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La gattaia

by sasso67 (28/02/2005 - 19:43)

Lettera delirante giunta tempo fa in ufficio (vera!)

«Ed è come sempre che a caso, io Maria P. aggiungo alla già compilata richiesta di un alloggio provvisorio e in attesa del nuovo bando che è a settembre per una casa del comune di essere da voi già stata e più di un numero di volte e di essere dal 1993-94 - in attesa di una casa e che già da allora fino ad ora sono state fatte da me e un'ass. sociale più di un numero di 2 di domande + una, e tutte nella regola dei vostri stampati, e essendomi per certo accorta che anche in questo comune avete avuto delle preferenze vi comunico che già nelle domande del 1994 che io feci ci sarebbe dovuta essere e per me una casa che invece voi avete riassegnato a una serie di 40 famiglie o persone singole che avevano fatto e la domanda per un alloggio di natura più grande causa il numero e la o le relative esigenze. Ora avendomi voi fatto fare un'ennesima fila inutile già dal 1993 - mi sono vista a voi del 1994 e 1995 con una proposta ridicola di albelgazione (sic) assieme e per obbligo ad un uomo che non è in regola che debba convivere, in una stanza di albergo comunale una donna che sono io, e con ciò dovuta anche rifiutare per la diversità di intenti e per la non ammissione dei miei animaletti all'interno di un albergo dei vostri di tipo comunale. Vi avverto che dopo aver dovuto vivere, postriboli di classe accogliente dove la feccia che vi appartiene è non infrequentabile, di più, inguardabile, per estrazione sociale, e nature diverse, e aver dovuto spendere centinaia di mille lire in alberghi x qualche giorno al mese dove nemmeno poter riposare, e luoghi pubblici e con ciò pericolosi come una stazione o un luogo frequentato da ciechi o sordi che strappano il quotidiano con il furto o il ladrocinio o dopo aver subito una serie di furti tra cui oltre al denaro, se non vedete quale è la realtà alla quale portate voi qui in questo comune di bugiardi ecc. ecc. sarò costretta a dichiarare il tutto o alla polizia o ai carabinieri dove le prove migliori sono il mio di punteggio 3 anni e mezzo e più costretti a vivervi come se quel "Dio" che non rappresenta l'avete rubato voi e per farci vivere così nell'obbligo di continue minacce e controlli di un corpo che non ha mai smesso di nutrire se stesso nel mentre che con gli occhi non so' se collegati al cervello non è mai utile al detto mestiere, e il ladro ma con tutte le carte già da eliminare per proprie colpe e nutrite speranze da abolire quando già ti scontri con chi ti ha conosciuto per quello che è e che è stato non negli uffici sotto il vestito e allo scuro di anche quella legge che non rappresentano da non so mai quanto, e se per quell'o per chi altri era questo il teatro non ci si può rivolgere che a se stessi e nel rispetto che io ho e solo per me e pochi non nel dubbio di questo, vi avviso che tutto quello che ti capita in cui tu non c'entri nel marchingegno vi verrà restituito da cima fino in fondo, compreso il percorso che ho dovuto fare per salvare i miei piccoli animali che come già tutti gli altri se vi hanno dato e quanto non si può fare un numero di uno. E io che sin nell'anima non ne ho il bisogno no non potrò stare qui a guardarvi, come state facendo da tempo, impossibile da dire voi che al cascinale c'avete fatto il sapere. Oggi più di ieri e più di mai con due foto non a chi non ci vede, ma alla stalla del poi, con nel pavimento, sì, la merda ma siete sicuri che quello vostro di curriculum era anche quello? Io no. E per certo visto che i pavidi non hanno del lugo (sic) o dov'altro nessun impegno da rendere indietro. Auguri con ciò e allora ve lo dirò io no il culo: per el culo pigliatevici voi!

E a tutto tondo ci si attende da voi, ancora la prosa che non vi metta fogo e a iosa! Con la baggianata del tetto sì e no o no o sì e mai una che sia vera di riprova. Il denaro? E che hanno?!? E se è per il perdono quello non so se ve lo daranno, a me era già stato dato prima di rivedervi, e con ciò non faccio il danno. Per la risposta di una vostra ennesima riunione che puzza di setta e poco pulita, sappiate che è negli alberghi che non ci tengo a convivere ma non, e, da sola, e nelle case. Per non dire di più rivolgendomi ai riunibili trà i già riuniti: ma ce l'avete un culo? E perché non state seduti ad analizzare i topi che siete? Perché è con la pazzienza del fesso che un alloco (sic) non si ottiene. Con tutte le offese le violenze i disturbi ecc. che mi avete fatto subire e non dico di meno alle vostre ci penserete "vois meme" quando non ci vedrete, a quando la farsa in riuniti, Natale? Pasqua? Pentecoste? Il primo di maggio...

Nella vostra di speranze c'havete la mia. Maria P.»

Ovviamente gli errori e le sottolineature sono nell'originale.

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ercorartrove

by sasso67 (28/02/2005 - 19:30)

Il cuore altrove (2003) di Pupi Avati (J. Paloma)

«ercorartrove "NUN TE SEPO' VEDE'" a corartrove ce sta unnasone che infatti lui va danaparte perche' sevole ammucchia' ma nun ce riesce perche' parla illatino e allora le pischelle ie dicono checcazzostaddi' allora infatti lui incontra una pariola collocchiali scuri che e' mezza cieca e mezza mignotta che infatti eddiventata cieca pe gira' sempre coi reiban allora poi lui sevole ammucchia' ellei ie dice nuntesepo' vede' maffa' lostesso de sti tempi piio tutto eallora infatti poi sammucchiano eallora ernasone selavo' sposa' e allora lei ie dice scusa scusa me sa' che mo ce rivedo emesa' che atte nun te rivedo' piu' enfattipoi lei se leva ireiban e sammucchia conantro e ernasone invece de piagne canta. infatti ce so delle vorte che uno vorebbe esse cieco. cuattroluiodumilettre' (Madison 22.40 sala 6 centrale. Nel film, ambientato presumibilmente durante il fascismo, e' inquadrata una carta geografica dell'Italia nella quale non e' presente l'Istria.)»

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Quei bravi meninhos de rua

by sasso67 (28/02/2005 - 18:55)

City of God - Cidade de Deus (Brasile/Francia/USA, 2002) di Fernando Meirelles e Kátia Lund. Con Alexandre Rodrigues (Buscapé), Leandro Firmino (Zé Pequeno), Phellipe Haagensen (Bené), Douglas Silva (Dadinho), Jonathan Haagensen (Cabeleira), Mateus Nachtergaele (Sandro Cenoura), Seu Jorge (Mané Galinha), Alice Braga (Angelica).

E chi ti ha detto che questa tana è tua?Anche di questo film aveva già parlato Fele nell'agosto scorso, dicendone bene, ma secondo me non abbastanza. E Cidade de Deus rappresenta l'ennesima cantonata presa da Mereghetti che liquida il film di Meirelles e della Lund con un pallino e mezzo appena: per la cronaca, sul sito dell'Internet Movie Database il film è stato premiato con voti altissimi, tanto da piazzarsi attualmente - troppa grazia! - al ventesimo posto tra i film di tutti i tempi.

Cidade de Deus non dice molto di nuovo; è infatti un film moralista (i cattivi alla fine sono puniti e il buono, quello che dice "l'onestà non paga", è premiato dalla sua scelta per il bene o almeno dal suo rifiuto - reciproco - del male) e si apparenta a tanto cinema gangsteristico di matrice scorsesiana, fatte salve le debite differenze di luogo e di ambiente, a cominciare da Quei bravi ragazzi e Casino. Alla fine la morale, oltre a quella già detta, sembra essere che "la miseria vi assolverà tutti", anche se uno spiraglio per il libero arbitrio c'è, e infatti Buscapé preferisce come suo eroe il giovane fotografo del giornale al gangster Zé Pequeno.

Gli "attori" sono tutti ragazzi presi dalla strada e sono tutti bravissimi a recitare sé stessi: la mia preferenza va a Douglas Silva, che recita il cattivissimo Dadinho.

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Vado a fare un giro su Titano

by sasso67 (28/02/2005 - 18:29)

Gattaca - La porta dell'universo (USA, 1997) di Andrew Niccol. Con Ethan Hawke (Vincent Freeman), Uma Thurman (Irene Cassini), Jude Law (Jerome Eugene Morrow), Gore Vidal (Direttore Josef), Xander Berkeley (Dott. Lamar), Jayne Brook (Marie Freeman), Elias Koteas (Antonio Freeman), Blair Underwood (genetista), Alan Arkin (detective Hugo), Lauren Dean (Anton Freeman), Ernest Borgnine (Caesar), Tony Shalhoub (tedesco).

GattacaIn "un futuro non troppo lontano", l'umanità ha fatto progressi giganteschi per quanto riguarda la conquista dello spazio e i bambini vengono concepiti in provetta per ottenere una generazione di uomini perfetti fisicamente e intellettualmente. Vincent è stato invece concepito secondo "il metodo tradizionale" ed è considerato un invalido. Nonostante la sua "menomazione", coltiva il sogno di fare l'astronauta e lo farà entrando nel laboratorio spaziale al posto di un "valido" rimasto ferito in un incidente.

Gattaca è un ottimo film di fantascienza che non usa trucchi ed effetti speciali, ma, coerente con il proprio messaggio (molto americano) secondo il quale ciò che conta non è il quoziente intellettivo o il volume dei muscoli, ma l'intensità della nostra volontà, la forza dei sentimenti, in sostanza la nostra umanità, punta su «una messinscena rigorosa e raffinata» (Mereghetti), basata sulle scenografie moderniste del Marin Country Civic Center progettato da Frank Lloyd Wright. E riesce ad essere toccante, come nessun film di fantascienza era stato dai tempi di Blade Runner (la morte del vero Jerome non è meno emozionante di quella di Rutger Hauer). I personaggi sono ben disegnati e gli attori sono tutti all'altezza; in piccoli ruoli sono presenti Gore Vidal, Alan Arkin ed Ernest Borgnine. Ma più ancora dei due protagonisti (Hawke e Thurman, galeotto fu il film e chi lo diresse), spicca Jude Law, addirittura grandioso, nel tratteggiare un personaggio che meglio di ogni altro sa rendere l'angoscia di fine secondo millennio. Per una volta seguire il consiglio di quel genio malato di Mauro Gervasini di FilmTV non ha portato a un buco nell'acqua.

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Morto Franco Bracardi

by sasso67 (27/02/2005 - 14:33)

http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/spettacoli_e_cultura/mortobracardi/mortobracardi/mortobracardi.html

Aveva recitato la parte del cognato di Lino Banfi nel mitico film Vieni avanti cretino (1982) di Luciano Salce.

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Quei guerrafondai dei canadesi

by sasso67 (27/02/2005 - 14:02)

Operazione Canadian BaconOperazione Canadian Bacon (USA, 1995) di Michael Moore. Con John Candy (sceriffo Bud B. Boomer), Alan Alda (presidente degli USA), Rhea Perlman (agente Honey), Kevin Pollak (Stuart Smiley, consigliere per la sicurezza nazionale), Rip Torn (generale Dick Panzer), Kevin J. O'Connor (Roy Boy), G.D. Spradlin (R.J. Hacker), Bill Nunn (Kabral Jabar).

Sette anni prima di Bowling For Columbine e nove prima di Fahrenheit 9/11, Michael Moore ha già chiari i suoi obiettivi, che mette in farsa in uno dei suoi pochi film a soggetto. L'ossessione americana per le armi da fuoco (lo stesso Moore compare nel breve cammeo di un "redneck" che inneggia all'uso delle armi contro i canadesi), un presidente stupido (notevole Alan Alda: "quando hanno abolito Miss Canada???") nelle mani di consiglieri cinici e avidi (il personaggio di Kevin Pollak non differisce poi molto da Condoleezza Rice), la moderazione canadese, la loro ossessione per l'ordine e il bilinguismo (persino le scritte offensive devono essere tradotte in francese) sono tutti gli obiettivi di questa satira/farsa piuttosto riuscita, nello spirito delle commedie alla National Lampoon, con un tocco in più di cattiveria ed impegno politico. Azzeccatissime molte macchiette, a cominciare dallo sceriffo Boomer, interpretato, per contrappasso dal canadese (e compianto John Candy). Stupenda la satira sull'ignoranza geopolitica degli americani: "Dove hanno portato l'ostaggio?" "Nella capitale" "Ah, l'hanno portata a Toronto?" "No, no, a Ottawa" "Ottawa? Ma chi credi di prendere in giro? La capitale è Toronto!". Figuriamoci se questa gente sa dove si trovi l'Iraq.

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Storia di fantasmi toscoemiliani

by sasso67 (27/02/2005 - 13:38)

L'arcano incantatore (Italia, 1996) di Pupi Avati. Con Stefano Dionisi (Giacomo Vigetti), Carlo Cecchi (il monsignore), Arnaldo Ninchi (Aoledo), Andrea Scorzoni (Don Zanini), Vittorio Duse (parroco di Medelana), Mario Erpichini (padre Tommaso), Patrizia Sacchi (Vilma), Eliana Miglio (la signora).

Pupi Avati ritorna sui suoi (primi) passi da regista, quando realizzò quello che resterà, probabilmente, il suo capolavoro ineguagliato, cioè La casa dalle finestre che ridono. L'arcano incantatore è ambientato nel 1750, quando il seminarista Giacomo Vigetti, nella Bologna che era la seconda città dello Stato della Chiesa, mette incinta e fa abortire una ragazza e, per evitare la condanna da parte dell'Inquisisizione, si rifugia sull'Appennino, presso un monsignore in odore di scomunica, del quale diventerà scritturale, cioè scrivano e bibliotecario.

Non mi sembra che il film abbia molto senso, ma riesce a spaventare e ad intrattenere lo spettatore meglio di molti prodotti d'importazione. Avati non si risparmia niente: rumori di catene, fiammelle tremolanti, apparizioni demoniache, evocazioni di spiriti maligni, cadaveri putrefatti e via dicendo. Ci sono anche due sorelle scomparse che riappaiono sotto varie forme come i fratelli di Zoto nel Manoscritto trovato a Saragozza di Potocki. Direi quindi che L'arcano incantatore è un film riuscito, con le atmosfere giuste e anche gli attori giusti, compreso Stefano Dionisi, che non sarà molto espressivo ma ha una faccia che si adatta all'epoca in cui è ambientata la vicenda. Carlo Cecchi ha la caratteristica di parlare con un tono di voce pressoché incomprensibile, il che rende tutta la faccenda ancora più misteriosa. Ci sono numerosissime citazione dai classici dell'horror, compresa, a un certo punto, una da Shining, tanto che ci si aspetta che da un momento all'altro Carlo Cecchi gridi "Heeere's Neriooo!". Stupenda l'ambientazione appenninica.

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sitiovgos

by sasso67 (24/02/2005 - 21:35)

«sitiovgos "CUORE DE TEMPERA" ce sta uregazzetto pieno dormoni che nunsa' bene chi e' allora smette delavora' evva' affa' unviaggio alla scoperta infatti popo desestesso enfatti allora piia laero evva' apiazzavittorio che infatii eppieno decinesi allora poi infatti appiazzavittorio lui va tipo drento anapenzione tutta rotta allora infatti poi lui nunza' bene chi e' allora incontra untassinaro cinese che lo porta ammignotte poi lo corcano eppoi ertassinaro cinese lo ripiia e lo porta da uno roscio tarmente roscio che infatti poi more envece erregazzetto seammucchia co na dipingitrice depiazzavitorio che popo infatti lui mesa' che aveva capito che lui era fiio derroscio pero' faffinta degnente senno' poi nun sepoteva piu' ammucchia' ettutti lo piiavano pecculo. io navorta occonosciuto uno ca' lasciato erlavoro eaffatto unviaggio pe ritrova' sestesso enfatti poi la' ritrovato. era uncoione. allora se' rimesso allavora'. seiggiunniodumilettre' (Il politecnico fandango 21.00 proiezione per la stampa. ultima fila senza scarpe; clima cambogiano)»

(City of Ghosts di Matt Dillon)

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Come inguaiarono Franco Franchi

by sasso67 (23/02/2005 - 19:03)

Come inguaiammo il cinema italiano (Italia, 2004) di Daniele Ciprì e Franco Maresco. Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Enzo Andronico, Gino Buzzanca, Pino Caruso, Tullio Kezich, Goffredo Fofi, Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci, Lucio Fulci.

Quello di Ciprì e Maresco è un documentario dell'anima; più che filologico, è un film filosofico, su una delle coppie più comiche della storia del cinema (italiano). Franco e Ciccio erano comici anche nei film che non facevano ridere, quelli fatti in fretta e furia, quasi senza sceneggiatura, tanto è vero che nel film Franco a un certo punto sostiene di avere girato diciassette film in un anno. Come inguaiammo il cinema italiano è un film eccezionale, ma non strepitoso: non ci si aspetti di morire dalle risate, anche se ci sono, secondo me, tre scene memorabili e una profezia avveratasi. La profezia è quella di Lucio Fulci (1927-1996) che dice con convinzione "Un giorno saranno rivalutati, lo so che avverrà". Le scene memorabili sono: a) una che mi ha fatto ridere con Franco Franchi alle prese con il pazzo (lo stesso attore che spiegava a Lino Banfi a usare un macchinario infernale in Vieni avanti cretino) cui insegna a guidare la macchina in Ma chi t'ha dato la patente?; b) la scena davvero commovente di Franco alla sua ultima apparizione televisiva, accanto a Ciccio, con il volto sofferente e provato dalla malattia e dalle accuse di mafia, poi risoltesi in una bolla di sapone; c) Bertolucci che confida di non avere mai visto Ultimo tango a Zagarolo, prima per rabbia, poi per paura che si riveli migliore di Ultimo tango a Parigi.

Mi sono mancati alcuni cult movies della coppia o di loro da singoli, in particolare qualche scena del "solo" di Franco Ku Fu? Dalla Sicilia con furore (quello in cui Franco interpreta il mitico Mano di Travertino) oppure un paio di parodie western (I due figli di Ringo, Due mafiosi nel Far West ecc.) o una più ampia panoramica della storica partita di scacchi contro il grande Fernando Rey in Due mafiosi contro Goldginger, ma il film di Ciprì e Maresco - che intercalano la storia di Franco e Ciccio con alcuni siparietti dei loro (stupendi quello di "Gorni Kramer" e quello dell'uomo forzuto che si trova nei bonus del dvd) - è anche un invito a riscoprire i sottovalutati capolavori dei due grandi siciliani.

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Assassini di biciclette

by sasso67 (21/02/2005 - 20:38)

Le biciclette di Pechino (Cina/Taiwan, 2001) di Wang Xiaoshu. Con Lin Cui (Guo Liangui), Bin Li (Jian), Xun Zhu (Qin), Yuanyuan Gao (Xian).

Le Biciclette di PechinoUn ragazzino emigra dalla campagna a Pechino per trovare lavoro. Riesce ad entrare in un'agenzia di pony express dove gli danno, come strumento imprescindibile di lavoro, una bicicletta. La bicicletta gli viene rubata e il ragazzo la ritrova in possesso di un coetaneo, cui serve per fare bella figura con una compagna di scuola.

A partire da questa vicenda abbastanza semplice, Wang ci racconta la Cina di oggi, a partire da un prologo in cui si vede che il capitalismo è penetrato, mediante colloqui di lavoro e metodi manageriali di conduzione delle aziende, in quello che una volta fu l'impero di Mao. Come fece sessant'anni fa De Sica con Ladri di biciclette, la trama è il pretesto per farci vedere la coesistenza di una Cina moderna e modernista (i vialoni e i grattacieli del prologo) di fianco ai vicoli polverosi della periferia, tra i quali si aggira un'umanità spesso povera e miserabile, che vive al di sopra dei propri mezzi (il ragazzo che ruba i soldi per la bicicletta; la cameriera che indossa gli abiti della padrona di casa), ormai corrotta dagli status symbol del capitalismo.

Il film si concluderà con un doppio inseguimento dal finale tragico.

Finale alla Johnny Paloma: l'inseguimento finale mi ha fatto venire in mente di quella volta, saranno quasi venticinque anni fa, in cui quel cretino di Pizio Peta, alias Maurizio di Stagno, mi tirò un pomodoro in testa dalla Guardiola mentre io ero in Borgo. M'incazzai come una bestia ed ebbi una delle poche idee geniali della mia vita, fingendo di rincorrerlo dalla parte del vecchio parco della rimembranza e correndo su in Castello invece dalla parte di Via del Borgo. Pizio non era mai stato un gran corridore, come si dimostrò la famosa volta in cui fu rincorso da Pierino D'Antilio che gli sciolse contro le capre e lui, invece di scappare, si fermò a piangere. Infatti lo beccai mentre scappava verso la scalinata e riuscii a stargli dappresso. Pizio scappò verso la piazzettina (Via San Sebastiano) dove abitava il Fulceri, e io dietro. Quando arrivò poco prima dell'arco con le scale cadde una "tribbiata" in terra, semismusandosi. Io stavo arrivando di corsa a perdifiato e me lo trovai davanti mentre cercava di rialzarsi e lo calciai come se stessi tirando un rigore. Lo colpii nelle "lonze", fra schiena e culo e Pizio ricadde giù con un gemito, tanto che una vecchietta affacciata alla finestra mi disse "Bada lì, poverino... ma 'un ti vergogni?" e io le risposi "Ma stai un po' zitta... e' m'ha tirato un pomodoro in capo!".

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aicraimz-crimminidestatio

by sasso67 (21/02/2005 - 13:04)

(High Crimes)

«aicraimz-crimminidestatio "ERMILLITARE IN VACANZA FA RIMA CO MATTANZA" ce sta namioie e ummaritio che se ammucchiano poi allora infatti che popo nermentre che stanno affa' iregali denatale allora arestano ermaritio e lo mettono argabbio allora lamoie sencazza perche' nunzepo' piu' ammucchia' allora poi lei va tipo drentoanacaserma inzieme alla sorella umpo' mignotta e cercano delibbera' ermaritio cheppero' piagneva sempre enfatti lui forze aveva fatto cabbrio umpo' deggente cuanno stava invacanza tipo ai carabbi che siccome se credeva nipotente tipo urre' allora poi infatti lui piagneva piagneva eallora lamoie chiama unnegro allibera' ermarito solo che ernegro allinizio sta' pevvince mappoi sebbeve lamaraverna epperde enfatti allora la sorella sammucchia co uncoione e lamoie lacorcano e allora popo nermentre che forze nunsesapeva come annava affini' allora libberano ermarito che infatti era nocente.cuasi. io conosco uncoione che diceva de esse urre' che cuanno era invacaza sullisola de cavallo asparato a uregazzetto e laffatto fori. mo e' tarmente innocente che gira colla scorta. ottoggiunniodumilettre' (Delle Mimose sala 4 22.30 centrale. Dopo la proiezione venti minuti per cercare tra le poltrone le chiavi di casa che erano ovviamente in macchina)»

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matrics rellode

by sasso67 (21/02/2005 - 12:58)

«matrics rellode "LA PROFEZIA CHE SEMPRE CIAZZECCA ME DISSE: INVECE DER CINNEMA FATTE NAGRATTACHECCA" ammatrics ce sta nabbanda decoatti collocchiali scuri che nunsesa' come fanno avvede che infatti loro devono combatte contro icattivi che infatti siccome peffa' leffetispeciali anno speso imiardi allora perisparmia' anno usato unattore solo pe' fa ercattivo allora infatti poi vanno tutti indiscoteca esammucciano tutti zozzi sudati colle ciavatte rotte eppoi allora devono combatte e ce sta' irprotagonistico che e' umberregazzetto che lo chiamano leletto e stasempre incazzato che sevo' sempre ammuchhia' co na pischella ma nun ce riesce perche' effamoso e i fanz li chiedono lautografi allora poi vanno tutti surraccordo nulare affa' icoatti colle machine effanno lincidenti poi ognittanto ce sta cuarcuno che te spiega lastoria ma nun ce riesce tanto bene poi alla fine che erfirm sta peffini' nunfinisce. io conosco uno che se fa' chiama' leletto cheppero' e' bassetto brutto pelato eride sempre. che cazzo seride? cuindiscigiunnodumilettre' (Adriano sala 5 22.50 fila M posto 17. Al mio fianco una banda di coatti con gli occhiali scuri. Aria condizionata da colpo apoplettico.)»

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La polizia chiede aiuto, il potere non glielo dà.

by sasso67 (21/02/2005 - 11:57)

La polizia chiede aiuto (Italia, 1974) di Massimo Dallamano. Con Claudio Cassinelli (ispettore Silvestri), Giovanna Ralli (sostituto procuratore Vittoria Stori), Mario Adorf (ispettore Valentini), Franco Fabrizi (Bruno Paglia), Farley Granger (polvesi), Marina Berti (signora Polvesi), Sherry Buchanan (Silvia Polvesi), Micaela Pignatelli (Rosa), Ferdinando Murolo (Giardina), Corrado Gaipa (questore), Lorenzo Piani (dottore).

Il suicidio di una quindicenne nasconde un giro di prostituzione minorile gestito da (e a beneficio di) personaggi dell'alta società. La polizia indaga, ma non potrà niente contro le protezioni di cui godono i colpevoli.

La polizia chiede aiuto è una buona miscela del "poliziottesco" con il giallo alla Dario Argento, con insoliti, per l'epoca, inserti gore, come il rinvenimento di un cadavere fatto a pezzi e una mannaia piantata nel cranio di un autista. Nonostante i confini abbastanza angusti entro i quali il film si situa, si deve riconoscere che è abbastanza riuscito, soprattutto per una sceneggiatura che, pur non essendo plausibilissima (non si capisce cosa c'entri il macellaio con la banda di sfruttatori e come sia sempre in possesso di una mannaia, dopo averne perse alcune; la polizia è fin troppo efficiente e geniale nelle proprie intuizioni), fa del ritmo il suo punto di forza, aiutata in questo da un montaggio serrato che coinvolge nello sviluppo senza far troppo pensare. Attori di buon mestiere rendono meno incredibile l'insieme: soprattutto i bravi Cassinelli (un attore che ha avuto meno di quanto meritasse, cui la morte precoce non ha offerto possibilità di riscatto) e Adorf, mentre la presenza di Giovanna Ralli è puramente decorativa. Buona, senza inutili invadenze, la colonna sonora di Stelvio Cipriani.

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Mago de Oz

by sasso67 (20/02/2005 - 21:11)

I Mago de Oz di Madrid sono un ottetto che fa una musica molto originale, che potrebbe essere definita come uno speed metal celtico, che riesce a fondere con sonorità mediterranee e ritmi prog rock. La band è capitanata dal veterano Txus (alla batteria) ed ha come elemento di spicco il cantante Jose, grazie al quale è stata fatta la scelta ammirevolissima di cantare in spagnolo. Ma un ruolo fondamentale è rivestito anche, cosa originalissima per un gruppo heavy metal, dal violinista Mohamed e dal flautista Fernando. In sostanza i Mago de Oz sono una riuscita miscela di Iron Maiden (be' sì, gran parte dei riff sono debitori dei mitici inglesi), Jethro Tull, i Metallica più melodici (quelli di Nothing Else Matters per intenderci), i System Of A Down (per i cambi di ritmo) e i migliori interpreti della tradizione celtica quali Tri Yann, Dan Ar Bratz e Alan Stivell.

Mi è riuscito di mettere le mani su un paio di loro album, il live Folktergeist (2002) e l'album di studio Gaia (2003) e ci si deve inchinare di fronte all'eccellenza raggiunta da questa band iberica che sa essere potente e melodica e allo stesso tempo divertente e scanzonata (La Costa del Silencio, su Gaia, farebbe ballare anche un paralitico). La confezione degli album in parola è eccellente e questo ci fa vedere che quando il prodotto vale la pena di essere comprato, la gente lo compra (semmai è quando si mettono in commercio delle schifezze tirate via che nessuno se le fila), ed infatti il libretto di Gaia si sfoglia come si sfoglierebbe un Manoscritto trovato a Saragozza scritto da un elfo bretone. Fra l'altro va detto che i simpatici spagnoli sono tutt'altro che dei rockettari ghiozzoni: hanno dedicato un intero album al Don Chisciotte (La Leyenda de la Mancha) e i testi delle canzoni dimostrano un'ispirazione che non si limita ai cliché del rock'n'roll, rifacendosi anche, per una sorta di contrappasso, trattandosi di un gruppo spagnolo, alle leggende della tradizione precolombiana distrutta dai conquistadores, nei panni dei quali i Mago de Oz amano ironicamente camuffarsi.

Gaia è uno dei migliori album metal degli ultimi anni, anche se va detto che un genere ormai dato per morto alcuni anni fa (alcune esperienze di thrash metal, grind, death e sigle varie erano arrivate al limite estremo della non musica) ha saputo rinascere dalle proprie ceneri con esiti talvolta davvero felici. Introdotta da una Obertura MDXX (ormai quale album di metal che si rispetti non ha una intro degna di questo nome?), arriva la bellissima canzone che dà il titolo all'album, melodica e veloce ai punti giusti con i violini dove ci vogliono e le chitarre dove servono, seguita da alcuni dei migliori pezzi dei MDO: La conquista, Alma, La Costa del Silencio, La Rosa de los Vientos (una delle migliori ballate degli ultimi anni) e poi il degno finale con La Venganza de Gaia.

Il live Folktergeist contiene i pezzi migliori dei Mago de Oz prima di Gaia. Ad ognuno scegliere i propri preferiti: l'album è registrato benissimo, con energia e con la consueta dose di partecipazione da parte della band e di divertimento grazie a stacchi di violino e flauto che si possono ballare come danze irlandesi e i cori che non mancano mai in un concerto che si rispetti. Io preferisco Satania, El Lago, La Leyenda de la Mancha, Jesús de Chamberí, Requiem (che per contrasto è velocissima), Fiesta Pagana e la finale ed eccezionale Molinos de Viento.

Ecco un altro campo nel quale gli spagnoli, partiti con decenni di svantaggio, ci danno ormai dei punti.

I Mago de Oz sono:

Txus (batteria), Mohamed (violino), Jose "Black Pit" (voce), Carlitos (chitarra), Salva (basso, su Folktergeist), Sergio (basso, su Gaia), Frank (chitarra), Kiskilla (tastiere), Fernando (flauto).

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La guerra di Andrusha

by sasso67 (20/02/2005 - 19:50)

Una tranquilla giornata alla fine della guerra (URSS, 1970) di Nikita MIkhalkov. Con Natalya Arinbasarova, Yuri Bogatyrov, Irina Demina, Lev Durov, Aleksandr Kajdanovsky, Sergej Nikonenko, Aleksandr Porokhovshchikov, Valentin Smirnitsky.

Alla fine della seconda guerra mondiale ("ma quando non è ancora iniziata la pace", ci avverte la didascalia iniziale), nei pressi del fronte occidentale russo, probabilmente in Ucraina, si vede un soldato ferito a una gamba che si trascina dietro una pesante cassa di legno lungo un sentiero di campagna. Giunto presso una chiesa sconsacrata, dove riposa un commilitone ferito, scopriamo che la cassa contiene dei quadri caduti da un convoglio dei tedeschi in ritirata,Mikhalkov che li volevano trafugare verso la Germania. Arriva una delegazione che deve riportare indietro i quadri recuperati, ma il soldatino, appassionato di pittura, si rifiuta di consegnarli in mancanza di un ordine scritto. Il commilitone ferito se ne va con gli emissari, i quali lasciano sul posto una soldatessa kazaka. I due giovani fanno amicizia, espongono i quadri alle pareti dell'edificio e si recano presso un fiume a fare il bagno. Quando tornano presso la vecchia chiesa, vi trovano tre soldati tedeschi che bivaccano e fanno il tiro al bersaglio con i quadri. Andrusha, il soldatino, uccide due tedeschi, ma quando vede i suoi amati quadri incendiati corre per salvarli dalle fiamme e viene falciato da una raffica di mitra.

Dei film di Mikhalkov che ho visto, questo suo mediometraggio di 32 minuti - la sua tesi di laurea - è quello che mi è piaciuto di più. Andrusha è un animo semplice, ma con un grande rispetto per l'arte, e non esita a sacrificare la propria vita per salvare i quadri dalla distruzione. L'assurdità della guerra riesce a distruggere l'animo umano: quei dipinti sono patrimonio dell'umanità, anche se durante la guerra (e pure alla fine della guerra, quando però non è ancora iniziata la pace) è proprio l'umanità ad essere la prima vittima. Il messaggio di speranza che Mikhalkov lancia alla fine della pellicola consiste nella ragazza, che entra in una chiesa per la prima volta, che ottiene la salvezza grazie al suono della campana. Un grandissimo esordio per forza espressiva e delicatezza.

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Domenica di sangue

by sasso67 (19/02/2005 - 12:08)

Bloody Sunday (Irlanda/GB, 2002) di Paul Greengrass. Con James Nesbitt (Ivan Cooper), Allan Gildea (Kevin McCorry), Gerard Crossan (Eamonn McCann), Mary Moulds (Bernadette Devlin), Carmel McCallion (Bridget Bond), Tim Piggott-Smith (magg. gen. Ford), Nicholas Farrell (brig. Maclellan), Christopher Villiers (magg. Steele), Declan Duddy (Gerry Donaghy), Edel Frazer (ragazza di Gerry).

Nesbitt in una scenaLa bloody sunday è proprio quella della canzone degli U2 che si sente live sui titoli di cosa, il 30 gennaio 1972, quando la popolazione cattolica di Derry, Ulster (che gli inglese chiamano Londonderry, per sottolinearne l'appartenenza al Regno Unito), organizzata dall'Associazione per i diritti civili presieduta dal protestante Cooper, marciò pacificamente per le strade della cittadina per protestare contro le discriminazioni nei confronti dei cattolici e contro l'internamento senza processo deciso dal governo britannico per i territori dell'Irlanda del Nord. In quell'occasione l'esercito schierò alcune compagnie regolari e in più alcune compagnie di parà in assetto di guerra. Ovviamente i militari, in quell'occasione, fecero le tre cose riescono loro meglio: uccisero, mentirono e falsificarono le prove (si pensi, per stare a casa nostra, a Ustica). Nella successiva inchiesta i soldati furono tutti assolti nonostante fosse evidente il deliberato massacro di civili che era stato perpetrato (tredici morti e quattordici feriti). Non solo: gli ufficiali responsabili del massacro furono anche decorati da quella puttanaccia (dopo aver visto questo film non viene un termine più gentile) della regina.

Bloody Sunday è un bel film, commovente e indignato, girato addosso ai personaggi, con ampio uso di camera a mano, con l'operatore che corre insieme ai personaggi, che rende bene la concitazione del momento, ma anche la scientifica pianificazione del massacro da parte dei vertici militari. Questo fu, come dice Cooper nella conferenza stampa finale, un grosso regalo che il governo britannico fece all'IRA, che fece messe di giovani infuriati contro gli inglesi dopo quella sciagurata giornata di sangue. Anche in questo caso la parte più debole del film è quella in cui il regista tenta di dare spessore psicologico ai suoi personaggi, concentrandosi su due di essi, il leader della protesta Cooper e il ragazzo Gerry, uno che partecipa alla protesta come fosse un gioco (fra l'altro ha la fidanzatina protestante). Purtroppo molti giovani impararono quel giorno che quanto accadeva per le strade delle città dell'Ulster non era per niente un gioco.

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Le palle del dragone

by sasso67 (18/02/2005 - 21:45)

L'anno del dragone (USA, 1985) di Michael Cimino. Con Mickey Rourke (Stanley White), Ariane Koizumi (Tracy Tzu), Caroline Kava (Connie White), John Lone (Joey Tai), Victor Wong (Harry Yung), Ray Barry (Louis Bukowski).

Sì, sì, Cimino è un regista importante e infatti Una calibro 20 per lo specialista (1974) è un bel film, Il cacciatore (1978) è un capolavoro e I cancelli del cielo (1981) è un filmone. L'anno del dragone è un film che ha i suoi pregi (soprattutto nelle scene d'azione), ma ha soprattutto molti difetti ed è in sostanza un film poco riuscito. Cimino e Oliver Stone in sceneggiatura cercano di lavorare anche di cesello, soprattutto nelle scene "intimiste", quelle che riguardano il privato del poliziotto, ma a giudicare dai risultati hanno in mano una zappa e non sono credibili, quando addirittura non cadono nel ridicolo involontario (la storia d'amore con la giornalista sinoamericana è penosa).

Non si può non essere d'accordo con Giovanni Grazzini quando sostiene che «la musa di Cimino rimane l'isterismo visivo». Va anche detto, però, che i suoi attori non lo aiutano: Mickey Rourke è il peggior attore che abbia raggiunto (immeritatamente) la statura di divo, e questo testimonia a favore della cattiva fama che si portano dietro gli anni ottanta (e me ne dolgo, perché sono quelli nei quali sono diventato uomo); Ariane Koizumi non è nemmeno un'attrice e mostrare il suo corpo affusolato non ci fa dimenticare che di cinese non ha niente (è una modella olandese d'origine giapponese e non si sa che fine abbia fatto dopo questo film); decisamente meglio se la cavano i comprimari di vera origine cinese, come John Lone e Victor Wong.

Sul finale del film, che qualche critico ben disposto (uno a caso: Mereghetti) ha interpretato come un messaggio di speranza, è penoso e sembra appiccicato con lo sputo: spero che sia stato imposto dalla produzione, perché se ce l'ha messo Cimino di sua spontanea volontà, c'è da dubitare delle sue doti di regista.

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Sivori

by sasso67 (18/02/2005 - 21:11)

SivoriA distanza di meno di un anno da John Charles, deceduto il 21 febbraio 2004, è morto anche quello che verrà considerato per sempre il suo partner ideale: Omar Sivori. Come calciatore non l'ho conosciuto, ma Sivori ha rappresentato per almeno una generazione, quella del mio babbo, un mito (non per niente lo compra Alberto Sordi nel finale del Presidente del Borgorosso Football Club), un grande calciatore, la personificazione di quello che si è spesso detto dei calciatori di fantasia, "genio e sregolatezza".

Ci sono anche drammi peggiori e più vicini a noi (domani a Montescudaio c'è un funerale che solo a pensarci mi vengono i brividi), ma un pensiero a Sivori mi sembra quasi doveroso. L'anno scorso di questi tempi era ospite della Domenica Sportiva, cui doveva partecipare insieme a Charles, che proprio in Italia si sentì male e non si riprese più. Durante quella trasmissione Sivori domandò preoccupato "Che cosa è successo a John?". Forse anche lui era già malato. L'ultimo dribbling non gli è riuscito, un tumore al pancreas l'ha steso da dietro.

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ventottioggiornidopio

by sasso67 (17/02/2005 - 22:01)

28 giorni dopo (Danny Boyle) by Johnny Paloma.

«ventottioggiornidopio "GUARDANNO ARFUTURO STO MONNO E' NAGABBIA DEGGENTE SOLA EPPIENA DE RABBIA" ce sta uregazzetto che se sveia e deve annna' tipo allavora' pero' nun ce' tanto traffico anzi nun ce' anima viva forze perche era dommenica allora poi lui incontra na mora che ie dice che tutto ermonno cia' irmorbillo che stanno tutti accasa e so' parecchio incazzati che infatti nun possono anna' armare addivertisse nun possono usci' nercortile aggioca'appallone enfatti so' tarmente incazzati che mozzicano enfatti poi allora loro incontrano un tassinaro colla fiia che nun cianno ermorbillo evvanno inzieme cor tacsi tipo danantra parte allora vanno lontanissimo e infatti artassinaro ie piia ermorbillo emmore allora lantri vanno dacerti sordati che fanno i morbillesi alla brace e se vonno ammucchia' colla mora ma poi alla fine i cattivi cianno ermorbillo e i boni cianno allimite erraffreddore. io navorta ovvisto un tassinaro colla rogna. disciasettegiunnodumilettre' (Adriano 20.30 sala 7 fila I posto 20. Polpaccio destro assiderato. Dopo un tentativo in extremis di entrare alla proiezione delle 20.15 al Metropolitan de "I vitelloni". Posti esauriti.)»

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diauarz

by sasso67 (16/02/2005 - 19:25)

The Hours (2002) secondo Johnny Paloma.

«diauarz "SI TUMOIE CIA UMPENZIERO CHE LA MOVE VALLA ARIPIA' STA ARBINARIO NOVE" ce sta una matta cor naso azzucchina che scrive ullibbro che nunsa' cucina' e artre dumatte che nunzanno cucina' ma armeno ce provano infatti poi lamatta roscia fa natorta ma sevole ammucchia colla vicina envece nantra matta bionna che deve fa' na spece de cena allora poi cuella cornaso azzucchina che viveva arpaesello ie vie' come dapia' ertreno e ermarito ie dice mandovai allora lei ie dice che infatti lavita e' naspece de nascondino ellei affatto tanalibberatutti allora poi la roscia fa la torta armarito e irfiio che forze nunera venuto bene lo da argatto e alla bionna che doveva fa' la cena ie vanno a male linvitati. conosco uno che lamoie iaffatto erciambellone. sele' magnato tutto. ventiddueggiunnodumilettre' (Arena Tiziano 21.00 sedie arancioni centrale. Sala piena, zanzare, nessuna presenza significativa.)»

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Alli zoppi pedate nelli stinchi

by sasso67 (16/02/2005 - 19:09)

Tutto o niente (GB/Francia, 2002) di Mike Leigh. Con Timothy Spall (Phil), Lesley Manville (Penny), Alison Garland (Rachel), James Corden (Rory), Ruth Sheen (Maureen).

Mike LeighDi questo film aveva già parlato Fele nello scorso agosto, ma dato che l'ho visto ora, voglio dire che è un gran film: se non ci fosse stato l'episodio della passeggera francese, sarebbe stato quasi perfetto. Chissà perché per quasi tutto il tempo del film ho pensato di stare guardando un film di Ken Loach, perché una grossa differenza c'è: quello di Mike Leigh è uno sguardo più umanistico di quello loachiano, che si muove molto più in senso sociologico (ma anche sociale e, tanto so che non si offende, socialista). Nel descrivere invece questa sua umanità dolente, che vive in casermoni al confronto dei quali Shangay e Fiorentina a Livorno sono i Parioli, Leigh ci coinvolge perché sappiamo che queste sono brave persone, e nonostante ciò riescono a farsi del male le une con le altre, senza contare che distruggono sé stesse. La loro reazione nei confronti della vita è soltanto il liberatorio vaffanculo di cui abusa per esempio il depresso Rory nei confronti di chi più gli vuole bene (e una delle poche scene che fanno ridere è quando il ragazzo, intubato in ospedale, riesce con un filo di voce a mandare affanculo la sorella).

Tutto o niente è un film che non si può ignorare (a meno che non si abbia otto anni e il nostro massimo siano i film con Boldi & De Sica).

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Appunto: perché?

by sasso67 (15/02/2005 - 22:13)

Il medaglione insanguinato - Perché? (Italia/GB, 1975) di Massimo Dallamano. Con Richard Johnson (Michael Williams), Joanna Cassidy (Joanna Morgan), Ida Galli (la tata), Nicoletta Elmi (Emily Williams), Riccardo Garrone (commissario), Lila Kedrova (contessa), Edmund Purdom.

Massimo Dallamano (1917-1976), morto a nemmeno sessant'anni, è stato un validissimo direttore della fotografia (ha curato le luci, fra gli altri a Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più), poi passato alla regia con deiNicoletta Elmi film di onesto artigianato. Questo Medaglione insanguinato è un film piuttosto mediocre che risente di certe atmosfere dell'Esorcista (le convulsioni della bambina) e si apparenta a Profondo rosso (contemporaneo) e alla Casa dalle finestre che ridono (successivo di un anno). Tutti i film testè citati sono migliori di questo pastrocchietto di Dallamano, nel quale la cosa più bella è Joanna Cassidy, anche se alcuni punti in comune ci sono: un dipinto misterioso che si ritrova sia nel film di Argento sia in quello di Avati, un episodio oscuro del passato con al centro un bambino, la stessa piccola Nicoletta Elmi che ammazza una lucertola in Profondo rosso.

Ma i veri protagonisti di questo, come di altri film di genere dello stesso periodo (Cosa avete fatto a Solange? dello stesso Dallamano, ma anche gli ottimi film di Fernando Di Leo), sono il whisky J&B, l'acqua Pejo e le sigarette Astor (che in Solange le ragazzine fumano anche sotto la doccia): le bottiglie sono sempre in primo piano con l'etichetta rivolta alla macchina da presa e spesso recitano meglio di certi attori (Johnson è di rara inespressività). In una particina si vede Riccardo Garrone, anni prima di essere consacrato dal ruolo più importante della sua carriera: quello di San Pietro nella pubblicità della Lavazza.

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erfiiodaasposa

by sasso67 (14/02/2005 - 20:31)

Si tratterebbe di Il figlio della sposa di Juan Josè Campanella.

«erfiiodaasposa "LA VERITA' CHE OGNUNO CIA' DRENTO: DO VA AFFINI' TUTTO ERSENTIMENTO?" ce sta taricone che e' uregazzetto cresciuto che da piccolo se credeva de esse zorro e me sa' pure da granne allora infatti lui cia natrattoria che lui arvino ce mette laccua e poi cia na spece de moie da spece de fiia na spece de padre ma soprattutto naspece de madre che infatti lei vive tipo nalbergo co artri vecchi umpo' storti allora infatti erpadre che nu ie bastava davella sposata mezzosecolo prima se lavo' risposa' ma nun sepo' perche' lamoie e' scaduta allora poi a taricone ie piia ninfarto e allora incontra namico che ie vo fa' cabbrio la pischella allora lui sencazza e allora va dalla pischella e ie dice io so' zorro e devo esse libbero voio cambia' vita vado tipo armare tipo danantra parte tu fa umpo' come te pare allora infatti poi siccome invece nunsa' piu' dove anna' allora resta e erpadrelamadre sesposano anche se lamadre era annata ammale. amme stofirm me' piaciuto e dapiccoletto me vestivo sempre dazzorro. me so' lasciato erzegno. ventitreggiunnodumilettre' (Giulio Cesare 20.00 sala 3 centrale. Sala semivuota. Davanti un pazzo. A fianco due ammiratrici del Palomba in incognito, note per la ricerca spasmodica della verita' e per la passione per il semifreddo alle alghe.)»

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Angelo custode

by sasso67 (14/02/2005 - 19:41)

Il ditto agnolo

Questa foto è veramente storica, brutta, ma storica: dove qualmente io m'immascherai da angelo durante una festa di Carnevale del (senonvadoerrato) 1992, nella mitica "cantina di Beppe", poco prima che chiudesse per lavori e riaprisse sotto forma di pizzeria a la page "Il Forapaglia" (notare l'occhio pio).

Dubbi: perché l'occhio chiuso modello orzaiolo o strizzatina tipo Natolia dei bulgari? Chi ha fatto la foto? E dov'è stata tutti questi anni? Com'è ricomparsa ed entrata in possesso della Simona? Dov'è finita la parrucca con i boccoli? E le ali? E l'aureola? E soprattutto: fu vera gloria?

Ai posteri l'ardua sentenza.

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14 febbraio

by sasso67 (14/02/2005 - 19:28)

E comunque tocca anche a me festeggiare il 14 febbraio, e non per San Valentino, ma perché corre oggi l'anniversario dal primo post su questo blog. Era il post sul calcio africano, che l'anno scorso celebrò il campionato continentale per squadre nazionali. In realtà avevo scritto in precedenza un post sulla morte di Marco Pantani, ma poi mi impappinai, mi aggrovigliai, feci un po' di casino e il post mi andò, se non sbaglio, al giorno successivo. Questo blog ha un anno.

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Quello che fece vincere lo scudetto al Milan

by sasso67 (14/02/2005 - 19:18)

È Marco Zamboni (ex Juve), che nella partita Reggina - Juve segnò su punizione il gol del 2 a 1 per i calabresi e che ieri sera ha realizzato uno degli autogol più maldestri della storia del calcio (molto alla Fantozzi), regalando la vittoria al Milan.

La pagella di Zamboni su Repubblica di oggi (di Andrea Sorrentino): «Zamboni 4: il suo non è un autogol normale, ma un concentrato di disastrosi errori: la scelta di rinviare è suicida, manca la lettura dell'azione e l'obbrobrio tecnico con cui calcia nella sua porta è da radiazione immediata. Per il resto impeccabile».

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Un link eccezionale

by sasso67 (13/02/2005 - 22:57)

http://members.home.nl/saen/Special/traffic.html (eccezionale)

ma date un'occhiata anche a questo:

http://members.home.nl/saen/Special/zoeken.html (ci vuole soltanto un po' di pazienza)

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IL FACTOTUM

by sasso67 (13/02/2005 - 14:04)

A pochi minuti da Juve - Udinese, devo parlare del factotum. Sabato scorso (il 5 febbraio) vidi Palermo - Juve. Al di là del poco gioco che ha fatto la Juve (e della sconfitta meritata), c'è una cosa che mi ha particolarmente colpito. M'è venuto spontaneo il paragone tra Capello e un fattore dei tempi andati, di quelli autoritari e onnipotenti, che la maggior parte della gente riteneva che fossero i veri proprietari della fattoria. Il problema è che questi fattori avevano sempre un factotum, "il loro uomo", quello che, in concreto, faceva tutto: parlava con i mezzadri, distribuiva il lavoro, vendeva, comprava, pagava e riscuoteva. Capello ha, come factotum, Olivera, quello pelato, uno che con Lippi non giocava nemmeno in Coppa Italia, e con Capello è diventato titolare quasi inamovibile (nel senso che non corre nemmeno a minacciarlo con il fucile). Olivera, da bravo factotum, sabato si presentava dappertutto, ovunque ci fosse da battere un calcio di punizione, un corner, una rimessa laterale, una rimessa dal fondo, un doppio sbalzo da parte dell'arbitro ecc. Nel primo tempo fu lui a tirare alle stelle il calcio di punizione dal limite per il fallo su Zambrotta sulla linea dell'area di rigore (per la cronaca, la barriera del Palermo era a 6 metri e 20). Nel secondo tempo, con la Juve ormai in affanno, si è fantozzianamente arrogato ("lo batto io!!!") un calcio di punizione dal limite nel quale, anziché crossare a centro area, ha sbilencamente tirato in porta, mancando completamente il bersaglio. A quel punto, da Ibrahimovic al magazziniere della Juve, da Moggi fino all'ultimo tifoso, dall'Alpi alle Piramidi, tutti in coro lo abbiamo mandato affanculo.

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Due matrimoni e un funerale

by sasso67 (13/02/2005 - 13:27)

Voci lontane... sempre presenti (GB, 1988) di Terence Davies. Con Freda Dowie (madre), Pete Postlethwaite (padre), Angela Walsh (Eileen), Dean Williams (Tony), Lorraine Ashbourne (Maisie), Michael Starke (Dave), Vincent Maguire (George), Antonia Mallen (Rose), Debi Jones (Micky).

Se quello contro il quale reagì la nouvelle vague francese era il "cinema di papà", questo è il "cinema di mamma". Voci lontane è un film in cui assoluta protagonista è l'accuratezza della ricostruzione d'epoca, dalle tappezzerie alle trasmissioni radiofoniche (e cinematografiche, come si vede nell'episodio in cui le donne versano lacrime guardando L'amore è una cosa meravigliosa al cinema), un po' come in Radio Days di Woody Allen. Non è che voglia sottovalutare tutte le implicazioni sottese al film di Davies, come la memoria, il tempo che scorre, i sentimenti, la storia della propria famiglia con l'emblematica figura di un padre violento (ma, seppur raramente, anche tenero con i figli), che ritorna a terrorizzare anche oltre la propria morte, però la narrazione è frammentata proprio come i ricordi che tornano dopo più di quarant'anni, ma anche dal numero eccessivo di canzoni che, a lungo andare, diventa francamente irritante.

Nonostante ciò, nemmeno io riuscirei a dire che Voci lontane... sia un film mal riuscito (anche se continuo a preferire Il lungo giorno finisce), ma questo soprattutto grazie ad alcuni attori eccellenti su cui spiccano la dolente e paziente Freda Dowie e il meraviglioso e mai abbastanza esaltato Pete Postlethwaite. Resta anche una sensazione di verità, con quei festeggiamenti ciclici e ciclopici nei pub cui partecipano indifferentemente uomini e donne e che si concludono, tanto per cambiare, in un canto in coro.

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Charlie's Angels - Più che mai (2003)...

by sasso67 (12/02/2005 - 20:40)

...ovviamente secondo Johnny Paloma.

«ciarlisengelz ppiucchemmai "ARCINEMA UNAVVISO: LONTANI DARPARADISO" ciarisengelz so' tre pischelle che fanno laccrobbazie balleno ma fondamentarmente so' delle guardie infatti loro stanno tutto ergiorno surdivano assenti' che ie dice ercitofono infatti allora poi ercitofono ie dice che deveno anna' aripia' dubbulloni che serano perzi che sti bulloni nun sesa' pero' acche servivano allora infatti poi corono via dar citofono effano tipo nagara dee moto poi fanno tipo nabbattaia a ostia poi allora incontrano namora incazzosa che sera messa allavora' dasola tipo ninprenditoressa che e' morto incazzata forze perche' aveva dovuto apri' lapartita iva allora loro ie la voiono richiude e allora semenano sottampalazzo e infatti poi loro fanno pure delle battute daride che pero' nun ce sta gnente daride enfatti poi allora lamora la fanno cabbrio eppiiano ibbulloni e li danno argatto perche' nessuno sapeva acche' servivano stibbulloni enfatti poi loro vincono eppoi vanno arcinema nermentre che invece chi avvisto sto firm eannato arcinema e apperzo. na vorta sottampalazzo ovvisto uno che coreva decorza e ercitofono che piagneva unniciluiodumilettre' (Adriano sala 5 19.00 in mezzo. In compagnia di due veri angeli.)»

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Su quelli come Bergomi

by sasso67 (12/02/2005 - 20:21)

«Io quando vedo un incontro in tv azzero l'audio. Non mi va di sentire tutti quei discorsi su schemi e tattiche, amenità del genere. A volte sentivo cose che mi facevano rizzare i capelli» (Paolo Pulici, mitico calciatore del Torino anni '70).

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Hulk (2003) secondo Johnny Paloma

by sasso67 (12/02/2005 - 15:02)

«urc "ERMONNO ECCATTIVIO LAVITA E' DURIA E STO' INCAZZATO COME NANGURIA" urc e' uno che infatti dapiccolletto se metteva sottartavolo nermentre che desopra erpadre affettava lamadre allora peccuello lui poi infatti sta sempre umpo' stranito mafforze anche perche' erpadre cuanno che era regazzino iaveva fatto linniezzioni de cocommero efatti allora lui e' bonobbono ma cuanno lo fanno incazza' sencazza peddavero e ie se strappano ivestiti perche' diventa tutto grosso tranne che le mutanne che infatti li' pare che nu ie succedeva mai gnente eallora poi lui allora combatte co du' ciuaua modificati che iestaveno arompe licoioni allora lui li da' argatto poi allora siccome aveva fatto umpo' troppa caciara allora lomettono drento a nascatoletta ellui allora sencazza depiu' e sarta come nacavalletta e tutti ie sparano manuiefanno gnente perche' lui sta incazzatissimo e cuanno uno sta incazzatissimo ie poi pure passa' sopra co untir che nu ie fai gnente allora infatti poi lui incontra erpadre che sera fatto linniezzione demmonnezza enfatti poi loro scappano evvanno inabbruzzo e erpadre scoppia ner mentre che urc serifuggia avvillaborghese. mi cuggino e' bonobbono ma cuanno sencazza fa du' fatiche. cuinniciluiodumilettre' (Adriano, 21.00 centrale .Anteprima vippissima ad inviti. Camuffato da commissario Montalbano. Avvenenti fanciulle scattano improbabili istantanee ad improbabili astanti in compagnia di improbabili Hulk. Mega buffet a base di cibo verde: pasta verde, riso verde, pane verde, drinks verdi, carne verde; in giro qualche faccia verde.)»

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Aridatece 'li zombi!

by sasso67 (12/02/2005 - 12:44)

1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (USA, 1971) di Boris Sagal. Con Charlton Heston (Robert Neville), Rosalind Cash (Lisa), Anthony Zerbe (Matthias), Paul Koslo (Dutch), Eric Laneuville (Richie).

Una scenaDopo la catastrofe della guerra batteriologica scoppiata tra Cina e URSS nel 1975, nel 1981 il prof. Neville, scienziato militare dell'esercito americano, è rimasto l'unico uomo assediato in una città americana da larve di uomini colpiti dai germi micidiali scatenati dal conflitto. Questi, ridotti a muoversi nelle tenebre per non rimanere abbagliati dalla luce, vogliono sterminare l'ultimo rappresentante della razza che ha distrutto il mondo e li ha ridotti in quelle miserevoli condizioni.

Nel 1968 furono gli zombi di Romero, nel 1971 la "famiglia", i cui membri si vestono come monaci medievali (ne ritroveremo una versione simile nei Fiumi di porpora 2) ed usano soltanto armi per così dire naturali (il fuoco, le lance, i pugnali, niente armi da fuoco) per distruggere ogni traccia della cosiddetta civiltà che ha ridotto la Terra a un cumulo di macerie. Lo stesso protagonista, che all'inizio sembra divertirsi a scorrazzare in una città deserta dove può servirsi gratuitamente nei negozi di automobili e nei magazzini di abbigliamento, rischia la follia: parla da solo, sente un inesistente squillo del telefono, gioca a scacchi con un busto di Giulio Cesare. L'argomento era davvero interessante (anche se schierato: ovviamente la guerra distruttiva era tra due colossi comunisti), con il finale che raggiunge un significato quasi cristologico, quando Neville offre il proprio sangue per la salvezza dell'umanità¹, peccato che il film sia stato realizzato con una sciatteria impressionante, tale da far sorgere, durante la visione, parecchi dubbi nello spettatore (ad esempio, perché Neville, alla vigilia dello scontro finale, indossa un berretto militare?), in un genere cinematografico in cui la tensione narrativa dovrebbe coinvolgere lo spettatore a tal punto da non lasciargli il tempo di ragionare troppo.

Ma il dubbio principale che resta dopo la visione di questo Occhi bianchi è quale parentela passi tra il Charlton Heston che sceglie di interpretare personaggi e film così progressisti (si pensi anche al valoroso protagonista del Pianeta delle scimmie) e il vecchio cialtrone (Chaltron Heston) che se la dà a gambe davanti a Michael Moore che gli chiede conto del suo impegno in favore dei produttori di armi da fuoco.

¹ Ovviamente Mereghetti nel suo dizionario offre una trama del tutto fuorviante, ennesima prova che dei tanto strombazzati "oltre 19000 film" recensiti, parecchi non li ha visti.

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La seconda guerra mondiale

by sasso67 (11/02/2005 - 19:24)

John Keegan, La seconda guerra mondiale, BUR, 2002, pp. 641, € 11,90.

Uscito nel 1989, il libro del prof. Keegan è un'accurata ricostruzione, nei limiti in cui può esserlo, di quello che è stato descritto come "l'evento di più vasta portata della storia", a partire dalle cause (i regimi totalitari, il sentimento di rivalsa dei tedeschi dopo l'umiliazione del trattato di Versailles ecc.), dal 1939 al 1945. L'affresco di Keegan è imponente, come l'evento che descrive, anche se, dovendo fare un confronto, questo libro non è avvincente come quello che lo stesso autore aveva scritto sulla prima guerra mondiale. Pur essendo un pacifista (quasi) ad oltranza, devo ammettere una fascinazione verso eventi spaventosi come la guerra (del resto non è che chi guarda i film horror approvi i maniaci assassini), e devo anche dire che la prima guerra mondiale ha un "fascino" maggiore della seconda. Allo stesso modo questo libro, al di là della descrizione di personaggi che si spera irripetibili sulla scena mondiale (Hitler, Mussolini, Tojo, ma anche Stalin e tutta la corte hitleriana), ha un fascino minore rispetto a quello dello stesso storico sulla Grande Guerra.

Si deve comunque apprezzare lo scrupolo storico di quest'opera, che si sposta agilmente dal fronte occidentale a quello orientale a quello del Pacifico, per la mole di informazioni che fornisce, pur tenendo vivo un filo logico (più che cronologico) che ci conduce al collasso delle dittature e al lancio delle bombe atomiche sul Giappone, avvenimento che sta a metà tra la fine della seconda guerra mondiale e l'inizio della guerra fredda (un avvertimento americano a Stalin?). Certo, c'è qualche imprecisione (ad esempio: «Il nord e il sud dell'Italia, unificati soltanto nel 1866 sotto casa Savoia...» p. 343), qualche approssimazione nella traduzione ed anche qualche affermazione discutibile («Anche le nazioni minori, soprattutto Polonia, Francia e Italia...» minori a chi? direbbe Totò), ma queste sono fisiologiche in un volume di tali dimensioni. Tuttavia si avverte anche il limite principale di un libro del genere che è una necessitata incompiutezza: per descrivere con una certa qual completezza sarebbero necessari almeno dieci volumi come questo; si avverte, ad esempio, una trascuratezza per quanto riguarda la guerra sul suolo italiano, la cui narrazione Keegan arresta al momento in cui i tedeschi si attestano lungo la Linea Gotica, glissando completamente sulla guerra partigiana, la Repubblica di Salò, le stragi naziste. Ma nonostante ciò La seconda guerra mondiale resta un volume fondamentale (ovviamente non l'unico) per chi voglia avere un'infarinatura su questo immane carnaio.

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Liberi

by sasso67 (10/02/2005 - 21:40)

di Gianluca Maria Tavarelli (secondo Johnny Paloma)

«libberi "NER SACCO COLLE PIVE CERCANNO DE SOPRAVVIVE" astofirm ce sta nafamiia debburini che vanno invacanza ognuno pecconto suo enfatti ce' uregazzetto che va armare erpadre che va alletto e lamatina se ripassa icapelli co luniposca e lamadre che se ripassa nantro enfatti poi seritroveno tutti armare e eregazzetto incontra napischella caruccia cheppero' cia' ungrosso probblema enfatti nun po' pia' lautobbus perche' cia' paura der controllore e allora infatti poi erpadre vaallavora' drento ancantiere do ce sta ercapomastro imbarzamato enfatti invece la madre sammucchia sempre co cuellantro nermentre eregazzetto invece deammucchiasse va dietro allautobbus allora infatti poi alla fine che finischeno lavacanze eregazzetto sammucchia colla pischella evanno avvive felici eccontenti a sambasilio. navorta micuggino che stava sur tre barato pesbaio ciaveva erbiietto. venticuattrosettemmredumilettre' (Holyday 22.30 centrale.)»

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Lost In La Mancha secondo Paloma

by sasso67 (09/02/2005 - 20:34)

«lostinlamancia "QUANNO TE DICE SFIGA NUN ARRIVA MAI SOLA, TE PRESENTA NAMICA" ce stanno certi che vonno fa unfirm tipo unuestern mesa' inbasillicata allora ce sta irreggista invasato che parla coi basillicatesi che devono fa erfirm e ie dice nummefate incazza' io so' reggista eallora poi erreggista dice giramo erfirm ennummefate incazza' allora nermentre che stanno nerdeserto daabbasillicata sente untuono ma e' solo naereo poi sente nantro tono ma e' solo erdiluvio niversale allora nermentre che ersdeserto sera trasformato inuna piscina erreggista invasato dice nummefate incazza' allora poi nattore sta sempre incriccato perche' e' vecchio e nantro sta sempre fatto perche' e' giovane enfatti poi alla fine serano tutti umpo' scoionati eallora arreggista ianno detto icazzate pure. io navorta cio' provato co una che me credevo che ce stava eccuesta maddetto me sa che te sei fatto un firm. ventisesettemmmredumilettre' (Il Politecnico 20.40 centrale. A fine proiezione vive proteste per la temperatura fatte da un sedicente avvocato.)»

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Vedrai te lo ridò un passaggio...

by sasso67 (09/02/2005 - 18:40)

The Hitcher - La lunga strada della paura (USA, 1986) di Robert Harmon. Con C. Thomas Howell (Jim Halsey), Rutger Hauer (John Ryder), Jennifer Jason Leigh (Nash), Jeffrey DeMunn (cap. Esteridge), John M. Jackson (sergente Starr), Billy Green Bush (agente Donner).

Probabilmente i critici cinematografici sanno più di quanto vogliono far credere di sapere, allo scopo di far credere che sono molto più intelligenti di quanto non siano in realtà, però Tullio Kezich vide giusto quando disse che The Hitcher «memore dell'apocalittico Duel di Steven Spielberg, è una specie di gioco del gatto col topo nel quale probabilmente gatto e topo coincidono». Lo nota un poliziotto che osserva che c'è qualcosa di strano tra Jim e il suo persecutore, e lo nota lo stesso Jim che, quando Nash gli domanda perché abbia dato un passaggio a un autostoppista tanto "molesto", risponde «Volevo aiutarlo. Ero stanco: mi avrebbe aiutato a stare sveglio».

Sorvolando sul finale, va detto che la parte meno credibile del film è quella della ragazza che sceglie di stare a fianco di un tizio sospettato d'essere un maniaco omicida, senza nemmeno conoscerlo bene. Ma, a parte questo, il film funziona, scatenando possibili letture sul filo della psicanalisi, dell'omosessualità repressa, addirittura della teologia. E spicca la prestazione di Rutger Hauer, forse ancora più bravo che in Blade Runner, grande nella parte di questo ghignante satanasso di gomma e acciaio.

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Nuovissimo! Johnny Paloma su The Aviator!

by sasso67 (08/02/2005 - 22:39)

«deavietor "MEFACCIO UNVOLO PLANATO SUSTOMONNO IMPORVERATO" cestà umpischello storto chesta affà erbagno e lamadre che ie dice fiio mio ermonno è zozzo è pieno debacarozzi de sugna ermonno fatte conto è come lacucina denristorantecinese ermonno fatte conto è come ercesso daastazzione ermonno è un sambodromo de bacilli è un maracanà pieno de virus cheffanno laola fiio mio staiattento che atté tesembra magari che è pulito ma stopianeta è zozzo cheffaschifo allora infatti cuanno che srtopischello cresce sedice trassé essè lunicacosa chepposso fà è annammene sunaereo chenfatti armeno piio laria bona senza sta attoccà laaggente che ettutta zozzona mapperò lui sammucchiava sempre conzacco develine chenfatti sevede che sulle veline cestà meno porvere allora infatti lui diventa famoso casca conaero e sbrocca e sta drento nastanza appreparà igavettoni corpiscio mappoi ceripenza eppiiia naero grosso evvince e cià navita incredibbile che cuasi uno nuncecrede. chenfatti navorta mizzio maddetto cacconosciuto navelina incredibbile che artempo stesso era senza porvere maanche zozzona. dufebbrarodumileccincue (Adriano sala 4 centrale. freddo glaciale)»

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Kafka sulle Montagne Rocciose

by sasso67 (08/02/2005 - 22:02)

Dogville (Danimarca, 2003) di Lars Von Trier. Con Nicole Kidman (Grace Margaret Mulligan), Harriet Andersson (Gloria), Lauren Bacall (Ma Ginger), Paul Bettany (Tom Edison), Blair Brown (signora Henson), James Caan (l'uomo potente), Patricia Clarkson (Vera), Jeremy Davies (Bill Henson), Ben Gazzara (Jack McKay), Philip Baker Hall (dottor Edison), Siobhan Fallon (Martha), Zeljko Ivanek (Ben), Udo Kier (uomo con il cappotto), Stellan Skarsgård (Chuck).

DogvilleVon Trier incontra l'America, ma non fa l'americano. Dogville è un film kafkiano che più kafkiano non si può, con quella sua normalità dell'aberrazione, dove la normalità si trasforma in mostruosità con indifferenza, quasi senza farci caso, accettata dalla/e vittima/e in maniera rassegnata e senza minimamente ribellarsi. Vi sono reminiscenze anche del Paese dei ciechi di H. G. Wells, con quella comunità isolata e arrampicata sulle montagne, ed anche, mi sembra, del Deserto dei Tartari di Buzzati, con l'attesa di quelle macchine che devono arrivare dalla città.

Se dovessi dire se il film è un capolavoro oppure no, direi che secondo me non lo è: l'inizio è troppo lento ad ingranare e con quella messinscena di stampo teatrale brechtiano dà per un buon tratto la fastidiosa impressione di una storiella ambientata nel mondo dei Playmobil. La parte centrale è la migliore, con le fughe mancate, le false accuse, i ricatti, i tradimenti. Il finale da angelo sterminatore, determinato da un padre gangster sentenzioso e fumettistico, non mi è piaciuto. Come spesso accade, i registi rifiutano di tagliare qualche metro di pellicola, non facendo il bene del film. Non è vero, comunque, o almeno non lo è più, che Von Trier o si ama o si odia: per me si può amare un suo film senza idolatrarlo e lo si può criticare senza per questo odiarlo.

Nicole Kidman è bravissima, come al solito, ma addirittura eccezionale è Ben Gazzara: ma è diventato cieco davvero?

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Due film

by sasso67 (07/02/2005 - 20:01)

Due film che non mi sono piaciuti.

L'appartamento (USA, 1960) di Billy Wilder. Con Jack Lemmon (Bud Baxter), Shirley MacLaine (Fran Kubelik), Fred Mc Murray (Jeff Sheldrake), Ray Walston.

Per sintetizzare direi che si tratta della storia di un impiegatuccio che non riesce ad utilizzare il proprio appartamento, posto vicino al Central Park di New York, perché glielo chiedono i suoi superiori come garçonniere dove portare le amanti. La comicità è superata (al contrario di A qualcuno piace caldo, sempre di Wilder e appena di un anno precedente) e i risvolti sentimentali sono triti e scontati. Neanche Jack Lemmon riesce a dare il meglio di sé stesso, anche se comincia ad abbozzare il personaggio che perfezionerà con il Felix Unger della strana coppia, e Shirley MacLaine non mi è mai piaciuta.


Sovversivi (Italia, 1967) di Paolo e Vittorio Taviani. Con Giulio Brogi (Ettore), Lucio Dalla (Ermanno), Ferruccio De Ceresa (Ludovico), Marija Tocinowski (Giulia), Pier Paolo Capponi (Muzio).

Una serie di vicende intrecciate riguarda alcune persone che si recano a Roma per partecipare ai funerali di Togliatti. Per tutti e quattro i personaggi fondamentali, ma anche per quelli di contorno, il viaggio si rivelerà un'occasione, ma anche una necessità, per riflettere sulla propria vita e per affrontare nuovi problemi. In particolare per Ermanno si tratterà di rendersi conto che è finita la giovinezza. Quello dei fratelli Taviani è, almeno in questo caso, un cinema tutto di testa, tutto ideologico, che non riesce (al contrario delle loro opere migliori come San Michele aveva un gallo, Padre padrone e La notte di San Lorenzo) a coinvolgere lo spettatore, stando tutto negli schemi che sembrano tramontati con la fine dello sperimentalismo anni sessanta e con l'esaurirsi della nouvelle vague. La cosa più impressionante è Lucio Dalla nudo (in un episodio ambientato a Palaia!): è peloso come un orang-utan.

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Archivio Febbraio 2005