.

L'en plein collezionato dalla Juve negli ultimi otto giorni ha dell'impressionante e sarà difficilmente eguagliabile: martedì 9 marzo sconfitta ed eliminazione in Champions League; domenica 14 marzo sconfitta in Campionato con conseguente esclusione dalla lotta per lo scudetto; mercoledì 17 marzo sconfitta nella finale d'andata della Coppa Italia e probabile vittoria nella stessa competizione da parte della Lazio. Un bel record, non c'è che dire.

Il secondo gol della Lazio è un bel misto di goffaggine e sfortuna, con un'azione che potrebbe tranquillamente assurgere a simbolo della stagione bianconera: Thuram svirgola il pallone all'indietro; Pessotto respinge alla bell'e meglio sulla linea, ma rinvia corto; Fiore in rovesciata spedisce in rete. L'impressione è che i difensori della Juve - quasi tutti (Pessotto, Montero, Ferrara e soprattutto Thuram) con obbligo di lenti a contatto o occhiali - ci vedano poco, specialmente in notturna. Tanto è vero che tutte le maggiori sconfitte dei bianconeri sono maturate alla luce dei riflettori: con l'Inter, con la Lazio, con la Roma, con il Deportivo, con il Milan e ancora con la Lazio.

Ma la cosa peggiore è che, almeno contro la Lazio (non ho visto gli incontri con DeportivAntonio Chimentio e Milan), la Juve ha giocato da squadretta: pericolosa e spavalda a tratti, alla pari della Lazio e addirittura superiore nel possesso palla per gran parte del primo tempo, si è squagliata dopo il gol dell'uno a zero (meritatissimo dai romani) ed ha addirittura finito ingloriosamente con la solita espulsione d'impotenza a carico di Tudor, uno dei personaggi di cui liberarsi il prima possibile.

E, come in tutte le squadrette che si rispettino, il migliore è stato Chimenti, il portiere.

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Nameless

by (18/03/2004 - 13:52)

NamelessUna delle cose più aberranti del film è sicuramente l'assurdo sottotitolo della produzione italiana: fuorviante e fuori tema. Il lavoro è per metà grande e per metà un po' fiacco e prevedibile, con alcune scontatezze di troppo. I richiami a Shining e Seven, citati da certi critici sbrigativi, non hanno ragione d'essere (il film di Kubrick in particolare). Il prefinale fa storcere il naso, ma il vero finale può lasciare senza fiato, quasi ottimo.

Il giudizio complessivo comunque non può che essere positivo: un po' di sano e puro Male ogni tanto ci vuole. Forse manca un po' d'ossessione ed ambiguità morbosa, ma ci si deve e può accontentare.

Namaless - Entità nascosta (Los sin nombre, ES 1999) di Jaume Balagueró (scheda di FilmTV).

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Archivio Marzo 2004