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Archivio Settembre 2005

I romani alla prima frociata

by sasso67 (30/09/2005 - 17:40)

Sebastiane (GB, 1976) di Derek Jarman e Paul Humfress. Con Leonardo Treviglio (Sebastiano), Barney James (Severo), Neil Kennedy (Massimo), Richard Warwick (Giustino), Donald Dunham (Claudio), Daevid Finbar (Giuliano), Ken Hicks (Adriano), Lindsay Kemp (danzatore).

Sebastiano e SeveroSan Sebastiano come Santa Maria Goretti? Anche Sebastiano fu martirizzato per non aver voluto cedere alle insane voglie di un bruto? Nel caso di specie il bruto è Severo, capitano delle legioni romane, che si voleva fare perdidietro il giovane soldato Sebastiano. Il quale, già da solo, si era messo nei guai con il suo rifiuto a combattere, dovuto alla conversione al Cristianesimo.

Il film di Jarman (Sebastiane è il vocativo del nome latino), completamente parlato in latino anni luce prima della La scena del martiriochiacchierata scelta di Mel Gibson, comincia con una pantomima itifallica da far impallidire Tinto Brass, e continua in un tripudio compiaciuto ed estenuato di chiappe e corpi nudi maschili. Ed è proprio tutta questa esibizione a sfondo omosessuale, che surclassa la volgarità esibizionista del Caligola brassiano, che alla fine stanca e sdubbia. Peccato, perché alcune scelte nei testi che accompagnano il film sono particolarmente azzeccate nel rendere l'atmosfera del basso impero (all'epoca dei fatti regna il "crudele" Diocleziano), mentre alcune belle immagini si richiamano alla pittura rinascimentale italiana (il richiamo più ovvio è quello al San Sebastiano del Mantegna). Più o meno ingiudicabili tutti gli attori, che parlano un latino con pronuncia restituta e piuttosto anglicizzante.

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Sicilia, Italia

by sasso67 (28/09/2005 - 19:28)

Segreti di stato (Italia, 2003) di Paolo Benvenuti. Con Antonio Catania (avvocato di Pisciotta), Aldo Puglisi (perito balistico), David Coco (Gaspare Pisciotta), Sergio Graziani (il professore), Francesco Guzzo (Cacaova).

Pisciotta (David Coco)Un bel film, argomentato e secco, su uno dei primi misteri della Repubblica Italiana, la strage di Portella della Ginestra, un episodio che anticipa momenti oscuri della storia italiana (l'attentato a Togliatti, la repressione scelbiana, tutta intera la strategia della tensione). Con stile che ricorda quello dei film d'impegno civile di Francesco Rosi, pur non volendo necessariamente privilegiare una pista rispetto ad un'altra (a differenza del più anziano collega), il pisano Benvenuti ripercorre le indagini e soprattutto i depistaggi e gli assassini che precedettero e seguirono la strage. L'unica tesi del film è che essa fu progettata e gestita per lungo tempo e ad alti livelli, vista l'ingegnosità della messinscena. La scena delle carte e della loro scompaginazione da parte di una folata di vento è un po' artificiosa, però l'insieme colpisce e interessa come un libro di Sciascia e come i migliori gialli, che sono quelli presi, purtroppo, dalla vita vera.

Scarno come i precedenti film di Benvenuti (Confortorio, Gostanza da Libbiano), Segreti di Stato è un film che va visto e possibilmente anche aggiornato, se dovessero emergere fatti nuovi.

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Ramones - Surfin' Bird

by sasso67 (27/09/2005 - 22:55)

"Surfin' Bird"

Well everybody's heard about the bird

Bird bird bird
Bird is the word

Don't you know about the bird
Well everybody knows that the bird is a word

Bird bird bird bird is a word

www.azlyrics.com

Trad. mia:

Be' tutti hanno sentito parlare dell'uccello

Uccello uccello uccello

Uccello è la parola

Non sai dell'uccello

Be' tutti sanno che uccello è una parola

Uccello uccello uccello uccello è una parola

 

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Prendiamo posizione!!!

by sasso67 (26/09/2005 - 20:05)

Basta con le ambiguità! È giunto il momento di prendere una posizione netta ed inequivocabile! Basta con i piedi su due staffe, basta con l'o Franza o Spagna purché se magna!
È giunto il momento improcrastinabile di dire una volta per tutte da che parte si sta: o con Anna Falchi o con Simona Ventura! Chi ha ragione tra le due silico-tettute soubrettes? Chi tra loro fa di più per l'economia e il prestigio dell'Italia? È più vantaggioso sposare Ricucci o separarsi da Bettarini? Ai posteri l'ardua sentenza, ma nel frattempo una cosa la possiamo già dire: chessenevadanoaffanculo tutt'e due!

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Las venas abiertas de América Latina

by sasso67 (26/09/2005 - 18:57)

Las venas abiertas de America Latina tienen muchos nombres
se llaman huasipungo en Ecuador
latifundio y explotaciòn en Colombia
estaño y soledad en Bolivia
en Costa Rica se llaman United Fruit y explotaciòn
en Cuba, el burdel de America y explotaciòn
en Chile mineros masacrados y explotaciòn
en Argentina la primera dictatura militar
pero un ioven empezaba un largo camino en motocicleta
para conocer el corazòn de un continente
su nombre era Ernesto Guevara
y màs tarde serìa conocido como el Che..
En Centro America
en Guatemala siempre hay una de las ideas de Arbenz
en Mexico se cobija bajo una revoluciòn traicionada
y alli germina el sueño de una nueva revoluciòn
a los dos anhos en Cuba se esucha la segunda
deliberaciòn de La Habana
y ahora la historia tendrà que contar
con los pobres de America.
En Bolivia el general Torres encabeza un gobierno popular
y en Perù Velasco encabeza un goberno popular
en Brasil Joao Goulart encabeza un goberno popular
y en Chile se impone el Venceremos
y comienza el sueño de los mil dias de Allende
que termina con la larga noche tràgica de la dictatura.
Pero la lucha sigue..
Dijo el Che: si caigo que otras manos recojan mi fucil
y continuen el combate.
y lo prosiguen en Nicaragua eò Frente Sandinista de Liberaciòn Nacional
en El Salvador el Frente Farabundo Marti de Liberaciòn.
La esperanza sigue..
En Chile el Frente Patriòtico Manuel Rodriguez
y en Chiapas el Ejèrcito Zapatista de Liberaciòn Nacional.
Y la lucha seguirà
hasta cerrar las venas abiertas de America Latina
-LuiS sEpùLvEdA-

Giovanni Boffa Fine di una civiltàTraduzione di Pino Cacucci:

Le vene aperte dell'America Latina hanno molti nomi

si chiamano "huasipungo" in Ecuador

latifondo e sfruttamento in Colombia

stagno e solitudine in Bolivia

in Costa Rica si chiamano United Fruit e sfruttamento

a Cuba, il bordello dell'America e sfruttamento

in Cile minatori massacrati e sfruttamento

in Argentina la prima dittatura militare

ma un giovane cominciava un lungo viaggio in motocicletta

per conoscere il cuore del continente

il suo nome era Ernesto Guevara

più tardi lo avrebbero conosciuto come El Che.

E in Centroamerica

in Guatemala resta sempre viva una delle idee di Arbenz

in Messico trova riparo sotto una rivoluzione tradita

e lì germoglia il sogno di una nuova rivoluzione

che due anni dopo, a Cuba,

lancia la seconda deliberazione dell'Avana

e da ora in poi la storia dovrà tenere conto

dei poveri d'America.

In Bolivia il generale Torres è a capo

di un governo popolare

e in Perù Velasco è a capo di un governo popolare

e in Cile si impone Venceremos

e comincia il sogno dei mille giorni di Allende

che finisce con la lunga notte tragica della dittatura.

Ma la lotta continua.

Disse il Che: se cado che altre mani raccolgano il mio fucile

e continuino a combattere

e continuano a farlo in Nicaragua

il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale

in Salvador, il Fronte Farabundo Martì di Liberazione

e la speranza continua

in Cile, il Fronte Patriottico Manuel Rodriguez

e in Chiapas, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

e la lotta continuerà

fino a chiudere le vene aperte dell'America Latina.

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Saranno affamati

by sasso67 (25/09/2005 - 17:35)

Fiorina la vacca (Italia, 1972) di Vittorio De Sisti. Con Gastone Moschin (Ruzante), Renzo Montagnani (Menego), Ornella Muti (Teresa), Janet Agren (Tazia), Felice Andreasi (Michelon), Ewa Aulin (Giacomina), Mario Carotenuto (Beolco), Angela Covello (Fiorina), Rodolfo Baldini (pastore che salva l'onore di Teresa), Attilio Duse (Sandron), Graziella Galvani (Betta), Gianni Macchia (Checco), Sergio Tramonti (il sarto), Piero Vida (Nale), Marcello Bonini Olas (marito ruffiano), Jenny Tamburi (Zanetta), Renzo Marignano (massaro di Beolco).

A metà tra l'operazione colta di recupero delle opere cinquecentesche del Ruzante e la commedia "decamerotica" (un po' come La Betìa di De Bosio), Fiorina la vacca non è poi così male. A tratti sfiora la volgarità, che però, si deve ricordare, era già presente negli originali ruzantiani. Le attrici - tranne una giovanissima Muti, non traggano in inganno le copertine del film che la ritraggono nuda - sono tutte costrette a spogliarsi, così come i maschi scorreggiano in abbondanza. Del resto quel mondo era fatto di passioni elementari, linguaggio basso ed umori corporei e naturali (fango, sudore, sperma, merda e piscio facevano da contraltare al prezioso candore del latte di vacca). Proprio una vacca, che passa di mano in mano, è il filo conduttore della vicenda, che vede protagonisti uomini avidi e donne ingenue, mariti cornuti e mogli vendicative. Su tutto però domina la fame, che spinge gli uomini ad andare in guerra e le donne a rinunciare all'amore per riempirsi la pancia. Il film riesce anche a far risaltare la modernità della poetica del Ruzante che, nelle parole pronunciate nel finale dal personaggio Ruzante interpretato da Gastone Moschin, marito becco e bastonato, lancia anche un messaggio pacifista, quando ricorda che "la guerra serve soltanto a far diventare più ricchi i ricchi e più poveri i poveri". A lui ha anche fatto perdere la moglie (che si è accasata con il ricco Beolco) e la vacca (venduta per comprare le armi per la guerra), entrambe significativamente di nome Fiorina.

Il dialetto veneto del Ruzante è ben reso da validi attori di teatro di diversa provenienza quali Moschin, Montagnani, Carotenuto e Andreasi. Decorativa la presenza delle donne, in particolare una giovane Janet Agren, ma anche Angela Covello e Graziella Galvani, per non parlare delle quasi inedite Ornella Muti e Jenny Tamburi.

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Davis

by sasso67 (24/09/2005 - 23:33)

Chi ama lo sport avrebbe dovuto vedere l'incontro di tennis di Coppa Davis tra Italia e Spagna. Il doppio di oggi è una di quelle partite che potrebbero rimanere nella storia. Dico potrebbero, perché se l'Italia, che sta conducendo per 2 a 1, venisse sconfitta dalla superfavorita Spagna, l'impresa di Bracciali e Galimberti sarà stata inutile. Se però dovesse risultare inutile, la partita di oggi è stata bellissima, conclusa 9 - 7 al quinato set per noi contro la coppia spagnola (che non è una coppia gay ) formata da Nadal, numero uno mondiale, e Lopez. Nonostante la spocchia del numero uno, soprattutto grazie alla bella partita di Daniele Bracciali, siamo riusciti a battere i superbi (almeno oggi) spagnoli. Galeazzi alla fine ha rischiato l'infarto come ai tempi degli Abbagnale.

Chi ama il calcio si deve accontentare invece della quinta vittoria consecutiva in campionato della Juve, che ha battuto fuori casa il Parma per due a uno (gol di Del Vecchio per gli emiliani e poi di Camoranesi e Vieira). Repubblica online ha scritto una minchiata: non mi risulta infatti che Patrick Vieira (Cannes, Milan, Arsenal, Juventus) abbia mai giocato nel Real Madrid.

Dal sito di Repubblica.it: "I bianconeri vanno in svantaggio a Parma: gol di Delvecchio. Poi Camoranesi pareggia e l'ex madridista regala i tre punti a Capello." L'unico ex madridista presente al Tardini era Lorenzo Sanz, ex presidente del Real ed oggi presidente del Parma.

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Vampiri marcusiani

by sasso67 (23/09/2005 - 21:22)

...Hanno cambiato faccia (Italia, 1971) di Corrado Farina. Con Giuliano Disperati (Alberto Valle), Adolfo Celi (Giovanni Nosferatu), Geraldine Hooper (Laura), Francesca Modigliani (Corinne).

Herbert Marcuse, filosofo mito degli anni sessanta e settanta, incontra Bram Stoker e i suoi vampiri. Quelli che hanno cambiato faccia sono infatti i mostri assetati di sangue, che oggi si presentano sotto forma di grandi aziende e multinazionali. Gli strumenti che usano sono la persuasione occulta e subliminale, la pubblicità ingannevole, la truffa e solo in ultima analisi la violenza. Il film di Farina, con alcune forzature dovute anche ai tempi (la ragazza hippie che si presenta seminuda, il porporato del consiglio d'amministrazione), è comunque valido, perché non trascende mai il grottesco di partenza ed ha soluzioni originali abbastanza interessanti, come la villa immersa nella nebbia, i vecchietti muti, i guardiani del parco muniti di FIAT Cinquecento. Il finale è pessimista senza essere catastrofico e riesce abbastanza credibile. Gli attori, a parte ovviamente Celi, non sono granché, ma risultano funzionali, sia il Giuliano Disperati che ricorda il professor Mario Tozzi di Gaia, sia l'enigmatica segretaria interpretata da Francesca Modigliani (almeno credo, perché a naso le interpreti femminili mi sembrano invertite rispetto a quanto indicato nei cast ufficiali).

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Svegliatemi quando è finito settembre

by sasso67 (22/09/2005 - 21:45)

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Like my father's come to pass
Seven years has gone so fast
Wake me up when September ends

Here comes the rain again
Falling from the stars

Drenched in my pain again
Becoming who we are

As my memory rests
But never forgets what I lost

Wake me up when September ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Ring out the bells again
Like we did when spring began

Wake me up when September ends

Here comes the rain again
Falling from the stars

Drenched in my pain again
Becoming who we are

As my memory rests
But never forgets what I lost

Wake me up when September ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Like my father's come to pass
Twenty years has gone so fast
Wake me up when September ends

Wake me up when September ends
Wake me up when September ends

(Green Day, Wake Me Up When September Ends, da American Idiot, 2004)

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Bildungsroman latinoamericano

by sasso67 (21/09/2005 - 18:29)

I diari della motocicletta (USA/Germania/GB/Argentina/Cile/Perù/Francia, 2004) di Walter Salles. Con Gael Garcia Bernal (Ernesto Guevara de la Serna), Rodrigo De la Serna (Alberto Gramado), Mercedes Morán (Celia de la Serna), Mía Maestro (Chichina), Susana Lanteri (zia Rosana), Gustavo Bueno (Dr. Hugo Pesce), Jorge Chiarella (Dr. Bresciani).

Sei partito alla grande con Alberto e con la moto
Siam venuti tutti quanti a salutarvi
Con un augurio, un abbraccio, una risata e una bottiglia è un bel modo per dire libertà
E le ragazze una lacrima ed un bacio

Nel bagaglio avevate due coperte e un po' di mate
Una chiave del 10 e fil di ferro
Una mappa, qualche libro, un paio di indirizzi
Hermanos, vayanse con Dios!

Nonstante le cadute e le rotture del motore
Avete attraversato il continente
E scroccato da mangiare e sofferto freddo e fame
E abbandonato la moto in rottami.

Hai parlato con gli indios rassegnati ed impassibili
Ai mineros dai polmoni avvelenati
Ai lebbrosi sepolti in ospedale giù all'inferno
E li hai portati nel ricordo con te

Addio, non perderti
Resta allegro come sei
Dalle piste di Temuco
Alle vette di Abancay
Tieni gli occhi sempre aperti
Custodisci l'ultima idea
Noi ci prepariamo a seguirti
TRANSAMERIKA

Ho sentito che da allora sei diventato grande
Comandante vittorioso e poi ministri
Che hai sfidato dittatori e per anni li hai beffati
E che adesso tutto il mondo ti conosce.

Ma a noi piace ripensare alla tua voglia di partire
Alla moto caricata all'impossibile
Agli scherzi di Alberto, alla sete di avventura
E' un bel modo per dire libertà

Addio, è il capolinea
So che non ritornerai
A Quebrada de lo Yuro
Ti aspettavano i macellai
Ti hanno mostrato ai giornalisti
Hanno detto "Eccolo, è lui"
Regna l'ombra su Valle Grande
TRANSAMERIKA

Addio, dormi tranquillo
Perché non finisce qui
L'avventura è ripartita
Resta intatta l'ultima idea
E da qualche parte del mondo
C'è qualcuno come te
Che prepara un nuovo viaggio
TRANSAMERIKA

(Modena City Ramblers, Transamerika, da Terra e libertà, 1998)

Più bildungsroman di così non esiste. Un regista brasiliano, un protagonista messicano, un coprotagonista argentino, una serie di produttori internazionali (tra i quali spicca l'americano Robert Redford) per un film che racconta il viaggio di due giovani argentini attraverso tutto il continente sudamericano, dalla Patagonia al Venezuela. E il rischio di fare un grosso buco nell'acqua era enorme. E invece tutto sommato l'operazione funziona, con qualche figurina di troppo e qualche scena, specialmente sul finale, un po' troppo patetica: quando parte dal lebbrosario, dove ha soggiornato per appena tre settimane, Guevara è salutato quasi come un taumaturgo. In realtà quella breve permanenza fu molto più importante per lui che per i degenti del moderno lazzaretto.

E comunque si deve dire che lo spettacolo c'è e sodo, con i paesaggi immensi e maestosi del Sud America a fare da sfondo a una serie di miserie umane, delle quali Ernesto e Alberto cominciano a prendere coscienza, che fanno tremare le vene dei polsi ("le vene aperte dell'America Latina", per dirla con Sepùlveda). Personalmente, Garcia Bernal come Guevara mi convince poco, ma è tutta l'operazione che funziona, a cominciare da quella moto caricata all'impossibile. Eh sì, prima che Ernesto "Fuser" diventasse il Che, immortalato sulle magliette di tutto il mondo, "a noi piace ripensare alla sua voglia di partire, alla moto caricata all'impossibile, agli scherzi di Alberto, alla sete di avventura: è un bel modo per dire libertà".

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Piccioni e filunguelli

by sasso67 (20/09/2005 - 21:49)

Che Ennio Morricone sia un grande musicista non è certo una novità. Certo, ha fatto un po' troppe colonne sonore perché tutte fossero belle allo stesso modo: s'è ripetuto spesso e in molti casi è difficile non confondere la musica di un film con quella d'un altro. C'è poi un ottimo musicista jazz come Franco Micalizzi che ha costruito delle belle colonne Non è una presa per il culo: questo è davvero Piero Piccionisonore per film noir italiani, passati alla storia come "poliziotteschi". Notevole soprattutto il mix tra solennità morriconiana (in particolare l'enigmaticità del periodo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto) e la tradizione della tarantella di belle colonne sonore come quelle di Italia a mano armata, Roma a mano armata e Napoli violenta, tutti e tre del 1976.

Poi arriva Pelo e s'infatua di Piero Piccioni, come qualche anno fa s'era fissato di farci ascoltare a tutti i "filunguelli" che interminabilmente precedevano alcuni pezzi dei Pink Floyd. Piccioni è un musicista davvero mediocre, specialmente se paragonato a quelli testè citati. Basti ascoltare qualche pezzo (tipo Metti una bossa a cena, il nome dice già molto) per individuare la sua matrice vecchia scuola, stantìa e in certi casi albertosordiana nell'accezione peggiore del termine (quella del "ve lo meritate" di nannimorettiana memoria). Come mi garbava Pelo quando cantava I Wanna Rock dei Twisted Sister o Dynamite degli Scorpions tenendosi con le mani le casse dello stereo premute sugli orecchi! Ora ci si mette i tappini di cera ogni volta che va a dormire. E a Montescudaio!

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Non c'è cosa più divina...

by sasso67 (19/09/2005 - 19:02)

La buena vida (Spagna, 1996) di David Trueba. Con Fernando Ramallo (Tristán), Lucía Jiménez (Lucía), Luis Cuenca (il nonno), Isabel Otero (Isabelle), Vicki Peña (la madre), Jordi Bosch (il padre), Alma Rosa Castellanos (Marilyn/Arena), Muntsa Alcañiz (zia Carmen), Joel Joan (Claudio).

I dolori (per la perdita dei genitori) e i palpiti amorosi del giovane Tristán sono al centro dell'opera prima di David Trueba, "fratello d'arte" (più grande e famoso di lui è Fernando). Raccontata con scanzonata ironia, la storia del ragazzino, rimasto solo con un nonno un po' rimbambito, si perde soltanto in qualche lungaggine centrale e in un finale posticcio che sembra raccattato da Mary Poppins o Pomi d'ottone e manici di scopa. A parte questo, si assiste a un film di produzione ed ambizioni medie, con personaggi che riescono simpatici, anche se qualcuno di loro, come l'insegnante di buon cuore o la cugina scapestrata, rischiano lo stereotipo. Il protagonista Fernando Ramallo, ragazzino prodigio del cinema spagnolo (una specie di Silvio Muccino madrileno), è lo stesso di Krámpack, e infatti quando si spaparanza sul divano, mentre nel videoregistratore va una cassetta pornografica, e si mette la mano dentro i pantaloni, viene spontaneo pensare "arieccolo, questo segaiolo!". Spiegazione del titolo di questo post: il giovinetto, da sempre innamorato della cuginetta Lucía, alla fine se la fa.

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20 anni senza Calvino

by sasso67 (18/09/2005 - 00:37)

CalvinoOrmai vent'anni fa, nella notte tra il 18 e il 19 settembre del 1985, e per la precisione il 19, moriva a nemmeno 62 anni Italo Calvino, uno dei quattro o cinque maggiori scrittori e intellettuali italiani del Novecento. Probabilmente il più grande del dopoguerra. Io di lui avevo ed ho letto soltanto un libro, Il visconte dimezzato, che mi piacque molto, ma Calvino era ormai una presenza nella mia vita da studente, fin da quando, alle elementari, si leggevano dal libro di lettura brani del suo Marcovaldo (strano trovarli sul libro di lettura delle elementari, li ho capiti solo molto più tardi).

Quello che mi ricordo bene è che, quando si seppe la notizia della morte di Calvino, la mattina a scuola, prima di entrare in classe, l'Ace esclamò, come se qualcuno (o Qualcuno) ci avesse colpa: "Ma perché proprio Calvino? Non poteva morire Cassola?". E in effetti credo che avesse ragione l'Ace, anche se lo scrittore della Ragazza di Bube non tardò ad esaudire il desiderio del mio amico, andandosene nel 1987, a settant'anni. Direi però che Calvino (Cassola no) è mancato all'Italia in questi ultimi vent'anni, un po' come, secondo me, è mancato Pasolini. La mente lucida di Calvino è mancata a quest'Italia un po' sciagurata, e non a caso lo scrittore (di San Remo? di Cuba? di Torino? di Roma?) è l'intellettuale italiano contemporaneo più apprezzato all'estero. Attualmente solo Umberto Eco può essere considerato, in parte, erede di Calvino, anche se l'alessandrino non ha scritto opere narrative all'altezza (seppure di grande successo commerciale) di quelle di Calvino. Il ventennale della dipartita di Calvino è un evento da commemorare.

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Un grosso grasso marito francese

by sasso67 (17/09/2005 - 15:53)

Sotto la sabbia (Francia, 2001) di François Ozon. Con Charlotte Rampling (Marie Drillon), Bruno Cremer (Jean Drillon), Jacques Nolot (Vincent), Alexandra Stewart (Amanda), Pierre Vernier (Gérard), Andrée Tainsy (Suzanne), Maya Gaugler (nudista tedesca).

Charlotte Rampling in Sotto la sabbiaNon è il semicapolavoro che ci vogliono far credere che sia (vedi ad esempio Mereghetti). Ritratti di donna così se ne sono già visti in abbondanza. Marie e Jean (nomi comunissimi) sono due coniugi in vacanza e una mattina che sono in spiaggia il marito va a fare il bagno e scompare nel nulla. La donna rimane sola e inizia una nuova vita, della quale fa ancora parte l'uomo che ricompare sotto forma di fantasma.

Gli attori sono molto bravi, specialmente Charlotte Rampling, ancora in forma strepitosa, e Charles Denner, che riempie il film e la vita di sua moglie con la sua corpulenza. Infatti sembra che il regista ci voglia far vedere come il marito scomparso sia ancora più presente nella vita della donna dello scialbo nuovo amante, leggero a letto come nella vita. Il film, però, non decolla mai veramente ed è sempre uno di quei filmucci francesi che un po' puzza di muffa e un po' di falso. Nonostante le buone intenzioni, la riuscita è piuttosto modesta. Anche il cinema francese sta attraversando un momento di stanca, un po' come il nostro. Probabilmente gli servirebbe un'altra Nouvelle Vague.

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Nido di (ve)spie

by sasso67 (16/09/2005 - 19:46)

Alzati spia (Francia, 1982) di Yves Boisset. Con Lino Ventura (Sébastien Grenier), Krystyna Janda (Anna Gretz), Michel Piccoli (Jean-Paul Chance), Bruno Cremer (Richard), Bernard Fresson (Marchand), Heinz Bennent (Meyer), Beate Kopp (la segretaria).

Ventura e PiccoliZurigo agli inizi degli anni ottanta doveva essere un intrico di spie che nemmeno la Istanbul ai temmpi della Grande Guerra. Almeno così sembra nel film Alzati spia di Boisset. Dove si narra di una spia dei servizi francesi in sonno che viene risvegliata all'improvviso dalla sua bella vita di agiato commerciante con convivente tedesca, intellettuale e di sinistra. E il bello, anzi il brutto, del film è che non si capisce perché il povero Lino Ventura venga risvegliato dall'ambiguo Michel Piccoli. Si tratta di un film dalle intenzioni lodevoli (la condanna per lo schifo degli intrighi spionistici, provengano da est o da ovest, è abbastanza evidente), ma la riuscita è tiepidina: come trama è ingarbugliatissima, tanto che viene il sospetto che essa manchi del tutto, mentre come azione si deve riconoscere che analoghi prodotti americani sono superiori di qualche spanna. Si salva la bravura degli attori, primo tra tutti ovviamente Michel Piccoli, eccezionale in qualunque ruolo sui cimenti (qui l'ambiguo che si rivelerà essere una carogna), Lino Ventura, per la verità un po' scialbo e Bruno Cremer, anche lui abbastanza laido. La Janda, proveniente dal cinema di Wajda, è troppo spaesata per essere credibile: in questa sarabanda di spie sembra capitata per caso e dà l'impressione di essere una brutta copia della Schygulla.

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Tutti casa e lavoro (per forza)

by sasso67 (14/09/2005 - 17:56)

Ieri sera ci sono volute esattamente due ore dalla timbratura del cartellino all'uscita dall'ufficio (18,30) all'arrivo a casa (20,30). Nuovo record negativo. In Piazza Grande l'autobus non passava, mentre la folla aumentava alla fermata. Spiegazione (postuma): a causa di un raduno di cicloamatori (ma vadano a scalare il Pordoi, invece di rompere i coglioni a noi, e ci ho pure fatto la rima) era stato chiuso il Viale Italia, tanto che gli autobus che vengono da quella direzione e vanno alla stazione non passavano. Il tutto senza preavviso, tanto che l'assessore al traffico ha sentito l'esigenza di chiedere scusa - come riportava oggi Il Tirreno - agli automobilisti arrabbiati (e perché non agli utenti dei bus, invece?).

Sulla variante (o tangenziale che dir si voglia) c'era almeno un incidente, ma a giudicare dal caos ce ne doveva essere stato più d'uno. Fra l'altro uno degli incidenti vedeva coinvolta un'ambulanza che era intervenuta per raccogliere un motociclista vittima di un incidente precedente (complimenti ai vigili che erano intervenuti con prontezza). Bisogna anche dire che la cosiddetta variante è orrenda: stretta, con due corsie strette e senza la corsia d'emergenza. La situazione è aggravata dalla presenza di numerose confluenze e appesantita da quando vi si immettono anche i mezzi che provengono dalla zona commerciale della Porta a Terra. Oltre tutto questi mezzi si guardano bene dal rispettare stop e precedenze quando s'immettono sulla variante. Del resto, se come dice il Guiggi a Livorno i semafori hanno valore di consiglio o, come dico io, sono decorativi come le lucine di Natale, figuriamoci se i loschi figuri che navigano pericolosamente sulla strade labroniche perdono tempo a fermarsi davanti a semplici scritte di Stop sull'asfalto (per qualcuno sarebbe la stessa cosa se ci fosse scritto Viva Bartali o Pisa merda).

Se si considera che il record mondiale della Maratona (km 42,195) è di 2 ore, 4 minuti e 55", stabilito nel 2003 dal kenyano Paul Tergat, noi (il Guiggi ed io) ci abbiamo impiegato più o meno lo stesso tempo a percorrere 50 chilometri in macchina. In sostanza avremmo potuto giocarcela da pari a pari con l'ateniese Fidippide. Però noi, con un po' di fortuna, siamo arrivati vivi.

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Palle vincenti

by sasso67 (13/09/2005 - 22:28)

In principio fu Velasco. È stato lui a creare questo movimento pallavolistico che è oggi una delle espressioni più vincenti dell'Italia sportiva all'estero. Il maggior merito va all'allenatore-guru argentino, che non ha inventato talenti (gente come Bernardi, votato miglior giocatore del secolo scorso da una giuria internazionale, Zorzi, Giani, Gardini non la crea un allenatore), ma ha dato loro la mentalità vincente che ancora oggi abbiamo dimostrato di possedere. Quella dell'89 è stata una generazione di fenomeni (vedi i nomi sopra citati, cui si dovrebbero aggiungere Tofoli, Cantagalli, Bracci), capaci di vincere qualche campionato mondiale - l'unico trofeo sfuggito è l'Olimpiade - strapazzando nazionali allora ritenute fortissime come l'URSS, il Brasile, l'Olanda di Zwerver e Blangé, e la Cuba di Joel Despaigne, al tempo considerato il più forte schiacciatore del mondo.

Passando per la generazione dei Papi, Sartoretti, Gravina, siamo arrivati a questi quasi giovani di oggi che ci hanno dato la grande soddisfazione del secondo titolo europeo consecutivo. L'Italia è stata una vera squadra, al contrario degli insiemi di grandi singoli che erano le nazionali dell'est, in primis Russia e Serbia. Forse nell'Italia del genialoide c.t. Montali non c'è un fuoriclasse vero e proprio, come il serbo Miljkovic e il russo Poltavsky. Ma la forte personalità dell'alzatore Vermiglio, la forza fisica di Fei e Mastrangelo, la classe di Cisolla, la calma di Tencati e Corsano, e la voglia di riscatto di Cernic hanno fatto dell'Italia una vera squadra, vulnerabile, ma di notevole spessore. E anche nei momenti difficili ha saputo trovare la forza morale e le energie fisiche per risorgere e battere avversari fortissimi. Uno sport come il calcio, dove Capello parla di rimborsi per i giocatori che patiscono infortuni in nazionale, non ha che da imparare da uno sport elegante come la pallavolo. Elegante e vincente.

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Perché sono contrario ai PACS

by sasso67 (13/09/2005 - 22:04)

Non mi si può certo accusare di essere un fanatico del matrimonio. Anzi, tra al massimo un paio d'anni, quando qualcuno, riferendosi a me, domanderà chi sono, gli verrà risposto «è un giovanotto invecchiato». Però questa storia dei PACS non mi va giù. E non per ragioni religiose - Dio (se esiste) me ne scampi - ma direi giuridiche, se non morali.

Per un laico il matrimonio è nient'altro che un contratto, regolato infatti dal codice civile. Tale contratto comporta, come tutti (o quasi) i contratti, vantaggi ed obblighi. Se si vogliono conseguire quei vantaggi, assumendosi gli obblighi, la soluzione è quella di contrarre matrimonio (ovviamente parlo del matrimonio civile). Se invece si sceglie la libertà che deriva dallas emplice convivenza o "unione di fatto", si deve rinunciare ai vantaggi offerti dal matrimonio, in particolare in materia di mutua assistenza o comunque di diritti patrimoniali ed economici. Non sono infrequenti le unioni di fatto che rimangono tali, rifuggendo dal matrimonio, per ottenere sostanzialmente vantaggi economici (pensioni di reversibilità, esenzioni, contributi vari). Non vedo perché, oltre a questi, i conviventi debbano ottenere anche ulteriori vantaggi, alcuni sempre di natura economica, altri di tipo diverso. Mi sembra che si rischi, con la proposta di Prodi, la creazione di un "matrimonio senza matrimonio" che è una figura ibrida e di comodo.

Personalmente, sono invece favorevole ai matrimoni anche per coppie omosessuali, nel modo in cui sono state recentemente legalizzate in Spagna da Zapatero. E già che ci siamo, lo dico: non capisco perché si usi il termine "zapaterista" come un insulto. Per me non lo è. In ogni caso, se si vuole ragionare in termini di diritti civili e di civiltà, non è ai PACS che si deve mirare, ché lì si verte puramente in tema di miseri vantaggini economici, bensì alla vera e propria legalizzazione dei matrimoni anche tra persone dello stesso sesso.

È ovvio, comunque, che prima di dare un giudizio complessivo e definitivo sul progetto di apertura ai PACS, è necessario leggere il testo dell'eventuale proposta del probabile candidato del centrosinistra Prodi.

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fine della seduta (spiritica)

by sasso67 (12/09/2005 - 22:14)

«Il negromante mi si raccomandò, pregandomi che io gli tenessi il fermo, e che io facessi fare profummi di zaffetica: così, voltomi a Vincenzio Romoli, dissi che presto profumassi di zaffetica. In mentre che io così diceva, guardando Agnolino Gaddi, il quale si era tanto ispaventato che le luce degli occhi aveva fuor del punto, ed era più che mezzo morto, al quale io dissi: - Agnolo, in questi luoghi non bisogna aver paura, ma bisogna darsi da fare e aiutarsi; sì che mettete sù presto di quella zaffetica -. Il ditto Agnolo, in quello che lui si volse muovere, fece una strombazzata di coreggie con tanta abundanzia di merda, la qual potette più che la zaffetica. Il fanciullo, a quel gran puzzo e quel romore alzato un poco il viso, sentendomi ridere alquanto, assicurato un poco la paura, disse che se ne cominciavano a 'ndare a gran furia.»

Benvenuto Cellini, Vita, Libro 1,64

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Rondò

by sasso67 (11/09/2005 - 20:21)

RONDÒ.

Cacando l'altro ier comodamente,

La gabella pagai che al culo devo.

Non fu l'odore tal quale credevo,

E ne rimasi tutto puzzolente.

Oh, se m'avesse alcun cortesemente

Condotto la Gentile che attendevo

Cacando.

A lei col mio buon mestolo imbrandito

Il buco dell'urina avrei condito,

Mentr'ella avrebbe col suo roseo dito

Il buco della merda a me forbito,

Cacando.

(da Gargantua e Pantagruel, Libro I, Capitolo XIII)

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Inter già nella polvere?

by sasso67 (11/09/2005 - 11:18)

'sti cazzi, non è mica giusto! Ho appena fatto un pronostico sul campionato e Mancini già comincia a smentirmelo. E più che a me, poi, penso ai tifosi dell'Inter come Michele Serra, quelli che pensano che sia l'anno dell'Inter ma non lo dicono per scaramanzia, che già cominciano a sentirsi scivolare sulla schiena brividi che tutto sommato siamo alle solite, anche se l'anno scroso l'Inter anziché perdere pareggiava. E' ovvio che, con i tre punti a vittoria, su due partite è meglio vincerne una e perdere l'altra che pareggiarle tutte e due, però intanto è già arrivata la prima sconfitta, anche se su un campaccio come quello di Palermo, dove per esempio la Juve perse già l'anno scorso.

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Montagnani sindaco?

by sasso67 (10/09/2005 - 22:00)

Peccatori di provincia (Italia, 1976) di Tiziano Longo. Con Renzo Montagnani (Angelo Lo Curcio, il sindaco), Daniela Halbritter (Domitilla Bertacchi), Lauretta Masiero (Concetta Lo Curcio), Macha Méril (Vincenzina Lo Curcio), Femi Benussi (Gigia), Riccardo Garrone (avvocato Giuseppe Zito), Stefano Amato (Donato Lo Curcio), Conchita Gloria Vasues (Gomorra, la domestica), Fernando Cerulli (Don Alfonso), Salvatore Puntillo (assessore).

Nonostante la presenza di due attrici di serie A come la buñueliana Macha Méril (fu la madame di Bella di giorno) e Lauretta Masiero, Peccatori di provincia è l'ennesima commediaccia insulsa e tenuta su soltanto dall'abbondante volgarità. La trama è scontatissima e tirata all'osso, mentre una serie di personaggi (il direttore della banca) ed episodi collaterali sono chiaramente inseriti per aumentare la durata di questo pastrocchio. In un'ideale scala da 1 a 10 darei a questo film 2; un punto in più per una battuta che mi ha fatto ridere: mentre Montagnani insegue incazzato l'infedele avvocato Garrone gli urla dietro "Vi faccio radiare dall'ordine professionale, te e tua moglie!". Al che Garrone ribatte "Ma mia moglie non è iscritta all'ordine degli avvocati!". "Ma a quello delle puttane sì!", conclude Montagnani.

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Quando gli italiani non avevano la coda

by sasso67 (10/09/2005 - 15:17)

Bachelor Party (USA, 1984) di Neil Israel. Con Tom Hanks (Rick Gassko), Tawny Kitaen (Debbie Thompson), Adrian Zmed (Jay O'Neill), George Grizzard (sig. Thompson), Barbara Stuart (signora Thompson), Robert Prescott (Cole Whittier), William Tepper (dottor Stan Gassko), Wendie Jo Sperber (dott.ssa Tina Gassko), Barry Diamond (Rudy), Gary Grossman (Gary), Michael Dudikoff (Ryko), Hanks, Aames, ZmedBradford Bancroft (Brad il beccaccione), Deborah Harmon (Ilene), Martina Finch (Phoebe), Angela Aames (signora Klupner, cliente del fotografo), Monique Gabrielle (Tracey), Toni Alessandrini (Desirée).

Bei tempi quando in Italia ancora non esistevano pagliacciate come gli addii al celibato e le feste di Halloween... Ora che invece anche noi abbiamo assunto tutte queste belle tradizioni che ci appartengono come, per dire, un sushi al pranzo di Natale o una Coca-Cola alla ciliegia dopo un piatto di spaghetti, non si può che guardare con nostalgia a un film come questo. Dove tra l'altro compare un giovanissimo e ancora non oscarizzato Tom Hanks. E direi che questo rappresenta il fattore di maggior interesse in questo filmetto del commediante Neil Israel, autore anche del copione di Scuola di polizia. La commediola è risaputa, con il bravo ragazzo un po' scapestrato e incompreso dai futuri suoceri che rischia di perdere le nozze con l'amata per una stupida festa di addio al celibato organizzata dagli amici. Tra questi si segnala un buzzurro di nome Rudy che cerca vanamente e pateticamente di ripetere le prodezze di Bluto/John Belushi in Animal House. L'interprete Barry Diamond non possiede né la sagoma né tantomeno la personalità dello scomnparso attore d'origini albanesi. La scena che mi è rimasta più impressa è quella che scorre sui titoli di testa con la mamma bionda che porta il figlioletto a farsi la foto: la maggiorata in questione, l'attrice Angela Aames, è morta quattro anni dopo questo film, nel 1988, a soli trentadue anni.

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L'uragano di Livorno

by sasso67 (09/09/2005 - 19:37)

Una recente immagine di Piazza CavourQuesta mattina la piangente cittadina di Livorno è stata colpita dal temporale Argìa, fratello (o sorella) povero del nefasto uragano americano Katrina. Un violento nubifragio s'è abbattuto per almeno cinque minuti sul centro cittadino, tanto che la potente organizzazione locale della protezione civile s'è messa in moto subitamente, con il generalissimo U. e il suo fido caporalmaggiore J. G. che, vestiti come Spencer Tracy in Capitani coraggiosi, hanno perscorso in gommone i fossi cittadini, raccattando con reti e tramagli cani randagi, ometti briài e stronzoli rinseccoliti trascinati nei canali dalla forza degli elementi.

Tutto è finito per il meglio, anche se ora sale la preoccupazione per l'acquazzone Nedo segnalato per fine settembre. I meteorologi prevedono infatti che il fenomeno atmosferico colpirà il centro cittadino spazzando con la propria forza la zona compresa tra Piazza Cavour, Via E. Mayer e Piazza Attias. In previsione di ciò, gli operatori ecologici in forza alla locale AAMPS hanno già smesso da tempo di farlo loro.

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Sterminator

by sasso67 (08/09/2005 - 22:12)

Notizia dei giornali stamani: "Stermina la famiglia e poi si uccide. Stati Uniti: l'uomo era paralitico".

E come ha fatto a uccidere i familiari? Gli ha mandato le maledizioni???

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---Sergio Endrigo---

by sasso67 (07/09/2005 - 21:53)

R.I.P. (Pola, Istria, 1933 - Roma, 2005)

Troppo sottovalutato, troppo dimenticato. Sergio Endrigo mai ebbe il successo di un Gino Paoli né la considerazione di altri cantautori genovesi come De André. Un altro cantautore genovese ormai semidimenticato è Bruno Lauzi. Ci ricorderemo troppo tardi anche di lui?

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Totti contro Totti

by sasso67 (07/09/2005 - 18:39)

Speriamo che stasera sia la volta buona. Sia detto una volta per tutte: io sono ipercritico, ma non faccio mai il tifo contro, tanto meno per la nazionale italiana. L'Italia ai mondiali deve andarci, Totti o non Totti. E ora forza azzurri e basta. Poi, caso mai, si esalta e si critica.

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Menagramo di un menagramo

by sasso67 (06/09/2005 - 21:13)

Scozia - Italia del 3 settembre 2005. Al dodicesimo del primo tempo Civoli e Mazzola commentano la partita: «...la Scozia ha degli attaccanti veramente scarsi... eh sì, la Scozia in avanti è ben poca cosa...». Minuto tredicesimo: la Scozia Mazzolasegna con il proprio centravanti Miller.

Dal documentario di Raitre, per "La grande storia", su Papa Luciani, Giovanni Paolo I. Udienza generale del mercoledì del 27 settembre 1978. Folla immensa nella Sala Nervi. Una voce tra la folla: «Lunga vita al papa!». Papa Luciani: «Come?». Voce: «Lunga vita!». All'alba del 29 settembre 1978 il papa fu trovato morto nel proprio letto, stroncato con ogni probabilità da un embolia polmonare. Che ci fosse Mazzola tra il pubblico dell'udienza?

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Adriano e Zalayeta

by sasso67 (05/09/2005 - 19:54)

I giornali si sono sperticati in lodi per la tripletta rifilata da Adriano al Cile nella partita di qualificazione ai mondiali 2006 finita 5 a 0 per i brasiliani. Che Adriano sia un grandissimo attaccante, probabilmente il migliore attualmente in circolazione, non è una novità. Mi sembra però che nettamente superiore sia l'impresa di Zalayeta che ha rifilato una tripletta alla Colombia nella partita di qualificazione Uruguay - Colombia terminata 3 a 2 per i celesti. L'insieme uruguayano non vale un ventesimo dei verdeoro brasiliani; ecco perché l'importanza dei tre gol di Zalayeta, umilissimo e utilissimo attaccante della Juve, è molto più di quella del grandissimo centravanti dell'Inter. Anche le due triplette si somigliano: come Adriano, Zalayeta ha segnato un gol con un imperioso stacco di testa, un altro con un potentissimo tiro incrociato da poco dentro l'area di rigore e un terzo con opportunismo da pochi passi. Gloria quindi ad Adriano, ma un po' di lustrini diamoli anche a Zalayeta, in Italia relegato addirittura dietro a Del Piero.

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Sordi DOC

by sasso67 (04/09/2005 - 22:46)

Lo scapolo (Italia, 1955) di Antonio Pietrangeli. Con Alberto Sordi (Paolo Anselmi), Fernando Fernan Gomez (Armando), Madeleine Fischer (Carla), Sandra Milo (Gabriella), Pina Bottin (proprietaria Lo scapolodella pensione), Nino Manfredi (Peppino, fidanzato della sorella), Francesco Mulè (amico), Lorella De Luca (ragazza della lavanderia) Abbe Lane e Xavier Cugat (sé stessi).

Un Sordi d'annata, con tanto di regia sobria ma arguta di Pietrangeli e sceneggiatura di Maccari, Scola e Continenza. Poco da dire, la satira questa volta è riuscita; la macchietta è solo sfiorata, ma il personaggio Sordi regge. Ci sono alcune scene memorabili, come quella dei pittori fiamminghi, quella della televisione al bar oppure l'altra sull'autobus, dove il personaggio sordiano rivela per l'ennesima volta la propria vigliaccheria ipocrita.

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Cinema lacustre

by sasso67 (04/09/2005 - 13:14)

Il letto in piazza (Italia, 1976) di Bruno Gaburro. Con Renzo Montagnani (Luca Reali), Sherry Buchanan (Jennifer Milton), Rossana Podestà (Serena), John Ireland (sig. Milton), Giuseppe Anatrelli (farmacista), Venantino Venantini (Bogart), Ugo Fangareggi (cognato di Luca), Dino Emanuelli (geometra Trombetta), Nando Marineo (il prete), Giuseppe Maffioli (barista), Gabriele Tinti, Daniele Formica, Giacomo Rizzo (amici di Luca), Cinzia Romanazzi (contessa, moglie del farmacista), Loretta Persichetti (figlia del barista).

Che Nantas Salvalaggio non sia un grande scrittore lo sanno anche i muri, ma che abbia potuto scrivere una cosa del genere non lo credo nemmeno io. Piuttosto penso che Gaburro e i suoi sceneggiatori abbiano completamente tradito e travisato un romanzo che poteva dare adito a un film del genere Signori e signore. E invece si ritorna al genere commediaccia (Il piatto piange con Aldo Maccione sembra alta cinematografia, al confronto), ossia pretesto per mostrare qualche attrice nuda e qualche luogo comune sulla provincia italiana corrotta e bigotta. Non si saprebbe davvero cosa salvare in questo film, nel quale anche il bravo Montagnani c'entra come i cavoli a merenda. Imbarazzanti i suoi dialoghi con la prostituta (se non lo dicessero non capiremmo mai che lo è) dal cuore d'oro Rossana Podestà.

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Su Scozia - Italia

by sasso67 (03/09/2005 - 21:21)

Grazie alla sempre più simpatica RAI, mi sono perso il primo tempo della partita Scozia - Italia, che qualcuno che ha solo la parabola ha dovuto ascoltare alla radio. Il secondo tempo e alcune immagini viste in tv mi suggeriscono un paio di considerazioni. L'Italia non avrebbe meritato di perdere, ma non c'è mancato molto ed alcune responsabilità di Lippi sono evidenti. Due sicuramente: avere fatto giocare un calciatore scarso e sopravvalutato (Zaccardo) e uno chiaramente spompato e fuori giri (De Rossi). La maggiore abilità di Lippi è sempre stata quella di capire i difetti della squadra a partita in corso, e infatti con la Scozia ha tolto prima Zaccardo (inguardabile, come contro l'Irlanda) e poi De Rossi. La responsabilità di Lippi è tanto più grave quanto aveva un Pirlo in forma strepitosa, che ha giocato - almeno per quanto ho visto io - benissimo, trovando però una collaborazione nulla da De Rossi, mentre il povero Avete anche ragione, questa foto non c'entra nienteGattuso si spolmonava per recuperare palloni (e che colpa gli si può fare se a fine partita ha ciabattato via un paio di buoni tiri?). Di sicuro Lippi non ha colpa per le precarie condizioni fisiche di Nesta, in alcuni momenti quasi ridicolizzato dallo scozzese Miller, inspiegabilmente sostituito dal suo c.t. nel secondo tempo (il sostituto era un armadio semovente che si è fatto notare soltanto quando ha rimediato un cartellino giallo per una gomitata a Cannavaro). Vieri e Iaquinta hanno fatto abbastanza poco, tranne che il primo si è mangiato un gol piuttosto clamoroso nel secondo tempo. Certamente Lippi ha indovinato le sostituzioni: Grosso ha commesso qualche errore, ma ha segnato un gol importantissimo, Camoranesi ha giocato benissimo e Toni è riuscito a rendersi pericoloso, pur nel poco tempo in cui ha giocato. Però bisognerebbe parlare di Totti. Vorrei sapere quante partite ha giocato in nazionale e in quali è stato decisivo, o comunque fondamentale, o almeno ha giocato bene (diciamo nelle quali ha meritato un sette in pagella). Io me ne ricordo un paio agli Europei del 2000, quelli di "je faccio er cucchiaio", e poi buio pesto. Anche stasera è stato piuttosto irritante, ha fatto tanti passaggini, qualche lancio di prima non andato a buon fine, ha manifestato il solito nervosismo e s'è beccato la solita ammonizione gratuita.

Un velo pietoso lo stenderei sui commentatori della RAI. Più d'una volta hanno lanciato la pubblicità in momenti infelici, quando la regia stava mostrando un replay interessante. Più d'una volta hanno commentato a sproposito azioni di gioco. Addirittura patetica è ormai la presenza di Mazzola, che ha ormai come missione impossibile quella di esaltare a tutti i costi Totti. Quando ha proditoriamente scalciato l'avversario, meritandosi un sacrosanto cartellino giallo, ha detto che l'ammonizione era esagerata perché Totti aveva cercato la palla, e alla fine della partita, richiesto da Civoli, sul voto da dare a Totti, ha detto "la sufficienza, anche se deve fare di più". Ma ci faccia il piacere, ci faccia...

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Succede un settantasette

by sasso67 (02/09/2005 - 22:57)

Lavorare con lentezza (Italia, 2004) di Guido Chiesa. Con Tommaso Ramenghi (Sgualo), Marco Luisi (Pelo), Jacopo Bonvicini (Pigi), Claudia Pandolfi (Marta Venturi), Valerio Binasco (Marangon), Valerio Mastandrea (tenente Lippolis), Max Mazzotta (Lionello).

Lavorare con lentezzaInnanzitutto va detto che Lavorare con lentezza è una grossa delusione. Soprattutto per chi aveva apprezzato i precedenti lavori di Chiesa, come il buon trattamento del Partigiano Johnny. Non si riesce proprio ad affezionarsi a personaggi unidimensionali come quelli di questo film, a partire dai due protagonisti, fino al tenente dei carabinieri interpretato con buona volontà ma scarsa credibilità da Valerio Mastandrea, mentre ancora meno credibile è la Pandolfi - che mostra ancora tette e sedere (ma il pelo no!, direbbe Marco Giusti) - nella parte di un'avvocatessa delle cause perse. Gli unici personaggi con un minimo di spessore sono il malvivente Marangon e il carabiniere di leva Lionello, e infatti gli episodi legati al bravo Max Mazzotta, il più "pazziano" di tutti, sono gli unici che destano interesse e simpatia. Il resto, compresi gli inserti che tentano pateticamente di parodizzare i film rivoluzionari russi (in particolare Ottobre di Ejzenstein), e il tentativo, davvero spregevole, anche se forse non del tutto voluto, di giustificare la violenza dei contestatori con le provocazioni della polizia, rendono il film, per certi aspetti, fastidioso.

E' un peccato perché il regista aveva già dimostrato di essere valido, e la struttura non si appiattisce in uno stile semplicemente videoclipparo, e bene o male tenta di amalgamare generi cinematografici diversi, la politica goliardica, il film musicale un po' alla Quadrophenia, la commedia simil I soliti ignoti e il film criminale alla Grisbì. Il risultato somiglia a una brutta copia di qualche film metafisico - politico di Elio Petri. Un'occasione sprecata... alla prossima.

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Archivio Settembre 2005