Ciao sono sasso67
Vedi il mio profilo


Co-autori

Ciao sono

Aprile 2005

DLMMGVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Aprile 2005

Elegie luinesi

by sasso67 (30/04/2005 - 21:50)

Il piatto piange (Italia/Francia, 1975) di Paolo Nuzzi. Con Aldo Maccione (Càmola), Agostina Belli (Ines), Andréa Ferréol (attrice), Erminio Macario (reduce), Renato Pinciroli, Loredana Martinez (Flora), Franco Diogene (Peppino), Claudio Gora (luminare), Guido Leontini (Spreafico), Daniele Vargas (avvocato), Maria Antonietta Beluzzi (Mamma Rosa), Bernard Blier (prevosto), Giuseppe Maffioli (albergatore), Nazzareno Natale (carrettiere).

il libro di ChiaraDal romanzo di Piero Chiara, si tratta di un bozzetto di vita a Luino durante il periodo fascista, prima della ripida china che il regime assunse con la guerra d'Etiopia. I protagonisti conducono una vita indolente, tra poco lavoro, qualche puntata al bordello e storiche partite a carte in improvvisate bische clandestine nel locale albergo o in case private. La pressione del fascismo si fa sempre più forte, e si accanisce sugli anelli più deboli della società, nel caso specifico sul sarto omosessuale. Il Càmola, il più brillante del gruppo, persegue l'obiettivo di andare a letto con la bella Ines, una milanese che vive in paese con il cognato vedovo. Un volta raggiunto l'obiettivo, sarà assalito dal vuoto e dalla paura di essere stato contagiato dalla sifilide. Alla fine i protagonisti, come in un mio racconto giovanile dal titolo cervellotico (Bildungstuskan), si radunano in collina per una cacata di gruppo.

Direi che il film non è niente di più che un bozzetto, ma la satira si avverte e gli attori sono bravi, specialmente Maccione, Blier come prete democratico e la Beluzzi, la tabaccaia di Amarcord che, dopo una vita dedita alla prostituzione, muore in pace con Dio.

Tag:

Milan - Juve a orologeria

by sasso67 (30/04/2005 - 13:35)

Premesso che Galliani è il presidente della Lega Calcio, annoto soltanto tre fatti, senza commento.

  1. A parte l'episodio di Totti, talmente macroscopico da non meritare nemmeno di essere menzionato, la prova tv frutta a Ibrahimovic della Juve tre giornate di squalifica, tante e giuste giuste per non giocare lo scontro diretto con il Milan. Ibrahimovic ha più volte sfidato gli arbitri con atteggiamenti violenti o irridenti in campo e prima o poi doveva capitare che lo beccassero in fallo: giarda caso, è successo proprio alla vigilia della partitona contro il Milan.
  2. La prova tv colpisce anche Dainelli difensore della Fiorentina. E allora? Contro chi gioca stasera il Milan?
  3. Il video di Cannavaro che si inietta il Neoton, sostanza peraltro non vietata né ai tempi del fatto né oggi. Il video risale al 1999, quando Cannavaro giocava nel Parma. Cannavaro ha giocato anche nell'Inter. Da questa stagione è alla Juve. E quando spunta fuori il video? Alla vigilia della partita contro il Milan.

OK, il Milan ha avuto i vantaggi possibili prima della partita, ora non resta che sperare che l'incontro sia leale.

Tag:

Ferdydurke

by sasso67 (29/04/2005 - 18:45)

Witold Gombrowicz, Ferdydurke (Feltrinelli, p. 267, € 8,00).

«Oddìo, la zia! Dove mi nascondo? Preferivo quasi finire sbranato vivo, che pescato dalla zia sulla strada maestra.» (p. 183)

Premetto che ho una memoria quasi prodigiosa per il dettaglio inutile, per cui mi ricordo che questo libro me lo consigliò, nella notte dei tempi, l'Ace. L'avevo cercato e ricercato senza trovarlo, finché nel 2004 la Feltrinelli ha deciso di ripubblicarlo. Devo onestamente ammettere che io questo libro non l'ho capito. Considerato da molte parti un capolavoro della letteratura, quanto meno della letteratura polacca del Novecento, a me è sembrato prolisso, inconcludente, noioso. A livello di trama, se così si può definire (ma direi di no), si tratta della storia di un trentenne, tale Gingio, che si vede all'improvviso trasformato in un ragazzino d'età liceale, con tutte le conseguenze, pro e contro, del caso. Il libro mi ha messo subito a disagio con la trasformazione del culo del trentenne nel culetto dell'adolescente, e soprattutto con l'insistenza su questo culetto - tanto che alla fine perfino il sole diventa un culetto giallo alto nel cielo - con quel po' di morboso che mi è sembrato esserci nel testo (spero di non essermelo immaginato soltanto io).

Apprezzato soprattutto come satira dell'infantilismo moderno, e della società polacca in particolare, tanto che Gombrowicz sembra dirci che all'immaturità del suo paese potrà essere medicina un regime duro come il nazismo o il comunismo, Ferdydurke ha azzeccato talmente la sua profezia - sempre che lo fosse - che la Polonia se li è beccati tutti e due in sequenza. Probabilmente, però, la maggiore importanza del romanzo sta nella forma - anche qui secondo gli intendimenti dell'autore - con un andamento anarchico che si fa beffe della struttura tradizionale, "naturalistica", del romanzo polacco, situandosi nella scia di grandi scrittori che stanno a cavallo tra Ottocento e Novecento: Jarry per le tematiche (anche il personaggio di Ubu nacque tra i banchi di scuola), Witkiewicz (grandissimo commediografo) per l'anarchia narrativa e Bruno Schulz, l'autore delle Botteghe color cannella, per un certo andamento tra il lirico e l'onirico (ci aggiungerei anche, per certi aspetti, il Meyrink del Golem).

Si tratta comunque, secondo me, di una lettura che difficilmente può riuscire ad appassionare il lettore contemporaneo, forse anche per alcune ardite scelte linguistiche della traduttrice Vera Verdiani, come quelle che fanno parlare i villici del romanzo come abitanti del contado toscano ("Ma che so' un omo io. La mi lasci andare!"; p. 216). Nel prendere a biscotti negli orecchi l'Ace per il consiglio, mi domando insieme a Gombrowicz (p. 226) "Come spiegare una storia tanto assurda?".

Tag:

Poesiola

by sasso67 (28/04/2005 - 23:36)

Timballo

Timballo e tirimando

indietro da dove sei venuta.

Tanto sei ancora

in garanzia.

Tag:

Il giurista

by sasso67 (27/04/2005 - 19:57)

Da Repubblica di ieri (pezzo di Enrico Bonerandi sulla manifestazione milanese per il 25 aprile): «Antonio Di Pietro, chissà se a casaccio, ha scelto la viuzza intitolata al giurista Cesare Battisti...».

Alt. A me non risulta che Cesare Battisti sia stato un giurista. Non lo fu il Cesare Battisti eroe dell'irredentismo italiano e della Prima Guerra Mondiale né lo è il Cesare Battisti oggi scrittore, ricercato per atti di terrorismo per i quali è già stato condannato, e precedentemente rifugiato in Francia. A meno che Bonerandi non si riferisse a Cesare Beccaria, lui sì grande giurista, autore di un'opera fondamentale per gli studenti di diritto penale di tutto il mondo, Dei delitti e delle pene, nonché nonno materno di Alessandro Manzoni. Anche i correttori di bozze di Repubblica erano alla manifestazione per il 25 aprile.

Tag:

Totò e il Colosseo

by sasso67 (26/04/2005 - 20:59)

Non è la prima volta che leggo frasi come questa. In un pezzo larghissimamente condivisibile su Repubblica di oggi, il bravo giornalista Giovanni Valentini, commentando l'immane cazzata sparata ieri dal vicepresidente del Consiglio dei Ministri (ma in Italia i terni al lotto li vincono sempre gli stessi?) Tremonti secondo cui bisognerebbe vendere le spiagge per finanziare il turismo nel sud e costruire aeroporti a quattro piste (ma sa di cosa sta parlando?), dice «mettiamo in vendita l'acqua del mare, come voleva fare Totò con il Colosseo». Ecco, questo paragone, una volta per tutte, è infondato. Totò non ha mai venduto o tentato di vendere il Colosseo, bensì, in una famosa scena del film Tototruffa '62, vende, con la complicità di Nino Taranto, la Fontana di Trevi a un turista americano, tale Caciocavallo, il quale pretende di impadronirsi delle monetine che i numerosi visitatori gettano nell'acqua della fontana. Io, almeno, il film in cui Totò tenta di vendere il Colosseo non l'ho mai visto: se qualcuno l'avesse visto è pregato di citarmi il titolo. Grazie.

Tag:

Gli americani: Calipari si è suicidato

by sasso67 (26/04/2005 - 00:02)

Secondo la commissione mista americana - italiana (il nostro paese è rappresentato ai massimi livelli da un maresciallo maggiore addetto alla fureria della Cecchignola e da una piattola) nessuna colpa è da imputare ai soldati statunitensi per la spiacevole e improvvisa morte dell'ispettore Calipari, morte che sarebbe da addebitare ad una serie fortuita di coincidenze, prima tra tutti il suicidio del funzionario italiano. Senza contare che l'auto sulla quale viaggiava Calipari procedeva a forte velocità, tanto che all'ufficiale dei Carabinieri che ne era al volante, appena uscito dal coma per le ferite riportate sotto il fuoco americano, sono stati tolti ben dieci punti dalla patente. E senza contare che la presenza sulla macchina della Sgrena, in quanto comunista, porta notoriamente scalogna.

Clamorosa iniziativa di protesta del governo italiano: Berlusconi ha preannunciato uno sciopero della fame di Giuliano Ferrara, mentre tre ministri tirati a sorte effettueranno un sit-in al ristorante romano preferito dalla famiglia Bush, ma non fuori, dentro.

Tag:

Georgica sovietica

by sasso67 (25/04/2005 - 14:53)

Il vecchio e il nuovo (URSS, 1929) di Sergej M. Ejzenstejn [e Grigorij Aleksandrov]. Con Marfa Lapkina (Marfa), Vas'ja Buzenkov (segretario del kolkoz), Efimkin Hurtin (contadino), Michail Ivanin (figlio di Marfa), Kostja Vasil'ev (trattorista), Ivan Judin (uomo del komsomol), G. Matvej (pope), Neznikov (preside della scuola), Suchareva (strega), Chukmarëv (kulako), Michail Gomorov (contadino), Maksim Strauch (contadino).

EjzenstejnA dieci anni dalla rivoluzione d'ottobre, la vita dei contadini russi si svolge ancora, da molte parti, come ai tempi degli zar: è necessario un ulteriore passo per arrivare alla collettivizzazione dei mezzi di produzione anche nelle campagne, per avere una maggiore produttività e una vita migliore per tutti. Uno dei film più travagliati di Ejzenstejn prende le mosse da una frase di Lenin secondo la quale la Russia si deve trasformare da paese contadino a paese industriale. Nel villaggio in cui vive la povera contadina Marfa le situazioni personali sono miserevoli: la gente vive in capanne che a malapena riparano dalle intemperie, piene di fumo e di fango; il lavoro è durissimo e improduttivo, soprattutto senza un cavallo che tiri l'aratro. I kulaki (contadini ricchi) si rifiutano di prestare il cavallo e deridono i poveracci, tra i quali qualcuno tira l'aratro con la forza delle proprie braccia, fino allo sfinimento. Sarà necessario unirsi in un kolkoz, per acquistare ciò che serve in comune: un toro per migliorare la razza bovina, una scrematrice che tiri fuori il burro dal latte, un trattore per lavorare i campi.

Non molti lo capirono all'epoca (il film di Ejzenstejn fu condannato dall'Unione degli Artisti, vicina al regime, e lo stesso regista fu chiamato da Stalin che gli impartì una severa lezione di cinema, figuriamoci un po'!), ma Il vecchio e il nuovo è un inno al rapporto tra l'uomo e la natura - non a caso Aldo Grasso dice nel Castoro su Ejzenstejn che si tratta delle nuove Georgiche virgiliane - che può e deve essere esaltato e rinnovato grazie alle macchine. E non c'è solo questo: tutto il film è permeato e circonfuso, nemmeno troppo velatamente, di sottesi sessuali. Basti pensare alla scena del toro e al "matrimonio" con la vacca, ma anche alla scena della scrematrice che zampilla come se si trattasse di un orgasmo, per arrivare ai pistoni del trattore, al sudore dei contadini che falciano il grano, alla gonna di Marfa strappata per lubrificare il motore eccetera. Ejzenstejn era un grande, e infondeva in ogni film la sua sapiente arte: nel Vecchio e il nuovo inaugura l'uso mirabile della profondità di campo (le scene del comizio e della falciatura), utilizza metafore filmiche (la similitudine tra la cavalletta e il trattore e tra la colonna di trattori e una colonia di formiche) e inserisce l'uso di aspetti comici e di satira sociale, proprio quelli che gli costavano le condanne da parte della critica ufficiale. Indimenticabili in questo senso la processione per invocare la pioggia, la bambina che piange alle nozze del toro, il gattino con la collana di fiori, gli impiegati ignavi sotto i ritratti di Lenin e la velocità con cui si mettono in moto quando arriva il commissario politico, il trattorista bello e borioso come un novello Charles Lindbergh e il bimbo che gli sputa quando il trattore si guasta.

Il vecchio e il nuovo era stato iniziato da Ejzenstejn nel 1926 e si doveva intitolare La linea generale. Poi dovette essere interrotto per la lavorazione di Ottobre (1927) in occasione del decennale della Rivoluzione, e quando riprese gli fu cambiato il titolo dalle autorità: la linea generale era troppo mutevole e troppo pericoloso era immortalare in immagini quella che un giorno era la linea da seguire e magari il giorno dopo diventava un grave errore politico.

Tag:

Camicia nera, bella pontina

by sasso67 (24/04/2005 - 13:31)

Camicia nera (Italia, 1933) di Giovacchino Forzano. Con Febo Mari, Enrico Marroni, Carlo Ninchi, Camillo Pilotto, Vinicio Sofia.

Giovacchino ForzanoCamicia nera è un film piuttosto brutto al servizio di una causa ignobile. Tuttavia la prima parte, che parla della vita nelle Paludi Pontine e poi dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, con il coinvolgimento anche delle povere famiglie contadine del basso Lazio, che vivono nelle lestre (le capanne di legno e paglia tipiche dell'Agro Pontino), ha un suo fascino e Forzano riesce a dare alle immagini, utilizzando moduli espressivi attenti alla lezione del cinema sovietico, una indubitabile forza. Purtroppo l'insieme è finalizzato ad esaltare la funzione del regime fascista e quindi l'intera operazione, condotta da un unico e aberrante punto di vista, lascia inevitabilmente l'amaro in bocca. Della guerra non vengono minimamente messi in evidenza gli aspetti negativi, se non un fugace accenno alla morte di un paesano dei protagonisti, né le sconfitte, arrivando a sembrare - cosa che non fu - una marcia trionfale per la maggior gloria della patria. Il film, in certi momenti insopportabilmente retorico (il bambino vuole andare in Piazza San Sepolcro a Milano per vedere Mussolini, che allora nessuno conosceva, se non negli ambienti socialisti), fa trapelare la convinzione che, nonostante la gloriosa vittoria, l'Italia fu poi maltrattata in sede di trattati postbellici, venendo privata della Dalmazia, che fu concessa al neonato stato della Jugoslavia. E qui c'è già una contraddizione, a voler essere attenti, quando si dice che "le terre vengono concesse ai nemici sconfitti": primo perché la Serbia, che costituì il nerbo della Jugoslavia, fu tutt'altro che sconfitta, essendo stata il nemico originale (e scatenante del conflitto) dell'Impero Austro-Ungarico cancellato dalla Prima Guerra Mondiale; secondo perché la Serbia non era un nemico dell'Italia, ma un alleato, tanto che poco prima, nel film, un marinaio racconta di aver passato gli ultimi quattro mesi a mettere in salvo centonovantamila soldati serbi. Proprio dall'umiliazione dei trattati conclusivi della Grande Guerra il film di Forzano fa discendere il malcontento degli Arditi, dei reduci, che oltretutto si vedono costretti a combattere per la salvezza della patria "in casa" contro i "rossi", i quali sabotano la vita civile con i loro scioperi che, per voler tacere delle conseguenze disastrose lasciate dalla guerra esaltata dal giovane Mussolini, sembrano davvero immotivati. A questo punto si può far passare tutto: perfino che furono i "rossi" i colpevoli dei brogli alle elezioni, comprando i voti a dieci lire ciascuno, tanto che con questo si può giustificare la reazione violenta delle prime squadracce di camicie nere armate di bastoni e perfino l'abolizione delle libere elezioni, sostituite da Mussolini con dei più sani plebisciti. Ovviamente la reazione delle camicie nere è ben spalleggiata dalla Chiesa, rappresentata qui da un pretone onesto e combattivo (che se non vado errato è interpretato da Carlo Ninchi), che si oppone allo sciopero dei telefoni. Poi, dopo la Marcia su Roma e il "discorso del bivacco", il film diventa uno spottone per il governo che fa passare per pivellini della propaganda politica il Goebbels di cinque anni dopo e il Berlusconi di sessant'anni dopo, elencando le grandi opere pubbliche, le scuole e le case popolari costruite, i chilometri di strade e di ferrovie realizzati, le tonnellate di carbone risparmiate. E poi interviene lui, sì, Mussolini, che inaugura le nuove città di Littoria, Sabaudia e Pontinia e fa da garante al nuovo ordine italiano instaurato - ma questo il film non lo dice - a suon di manganellate e olio di ricino. E qui lo spettatore moderno non può non avvertire un'ennesima contraddizione quando Mussolini dice che (e lo si vede nel film) non c'è più bisogno che gli italiani emigrino per cercare terre da lavorare, quando ce ne sono in abbondanza ad appena mezz'ora dalla capitale: e allora perché la disgraziata avventura coloniale e la famigerata ricerca di "un posto al sole"?

Da film di Totò il personaggio interpretato da Vinicio Sofia - che con Totò lavorerà in più film - il quale prima fa il mediatore che, profittando della neutralità, fa emigrare all'estero i giovani italiani e dopo la guerra si trasforma in agitatore politico al servizio dei "rossi".

Tag:

Boccaccio mio, statte zitto

by sasso67 (23/04/2005 - 16:01)

Fratello homo, sorella bona (Italia, 1972) di Mario Sequi. Con Sergio Leonardi (Pinuccio), Krista Nell (Laura), Nazzareno Natale (Bruno), Antonia Santilli (Chiarina), Andrea Bosic (il podestà), Gabriella Giorgelli (Mariangela), Enrico Lazzareschi (il priore), Bruna Olivieri (Pampinea).

Più che di una parodia del Decameron, si tratta, fin dal titolo, di una parodia del film di Zeffirelli, Fratello sole, sorella luna. Le tematiche sono ovviamente quelle boccaccesche, a partire dai giovani fiorentini rifugiati in campagna per fuggire la peste. Ci sono naturalmente le mogli allupate e i mariti becchi, i padri avidi e le madri astute; le situazioni sono sessualmente piuttosto spinte, con i nudi delle attrici, la Giorgelli, la Olivieri e in particolare Antonia Santilli e delle altre damigelle. Per dire la verità, però, a livello di volgarità si è visto di peggio, e anche l'eventuale intento blasfemo è contenuto: i frati non sono veri frati e le suore sono prostitute fuoriuscite da un bordello. La sceneggiatura di Alfredo Tucci rimastica situazioni risapute e tutte tese alla "soddisfazione sessuale", con incorporata fregatura del marito o del padre citrullo di turno. Singolarmente curata l'ambientazione con costumi e fotografia da produzione maggiore; anche il regista Mario Sequi non è l'ultimo arrivato e si vede. Purtroppo non è con questi filmettacci che poteva far valere il proprio mestiere.

Tag:

Interno con incesto

by sasso67 (22/04/2005 - 19:17)

Zona di guerra (GB, 1999) di Tim Roth. Con Freddie Cunliffe (Tom), Lara Belmont (Jessie), Ray Winstone (il padre), Tilda Swinton (la madre), Kate Ashfield (Lucy), Aisling O'Sullivan (Carol), Colin Farrell (Nick).

Zona di guerraIl valentissimo attore Tim Roth, già con Tarantino per Le iene e Pulp Fiction, esordisce alla regia, per quello che è per ora il suo unico film dietro la macchina da presa, con questo non facile Zona di guerra, tratto da un romanzo di Alexander Stuart che funge qui da sceneggiatore. È indubbiamente un film difficile, con questa famiglia un po' disadattata che si trasferisce da Londra in Devon, un posto con un clima di merda, per cui piove pressoché in continuazione. Roth filma una serie di scene difficili una dopo l'altra (la sodomizzazione della figlia da parte del padre, le bruciature che la ragazzina s'infligge, il quasi rapporto sessuale del fratello quindicenne con una donna matura), mantenendo il filo del racconto su un binario che sfiora cupamente la follia e la tragedia ad ogni momento. Il punto di vista scelto dal regista è quello del ragazzino, che all'inizio sembra il tonto della famiglia, con quel suo sguardo da balalotto segaiolo, ma che poi si scopre essere, probabilmente, l'unica persona sana della casa. E sentirà di non avere altra scelta che una soluzione estrema e nichilista contro la follia criminale che attanaglia il padre. Più che alla tragedia greca (come sostiene Mereghetti) il film di Roth fa pensare alla tragedia cinquecentesca o falso cinquecentesca, tipo Beatrice Cenci di Guerrazzi.

Quello di Tim Roth è un occhio che non si ritrae di fronte a nulla e mostra un universo laido immerso in una natura cupa e per niente compiacente. Il mondo descritto sembra parallelo a quello dei film di Ken Loach, meno indigente ma ancora più turpe. I due ragazzini sono entrambi bravi, sia Freddie Cunliffe sia Lara Belmont (forse costretta a spogliarsi troppo spesso), così come Ray Winstone, che interpreta il fetido padre. Il punto di debolezza è semmai, incredibilmente, Tilda Swinton che, sfatta e malissimo servita dal doppiaggio italiano, recita a livello di soap televisiva.

Tag:

uillanti gegnoribbelle

by sasso67 (21/04/2005 - 21:54)

«"SARO' PURE ERMAGO DAARADICE CUADRATA

MA SO'EREGAZZETTO SINCERO CAI CONOSCIUTO IMBORGATA"

chenfatti allora ce sta umpischello dertrullo che fa erbidello alla luis allora lui ancertomomento se scopre che è ungegno enfatti scrive sulla lavagna daaluis treppèttré fa nove allora poi iprofessori daaluis cuanno scoprono stascritta dicheno macchiè stoggenio? maccuesto veramente cià inummeri no sti cuattro fiidepapà sti aristocalabbri caapuzza sottarnaso allora poi cenprofessore che ie dice aregazzetto drertrullo tu sei popo ungenio sai fa treppettré tu mo tedevi mette astudià drento astascola deggeni allora eregazzetto dertrullo ie dice tevoiio bene ma te pare mò che se sò ungenio vado aaluis? però nermentre eregazzetto dertrullo sengarella denapariolina allora poi apariolina iedice lascia perde ertrullo evviè commè arcepu pariolo allora siccome lui era pure ungenio ma cuanno cestà demezzo da pischella sei ungenio mannò tantissimo tipo che treppettrè fa pure otto.

chenfatti me pare che cè popo na teoria popo che fisica popo che de ainstain scentifica su na cosa me pare popo su un carro sui buoi e su nacosa che tira.»

dieciapiledumileccincue

(Johnny Palomba)

Tag:

felafe immane

by sasso67 (20/04/2005 - 19:50)

«"SENZA TETTO COR GREGGE" felafe immane e' u firm che parla de uno che somiia a u rospo che pia le mazzate e cambia sempre casa. infatti poi lui allinizzio sta dentro na baracca co certi che stanno fori come un terazzo. infatti poi ariva una tutta nera e tutti seingrifano de questa. poi arivano i schinsed e lui va abbita' danantra parte. poi infatti quando che lui sta nallarta casa un po' melio arivano li stessi amichi de prima e pure namica che pero' poi sammucchiano. poi quella nera sammucchia pure collamica. infatti poi lui va abbita' i nacasa tutta bianca co uno che tutti sanno che lui e' frocio ma lui no. ce' pure una che fa lattrice che infatti e' umpo' zoccola. allora poi tutti arivano pure in lacasa bianca. allora poi namico suo che pia irsole di notte more perche' sera magnato troppi felafi che so' dee porpette marocchine e infatti ie mettono sopra a tovaia. poi lui scrive e vince.ma nu telefona a madre. a me felafe immane me' piaciuto ma la mano mia nun ma' mai tradito. la destra . a sinistra nu lo so'. Disciannove luio dumilauno»

(Johnny Palomba)

Tag:

Santo Soglio

by sasso67 (20/04/2005 - 17:22)

E ora, picchia su Wojtyla! Oggi hanno già detto che Giovanni Paolo II ha riempito le piazze e ha svuotato le chiese. Altro che santo subito! E poi qualche sapientone ha già profetizzato che Ratzinger farà l'opposto. Calma... Se piove di quel che tuona, sarà dura riempire le chiese: di solito chi si allontana dalla Chiesa lo fa per il suo eccessivo oscurantismo e mancanza di aderenza alla realtà. Non che la Chiesa debba abiurare ai propri dogmi e alla propria dottrina, ci mancherebbe, ma una maggiore attenzione alle esigenze che escono dalla comunità dei fedeli che vorrebbero aderire alla vita ecclesiale ma non possono non guasterebbe di certo. Per esempio l'accettazione, con tanto di ammissione ai sacramenti, per le persone divorziate: per quale motivo un divorziato non può praticare l'eucarestia, se si rifà una vita con un'altra persona (non ci si scordi lo scandalo degli annullamenti "eccellenti" da parte della Sacra Rota)? E questo è solo un esempio: come sappiamo ce ne sarebbero decine di altri, dalla contraccezione alle unioni omosessuali, per non parlare delle chiusure sui vari tipi di fecondazione eterologa, fino a temi di più stretta pertinenza ecclesiastica, come il sacerdozio delle donne o il matrimonio dei religiosi.

Insomma, parlo anche per esperienza personale, di solito le chiese si vuotano per l'eccessiva rigidità delle gerarchie. Quasi mai accade l'inverso: e per cosa dovrei andare in chiesa, per sentire la messa in latino? Nemmeno fossi Concetto Marchesi... Io che sono uscito dalla chiesa durante il pontificato di Wojtyla (non certo per colpa sua, e nemmeno mi ha portato in piazza) non credo che ci rientrerò durante quello di papa Ratzinger (Paparazzi?). La via per la chiesa è ripida e scivolosa. E poi la domenica mattina si sta bene a letto. Testimoni di Geova permettendo.

P.S. Consiglio la visione del film a episodi Signore e signori, buona notte (1976) di Luigi Comencini, Nanni Loy, Luigi Magni, Ettore Scola e Mario Monicelli. Lo consiglio soprattutto per l'episodio Santo Soglio (di Magni), nel quale un cardinale (Manfredi) si finge moribondo per essere eletto papa. Dopo di che guarisce all'improvviso e comincia a comandare in modo dispotico.

Tag:

Come ti rapisco il feto

by sasso67 (19/04/2005 - 21:35)

Le vie della violenza (USA, 2000) di Christopher McQuarrie. Con Benicio Del Toro (Longbaugh), Ryan Philippe (Parker), James Caan (Joe Sarno), Juliette Lewis (Robin), Taye Diggs (Jeffers), Geoffrey Lewis (Abner Mercer), Dylan Kussman (Dott. Allen Painter), Scott Wilson (Hale Chidduck), Kristin Lehman (Francesca Chidduck)

Le vie della violenzaAhiahiahi... Non mi capacito di come Fele si sia innamorato di questo film, pieno di inverosimiglianze che vogliono apparire credibili e di manierismi tarantiniani senza Tarantino. La vicenda parte da due spacciatori da strapazzo che si trasformano prima in donatori di sperma, poi in rapitori e infine in quasi supereroi semi invincibili. Salvo essere fatti fuori da un vecchio killer che sembra muoversi a pile. Direi questo: la confezione è notevole, ma dentro non c'è niente, se non una lunghissima e sanguinosissima sparatoria finale ben girata. La trama intende stupire con colpi di scena che non sorprendono nessuno (l'unico che rimarrà sorpreso è probabilmente il boss Chidduck, dall'ultima frase del film), mentre è poco credibile la svolta che presenta i due protagonisti prima come criminali da quattro soldi e poi come temibilissimi pistoleros. Degli attori meglio non parlare: Scott Wilson è quasi irriconoscibile, James Caan sembra palato come una pianta di pomodori, Juliette Lewis si atteggia ad Anna Magnani ma riesce soltanto a somigliare alla Martinucci di Via della Padula, e nemmeno un buon attore come Benicio Del Toro dà il meglio di sé. Il finale con i due semicadaveri che parlano di Dio è meglio dimenticarlo.

Tag:

Josephum

by sasso67 (19/04/2005 - 20:51)

Della serie "Come rimpiangere Wojtyla 30 secondi dopo l'elezione del nuovo papa".

Che poi i cardinali fumassero robaccia s'era capito dalle prime tre fumate nere (afghano, senza dubbio). Che poi, tutto sommato, l'elezione di Ratzinger avrebbe anche potuto essere un'ottima scelta, in un'ideale terna formata dal porporato tedesco, il conte Dracula e l'Uomo Lupo. Che poi all'inizio quando hanno annunciato il nome io avevo capito che avevano fatto papa Mazinga. Che poi il nome Benedetto XVI proprio vuol far capire che il papa è conservatore: in ordine di conservatorismo poteva chiamarsi Sisto, Onorio e Gregorio; poi Benedetto. Che poi, insomma, quando ho visto proprio quel cardinale lì vestito da papa mi venisse da vomitare, vorrà pur dire qualcosa, no?

Tag:

Tutti (giustamente) contro Harry

by sasso67 (18/04/2005 - 21:01)

Tutti contro Harry (USA, 1989) di Michael Roemer. Con Martin Priest (Harry Plotnick), Ben Lang (Leo), Maxine Woods (Kay), Henry Nemo (Max), Jacques Taylor (Jack), Ronald Koralian (Mel Skolnik), Max Ulman (Sidney), Jean Leslie (Irene).

Martin Priest«Uscito di galera, Harry ritrova il suo giro illegale d'affari scompaginato dalla concorrenza, scoprirà di essere diventato nonno e verrà coinvolto dall'ex moglie in una serie divertentissima di situazioni: dalle feste mafiose alle feste di biancheria intima. Un'esilarante incursione nel mondo degli ebrei newyorchesi, attraverso un piccolo film indipendente girato nel 1969 ma proiettato per la prima volta al festival di Cannes 1990».

La recensione di cui sopra è di Mereghetti: a parte il fatto che non è l'ex moglie a trascinare il protagonista nella "serie divertentissima di situazioni", vorrei cosa l'ha esilarato tanto in questo film, che ho trovato su una videocassetta che avevo registrato più o meno sei anni fa e mai guardato. A parte la bravura degli attori, in particolar modo Ben Lang, nella parte del cognato di Harry, e di Henry Nemo, il suo fedele servitore, mi pare che di divertente in questo film del tedesco Roemer ci sia ben poco. E anche la moraletta, secondo la quale il protagonista, dopo aver provato con le minacce e la corruzione a rientrare nel giro, diventa "buono" e si accorge dell'importanza dei valori della famiglia e degli amici, è parecchio ma parecchio scontata. Quando Mereghetti avrà smesso di ridere, mi piacerebbe sapere di cosa ha riso.

Tag:

rambodueavendettia

by sasso67 (17/04/2005 - 23:30)

«"CORCERVELLO COME NAMICROSPIA

DEVO ANNA' ARIPIIA' LAMICHI MIA"

chenfatti rambodue perché uno nuiabbastava chenfatti cestà rambo cabbassato lerecchie sè torto lafascetta e sta azzappà latera allora ariva namico suo eiiedice arambo mepari minonna erambo ie dice machèdavero? allora lamico suo ie dice io te levo dasto penzionato mattù però devi annà inumposto lontanissimo servaggio infame pieno debbestie e de omini marvaggi dove tesemagnano lezzanzare eddevi dafà lefoto denascosto allora rambo ie dice no! allisola dei famosi nuncevado! poi invece cevà solo che ie seperde erbagaiio eresta co namano davanti euna dedietro allora poi scopre delle cose teribbili che succedeveno sullisola diifamosi e infatti libbera uno tutto mezzo rotto allora poi però perde laereo eresta sullisola iefanno etorture teribbili incredibbili mappoi sencazza espanza attutti perché cuanno che rambo sencazza tu nuie poi dì scusa mesò sbaiiato chenfatti come minimo devi morì allora poi lui staccuasi pemmorì manummore chenfatti ai nemichi ie dice mortaccivostra maché nullo sapete che devo dafà rambotré?

namicomio reggista affatto unfirm chenunaffatto nalira. sechiama paganini due eritorno.»

ottapiledumileccincue (per radio 2 )

(Johnny Palomba)

Tag:

deggiacchet

by sasso67 (17/04/2005 - 23:17)

«"TELAVEVO DETTO

ERFUTURO STA INUNZOGNO

DRENTO ANCASSETTO"

cesta unnasone che besbaiio peride pescherzo sta drento anacasa dematti allora pegguarillo iemettono ungiubbino eppoi ie dicheno devi avé pazzineza devi aspettà te fatte conto sei come na pratica dellanagrafe fatte conto sei come unfascicolo dercatasto emmò temettemo drento ancassetto ecchissà cuanno te tiramo fori allora lui mentre che sta drento arcassetto vede le cose incredibbili che ie succedono come che lui starebbe ner futuro chenfatti incontra namora eppoi sammucchia e umpò va ner futuro e umpò sta nerpassato e umpò no allora poi scopre deecose incredibbili cuasi impossibbili tipo che cuelli daacasa dematti ereno umpò fii denamignotta tipo che ner dumilauno aroma vince oscudetto tipo che lui deve morì allora fa tipo namaggia evvive ostesso nerfuturo chenfatti penza cuanno mericapita deammucchiammme costamora masoprattutto cuanno orivincemo oscudetto?

navorta micuggino estato duggiorni drento anascatola desigari. mò cià lenfisema.»  

dieciapiledumileccincue

(Barberini sala 4 20.45 fila d posto 11. un simpatico siparietto nella fila davanti circa la buona educazione nel rispettare i posti)

(Johnny Palomba)

Tag:

Arlecchino servitore di due boss

by sasso67 (17/04/2005 - 12:21)

Crocevia della morte (USA, 1990) di Joel Coen [ed Ethan Coen]. Con Gabriel Byrne (Tom), Albert Finney (Leo), Marcia Gay Harden (Verna Bernbaum), John Turturro (Bernie Bernbaum), Jon Polito (Johnny Caspar), J. E. Freeman (Eddie Dane), Mike Starr (Frankie), Al Mancini (Tic-Tac), Steve Buscemi (Mink), Olex Krupa (Tad), Richard Woods (magg. Dale Levander), Thomas Toner (O'Doole).

Byrne in Crocevia della morteSplendido terzo film dei fratelli Coen, binomio inscindibile benché il solo Joel firmi la regia, prima della consacrazione ottenuta con la Palma d'oro di Cannes 1991 per Barton Fink, Crocevia della morte sembra prendere spunto per atmosfere e situazioni dai romanzi di Dashiell Hammett.

La vicenda, ambientata negli anni del proibizionismo in una imprecisata città americana, si snoda attorno a Tom, tirapiedi del boss irlandese Leo, minacciato dal malavitoso italiano Caspar e dal suo pericoloso scagnozzo Eddie, ricattato dal viscido ebreo Bernie e innamorato di Verna, sorella di Bernie e amata dal boss. Lo spunto dà origine ad una sarabanda di avvenimenti messi in scena da una miriade di personaggi, tutti caratterizzati mirabilmente. Su tutto domina però la maestria dei fratelli Coen, che ripropongono con abilità il film gangsteristico, con una trama, una serie fitta di dialoghi intelligenti, un montaggio serrato, che si fanno seguire con immutato interesse dall'inizio alla fine e non lasciano spazio allo sbadiglio. Non solo, Joel & Ethan rivitalizzano il genere grazie ad inserti grotteschi (il bimbo che toglie il parrucchino a un cadavere) ed umoristici che smuovono alla risata anche quando la situazione vira decisamente al tragico. Puramente comici sono i duetti tra il boss Caspar, doppiato in napoletano, e il figlio ciccione che studia dalle monache ("poverino, t'hanno dato un liscio e busso" gli dice accarezzandolo dopo averlo schiaffeggiato), così come le sceneggiate dello straordinario Turturro - attore feticcio dei Coen - quando si vede in pericolo di vita o l'episodio della donnona, che pare uscita da un dipinto di Georg Grosz, che strilla nel locale di Leo.

Gran parte del merito della riuscita dell'operazione Crocevia della morte (ma perché tradurre così l'originale Miller's Crossing?) va anche al direttore della fotografia Barry Sonnenfeld, assai migliore come maestro delle luci che come regista in proprio. Valutando i loro film che ho visto, da Arizona Junior a Fratello, dove sei?, passando per Mr. Hula Hoop e Il grande Lebowski, direi che si tratta del miglior film dei fratelli Coen, tra i più grandi registi di oggi.

Tag:

Poliziotto supermeno

by sasso67 (16/04/2005 - 23:32)

Si può essere più bastardi dell'ispettore Cliff? (Italia/GB, 1973) di Massimo Dallamano. Con Ivan Rassimov (Cliff), Stephanie Beacham (Joanne), Patricia Hayes (Mamma La Turca), Verna Harvey (Eva), Red Carter (Morell), Luciano Catenacci (Gamble), Giacomo Rossi-Stuart (Marco), Michael Sheard (Williamson), Leon Vitali.

Ivan RassimovDifficile essere più bastardi dell'ispettore Cliff che fa come minimo il quadruplo, se non quintuplo, gioco, con la conseguenza di produrre una trama pressoché incomprensibile. Di sicuro c'è che in questa coproduzione angloitaliana si spinge molto sul pedale della violenza e del sesso: Stephanie Beacham si mostra generosamente in più pose. Il cast di parte italiana è poco efficace e il tutto ha il sapore della confusione totale, con uno sviluppo poco coerente e particolari addirittura incongruenti (se il protagonista è nato in Sicilia come mai si chiama Cliff Hoyt?). Nonostante questo, il film si fa seguire, soprattutto grazie alla prodigiosa fotografia di Jack Hildyard, che avvicina questo filmetto di Dallamano alle maggiori produzioni internazionali del periodo. Il finale del film somiglia un po' a Milano calibro 9 di Fernando Di Leo: proprio questo rifuggire dal facile happy ending è uno dei (pochi) punti di forza del film che, se lo si guarda con l'intento di passare un'ora e mezza tra pistolettate e trombate, ha una sua ragion d'essere.

Tra gli attori ha un ruolo da protagonista Ivan Rassimov, attore triestino di genitori croati, morto nel 2003, che successivamente dichiarò di essersi sentito inadatto alla parte, in quanto troppo mingherlino; in una parte collaterale si vede Leon Vitali che due anni dopo sarà scelto da Kubrick per recitare la parte di Lord Bullingdon adulto in Barry Lyndon, e prenderà parte anche all'ultimo film di Kubrick, Eyes Wide Shut (1999).

Tag:

srecchedue

by sasso67 (16/04/2005 - 19:12)

«srecchedue
"SISSEI VERDE E BRUTTO
E TUMOIIE E' GONFIA
NUNTEMETTE ALLUTTO
PERCHE' LAMORE TRIONFIA"
chenfatti sreccheddue è unfirm che infatti melosò visto popo che infatti però lovvisto umpò detempo fa allora infatti io mooricordo mannò tantissimo chenfatti cesoannatio mapperò nunera popo uncinnema granne chenfatti era un cinnema piccoletto indove soovedevano tutti iggiornalistici cheallora poi mepare che cestà srecche collamoie cozza e gonfia che poi allora loro vanno danaparte eppoi succedono tutte delle cose cheffanno ride unzacco chenfatti iggiornalistici piiaveno lappunti escriveveno cuesto faride cuesto pure emmò moosegno allora poi infatti mepare che era tipo umpò astessa storia de sreccheuno mapperò faceva ride ugguale allora infatti però aprossima vorta mepiio lappunti purio così mooricordo benebbene allora infatti poi srecche e lamoie gonfia diventeno tipo diifotomodelli mappoi ceripenzano perché avvive dafotomodelli poi tedevi mette lecorna massoprattutto ivestiti dedorceeggabbagna che se uno è orco invece fampò come iepare.
navorta ottrovato nappunto su unfoietto decuanno soannato aostadio. cera scritto aprossima vorta ricordate depagà erbiietto.»

(Johnny Palomba)

Tag:

Lunga vita all'orco verde

by sasso67 (16/04/2005 - 17:46)

Shrek 2 (USA, 2004) di Andrew Adamson, Kelly Asbury, Conrad Vernon.

Ormai, salvo poche eccezioni, solo i film a cartoni animati sanno dare le più forti emozioni al cinema. Non è un caso che negli ultimi anni alcuni dei film migliori siano proprio animazioni, e soprattutto se provenienti da case "indipendenti" o quanto meno concorrenti della Disney, dove la censura, intesa come trionfo del politicamente corretto, la fa ancora da padrona.

La prima domanda che si pone (o che viene posta a) chi ha appena visto Shrek 2 e se esso sia migliore o peggiore del primo Shrek: è un confronto inevitabile, ma che non ha poi una grande importanza. Shrek 2 è un film notevolissimo da qualsiasi punto di vista lo si guardi, tranne che - ed è un altro pregio - quello della durata: soltanto un'ora e venti di puro divertimento con l'orco verde che ha appassionato grandi e piccini, il logorroico Ciuchino e i loro amici, tra i quali stavolta primeggiano Pinocchio (eccezionale la sua scena alla Mission: Impossible) e il biscotto di pan di zucchero. La novità principale è l'introduzione, indovinatissima, del nuovo personaggio, il Gatto con gli stivali, che rivaleggia con Ciuchino in qualità di migliore amico di Shrek; e i loro duetti rubano la scena al protagonista e a Fiona. Gli autori colgono bene la natura del gatto, che sa sfoderare gli artigli ma anche essere dolce e intenerire gli animi più feroci. In più conferiscono al gatto spagnoleggiante un tocco di nobiltà ("Questo è il momento in cui ripagherò il mio debito!" dice lanciandosi contro la soldataglia) spesso negato ai gatti dei cartoni, di solito isterici e perdenti. La novità di Puss in Boots (nome inglese del Gatto con gli stivali, ecco perché con la spada in cide un P) compensa la mancanza di originalità rispetto al primo episodio, nei confronti del quale anche l'orco verde sembra un po' rincivilito: rutta e scorreggia di meno, anche se un po' di emissioni gassose non se le fa mancare. Rispetto al primo Shrek anche la colonna sonora è un po' dimessa, nonostante la cover di Ever Fallen In Love dei mitici punkers Buzzcoks (durante il furto del filtro magico). E comunque Shrek 2 è davvero un bel film. Per tutti.

Tag:

urtimobacio

by sasso67 (15/04/2005 - 20:17)

«urtimobacio "INTANTO C'ASPETTAMO L'AMORE, ACCONTENTAMOSE DER DOLORE" urtimo bacio e u firm che parla de certi che seso' scoionati. infatti poi loro stanno an martimogno e ce' uno che la' accannato la donna che e' un po' stronza ma afigura demmerda ciafa' lui. poi ce' nantro che cia' un fio piccoletto e na moie pure lei piccoltetta ma rompicoioni. poi ce' uno che fa ir provolone co tutte. poi infatti ce' nantro che e' unpo' ir protagonistico che cia' na donna che aspetta una regazzina allora lui tanto cia' la voia de vede sta ragazzina che pe' avvantaggiasse va co una che po' esse su fia. allora poi succede umpo' una caciara perche' la moie sencazza e lo caccia de casa allora infatti lui se dispiace se dispiace tanto che torna da la regazzina , sammucchia pe nanotte che tanto nun sapeva do anna' e poi ,siccome e' un signore, ie dice me so' sbaiato, me so' confuso pe' narltra scusa scusa.....e er libbro lo damo ar gatto. infatti poi quell'artri se mettono l'anello ar naso e vanno co na caretta in affrica. a me manno detto che questi ragazzi se so' scoionati perche' quando erano ragazzetti ciavevano ir poste de samantafoz e de rambo. le ragazzette invece quello de saimonlebo che nun le a fatte scoiona'. poi lui torna dalla moie e ie dice nunnesuccesso gnente. lamoie che cia' la madre matta allora ie dice sissi' te sposo tanto poi faccio come me pare... a me urtimo bacio me' piaciuto e cio' namico mio che nu se' scoionato perche' da ragazzetto ciaveva er poste de farcao. diciotto luio dumilauno»

(Johnny Palomba)

Tag:

Pittore scandaloso

by sasso67 (15/04/2005 - 19:05)

Caravaggio (GB, 1986) di Derek Jarman. Con Nigel Terry (Caravaggio), Sean Bean (Ranuccio), Tilda Swinton (Lena), Noam Almaz (Caravaggio ragazzo), Dexter Fletcher (Caravaggio giovane), Robbie Coltrane (Scipione Borghese), Spencer Leigh (Gerusalemme), Michael Gough (cardinale Del Monte), Nigel Davenport (Giustiniani), Vernon Dobtcheff (appassionato d'arte), Jack Birkett (il papa).

Jarman era un regista omosessuale, nel senso che non lo nascondeva affatto e lo mostrava anche nei suoi film, la maggior parte dei quali sono incentrati su figure di famosi omosessuali della storia: Edoardo II, Wittgenstein, Caravaggio (per quanto riguarda il San Sebastiano protagonista di Sebastiane non è dato dirlo e, in mancanza di prove certe, meglio lasciar stare i santi). Dire che Caravaggio (1571-1610) fu un artista omosessuale sarebbe fargli torto: direi soprattutto che fu un grandissimo artista, uno dei più grandi pittori italiani di sempre; quanto al resto non si fece mancare niente. La sua biografia ricorda in maniera sorprendente e drammatica quella del drammaturgo inglese Christopher Marlowe (l'autore della Tragica storia del Dottor Faustus e di Tamerlano il Grande), che visse più o meno nello stesso periodo. Gli amori etero ed omosessuali si alternano alle risse da taverna, ai rapporti con i potenti della Roma papalina a cavallo tra Rinascimento e Barocco, e alla realizzazione dei capolavori pittorici di "Michele delle Ombre".

Jarman, usando una messinscena quasi pasoliniana, ricrea le luci delle opere caravaggesche (fenomenale la fotografia di Gabriel Beristain), dicendoci che esse nacquero dalla vita tormentata e breve (morì a 39 anni) del pittore che riuscì a trasporre sulla tela le figure e i dolori della (sua) vita reale, realizzando capolavori "scandalosi" (i personaggi dei suoi quadri sono spesso trasposizioni di figuri da taverna: la modella per una Madonna era una prostituta e il Cristo della Deposizione fu dipinto guardando un annegato). Ma soprattutto Caravaggio, come grida soddisfatto a un certo punto del film, riuscì a "dare forma al puro spirito". E questa è la sua maggiore grandezza.

In un film del genere - che definirei riuscito, anche se non esaltante - può sembrare un particolare insignificante, ma è forse un peccato che il protagonista, Nigel Terry, risulti alla fine poco incisivo (molto più bravo il giovane Dexter Fletcher che interpreta il pittore da ragazzo), nonostante le cicatrici che gli ornano il volto, segno lasciato dalle numerose risse che costellarono la vita del pittore. Molto migliori sono alcuni degli attori che recitano nelle parti collaterali, specialmente la stupenda Tilda Swinton, che sa essere mascolina e femminile, laida e sublime al tempo stesso.

Tag:

La ballata del sedano allegro

by sasso67 (14/04/2005 - 22:19)

Il dormiglione (USA, 1973) di Woody Allen. Con Woody Allen (Miles Monroe), Diane Keaton (Luna Schlosser), John Beck (Erno Windt), Mary Gregory (Dr. Melik), Don Keefer (Dott. Tryon).

La scena del lavaggio del cervelloInsieme a Prendi i soldi e scappa (1969) e Amore e guerra (1975) è uno dei migliori film di Allen, quello più propriamente comico, del primo periodo. Per anni sono stato un ammiratore perso di Io e Annie (1977), il film che segnò il passaggio di Woody Allen alla maturità, ma questi film in cui ha ancora una certa importanza la comicità "fisica", oltre che verbale, del regista newyorkese, sono quelli che già trent'anni fa e passa crearono almeno in Europa il culto per Woody Allen. Nel Dormiglione Allen più che regista è ancora comico puro, sulla scia dei grandi del passato, in particolare Chaplin, Groucho Marx e Harold Lloyd (la scena in cui si cala con il nastro magnetico dalla finestra ricorda il vecchio comico con la bombetta attaccato alle lancette di un orologio). Questo film l'avevo già visto anni fa, ma l'ho rivisto volentieri: non mi ha fatto sbellicare dalle risate, ma è pieno di una miriade di battute sul passato, sul presente e sul futuro (e sul passato/presente, come quando Miles legge su un giornale del 1990 - il film è ambientato nel 2173 - che la moglie del papa ha partorito due gemelli).

P.S. Amore e guerra, film successivo di Woody Allen, è tutto basato sulla parodia della letteratura russa, in particolare Tolstoy e Dostoevsky, ma anche nel Dormiglione Allen dimostra la conoscenza degli autori russi, e in particolare di Gogol, per la scena finale del naso.

Tag:

ifuneraliderpapa

by sasso67 (14/04/2005 - 00:01)

"MORTO UMPAPA SE NE FA'UN A TRIO"

chenfatti ancerto punto stavamio impiazza eancerto punto anno detto è morto erpapa allora tutti anno penzato senefanantro però no tutti chenfatti allora ancerto momento attutti inzieme ievvenuta come nidea come nacosa immente attutti inzieme contemporagnamente nunsefamio mancà gnente annamio tutti appiazza sampietro cottutta lafamiia chiipupi cornonno corguggino collozzio collamichi eallora ancerto punto sarà statio pure ervaticano ma era nacamboggia cheallora infatti cera na fila tipo cuella daaposta solo umpò piullunga mannò tantissimo chenfatti era tipo decuelle file che sefanno aeurodisni che ancerto punto ce stanno icartelli coscritto manca nora mancheno duore manca ungiorno manco se mori entri allora infatti ancerto punto che nun sevolemo fà mancà gnente sesò riuniti inuna stanzetta ersindaco umministro e du pizzardoni eanno fatto tuttompiano eanno detto mo cepenzamo noi asti dù pellegrini allora infatti manno mannato ummessaggino coscritto se vai aroma mettete la maiia de lana masoprattutto porta cottè armeno na sorella namica onacuggina bona che ste pellegrine che sò arivate nuncestanno acconvince allora poi infatti staveno tutti affà lafila peffanafoto chenfatti voi mette la foto derpapa vivo conafoto fattancasa derpapa morto dove sevede lacapoccia decuello davanti? chenfatti morto umpapa senefanantro ma ersindachio accapito male e ancerto punto addetto morto umpapa se ne fa un atrio e noi infatti cefamio lastazzione! eallora poi tutto ermonno stava là avvedè come eannata affinì tutti là agguardà nermentre che roma eddiventata napista demotociclismo e nermentre erpapa affatto sturtimo penziero tra sé e sé: ma io sostato umpapa caggirato ermonno soannatio naffrica namerica nastralia sostato erpapa caggirato ermonno cascalato emontagne io chessò stato erpapa coi scarponi mapposso morì colle defonzeca?

ammè manno detto che erprossimo papa è brasiliano così cuanno che more epellegrine sò umpò meiio. se chiamerà paulo roberto seconno.

doddiciapiledumileccincue

(con la collaborazione di Tonde e del Real Fettuccina F.c.)

(Johnny Palomba: http://www.fandango.it/ita/recinzioni.htm)

Tag:

Il testimone oculare

by sasso67 (13/04/2005 - 23:44)

"È rischioso al giorno d'oggi fare il presidente della Sportiva" disse Blanscé appoggiato al bancone del Bar Lupo "come niente si rischia di andare nel penale". "E lo so" rispose Beppe il Mastalli "qui come ti muovi rischi di andare nel penale... O lui, " continuò adocchiando il Tromba che stava entrando "come presidente della Cooperativa, non rischierà di andare nel penale?". "Tromba," disse il Lupo "te come presidente ce l'hai il penale?". "C'ero fino a cinque minuti fa!" rispose il Tromba soddisfatto muovendo su e giù la mano chiusa a pugno, con gesto inequivocabile.

"Voglio studiare qualcosa per riprenderlo in castagna" disse il Lupo appena tutti ebbero finito di ridere.

Quella sera, appena il Tromba ebbe sorseggiato il caffè, il Lupo si sporse sul bancone e gli domandò, alla presenza di Fabio: "Ma dimmi un po', te la sentiresti di fare il testimone oculare?" calcando un po' l'accento sulla "cu" di oculare. Il Tromba questa volta, parecchio infastidito, rispose a voce alta "No, no, non sono finocchio come voi!!!".

Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, mentre scendevo in paese, c'erano il Lupo e Fabio davanti al bar che ridevano e chiamavano il Tromba "testimone". Lui, dall'altra parte della strada, urlava fra lo scherzoso e l'incazzato "Tanto non v'inculooo!!!".

Tag:

Pistolero muto sempre piaciuto

by sasso67 (13/04/2005 - 18:15)

Il grande silenzio (Italia/Francia, 1967) di Sergio Corbucci. Con Jean-Louis Trintignat (Gordon, detto Silenzio), Klaus Kinski (Tigrero), Vonetta McGee (Pauline), Frank Wolff (sceriffo Gideon Corbett), Luigi Pistilli (Henry Pollicut), Marisa Merlini (Regine), Mario Brega (scagnozzo di Pollicut), Spartaco Conversi (Walter, capo dei fuorilegge), Bruno Corazzari (Charley), Carlo D'Angelo (governatore).

Wolff e KinskiAlla fine dell'ottocento, un gruppo di fuorilegge alcuni dei quali ingiustamente accusati s'è rifugiato sulle montagne innevate dello Utah, in attesa di un'amnistia. Su di essi pendono delle taglie che fanno gola a una banda di bounty killer capeggiata dallo spietato Tigrero, che imperversa per il villaggio di Snow Hill. Vi arriva il pistolero muto Silenzio che ha un conto da regolare con il boss locale e che si assume il compito di vendicare le vittime di Tigrero.

Un buon western all'italiana insolito a partire dai protagonisti: da un attore portato all'introspezione come Trintignant a una protagonista di colore come l'esordiente Vonetta McGee. Accanto recitano a loro alcuni attori tipici dello spaghetti western, come Frank Wolff nella parte di uno sceriffo integerrimo e democratico, Luigi Pistilli in qualità di viscido affarista, Mario Brega nella parte del solito lercio scagnozzo, e soprattutto Klaus Kinski che, con il suo sguardo allucinato (la cosa forse più stonata del film è forse il suo nome, Tigrero, che poco si adatta agli occhi azzurri e ai capelli biondi), dà il senso dell'intera operazione. E che interpreta probabilmente il vero spirito del Grande silenzio, quello di mostrare come gli Stati Uniti - siamo in piena guerra del Vietnam - siano nati sulla violenza e sulla sopraffazione: sulla legge del più forte, come dice senza mezzi termini Tigrero. Corbucci non indulge alla retorica né al sentimentalismo: il finale è eccellente nel suo rifuggire dal classico happy end, le scene d'amore (una sola, per la verità) sono per niente compiaciute, mentre i duelli sono brevi scatti di violenza che si distaccano dall'epica leoniana. Nessun personaggio, nemmeno quello di Kinski, si atteggia a filosofo e soprattutto domina la neve (nei film di Leone erano il sudore e la polvere a farla da padroni), bianco sudario che si stende sui vivi e sui morti, buoni o cattivi che siano. Il miglior western di Corbucci, di molte spanne superiore al sopravvalutato Django, del medesimo regista.

Tag:

Mossaderdiavolo

by sasso67 (12/04/2005 - 20:57)

«Mossaderdiavolo "PORCO DEMONIO!" mossaderdiavolo e' u firm che amo visto anarena aaperto coi gatti che passano sotto esedie ,che so' scomode, ce stanno pure i rucertoloni sopra oschermo ner fim se vede nalrbero che e' quello daarena.poi ancerto punto ce stanno stati pure i fuochi dartificiali e nunze' sentito gnente pe' cinque minuti. poi infatti ar secondotempo allinizio no se sentiva gnente allora io detto "capo nunsesente!". poi sessentito. poi infatti ce stavavano i gabbiani che facevano na caciara. e ce stava pure un cane. naarena lo' contati eravamo cinque. cerano una coppietta che stava a fa robba e parlavano pianopiano allora io o detto "nunsesente!". poi allora eravamo in tre. a me mossaderdiavolo nunme' piaciuto. nun se vede manco na tetta. 28 gunnio dumilauno»

Tag:

Palomba su Amoresperros di Gonzalez Inarritu

by sasso67 (12/04/2005 - 20:52)

«Amorespero “MANCO LI CANI” amorespero e u firm che parla dii cani. che poi allinizzio facevano le battagle fra i cani poi uno fa un incidente. poi ce sta u barbone che va ingiro aammazza' la gente fori der ristorante che irsangue va surtavolo e se confonde co checiap. poi ce' u ragazzo che a fatto l'incidente ma nu seffatto gnente perche' va a fa le gare cor cane suo ma se' ingarellato de la moie der fratello che e' un po stronzo. infatti poi er fratello va a fa le rapine e pure li straordinari co la ccassiera de supermarchet. poi ce' una modella che sta co uno che e' sposato che poi i compra na casa poi lei fa nincidente sta quasi co due gambe poi manco co quelle. er cane che pare un sorcio va affa' il sorcio. poi infatti ce sta sempre ir barbone che deve ammazza' unantro . poi ce e ragazzo che se fa nantro incidente e pure la moie der fratello. e poi ce' irbarbone che a quello che lo deve uccidere i dice"non ti uccido a te! manco li cani!" poi ce er ragazzo che fa nantro incidente, e stamo ar quarto e pure allo stesso incrocio! ir barbone se taia la barba e se lava ma i vestiti sono zozzi lostesso. a me amorespero me' piaciuto e mio cuggino che ciancane infatti a fatto due incidenti. uno co amoto. Roma 27 giunnio dumilauno»

Tag:

Il nemico alle porte (Palomba)

by sasso67 (11/04/2005 - 20:10)

«nemicheeporte "AMMAZZA CHE MIRA" nemicheeporte parla de la guerra. infatti ce stanniiirussi iitedeschi che fannaaguerra a spalingrato. pero' nu sta avince nessuno allora cesta u russo che quando cheera piccolo sparava i lupi. allora poi lui cia' na mira pazzesca che ammazza isordati nemichi pure che a lui nu lo vedono ma lui si che si nassconne e li pia anche che lui sta lontano. peccato che lui ce sta la guerra che senno' poteva vince na cifra de lorsetti de pelusc arlunapart. allora poi arriva u tedesco che cia' pure lui la mira e allora se mirano pe unpo' . lantri sammazzano danantra parte. poi ce sta una che a lui ie piace e se ingarella poi fanno robba tutti zozzi che nun seso' lavati da nanno. pero' li piace lostesso. poi ce' u regazzino che fa furbo e pia pelculo ertedesco lo pia pelculo lo pia pelculo allora ertedesco sencazza e lo pia percollo e ie faffa' lartalena co le tonzille. e russo allora sencazza pia la mira e lo uccide. alla fine poi che e' finita la guerra e russo va lospedale pe trova la regazzetta che sera battuto e la trova ma nu se la fa subbito. forze perche' sera lavato. a me nemicheeporte me' piaciuto ma nu pio pelculo i tedeschi»

Tag:

Pelo (falso allarme)

by sasso67 (11/04/2005 - 19:37)

Io starei meditando un postone su Pelo, però ci vuole tempo e spazio, ci sono da raccogliere migliaia di episodi (e qualcosa rimarrà inevitabilmente fuori), dalle prime sbornie, anzi dalle prime cadute con il benellino fino alla disavventura di swing3... Se anzi ci fosse qualche lettore desideroso di aiutarmi...

Tag:

lincredibbili (Johnny Palomba)

by sasso67 (11/04/2005 - 19:26)

«lincredibbili

"NA FAMIIA UNITA DAI SUPERPROBBLEMI

DAAVITA"

chenfatti stofirm come che te dice lintitolo èncredibbile che infatti allora ce sta nafamiia dencredibbili chenfatti cè erpadre che fa erzupereroo drento allufficio lamoiie che sallunga pestà appresso airegazzini e poi ce staniifii enfatti cenaregazzetta cheè supereroa essenasconne eregazzino paraculo che core e erfiio piccoletto che è incredibbile chenfatti magna e caca tutto regiorno allora infatti poi cestà napischella caruccia che chiama erpadre e ie dice machestaffà nufficio fatte na vera vacanza dasupereroo anvillaggio vacanze allora infatti lui ce va mannundice gnente alla moie allora poi invece stovillaggiovacanze sescopre che è nasola ellui nunsediverte allora lanimatori lovoiono fa restà là finché nummore allora lamoie sgama tutto e dice guarda te se me se deve allungà pure latesta allora piia i duregazzini e siiporta sullisola docestanno laniimatori cattivi che vonno ditrugge ermonno allora lafamiia seritrova espanza attutti chenfatti loro sò nafamiia incredibbile e nermentre che uno tira i pezzi demontagna lartra sallunga e lantra senasconne e lantro core nermentre che erfiio piccoletto incredibbile sta accasa e magna e caca tutto irgiorno allora poi aafine icattivi morono e lincredibbili vivono ma erpericolo stassempre dietro allangolo chenfatti ermonno è pieno danimatori de villaggio.

io infatti conosco nafamiia de supereroi. sò in cincue e sò popo incredibbili. riescheno avvive co ottocento euri armese.»

Tag:

Anabasi araba

by sasso67 (10/04/2005 - 13:20)

La pattuglia sperduta (USA, 1934) di John Ford. Con Victor McLaglen (il sergente), Boris Karloff (Sanders), Wallace Ford (Morelli), Reginald Denny (George Brown), J.M. Kerrigan (Quincannon), Billy Bevan (Herbert Hale), Alan Hale (Cook), Brandon Hurst (caporale Bell), Douglas Walton (Pearson), Sammy Stein (Abelson), Howard Wilson (l'aviatore), Neville Clark (tenente Hawkins), Paul Hanson (Jock MacKay).

Piccolo capolavoro poco conosciuto di Ford. Durante la prima guerra mondiale, una pattuglia inglese nel deserto della Mesopotamia subisce degli attacchi da parte di invisibili Arabi. Rifugiatasi in un'oasi, continuerà ad essere falcidiata dagli attacchi dei cecchini arabi che si tengono al riparo delle dune.

Un film solido come il suo protagonista (lo straordinario McLaglen), teso, asciutto e breve - in tv dura circa un'ora e dieci - con il quale Ford e il suo sceneggiatore Dudley Nichols (autore di altre opere fordiane, tra le quali i due capolavori Il traditore, del 1935, e Ombre rosse, del 1939) riescono a creare un microcosmo credibile con personaggi ben delineati, nonostante il poco tempo impiegato: il solido sergente di buon senso, condottiero di questa piccola Anabasi nel deserto, che riesce a sdrammatizzare le situazioni più difficili, il pazzo fanatico religioso Sanders, interpretato da un bravissimo Boris Karloff, il disincantato epicureo George Brown che non si sa da dove venga e dove vada, il simpatico Morelli ecc. Ovviamente il film risente di alcuni "difetti" dell'epoca: non si vede una goccia di sangue (le pallottole pizzicano corpi e uniformi senza lasciare traccia, se non nel ridurre i corpi in sacchi vuoti), mentre i soldati, pur in una situazione così difficile e sotto pressione sia fisica che psicologica mai si abbandonano a dire parolacce. Un Ford sicuramente da recuperare.

Tag:

Giscard D'Estaing

by sasso67 (09/04/2005 - 18:14)

Valerie Giscard D'Estaing

Tag:

Mélo racconti?

by sasso67 (09/04/2005 - 18:02)

Mélo (Francia, 1986) di Alain Resnais. Con Pierre Arditi (Pierre Belcroix), André Dussollier (Marcel Blanc), Sabine Azéma (Romaine "Maniche" Belcroix), Fanny Ardant (Chistiane Levesque), Jacques Dacqmine (Dr. Remy), Hubert Gignoux (prete), Catherine Arditi (Yvonne).

Ancora una volta: cinema o teatro filmato? Difficile dirlo. È certo che Resnais gira questo film proprio come sfida, per riuscire a mettere in scena, anzi su pellicola, - e per l'ennesima volta - una pièce del drammaturgo ebreo Henry Bernstein, ambientata negli anni trenta. Spesso l'origine teatrale è fin troppo evidente, così come una certa qual magniloquenza del testo, molto legata alla moda dell'epoca, così come una ricerca d'introspezione psicologica fin troppo smaccata per essere davvero credibile. Però, al di là delle intenzioni del regista e della resistenza del testo teatrale al trascorrere del tempo, resta una magnifica prova d'attori: il migliore è, sceondo me, Pierre Arditi, il marito tradito, che sa giocare sui mezzi toni come nelle scene madri. Sabine Azéma è eccellente all'inizio, ma esagera un po' quando deve fare la "pazzerella", mentre Dussollier ingessa il suo Marcel, personaggio almeno originariamente freddo e distaccato, in una serie di pose inamidate, quasi da manichino (in un paio d'occasioni, mentre era inquadrato, mi sono domandato se non mi si fosse bloccato il dvd). Inutile parlare di Fanny Ardant, brava come sempre, ma segregata in una parte minore. Un discreto film che, se fossi stato il regista, avrei accorciato di un buon quarto d'ora, per evitare allo spettatore la noia di guardare, almeno una volta di troppo, l'orologio.

Tag:

Due comici nel pallone

by sasso67 (09/04/2005 - 17:06)

Continuavano a chiamarli... er più e er meno (Italia, 1972) di Giuseppe Orlandini. Con Franco Franchi (Franco Pietrasicca), Ciccio Ingrassia (Principe Francisco Ribanera Mendoza D'Espinoza), John Bartha (lo zio), Didi Perego (contessa Janos), Enrico Luzi (il vecchio), Renato Malavasi (Battista), Emanuela Fallini (Luciana), Sandro Moretti (vescovo), Gino Pagnani (commissario), Alfonso Tomas (avvocato al ricevimento).

Film poco riuscito e troppo lungo di Franco e Ciccio, brutta copia, anche se precedente, di Farfallon (1974), con parentesi carcerarie poco divertenti. Il clou viene sparato nella scena del ricevimento di nobili a casa della contessa Didi Perego, dove il ladruncolo Franco si presenta come il Marchese De Sade, indossando un frac rubato a un prestigiatore, dal quale esce ogni genere d'animali. Allo stesso party è presente, in veste d'avvocato, il mitico Alfonso Tomas, che non ci risparmia i suoi "gni gni gni fi fi fi" d'ordinanza. Il resto, come direbbe Califano, è noia.

Tag:

58 minuti per morire. 3 secondi per dormire.

by sasso67 (08/04/2005 - 19:51)

58 minuti per morire (USA, 1990) di Renny Harlin. Con Bruce Willis (John McClane), Bonnie Bedelia (Holly McClane), William Atherton (Richard Thornburg), William Sadler (col. Stuart), Reginald VelJohnson (Al Powell), Franco Nero (gen. Esperanza), Dennis Franz (capitano Carmine Lorenzo).

Per comprendere di quale credito critico godesse Bruce Willis prima di Pulp Fiction, basti leggere questo passo dalla recensione di Giovanni Grazzini su 58 minuti per morire: «Ad alleggerire l'ansia c'è però, purtroppo, l'interprete Bruce Willis, un attore pagato molto più di quanto meriti, al quale il copione qui fa dire battute spiritose, in osservanza all'obbligo dell'autoironia, che invece scaricano la tensione e portano il personaggio sull'orlo del ridicolo» (da Cinema '90, Laterza). Effettivamente Willis costituì forse la maggiore sorpresa di Pulp Fiction, dove riuscì a reggere con credibilità il personaggio del pugile Butch. 58 minuti per morire era davvero indifendibile e la mutria del protagonista non migliora la situazione. Il film di Harlin, buon direttore di sparatorie e cascatoni, è pieno di incongruenze e luoghi comuni triti e ritriti, come quando Willis si cala sulle piste dell'aeroporto con i classici lenzuoli annodati, più o meno come il Conte di Montecristo, e, quel che è ancora meno credibile, è sorretto dall'alto da un tecnico di colore con un braccio maciullato da un proiettile e, come se non bastasse, che sta in maniche di camicia sotto la neve come Geppetto. Oppure la giornalista che s'intrufola dappertutto benché allontanata e malmenata a più riprese. O l'altro giornalista che mira al Pulitzer e insidia la moglie di Willis sull'aereo minacciato dai terroristi.

E poi almeno durasse 58 minuti. Dura più del doppio e Bruce Willis nemmeno muore. Un film superbrutto.

Tag:

ersaporre de vittoria

by sasso67 (07/04/2005 - 21:41)

«ersaporre de vittoria "VOLEVI VINCE TU VOLEVI VINCE TU..." ersaporre de vittoria e' u firm de lextracomunitari. infatti ce sta na squadra de pippe che vole vince rcampionato ma nu cia lextracommunitarrii allora li compra ma er paese nu vole perche' torgono i lavoro aaggente normale. poi arriva uno che fa llenatore negro e uno che fa' llenatorenormale. vince ernegro. allora poi lellenatore piuscuro ie fa un mazzo cosi' e loro vincono tutte le partite anche se ce stanno lextracommunitariii. poi uno che pero' e' bianco fa er botto co la machina e se vede la finale alletto. e' cuasi morto. loro poi vincono perche' sono piu' para culi. a me ersaporre de vittoria mie' piaciuto ma nu me faccio lava' ervetro ar semaforo.» (Johnny Palomba)

Tag:
Archivio Aprile 2005