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Almanacco del giorno dopo (16)

by sasso67 (30/11/2005 - 19:04)

Il santo del giorno. Oggi si celebra(va) Sant'Andrea apostolo, fratello di San Pietro, martire e pescatore di busdraghi marini. È lui che, battezzato da Giovanni il Battista, fa conoscere Gesù al fratello. Andrea compare nei Vangeli due volte: in occasione della moltiplicazione dei pani e dei pesci e durante l'ultima cena, insomma soltanto quando c'era da mangiare. Dopo la morte del Cristo, andò a predicare in Grecia e divenne il capo della comunità cristiana di Patrasso, dove fu martirizzato: venne crocifisso su una croce a forma di X (che proprio per questo ha preso il nome dal santo) nei pressi di un passaggio a livello.*** La squadra dei santi celebrati domani comprende invece: Sant'Ansano da Siena, patrono dei senesi ansiosi, il Beato Antonio Bonfadini da Ferrara, il Beato Charles de Foucault, fresco fresco di nomina (beatificato il 13 novembre scorso da Benedetto XVI), la Beata Clementina Anuarite Nengapeta, Sant'Edmondo Arrowsmith, Sant'Edmondo Campion, Sant'Eligio, Sant'Evasio (venerato nel supercarcere di Casale Monferrato), Santa Fiorenza eremita, il Beato Giovanni Garbella da Vercelli, il Beato Giovanni Gueruli, San Hussik, la Serva di Dio Maria Rosa di Gesù (Bruna Pellesi), San Naum profeta (patrono delle persone con la barba, maschi e femmine), San Proietto, e il Servo di Dio Zaccaria Negroni (santo patrono dei salami cacciatorini).

Il sogno (di ieri). Io ero il nano e trovavo un culo. Mi ci intrufolavo subito e il proprietario domandava "Chi è là dietro?" e io "Sono io, perché, do noia?". "No, no, facci pure" diceva il padrone del culo. "Scusi," domandavo "o lei invece chi è?". "Andrea", mi rispondeva.

Consigli pratici. Come procurarsi gli incubi. Avendo ricevuto una bottiglia di olio nuovo (una delle sette meraviglie del mondo), crogiate una bella fetta di pane, meglio se casalingo, e strusciatevicisi sopra, ma appena appena, uno spicchiettino d'aglio e poi buttatecivisi sopra un po' del suddetto olio (o oglietto) nuovo. Mangiate il tutto. Il mirabolante manicaretto in oggetto dicesi bruschetta. La nottata seguente dicesi incubo.

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Chiù pilu pe 'mmìa!

by sasso67 (30/11/2005 - 18:38)

La commedia di Dio (Portogallo/Francia/Italia/Danimarca, 1995) di João Cesar Monteiro. Con Max [João Cesar] Monteiro (João De Deus), Cláudia Teixeira (Joaninha), Manuela de Freitas (Judite), Raquel Ascensão (Rosarinho), Gracinda Nave (Felícia), Patrícia Abreu (Alexandra).

A comedia de DeusUn film assolutamente folle, ma con contenuto, da parte di un artista che si è rivelato tardi e che è morto troppo presto. La commedia di Dio narra le passioni e le perversioni (tra le quali, non ultima, una collezione di peli pubici femminili), fino all'inevitabile caduta, di João De Deus, gestore della gelateria "Paradiso" di Lisbona. Il film di Monteiro ha lungaggini e momenti di stanca, ma anche dialoghi intelligenti, e scene da pazzo genialoide, come quando il protagonista sodomizza la cameriera ("Signor João, ma lei me lo sta mettendo nel culo!" "Sì."), oppure come quando la vicina va a chiedergli del prezzemolo e João le consegna una rapa: una scena che sembra uscita da Aspettando Godot di Beckett.

Un film che ogni cinefilo dovrebbe vedere, e che incuriosisce sulle altre opere del regista portoghese (1934-2003), del quale avevo visto soltanto Ricordi della casa gialla (1989), a mio modesto parere migliore di questo. Ma La commedia di Dio resta assolutamente da vedere.

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Almanacco del giorno dopo (15)

by sasso67 (28/11/2005 - 20:14)

Il santo del giorno. Tra i santi di domani si annoverano sei martiri, due vescovi, un vescovo & martire, un eremita e un sacerdote. Nessuna vergine.

Il sogno (di ieri). Il nano travestito da vescovo e martire mi suonava alla porta e mi chiedeva se fossi vergine. "Oggi niente vergini!" rispondevo dalla finestra. "Allora quando ripasso?" domandava il nano. "Riprova mercoledì sedici" gli dicevo. E lui: "Ma mercoledì è il 14!". E io: "Appunto!".

Consigli pratici. Come attaccare le figurine con il vinavil. Ma dove siete rimasti? Sono almeno tredici anni, se non quattordici, che nessuno usa più il vinavil. La piaga è stata debellata nel 1992 dal professor Veronesi.

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Almanacco del giorno dopo (14)

by sasso67 (28/11/2005 - 19:54)

Il santo del giorno. Oggi si celebra un altro mio omonimo, il bravino San Giacomo della Marca Religioso e sacerdote. Fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch'egli si diede alla predicazione, in Italia, Polonia, Boemia, Bosnia e in Ungheria dove si recò per ordine del papa. Oratore ardente, fustigò soprattutto i vizi dell'avarizia e dell'usura. Per questo il santo marchigiano introdusse i Monti di pietà, dove i poveri, vessati da debiti, potevano impegnare le loro cose ad un interesse minimo. In conseguenza di ciò, il santarellino di cui sopra è patrono degli affaristi, dei banchieri e degli usurai e anche di monsignor Marcinkus.

Il sogno (di ieri). Ero sul letto sveglio e m'immaginavo di sognare me stesso che stavo sveglio sul letto, quando un nano mi s'introduceva in camera e mi saliva sul letto con l'intenzione di abusare di me come fa di solito, novello Freddy Kruger, nei miei sogni dovuti all'abuso di sostanze peperonacee, ma io reagivo sferrandogli un bel calcio di collo pieno sul suo musaccio nanesco. Il dolore mi faceva uscire prima dal sogno e poi dall'immaginazione e infatti colpire con un calcio il bordo del letto in massello di rovere può anche costringere a ricorrere al pronto soccorso ortopedico. Ma per questa volta ho avuto culo.

Consigli pratici. Come ripararsi dal freddo. Mettetevi una berretta di lana. La papàla è più sexy. 

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Strange But True.

by sasso67 (28/11/2005 - 19:13)

The Fog Of War (USA, 2003) di Errol Morris. Con Robert Strange McNamara.

Una lunga intervista a colui che fu, per un lungo periodo negli anni sessanta, il Segretario di Stato alla Difesa degli Stati Uniti d'America. McNamara racconta la propria vita, che per un certo lasso di tempo coincide con quella di una bella fetta dell'umanità, specialmente quando dice che il mondo arrivò "a tanto così" (e avvicina pollice e indice) dalla guerra atomica. McNamara dice di ricordare, a due anni, la fine della Prima Guerra Mondiale, con i festeggiamenti e i propositi espressi da Wilson, secondo i quali quella avrebbe dovuto essere l'ultima guerra dell'umanità. Racconta gli anni della sua giovinezza, gli studi, gli anni dell'università, l'assunzione alla Ford, della quale divenne il più giovane presidente, successore prescelto dallo stesso fondatore Henry Ford. E proprio durante la sua presidenza del colosso automobilistico fu chiamato da John Fitzgerald Kennedy a comandare il Pentagono. McNamara racconta l'inizio della guerra del Viet Nam, l'assassinio di JFK e l'avvento alla presidenza di Lyndon B. Johnson, con il quale non ebbe mai un grande feeling. L'ex ministro tenta talvolta di giustificare le proprie scelte come capo della Difesa americana, ma riconosce anche gli errori di valutazione nei riguardi dei vietnamiti. Sostiene che la guerra andò avanti perché gli americani non capirono che i vietnamiti non erano alleati della Russia o della Cina, ma combattevano per la loro indipendenza come avevano fatto in precedenza con la Francia, mentre gli asiatici non comprendevano che gli americani non volevano colonizzare il Viet Nam, ma per loro si trattava di fermare il comunismo in un'area strategica del mondo.

Errol Morris, già autore del buon film documentario La sottile linea blu, realizza con questa lunga intervista, ridotta nei limiti di durata cinematografica, un film interessante, dove un personaggio controverso ma interessante si racconta con qualche reticenza e con la necessità del quasi novantenne di giustificare molte delle sue scelte, alcune delle quali, sembra di capire, nemmeno lui condivideva pienamente. McNamara è un uomo di grande valore, un sincero democratico, si potrebbe dire, che si è trovato a gestire situazioni moralmente difficli. A poco meno di novant'anni si occupa di aiutare i bisognosi. Forse lo si può fare soltanto quando non si occupano certe cariche che, volenti o nolenti, compromettono anche gli uomini migliori.

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Almanacco del giorno dopo (13)

by sasso67 (27/11/2005 - 17:59)

Il santo del giorno. Oggi è la prima domenica d'avvento. Però mi sembra anche una domenica da pioggia e anche da grandine, altro che vento! Si celebra anche il mitico San Giacomo l'Interciso (il Solitario) Martire in Persia, uno dei primi santi splatter della storia, come dimostra la relazione della sua tragica fine*.

Il sogno (di ieri). Si presentava in ufficio un ometto con i baffi, il quale sosteneva di essere il generalissimo Francisco Franco. Gli facevo notare che il brav'uomo è deceduto trent'anni fa e quindi non poteva essere lui. Il piccoletto insisteva, ma infervorandosi perdeva i baffi posticci, onde per cui gli dicevo che secondo me egli non era altri che il malefico nano che me lo vuole sempre mettere nel culo. Il suddetto talponcello tirava fuori dalla tasca il telefonino e diceva "Vincenzo, guarda che questo sa tutto!". Approfittando dell'attimo di distrazione, uscivo dalla stanza chiudendocelo a chiave.

Consigli pratici. Come risparmiare sulla bolletta del gas. Una buona idea sarebbe quella di non accendere mai il riscaldamento. In contrario si potrebbe obiettare che uno si può ammalare e spendere di più in medicine. C'è però anche il vantaggio che la medesima persona potrebbe non comprare le medicine e quindi non curarsi. La morte (conseguenza frequente delle mancate cure), come fa saggiamente notare il Woody Allen, sarebbe il modo per tagliare drasticamente, oltre alle spese per il gas, anche quelle per luce, acqua, telefono, IRPEF, ICI, TARSU ecc. ecc.

*Originario di Beth Lapat, nel Beth Huzaye (Huzistan), Giacomo occupava un posto ragguardevole alla corte di Yazdegerd I. Per non aver guai apostatò dalle fede cristiana che condivideva con sua madre e la sua sposa. Non appena queste lo seppero ,gli inviarono una lettera per farlo rinsavire e questo bastò a farlo ritornare ,e con più fervore, alla fede primitiva. Sorpreso un giorno a leggere le Sacre Scritture, fu denunciato al re. Sottoposto a un lungo interrogatorio, confessò coraggiosamente la sua fede. Irritato da tale ostinazione, il re lo condannò al terribile supplizio che gli meritò il soprannome di interciso , cioè a quello dell’amputazione successiva delle dita delle mani e dei piedi ,quindi dei piedi, delle mani, delle braccia e delle gambe. Ogni nuovo supplizio fu accompagnato da un’invocazione di Giacomo al Signore attinta da un versetto biblico! Il martirio si concluse con la decapitazione, Avendo poi il re di Persia scoperto che i cristiani rendevano culto alle reliquie dei martiri, ordinò di bruciare i resti di Giacomo e di disperderli ma alcuni cristiani riuscirono a impadronirsene e li trasportarono a Gerusalemme dove arrivarono dopo 40 giorni di cammino e furono poste nel monastero degli Ibèri ( presso la cittadella o “Torre di Davide” ), fondato da Pietro l’Iberico, monofisita. Quando questi,in seguito al Concilio di Calcedonia, fu espulso da Gerusalemme, portò con sé in Egitto le reliquie di Giacomo. (dal sito santiebeati.it)

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Bellicavalli

by sasso67 (26/11/2005 - 18:52)

La carovana dei mormoni (USA, 1950) di John Ford. Con Ben Johnson (Travis Blue); Harry Carey Jr. (Sandy Owens), Ward Bond (Elder Wiggs), Joanne Dru (Denver), Charles Kemper (zio Shilon Clegg), Alan Mowbray (dottor A. Locksley Hall), Jane Darwell (sorella Louise), Russell Simpson (Adam Perkins)Kthleen O'Malley (Prudence Perkins), James Arness (Floyd Clegg), Fred Libby (Reese Clegg), Hank Worden (Luke Clegg), Mickey Simpson (Jesse Clegg).

Ben JOhnson, Harry Carey Jr. e Joanne DruIntorno al 1870 due giovani commercianti di cavalli si uniscono a una carovana di mormoni che tenta di raggiungere lo Utah. Al gruppo si uniscono prima un carrozzone di artisti itineranti e poi una pericolosa banda di fuorilegge.

Allo spettatore italiano la situazione descritta nella trama non può che ricordare l'ormai mitico film Lo chiamavano Trinità con Bud Spencer e Terence Hill, che di questo western fordiano fu, nel 1970, una rivisitazione prima che una parodia. La carovana dei mormoni si lega in qualche modo all'archetipo del western classico, quello con i viaggiatori e le insidie durante il tragitto, Ombre rosse. Qui, però, ai disperati ed emarginati come Dallas e Ringo Kid si sostituiscono personaggi carichi di speranza, come i mormoni e come anche i due commercianti di cavalli, giovani e speranzosi di realizzare buoni affari.

La carovana dei mormoni è uno dei film migliori di Ford, che si lega alla sua stagione di western "classici", come testimonia l'ambientazione nella Monument Valley. Gli ingredienti ci sono tutti: i buoni, i cattivi (veramente fetenti), lo sceriffo, gli indiani. E poi c'è il rapporto con la terra da conquistare, lo scontro tra caratteri (non solo tra buoni e cattivi, ma anche tra persone estroverse e persone dal carattere chiuso, come l'attrice Denver*) e, sopra a tutto, il cinema, che si pone come testimone di questi grandi eventi, che con le loro piccole storie hanno fatto la Storia.

* Non è un caso che anche qui, come in Ombre rosse (dove si chiamava Dallas), la protagonista femminile abbia il nome di una città americana, Denver.

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Georg Klein,

by sasso67 (26/11/2005 - 14:06)

Georg Klein, Libidissi, Marsilio, 2004, pp. 192, € 12,50

Libidissi è una capitale mediorientale - potrebbe essere indifferentemente Istanbul, Il Cairo, come Beirut o Bagdad - in un'epoca ambientata tra passato presente e futuro che sembra una rivisitazione kafkiana di Blade Runner, con ambientazioni che ricordano uno pseudofuturo straccione alla Brazil (il film di Terry Gilliam), oppure un 1984 meno controllato e più anarchico. I capitoli sono narrati alternativamente in prima (dal protagonista Spaik) e seconda persona (da una delle due spie tedesche mandate ad eliminare Spaik) e si snodano attraverso una vicenda solo apparentemente spionistica, in realtà si potrebbe dire "esistenziale".

«È senza dubbio un romanzo di bellezza sorprendente. Scritto alternando la terza (in realtà la seconda, n.d.r.) alla prima persona, cambiando continuamente la voce narrante, Libidissi è un noir di grande valore letterario, nel quale la prosa di Klein, intensa e avvolgente, raggiunge spesso esiti poetici che danno come una sensazione di vertigine, all'interno di una vicenda sordida e soffocante che rimanda direttamente all'inquietante immaginario di William Burroughs e Philip K. Dick. [...] Superbamente tradotto da Robin Benatti, Georg Klein gioca con i simbolismi, seduce il lettore con continui esperimenti linguistici, riferimenti letterari e paralleli storici, senza comunque mai creare la sensazione di una posticcia erudizione. Ma nonostante ciò Libidissi è anche un romanzo noir e il finale, enigmatico come il resto della storia, lascerà aperte diverse interpretazioni.» (Gianluca Mercadante, PULP n. 49)

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Almanacco del giorno dopo (12)

by sasso67 (25/11/2005 - 20:00)

Il santo del giorno. Domani si celebra il Beato Giacomo Alberione (1884-1971). Me lo disse ieri sera la mia nonna, aggiungendo «o cosa vuol dire "alberione"?».

Il sogno (di ieri). CHIUSO PER SCIOPERO.

Consigli pratici. Come vedere la partita senza pagare il biglietto né l'abbonamento a Sky. Qui vicino a me, a due portoni di distanza, abita la Paola V. Suonate il campanello. Lei è veramente partita.

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Addio commissario Betti

by sasso67 (25/11/2005 - 17:53)

Italia a mano armata (Italia, 1976) di Franco Martinelli [Marino Girolami]. Con Maurizio Merli (commissario Betti), Raymond Pellegrin (commissario Arpino), John Saxon (Jean Albertelli), Mirella D'Angelo (Luisa), Toni Ucci (Raffaele Cacace), Daniele Dublino (Luzi, il rapinatore), Aldo Barberito (Ferrari), Sergio Fiorentini (Salvatore Mancuso), Enzo Andronico (Sergio Boretti, falso ostaggio), Massimo Vanni (agente Fabbri), Fortunato Arena (Carlo Morello), Maurizio Mattioli (sicario in carcere), Nello Pazzafini (carcerato), Goffredo Unger (autista alla rapina), Stelio Candelli (Forestieri), Adolfo Lastretti (Lazzari), Attilio Dottesio (vittima del borseggio).

Non è il migliore dei poliziotteschi, anzi. Troppe incongruenze, anche per un prodotto di puro consumo come questo. Ad esempio: il film comincia a Torino (e già non si capisce se Betti tifa Juve o Toro, grave lacuna), si trasferisce a Milano, dove il protagonista collabora con il commissario milanese Arpino, e infine si sposta a Genova, dove non compare lo straccio di un funzionario di polizia di quella città. Possibile? Troppo scemo anche il rapitore dei bambini che tenta di violentare una ragazza (per di più senza riuscirvi). Assurdo che un malvivente d'alto bordo come Albertelli si butti nel rapimento dei ragazzini, che si affidi a una banda di balordi come quelli che eseguono il crimine; assurdo infine che assuma come autista un ladruncolo anzianotto che nemmeno conosceva. Troppi i particolari che pretendono la credulità dello spettatore.

Nonostante ciò, il film gode del notevole professionismo di tutta la troupe, a cominciare dal regista Girolami, al protagonista Merli, al direttore della fotografia Zuccoli, al musicista Micalizzi, per non parlare dei numerosi caratteristi, tra i quali si distinguono Ucci, Dublino, Vanni e Arena. Gli inseguimenti sono ben realizzati, mentre qualche altra scena è fin troppo abusata, come quella in cui Betti penzola dal tetto. Un risultato medio per un genere che medio è già di suo.

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Gli eroi del neorealismo

by sasso67 (25/11/2005 - 17:34)

Il generale Della Rovere (Italia, 1959) di Roberto Rossellini. Con Vittorio De Sica (Emanuele Bertone/col. Grimaldi), Hannes Messemer (col. Mueller), Vittorio Caprioli (Banchelli), Giovanna Ralli (Valeria), Sandra Milo (Olga), Mary Greco (Vera, la maitresse), Kurt Selge (cap. Schrantz), Anne Vernon (Chiara Fassio), Franco Interlenghi (prigioniero giustiziato), Linda Veras (segretaria tedesca).

Tratto da un episodio realmente accaduto e raccontato da Indro Montanelli, Il generale Della Rovere è un buon film, anche se non all'altezza dei capolavori di Rossellini (Roma città aperta, Paisà). La vicenda è ben raccontata, è secca e non concede molto al romanzesco né al patetico né al macchiettismo. Si tratta pur sempre di un'opera su commissione, ma affidata a gente del calibro di Rossellini e De Sica, non si corre il rischio di scadere nel prodotto di consumo. Semmai proprio affidare l'interpretazione del protagonista al regista di Ladri di biciclette poteva comportare il pericolo di rappresentare un personaggio troppo simpatico rispetto all'ignobile imbroglione che non esita, in un primo momento almeno, a diventare delatore dei nazisti. Il rischio, alla fine della vicenda è appena sfiorato, ma il film resta in piedi senza cadute di gusto, anche grazie a un inizio efficace nel descrivere Bertone per quel miserabile che è.

Il film di Rossellini vinse il Leone d'oro a Venezia nel 1959 ex aequo con La grande guerra di Monicelli (con il quale curiosamente condivideva un finale simile), e bisogna dire che quest'ultimo ha retto meglio al tempo rispetto al pur dignitoso Generale Della Rovere.

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Pistola scarica

by sasso67 (25/11/2005 - 16:09)

L'arma (Italia, 1978) di Pasquale Squitieri. Con Stefano Satta Flores (Ing. Luigi), Claudia Cardinale (Marta, la moglie), Benedetta Fantoli (Rossana, la figlia), Clara Colosimo (la cantante lirica).

Il riconosciuto mestiere di Squitieri, così come quello dei due protagonisti, Satta Flores e la Cardinale, non salvano questo film da una plumbea mediocrità. Il tentativo di costruire qualcosa che somigliasse alle atmosfere dell'Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Petri e il timore di cadere in analoghi esperimenti con protagonisti Franco Nero o Nino Manfredi sono annullati da in una trama inconsistente, affondata da dialoghi banali e poco credibili. Il finale tragico, poi, non sta in piedi nemmeno con le stampelle. I mezzi toni che Squitieri vorrebbe conferire al suo protagonista, un ingegnere frustrato nel lavoro come nella vita familiare, non gli si addicono, essendo la sua cifra cinematografica, innegabile, più vicina al melodramma a tinte forti di film come I guappi. Un film malriuscito.

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Almanacco del giorno dopo (11)

by sasso67 (25/11/2005 - 15:45)

Il Santo del giorno. Si celebra oggi Santa Caterina d'Alessandria. Strana la vita... Nel 1987 ho conosciuto una certa Caterina d'Alessandria e [pausa alla "lo dico o non lo dico"]... be' tutto mi sarei immaginato tranne che potesse diventare santa. Si celebra anche il Servo di Dio Raffaello Delle Nocche Vescovo e fondatore, inventore e patrono dei nocchini, fondatore della celebre "Compagnia del Nocchino", congregazione di preti dediti all'educazione dei fanciulli tramite l'imposizione delle mani con le dita semichiuse sulla testa dei malcapitati alunni, in modo da far sentire l'osso mediano delle dita stesse (detto appunto "nocca") e non far dimenticare la lezione impartita.

Il sogno (di ieri). Non pervenuto. Il nano s'è buttato malato.

Consigli pratici. Nessuno. Le tarme sono in sciopero.

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Moglie e buoi...

by sasso67 (23/11/2005 - 19:59)

Maghi e viaggiatori (Australia/Bhutan, 2003) di Khyentse Norbu. Con Tsewang Dandup (Dondup), Sonam Lhamo (Sonam), Lhakpa Dorji (Tashi), Deki Yangzom (Deki), Sonam Kinga (il monaco), Ap Dochu (l'uomo delle mele), Namgay Dorjee (Karma).

Maghi e viaggiatori (Dondup e Sonam)Perché sognare l'America quando si ha, letteralmente, il mondo ai piedi? Il Bhutan (capitale Timphu, cittadina di trentamila abitanti), che il 99,9% di noi non sa nemmeno dove sia, è uno stato asiatico arrampicato sull'Himalaya, e fa da sfondo alla vicenda di questo filmetto diretto dall'autore della Coppa, il film sui lama tibetani che vogliono vedere i campionati del mondo di calcio.

La morale del film è più o meno qui, nell'interrogativo citato all'inizio, ma procede per dualismi e coppie: Dondup che parte e l'amico che resta; Dondup e il monaco; Dondup e il venditore di mele; Dondup e il monaco contrapposti invece al contadino e a sua figlia Sonam; i due fratelli del racconto del monaco; Sonam e Deki, le due ragazze. Alla fine la storia è quella di un viaggio che non si compie, dove i maghi non sanno neppure fare pozioni e i viaggiatori restano fermi. E tutto sommato, si rendono conto, non è nemmeno un male.

Maghi e viaggiatori è un film insolito, non un capolavoro, ma un buon film che, anche grazie all'ambientazione ad altissima quota, ci fa respirare una boccata d'aria buona.

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Mille e non più mille

by sasso67 (23/11/2005 - 19:52)

Solo per dire che questo è il millesimo post del blog. Minchia!

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Che gran figli di Troy

by sasso67 (23/11/2005 - 19:24)

Troy (Usa/Malta/GB, 2004) di Wolfgang Petersen. Con Brad Pitt (Achille), Eric Bana (Ettore), Orlando Bloom (Paride), Brian Cox (Agamennone), John Shrapnel (Nestore), Brendan Gleeson (Menelao), Garrett Hedlund (Patroclo), Sean Bean (Odisseo), Julie Christie (Teti), Peter O'Toole (Priamo), Diane Kruger (Elena), Saffron Burrows (Andromaca), Rose Byrne (Briseide), Tyler Mane (Aiace), Frankie Fitzgerald (Enea), James Cosmo (Glauco).

Bana (Ettore) e Bloom (Paride)Chi s'aspetta una trasposizione dell'Iliade rimarrà deluso. Chi invece si accosta al film di Petersen (girato tra Malta, il Messico, il Marocco e in studi inglesi) con la voglia di godersi un paio d'ore di spettacolo epico potrà trovare qualche soddisfazione. C'è qualche americanismo di troppo (Ettore quando organizza la difesa di Troia chiede a un suo generale di quanto rempo abbia bisogno per mobilitare i soldati; quello gli risponde "Tre ore!" e il principe troiano ribatte perentorio: "Te ne do due!"), qualche concessione al gusto moderno per le storie d'amore e per le arti marziali (i combattimenti di Achille), ma c'è anche qualche bella scena di massa che riesce, in un paio di casi almeno, ad essere epica. L'inizio ambientato in Tessaglia è memorabile, con il duello secco e antiretorico tra Achille e il colossale campione tessalo. Tra le delusioni annovero in particolare il duello tra Ettore e Achille, che non contempla la corsa intorno alle mura di Troia. Interessante comunque lo scontro di caratteri, fra il troiano, felice padre di famiglia e amante della pace e il focoso guerriero Achille, moderno comandante dei formidabili Mirmidoni. Pensanso all'oggi salta agli occhi la differenza con i nostri attuali capi politici (due a caso: Bush e Berlusconi): amano la guerra, al contrario di Ettore, ma a combattere ci mandano gli altri, al contrario di Achille.

Brad Pitt è abbastanza credibile come Achille e Eric Bana non sfigura come Ettore. Gli altri (Aiace, Agamennone, Menelao, lo stesso Priamo di Peter O'Toole) sembrano troppo vichinghi per essere verosimili come achei e troiani.

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Almanacco del giorno dopo (10)

by sasso67 (21/11/2005 - 23:18)

Il santo del giorno. Domani è Santa Cecilia, santa patrona dei musicisti e dei cantanti, quindi anche di Zucchero e Jovanotti e, quel che è peggio, pure del coro della Barbara. Si celebrano anche altri santi, ma nessuno di loro tiene il passo con la santa canterina, molto più potente perfino dello stesso San Remo.

Il sogno (di ieri). Entravo come solista nel coro di Santa Cecilia della Parrocchia di San Torpè, e il direttore del coro, un nano malefico che non aveva nemmeno studiato musica e andava di molto a orecchio, anzi a 'recchia, cercava di molestarmi con la bacchetta da direttore d'orchestra (ingiustamente usurpata), approfittandosi della mia condizione di innocente e indifesa voce bianca.

Consigli pratici. Come debellare definitivamente le tarme dell'armadio. Tornate in chiesa dopo almeno dieci anni che non ci andate più, fingendo una crisi mistica dovuta alla miracolosa guarigione da un chiocciolino che vi affliggeva il dito migliolo del piede sinistro e, attraverso la sacrestia, introducetevi nella canonica allo scopo di verificare se una qualche bottiglia di vino di Don Vallesi, o meglio del suo mortifero liquore Tredicino, sia sopravvissuta alle razzie degne di Attila messe in atto da quel pretone polacco che attualmente si trova in una clinica di disintossicazione gestita dagli Alcolisti Anonimi. Nel caso in cui riusciate a reperire una certa quantità di uno dei due (o meglio di entrambi) i suddetti letali prodotti, prendeteli e portateli a casa, dopo di che, effettuata la rituale invocazione a San Goffredo, versate l'intruglio nel vostro armadio. In tal modo avrete la sicurezza matematica che tutte la tarme saranno debellate in saecula saeculorum (amen). Purtroppo anche la vostra biancheria, comprese camicie, pantaloni alla zuava di inestimabile valore, due o tre piumoni, lenzuoli vari e uno shearling di montone himalayano, rimarrà completamente distrutta. Muoia Sansone, si potrebbe dire, con tutti i Filistei.

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Punkreas - Chirurgo plastico

by sasso67 (21/11/2005 - 19:32)

Chirurgo plastico

Brutto risveglio
come accecato da un abbaglio
senti un canto di sirene
che ti dice guarda bene
ora gli anni parlan chiaro
devi correre al riparo
Adesso è meglio
che ci dai un taglio
è questione di un momento
dopo prende il sopravvento
la paura di cadere
in un precoce invecchiamento
Suggerimenti si sa che già ne hai avuti tanti
ti han parlato di tiranti raggi laser conservanti
di una specie di sciamano le magie della sua mano
Il giorno venti prendi i contanti
è arrivato il grande evento del tuo primo appuntamento
chi ti offre la freschezza dell’eter na giovinezza è solo lui!
Chirurgo plastico uomo fantastico
con un po’ di silicone ti propone una nuova identità
Chirurgo plastico personaggio mistico
uno che devi pregare, supplicare come una divinità!
Ma un giorno poi così per caso ti si è staccato il naso
con un semplice starnuto un tirante ti è ceduto
non ti sei preoccupato per un anno è garantito
basta rintracciare il mito che lo riattaccherà
al telefono sentivi un messaggio all’infinito
ripeteva che quel numero non era mai esistito
e come un vero mito per sempre svanito
portandosi via la tua nuova identità


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Volare, O - o

by sasso67 (21/11/2005 - 18:46)

Anche gli uccelli uccidono (USA, 1970) di Robert Altman. Con Bud Cort (Brewster McCloud), Sally Kellerman (Louise), Shelley Duvall (Suzanne Davis), Michael Murphy (ten. Frank Shaft), William Windon (Haskell Weeks), Stacy Keach (Abraham Wright), Rene Auberjonois (l'ornitologo conferenziere), John Schuck (Johnson), Jennifer Salt (Hope), Margaret Hamilton (Daphne Heap), Corey Fischer (ten. Hines), George Wood (cap. Crandall), Bert Remsen (Douglas Breen, squadra narcotici), Angelica Johnson (signora Breen), Bill Baldwin Sr. (Bernard).

Bud CortUna favola quasi felliniana su un ragazzo che vuole sfidare le leggi della fisica e quindi quelle della "società civile", costruendosi non una macchina per volare, come molti hanno scritto, ma la possibilità stessa di volare. Con questo suo sogno si mette contro la parte più retriva e meschina della società, che però soccombe di fronte alla potenza dei volatili. Il film di Altman è molte cose, innanzitutto una serie di generi e la loro parodia incorporata, a partire dal giallo e dal poliziesco, fino ad arrivare al documentario zoologico, per finire con una parata che ricorda molto il finale del felliniano Otto e mezzo.

Il protagonista ha intorno tre donne - che sarà anche il titolo di un futuro film di Altman del 1977 - le quali potrebbero rappresentare le tre Grazie: non a caso una si chiama Hope (Speranza), mentre la Louise che porta sulla schiena la cicatrice di un paio d'ali forse strappate rappresenta la Fede nella possibilità del volo (del protagonista il cui cognome, McCloud, potrebbe tradursi "Della Nuvola"), mentre la terza, Suzanne, rappresenta la Carità nel senso etimologico del termine (in latino caritas = amore).

Brewster McCloud (preferisco il titolo originale alla pessima traduzione italiana) è un buon film, con tutti gli ingredienti in regola per farsi guardare con interesse e divertimento e riuscire anche a far riflettere lo spettatore. È un film suggestivo, parente stretto, per tematiche e ambientazioni di Fragole e sangue e di Harold e Maude, talmente suggestivo da avere indotto fior di critici cinematografici come Guido Fink, Lino Miccichè e Tullio Kezich («Brewster riesce a volare solo per pochi minuti sotto la cupola dell'Astrodome ed è abbattuto dai mitra degli agenti» scrive quest'ultimo), a vedere i poliziotti che sparano al giovane aspirante uccello. La scena non è mai stata girata (o quanto meno montata) in questi termini: il ragazzo cade sotto il peso del proprio corpo e per la scarsa preparazione fisica a sostenere uno sforzo come quello che gli uccelli compiono naturalmente: il volo. L'uomo non è ancora pronto per realizzare i propri sogni, ma accidenti se può sognare.

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Almanacco del giorno dopo (9)

by sasso67 (21/11/2005 - 00:24)

Il santo del giorno. Si celebra (ormai oggi) quella che il mio calendario della SAI chiama la "Presentazione della B.V.M.". Inizialmente ho pensato che si trattasse della presentazione di un nuovo modello d'automobile, e invece ho capito che si tratta della presentazione della Beata Vergine Maria. A chi sia stata presentata non lo so, ma presumo a San Giuseppe, magari durante una festa da ballo dell'Associazione Falegnami di Nazareth. Considerando che Gesù nacque 2005 anni fa, sarà almeno il duemilasesto o anche duemilasettimo anniversario.

Il sogno (di ieri [l'altro]). Eravamo al circolo ANSPI e guardavamo in televisione il mio babbo che si presentava al "Lascia o raddoppia?" sulla storia di Montescudaio e Mike Bongiorno gli domandava, come quiz finale, quali fossero cognome e nome di Cacabasso. Il mio babbo non lo sapeva e perdeva tutto e il Negus, che era seduto vicino a me, commentava "Que-que-quello lì non sa nemmeno se-se-se quando si-si-si va al ga-ga-gabinetto... prima si caca o prima si piscia". Io rimanevo con il dubbio.

Consigli pratici. Cosa fare quando si va al gabinetto. Secondo me prima si piscia.

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Sette uomini e un rompiballe

by sasso67 (20/11/2005 - 17:32)

7 volte 7 (Italia, 1968) di Michele Lupo. Con Gastone Moschin (Benjamin Burton), Lionel Stander (Sam), Raimondo Vianello (Bodoni), Gordon Mitchell (il biondo), Paul Stevens [Paolo Gozlino] (Bingo), Nazzareno Zamperla (Bananas), Teodoro Corrà (Briggs), Turi Ferro (Bernard), Adolfo Celi (direttore del carcere), Erika Blanc (Mildred), Raymond Lovelock (amante di Mildred), Terry-Thomas (ispettore di polizia), Gladys Dawson (Miss Higgins), Ennio Antonelli (prigioniero in infermeria), John [Janos] Bartha (prigioniero carbonaio), Romano Puppo (prigioniero con la spazzatura), Geoffrey Coplestone (ispettore).

7 volte 7Un film italiano insolitamente ambientato a Londra e stranamente abbastanza riuscito, nei limiti di un buon cinema d'intrattenimento, a metà strada tra l'azione e l'umorismo, nella scia dei Sette uomini d'oro che Marco Vicario, qui in veste di produttore, aveva diretto un paio d'anni prima. Gli attori sono garanzia di riuscita, a partire dal bravissimo Gastone Moschin, passando da Raimondo Vianello, Adolfo Celi, Terry-Thomas, fino al mitico Lionel Stander, ben conosciuto anche nel nostro cinema. Un film non cialtrone, ben fatto e ben recitato, solido nella trama e abbastanza divertente. Niente d'eccezionale, ma se si pensa ai livelli bassi spesso toccati dal cinema italiano, si direbbe un prodotto dignitosamente medio, che oggi purtroppo manca nella nostra cinematografia.

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Caro vecchio Belzebù

by sasso67 (20/11/2005 - 16:50)

La pelle di Satana (GB, 1970) di Piers Haggard. Con Patrick Wymark (il giudice), Linda Hayden (Angela Blake), Barry Andrews (Ralph Gower), Anthony Ainley (reverendo Fallowfield), Wendy Padbury (Cathy Vespers), Howard Goorney (il dottore), Robin Davies (Mark Vespers), James Hayter (Squire Middleton), Michele Dotrice (Margaret ), Charlotte Mitchell (Ellen Vespers), Avice Landone (Isobel Banham), Simon Williams (Peter Edmonton), Tamara Ustinov (Rosalind Barton).

Un horror satanico tipicamente inglese, abbastanza inquietante e benissimo fotografato da Dick Bush. Purtroppo l'interesse scema mano a mano che la vicenda prosegue, un po' come la maggior parte dei film che hanno a soggetto le imprese di Satana. Ci sono troppi rivoli che si perdono nel nulla (il giudice, il prete, lo squire avrebbero potuto avere ruoli più importanti), mentre non si capisce perché qualcuno venga ucciso, né si capisce l'eccitazione degli astanti durante lo stupro di una ragazzina. Lo spettacolo è un intrattenimento sufficiente, cui non giova la musica brutta e del tutto incongrua ai tempi narrati nella vicenda di Marc Wilkinson. Patrick Wymark (1926-1970), che qui interpreta il giudice razionalista e antigiacobita, morì poco dopo l'uscita del film, per un infarto che lo colse in Australia. Aveva 44 anni, anche se ne dimostrava almeno dieci di più.

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Quattro in casa

by sasso67 (20/11/2005 - 15:56)

La ruota gira. Una volta vince Capello, la volta dopo pure. A distanza di quasi due anni dal gesto di Totti "quattro e a casa" per il quattro a zero sulla Juve, ora le cose si sono invertite. "V'avemo rotto er culo", si potrebbe dire con fine umorismo di stampo britannico. E invece no, siamo più signori: "quattro, e in casa".

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Almanacco del giorno dopo (8)

by sasso67 (19/11/2005 - 20:25)

Il santo del giorno. Si dovrebbe celebrare domani, ma dico si dovrebbe, visto che la Chiesa continua a chiamarla una "celebrazione mobile", Cristo Re dell'universo (e figuriamoci quindi se non è anche re d'Italia). Il santo più intelligente tra quelli che si celebrano domani in numeroso condominio potrebbe anche essere San Solutore Martire, trucidato durante la persecuzione di Massimiano sulla Doria Riparia, presso Torino, dove si era fermato durante la fuga, non resistendo dal risolvere un cruciverba di Bartezzaghi. Per questo, è considerato il santo patrono dei lettori della Settimana Enigmistica.

Il sogno (di ieri). Andavo a prendere la macchina al parcheggio, quando da un tombino sbucava il prof. Brunetta che, saltellando, mi diceva "te l'ho messo nel culo! te l'ho messo nel culo!". Io pensavo che era vero, ma riuscivo solo a ribattere "cosa mi ci hai messo?". E lui, tirandosi giù le mutandine piccine picciò e indicandosi il pisellino piccino picciò, esclamava tutto contento "quetto! quetto!". Io rispondevo per dargli un po' di soddisfazione "sì, sì, mi fa ancora male" e andavo a prendere la macchina. Mentre mi allontanavo lo sentivo che mi urlava dietro "comunitta! comunitta! vojo la pappa!".

Consigli pratici. Come non far sentire i peti. Per tradizione di famiglia consiglierei di schiarirsi forte la voce quando si lascia partire lo scud. Ovviamente è importante la sincronia tra i due rumori, cosa che non riusciva mai al mio zio Ferruccio, che spesso annunciava il suo arrivo con il seguente annunzio "Ahem...! Prooottt!". Per maggiore sicurezza si potrebbe intonare ad alta voce una canzone dei Napalm Death, oppure portarsi dietro una grancassa modello Tacabanda e fare un bell'assolo al momento della fuoriuscita gassosa. Oppure come ha fatto il giovane Bush si potrebbe mascherare il meteorismo scatenando una guerra contro un paese a caso (ad es. l'Iraq) con l'accusa che ha le armi di distruzione di massa. E invece l'arma chimica ce l'aveva lui.

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Lando cadente

by sasso67 (19/11/2005 - 18:36)

Janet AgrenPrestami tua moglie (Italia, 1980) di Giuliano Carnimeo. Con Lando Buzzanca (Alex Fortini), Janet Agren (Ingrid Nielsen), Renzo Montagnani (Mario Bonotto), Massimo Boldi (Vittorio detto Vic), Daniela Poggi (Marilù), Claudine Auger (Diana), Diego Abatantuono (l'esattore della luce), Dino Emanuelli (primo portinaio), Walter Valdi (secondo portinaio).

Farsa meno volgare della media del periodo, che tentò lo sdoganamento di Buzzanca al di fuori del suo personaggio perennemente arrapato. Il tentativo non funzionò, perché nel frattempo la stella di Buzzanca era inesorabilmente tramontata e passa qui in secondo piano di fronte all'affermarsi di Montagnani, all'emergere di nuovi comici come Abatantuono e Boldi, e perfino di fronte al corpo di Janet Agren, che però si spoglia una sola volta, per pochi secondi dalla cintola in su; si potrebbe dire comunque con Helena che è "fisicamente molto valida". Si spoglia molto di più Daniela Poggi, seminuda per tutta la prima metà del film. Il risultato è modestamente divertente, anche perché quello che sarebbe potuto essere il piatto forte del film - Abatantuono - è limitato ad un misero assaggino.

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Il sesso ai tempi dell'impero

by sasso67 (19/11/2005 - 18:03)

Poppea, una prostituta al servizio dell'impero (Italia, 1972) di Alfonso Brescia. Con Don Backy [Aldo Caponi] (Ottone), Femi Benussi (Poppea), Peter Landers [Piero Scheggi] (Savio), Vittorio Caprioli (Nerone), Linda Sini (Agrippina), Howard Ross [Renato Rossini] (Tigellino), Eva Czemerys (sacerdotessa cappadoce), Esmeralda Barros (Totilla).

Brutto film, del filone Satyricon, molto in voga tra fine anni sessanta e primi anni settanta, in seguito al famoso film di Fellini. Uno degli eroi di questo filone fu Don Backy, già cantante di un certo successo negli anni sessanta. Grazie al suo fisico segaligno, riusciva a bene interpretare questa specie di picari che si muovevano nel mondo romano o medievale (ricordiamo Don Backy nel film La cavalla tutta nuda, del filone decamerotico). Questo film è veramente insignificante, con un coprotagonista, brutta copia di Bud Spencer, che parla con un assurdo accento umbro-marchigiano, mentre i soldati romani parlano come i burinacci dei nostri giorni. C'è qualche ragazza formosa che si spoglia (Benussi, Czemerys, Barros ed altre) e si lascia andare a scene più spinte della media del genere, ma l'unico vero motivo d'interesse è Vittorio Caprioli che interpreta Nerone, ispirandosi senza troppi complessi a Petrolini.

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La domenica della buone gente

by sasso67 (19/11/2005 - 16:16)

Tifosi (Italia, 1999) di Neri Parenti. Con Massimo Boldi (Silvio Galliani), Christian De Sica (Cesare Proietti), Diego Abatantuono (Zebrone), Nino D'Angelo (Gennaro), Enzo Iacchetti (Carlo Colombo), Maurizio Mattioli (Nando), Angelo Bernabucci (amico di Nando), Peppe Quintale (amico di Gennaro), Peppe Lanzetta (camorrista), Diego Armando Maradona (sé stesso), Franco Baresi (sé stesso), Maurizio Mosca (sé stesso).

TifosiQuattro episodi. Imbarazzante quello napoletano, affidato a Nino D'Angelo, brutto quello romano con lo scontro tra il laziale De Sica e l'interista Iacchetti. Discreto l'episodio milanese che ripropone l'incontro, già visto in Fratelli d'Italia, tra il milanista Boldi (qui battezzato addirittura con il nome di Silvio Galliani!) e il duo romanista Mattioli - Bernabucci. Il migliore è l'episodio con Abatantuono che con Zebrone replica un personaggio già presentato nell'ormai mitico Eccezziunale... veramente. Il ritorno al surreale grammelot terrunciellesco giova ad Abatantuono, che sembra avere ormai esaurito la sua seconda carriera, quella "seria", e si può rifugiare nel suo personaggio storico, in questo momento di pieno revival anni ottanta.

Da dimenticare le apparizioni di Baresi e Maradona nella parte di sé stessi, goffissimi; sorprendentemente valida, invece, quella di Maurizio Mosca, impegnato in un esilarante dialogo telefonico - televisivo con Boldi.

Non c'è molto da dire: si tratta di un film dalle modeste pretese, che grazie a qualche gag riuscita si può guardare con sufficiente divertimento.

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Ayreon - Dawn Of A Million Souls

by sasso67 (18/11/2005 - 19:08)

Ayreon - "Dawn Of A Million Souls"

(The Universal Migrator, 2000)

"The Big Bang has created one soul, the Universal Migrator. The Universal Migrator divides itself, and each Migrator flies off independently in search of a habitable planet in order to breathe life into it. I follow the migrator that will eventually reach our planet Earth."

[Russel Allen, Damian Wilson]

At the birth of time, the beginning of beginnings
One cosmic soul was created
A bringer of life, a universal migrator
Born to sow its seeds in all the galaxies

Like a cell dividing, it spreads in all directions
Creating life among the stars
I'm struck with awe as I join the great migrator
Now it takes flight to the brightest star of all

On a quest for life, through the sable skies
What a show! behold!
The dawn of a million souls

On a bold crusade, in the realm of shade
What a show! behold!
The dawn of a million souls

Through the glowing mist, like a fog of radiation
I can see the forming of new planets
I've been struck by thunder as I witness all the splendor
And I realize how small we really are

Ooh, I can see forever
On the wings of dreams I fly
Is this real or is it just a fantasy?
What awaits me now at the end of this ride?

"Il Big Bang ha creato un'anima, il Migratore Universale. Il Migratore Universale si divide, ed ogni Migratore vola via indipendentemente alla ricerca di un pianeta abitabile allo scopo di ridargli la vita. Seguo il Migratore che alla fine raggiungerà il nostro pianeta Terra."

Alla nascita del tempo, il principio dei principi/Fu creata un'anima cosmica/Portatrice di vita, un migratore universale/Nata per seminare i suoi semi in tutte le galassie

Come una cellula che si divide, si spande in tutte le direzioni/Creando la vita tra le stelle/Sono colto da meraviglia quando mi unisco al grande migratore/Ora bisogna volare fino alla stella più luminosa di tutte

Alla ricerca della vita, tra i cieli di zibellino/Che spettacolo! Ammirate!/L'alba di un milione di anime

In ardimentosa crociata, nel regno dell'ombra/Che spettacolo! Ammirate!/L'alba di un milione di anime

Attraverso una foschia luminosa, come una nebbia di radiazione/Riesco a vedere la formazione di nuovi pianeti/Sono stato colpito dal tuono mentre assisto a tutto questo splendore/E mi rendo conto di quanto piccoli siamo in realtà

Ooh, riesco a vedere eternamente/Sulle ali dei sogni io volo/Questa è realtà o soltanto fantasia?/Che cosa mi attende alla fine di questo viaggio?

(Trad. mia; grazie anche a paolina delle vigne)

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Lo sciagurato rispose

by sasso67 (18/11/2005 - 18:29)

Puro siccome un angelo papà mi fece monaco... di Monza (Italia, 1969) di Gianni Grimaldi. Con Lando Buzzanca (Nunzio di Licordia), Igli Villani (Camilla), Alfredo Rizzo (l'aio), Paolo Carlini (padre priore), Didi Perego (l'istitutrice), Paul Muller (l'inquisitore), Umberto D'Orsi (il cardinale), Enzo Andronico (un frate), Carletto Sposito (frate questuante), Renato Malavasi (altro frate questuante), Nino Vingelli (padre guardiano).

Ripeto per l'ennesima volta che Lando Buzzanca, passati i tempi della passione sfrenata per Ringo e Gringo contro tutti (cioè quando avevo al massimo undici anni), non ha mi ha mai fatto ridere. Questo Puro siccome un angelo... conferma la regola. Credo che il film sarebbe stato molto migliore se al posto della coppia Buzzanca - Rizzo ci fossero stati Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. La parodia della vicenda della monaca di Monza è molto scialba né c'è qualche gag degna di nota, se si eccettua il vecchio frate questuante (Renato Malavasi) che picchia randellate come un lottatore di wrestling. Qualche gioco di parole qua e là non basta a salvare un film dimenticabilissimo. Da questo punto punto di vista resta molto più divertente (ma il paragone è perfino irridente per il grande Napoletano) Il monaco di Monza con Totò. Igli Villani, scialba interprete della protagonista femminile, pare che fosse la sorella di Sofia Loren. Marco Giusti conclude la sua recensione su Stracult dicendo che «non fu un gran successo». E ci credo.

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Golpe all'amatriciana

by sasso67 (16/11/2005 - 19:37)

La polizia accusa: il servizio segreto uccide (Italia, 1974) di Sergio Martino. Con Luc Merenda (commissario Giorgio Solmi), Mel Ferrer (giudice Mannino), Tomas Milian (capitano Sperli), Delia Boccardo (Maria), Michele Gammino (Caprara), Paola Tedesco (Giuliana Raimondi, detta "la tunisina"), Gianfranco Barra (De Luca), Carlo Alighiero (Ortolani), Claudio Gora (Martinetti), Antonio Casale (Massù), Marisa Traversi (signora Martinetti), Carlo Gaddi (complice di Massù), Giancarlo Badessi (Chiarotti), Clara Colosimo (baronessa Grimani), Arturo Dominici (questore), Claudio Nicastro (direttore del carcere).

Un altro buon poliziottesco di sinistra, che restituisce il clima avvelenato del post bombe sui treni e nelle piazze, senza contare l'affiorare, proprio agli inizi degli anni settanta, dei dettagli sui tentativi di golpe verificatisi in Italia. A questa tematica si abbina quella, più classica, del duro lavoro del poliziotto per acciuffare i delinquenti e della superficialità, quando non della complicità, dei giudici che li rilasciano. Il film di Martino è un po' lento a partire, ma poi riesce a ingranare, anche grazie ad alcuni buoni attori (su tutti ovviamente Tomas Milian, anima nera) e ad una trama non del tutto improbabile, almeno per chi abbia letto qualche saggio sugli eventi dell'epoca. La caduta di gusto è enorme quando si assiste all'assalto al campo di addestramento dei ribelli in stile Quattro dell'oca selvaggia, con i poliziotti che sembrano commandos, però la storia funziona e l'autore di Giovannona Coscialunga se la cava anche con il genere poliziottesco con soluzioni perfino originali (una volta tanto è la macchina della polizia a uscire malconcia da un inseguimento). Un film che si può vedere senza vergognarsene.

Merenda è sempre il solito, legnoso, ma funzionale, mentre sono un po' sacrificate le donne, sia Paola Tedesco che Delia Boccardo.

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Almanacco del giorno dopo (7)

by sasso67 (16/11/2005 - 18:34)

Il santo del giorno. Oggi si celebrava Santa Margherita di S., mentre domani si celebra Santa Elisabetta di U. Al giorno d'oggi le ragazze che si incontrano in chat non ti dicono nemmeno di dove sono, neppure se pronunci la fatidica frase (Caìno chi dice di non averla mai letta) "da dove dgt?". Figurarsi poi se ti danno il numero del cellulare: al massimo un indirizzo di posta elettronica e le più sfacciate il numero (o uin) di icq. Quelle poi che ti danno la url della loro pagina web ti fregano: con la scusa di farti scaricare qualche foto scollacciata poi t'arriva una bolletta del telefono di un chilo e mezzo. Ma io ho imparato come fregare loro di rimando: diffondo il loro indirizzo di posta elettronica, in modo che arrivi anche a loro, come a me, la pubblicità del viagra e del penis enlargement.

Il sogno (di ieri). Io e Tremal-Naik stavamo passeggiando nella giungla e l'indiano mi diceva "tu e Yanez soli potreste misurarvi contro quei settari maledetti, contro quei sanguinari adoratori di Kalí e vincerli. Ah! Se dovessi perdere anche la figlia, dopo d'aver perduto la mia Ada, la sola donna che io abbia amata al mondo, sento che non sopravviverei e che impazzirei". Gli ribattevo che non sapevo di cosa stesse parlando, soprattutto perché non ho mai letto i romanzi di Salgari e lui rispondeva "Non ne ho la certezza". Al che mi arrabbiavo e gli dicevo "Ma ne ho la certezza io!" e lui replicava "Ne ho la certezza". Mentre così amabilmente stavamo conversando, passava una tigre famelica che ci guardava in tigresco (la versione giunglese del guardare in cagnesco). Sia io che Tremal-Naik ci spaventavamo moltissimo, ma ancora di più mi spaventavo quando la tigre si apriva la pancia con una cerniera lampo e ne usciva il nano assatanato con un uccello a forma di kriss malese che si dirigeva diritto verso di me ignorando completamente (e ingiustamente) Tremal-Naik. "Presto, passami un pugnale!" gridavo a Tremal-Naik, ma l'indiano, anziché l'arma bianca, mi passava una banana, anche parecchio matura, che mi si spappolava in mano. Mi davo quindi alla fuga precipitosa e mentre scappavo inseguito dal nano, in tutti i sensi armato, un orang utan da sopra un albero mi strillava "In culo alla balena!".

Consigli pratici. Come dar prova di sincerità alla vs. ragazza. Non c'è niente che le donne apprezzano come la sincerità, quanto meno negli altri, anche perché sanno benissimo che tutti gli uomini sono bugiardi (ma anche le altre donne, escluse due o tre amiche più strette, meglio se brutte e disgraziate), e quindi fingere di essere sinceri è la migliore arma per confondere loro le idee. Onde per cui, quando, educatissima, la vs. ragazza vi chiederà "Come stai?" voi, fedeli al detto "trombetta di culo sanità di corpo", mollate un sonorissimo e cristallino scorreggione. Non c'è risposta più chiara e la vs. ragazza, a regola, dovrebbe apprezzare almeno la sincerità, se non l'odore. P.S. Per questa volta non sono riuscito a trovare effetti collaterali sulle tarme dell'armadio, quindi usate una doppia razione di DDT.

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Fade To Black

by sasso67 (15/11/2005 - 23:09)

FADE TO BLACK
(1983)
Interprete: Metallica                                                        Dissolvenza in nero
Album: "Ride the Lightning"
Traduzione: Zambon Sarah

Life it seems, will fade away
Drifting further every day
Getting lost within myself
Nothing matters no one else
I have lost the will to live
Simply nothing more to give
There is nothing more for me
Need the end to set me free
Things are not what they used to be
Missing one inside of me
Deathly lost, this can't be real
Cannot stand this hell I feel
Emptiness is filling me
To the point of agony
Growing darkness taking dawn
I was me, but now He's gone

No one but me can save myself,
but it's too late
Now I can't think,
think why I should even try

Yesterday seems
as though it never existed
Death Greets me warm,
now I will just say good-bye!

Sembra che la vita si sfumi
andando alla deriva ogni giorno di più
perdendosi dentro di me
e non importa nulla a nessun altro
ho perso la voglia di viver
semplicemente, non ho più niente da dare
non c'e' più niente per me
ho bisogno della fine per liberarmi
le cose non sono più come prima
manca qualcosa dentro di me
terribilmente perso, non può essere vero
non riesco a sopportare il male che sento
il vuoto mi riempie
fino all'agonia
cresce il buio che porta l'alba
Ero io, ma ora me ne sono andato

Nessuno può salvarmi tranne me stesso
ma e' troppo tardi
ora non riesco neanche a pensare
pensare perché avrei dovuto almeno tentare
Sembra che il passato
non sia nemmeno esistito
la Morte mi saluta calorosamente
ed ora non mi resta altro che dire addio!

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Almanacco del giorno dopo (6)

by sasso67 (14/11/2005 - 23:00)

Il santo del giorno. Si celebra domani Sant'Alberto Magno, fratello di San Gregorio Magno, San Leone Magno, Alessandro Magno e Carlo Magno, tutti patroni delle magnate e delle ribotte. Si celebrano altresì Sant'Alonso (Alfonso) Rodriguez, Gesuita, martire; il Beato Caio di Corea Martire in Giappone; il Beato Enea da Faenza; Sant'Eugenio Martire a Deuil; San Felice di Nola Vescovo; i Santi Giuria e Samona Martiri; San Giuseppe Pignatelli; San Leopoldo il Pio; la Beata Maddalena Caterina Morano; in panchina la Beata Maria della Passione (Elena Maria De Chappotin de Neuville) Religiosa, fondatrice; la Serva di Dio Marianna Nasi Cofondatrice Suore Cottolenghine; San Raffaele di San Giuseppe (Josef Kalinowski); San Rocco Gonzalez de Santa Cruz Martire (controllate qui se non ci credete).

Il sogno (di ieri). Ero a cogliere i pomodori da Scaglietti, quando passava un nano che spandeva il verderame sui pomodori medesimi. Esclamavo indignato "Ma proprio ora deve spruzzare il verderame, cazzo!" e il nano rispondeva sornione "Appunto..." e infatti mi accorgevo che il nano al posto della pompa aveva proprio quella cosa che avevo appena nominato. Sentivo una donnina vicino a me che diceva a un'altra (e mi sembravano la Diria e la Pistacchina) "vedrai che ora glielo mette nel culo".

Consigli pratici. Come scorreggiare di nascosto. Se siete in camera vostra in compagnia di una ragazza che avevate conosciuto su internet e che vi ha seguito fino al vostro talamo e all'improvviso vi dovesse venire la necessità di fare una poderosa scurreggia, visto che la pulzella spippolando sul computer non ha ancora avuto l'opportunità di saggiare le vostre emissioni mefitiche, fate come vi dico io. Aprite l'armadio e, avvicinatovi l'orifizio anale (il culo), lasciate andare l'emissione gassosa al suo interno. Otterrete in tal modo anche l'effetto collaterale (conosciuto come "effetto DDT" e, nei casi più gravi "effetto napalm") di sterminare le tarme residue che neanche con i metodi dei giorni precedenti, e tanto meno con l'aiuto di quel pelandrone di San Goffredo, siete riusciti ad eliminare. Ovviamente il giorno successivo si dovrà procedere ad una disinfezione del vestiario contenuto nell'armadio mediante lavaggio in lavatrice a 450 gradi con detersivo e amuchina.

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La montagna e il topolino

by sasso67 (14/11/2005 - 18:12)

La tigre e la neve (Italia, 2005) di Roberto Benigni. Con Roberto Benigni (Attilio De Giovanni), Nicoletta Braschi (Vittoria), Jean Reno (Fuad), Emilia Fox (Nancy), Gianfranco Varetto (avvocato Scuotilancia), Tom Waits (sé stesso), Steven Beckingham (primo sergente), Alexis Conran (soldato al posto di blocco), Mariella Valentini (addetta alla biglietteria aerea).

Benigni sul setSenza infamia e senza lode. Non è un bel complimento, dopo tutta l'attesa suscitata dall'ultimo film di Benigni. Come struttura di film mi ricorda più Il mostro che La vita è bella, e anche questo non è un bel complimento. Il Benigni attore è cento volte migliore del Benigni regista, ma entrambi sono cento volte peggiori del Benigni intrattenitore televisivo. Personalmente, mi ha suscitato più emozioni nei venti minuti in cui è stato in scena con Celentano a Rockpolitik che nelle due ore del film. Benigni ha bisogno di sentirsi libero sulla scena, libero di improvvisare e in grado di interagire con il pubblico, per poter rendere al meglio. Non sono e non sarò mai, credo, un ammiratore del Benigni cineasta, mentre amo il Benigni personaggio televisivo. Fra gli altri motivi c'è anche il vantaggio che in TV non deve portarsi appresso la zavorra di Nicoletta Braschi. Inoltre negli spettacoli teatrali e televisivi si riesce meglio a distinguere la parte comica da quella poetica, mentre nella Tigre e la neve Benigni cerca la poesia a tutti i costi, trovandola solo raramente, e fra l'altro confondendo, secondo me, poesia e rima.

Oltre tutto si ride solo in un paio di situazioni, come quando Attilio trova lo scacciamosche e poi lo usa recitando il Padre Nostro e poi quando ringrazia l'arabo impassibile dopo essere scampato al campo minato.

Il Benigni regista non è granché, anche se ha il merito di avere girato il primo film non documentario ambientato durante la guerra in Iraq; il Benigni attore è bravissimo - probabilmente l'attore comico più completo al mondo in questo momento - anche se fa un po' troppo lo stralunato ed utilizza troppo bene il telefonino per essere un poeta-con-la-testa-fra-le-nuvole. Di Nicoletta Braschi ho già detto: non mi piace, anche se mi dispiace, perché vorrei lodare una volta tanto un autore che non mette per forza accanto al protagonista la solita bellona: la signora Benigni, però, è troppo inespressiva per essere credibile. Jean Reno è bravo ma sembra poco irakeno e il suo personaggio avrebbe avuto bisogno di maggior spessore, anche per giustificare la tragica svolta finale. Benigni ha detto di avere tagliato cinquanta minuti di girato: forse quei cinquanta minuti avrebbero aiutato a capire di più il film.

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Piccoli guitti crescono

by sasso67 (13/11/2005 - 18:13)

Amore estremo (USA, 2003) di Martin Brest. Con Ben Affleck (Larry Gigli), Jennifer Lopez (Ricki), Justin Bartha (Brian), Christopher Walken (detective Stanley Jacobellis), Lainie Kazan (madre di Larry), Missy Crider (Robin), Al Pacino (Starkman), Lenny Venito (Louis).

I guitti all'operaUn film davvero disastroso, del quale nemmeno si comprendono le ragioni di produzione, se non l'obiettivo di prendere per il naso gli spettatori richiamati da qualche nome di grido (Jennifer Lopez, Ben Affleck, Al Pacino, ammesso che lo sia ancora). Martin Brest, regista tutto sommato dignitoso, autore per esempio del primo Beverly Hills Cop con Eddie Murphy e del remake americano di Profumo di donna (Scent Of A Woman, 1992) che fruttò ad Al Pacino un Oscar, ci rimette la faccia con questa gigantesca cazzata in technicolor. Amore estremo, il cui titolo originale - Gigli - era forse l'unica cosa fatta bene, è brutto in una maniera sconcertante per un prodotto americano, anche se l'inizio in stile simil tarantiniano (ormai un po' logoro ed abusato, come direbbe il correttore automatico di Microsoft Word) farebbe sperare in un qualcosa di almeno dignitoso. E invece no: totale catastrofe cinematografica, come dimostra il 47° posto occupato dal film nella classifica dei film più brutti della storia dell'Internet Movie Database: dietro a questo disastro ambulante ci sono soltanto horror di quart'ordine del tipo di Troll 2, fantascientifici improbabili come Santa Claus conquista i marziani, o commediacce alla Scuola di polizia: missione Mosca.

La storia prevede un delinquentello di mezza tacca che però si crede un professionista irreprensibile incaricato di rapire un giovane handicappato, fratello di un procuratore federale, allo scopo di ricattarlo in favore di un malavitoso. Al rapitore viene affiancata una complice dalle fattezze di Jennifer Lopez, orgogliosamente lesbica. La situazione si complicherà fino a un inevitabile happy ending.

Che dire... Il giovane Justin Bartha non è Dustin Hoffman nel recitare il minorato psichico e si vede, ma Ben Affleck è addirittura insignificante e inespressivo, assolutamente improponibile nella parte del malavitoso di origini italiane (imbarazzante la scena a casa della mamma). Non parlerei poi di Jennifer Lopez, che nella vita potrebbe fare tutto, forse anche l'astronauta, ma non l'attrice: mostra e non mostra il celeberrimo deretano, fa la lesbica, ma il cetriolo che ha a fianco la converte all'eterosessualità: un altro miracolo hollywoodiano. Le apparizioni di due attori sui quali non si può discutere, Walken e Pacino, si riducono a pochi minuti, tanto da consentire anche a loro di poter raccontare una bella esperienza marchettara. Cave pelliculam.

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Morte nella giungla

by sasso67 (13/11/2005 - 17:49)

Fuga dall'arcipelago maledetto (Italia, 1982) di Anthony M. Dawson [Antonio Margheriti]. Con David Warbeck (Tiger Joe), Annie Belle (Kia), Tony King (Midnight), Alan Collins [Luciano Pigozzi] (Lenny), Giancarlo Badessi (Bronski).

Antonio Margheriti (morto tre anni fa a settantadue anni) aveva delle indubbie qualità tecniche da regista, ma doveva spesso scontrarsi con una povertà di mezzi impressionante. In questo caso il film sconta anche una desolante povertà d'idee già al momento della sceneggiatura, situandosi a metà tra le ambientazioni del Cacciatore e quelle di Apocalypse Now (Margheriti stesso aveva anche diretto, nel 1980, un Apocalypse domani, migliore di questo), ovviamente con risultati settecentomila volte inferiori ai capolavori di Cimino e Coppola. La trama è pressoché incomprensibile: le uniche cose chiare sono che siamo in Cambogia e che si combattono i ribelli con le truppe governative (forse i famigerati khmer rossi?) e che i protagonisti trafficano in armi con i primi. Tra i misteri della giungla si contempla invece cosa ci faccia Annie Belle in un posto come quello, fra trappole insidiosissime e serpenti velenosi sempre in agguato, e come qualcuno abbia potuto scegliere David Warbeck per fare il protagonista di un fulm qualunque. Il povero attore neozelandese, morto di cancro nel 1997 a 56 anni, poteva secondo me aspirare a fare il comprimario, ma è probabilmente una delle cause dell'esito disastroso di questo film. Esito disastroso che comprende anche la morte, durante le riprese, del direttore della fotografia, fidatissimo di Margheriti, Riccardo Pallottini. E comunque va detto che la fotografia è una delle poche cose riuscite di questo film.

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Mazzolate

by sasso67 (13/11/2005 - 00:16)

Durante Olanda Italia del 12 novembre 2005:

Civoli «Queste sono due squadre che possono arrivare in fondo, ai prossimi campionati mondiali, vero Sandro?»

Mazzola «Sì, certo... insieme a Germania, Brasile e Argentina sono le cinque squadre che possono arrivare tra le prime quattro»

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Almanacco del giorno dopo (5)

by sasso67 (12/11/2005 - 23:27)

Il santo del giorno. Domani si celebrerebbe, se non fosse domenica e quindi come diceva Don Vallesi "per il popolo Amof Amof", e se non fosse nemmeno l'Avvento Ambrosiano (che devessere imparentato con lo Zecchino d'oro), si celebrerebbe, dicevo, in pompa magna, ma se non ci fossero tutti quegli altri impedimenti che ho detto, Santt'Omobono di Cremona, protettore di tutti gli ominiboni di Cremona, nonché di Cremona nel suo complesso e di Mercanti, Lavoratori tessili e Sarti (ex sindaco di Montescudaio e notoriamente devotissimo di Sant'Omobono: non è nemmeno di Rifondazione Comunista, ma bensì semplicemente dei Comunisti Italiani di Cossutta!). Si celebrerebbero anche, se Sant'Omobono lo consentisse, i martiri Antonino, Niceforo, Zebina, Germano e Manatha, decapitati per ordine di Luciano Moggi, il quale voleva dissimulare, mettendolo insieme ad altri quattro innocenti, l'esecuzione rituale di Zebina, che, oltre a non giocare mai e a guidare una Porsche anziché una Fiat, ha avuto anche il coraggio di chiedere alla Juventus un aumento di stipendio.

Il sogno (di ieri). Uscivo dalla doccia con un asciugmano in vita e mi affacciavo dalla finestra. Vedevo una signora in rosso tipo Kelly Le Brock nella Signora in rosso che si faceva sollevare la gonna da uno sbuffo d'aria proveniente dal sottosuolo. Incuriosito, andavo a vedere e da sotto la gonna vedevo spuntare un oggetto cilindrico di lunghezza di circa trentasette centimetri. Mi accorgevo che la signora in rosso non era altri che il nano malefico, il quale cercava di prendermi per farmi la solita funzione. Io scappavo ma ero imbranato perché oltre ad indossare soltanto l'asciugamano in vita, mi ero anche infilato chissà come un paio di scarpe rosse con tacchi a spillo. riuscivo però ad arrampicarmi su una grondaia. Il nano però si metteva sotto ad aspettare con l'affare in bella mostra. Io cercavo di rimanere aggrappato alla grondaia, mentre dalla finestra sopra di me una vecchietta mi diceva "Tieni duro!" e io "Un cazzo!" e lei "No, quello ce lo tiene il nano" e poi aggiungeva "non guardare in basso che ti vengono le vertigini", e infatti io guardavo in alto e in cielo passava un aeroplano con uno striscione su cui c'era scritto "ORA TE LO METTE NEL CULO".

Consigli pratici. Come sterminare le tarme nell'armadio. Scrivete a mano, ma scritto veramente male, tipo calligrafia di un bimbo mancino di seconda elementare, su un foglio (anzi un fogliaccio) che nel vostro armadio ci sono delle armi di distruzione di massa e lo consegnate ai servizi segreti italiani con l'indicazione, scritta a penna rossa in fondo al foglio (o fogliaccio), di passare la preziosa informazione alla CIA. Vedrete ben presto arrivare gli aeroplani americani a sulla vostra camera a lanciare le famose bombe chirurgiche (adoperate con grande successo in Iraq, solo per fare un esempio) che distruggeranno le tarme (che in effetti sono un'arma di distruzione di massa, la massa dei tessuti per la precisione, o anche un'arma di distruzione di matassa, se gli indumenti sono di lana) lasciando intatto l'armadio e senza nemmeno svegliare voi che dormite nel vostro candido lettino. Questo consiglio funziona perché l'ho letto su Selezione.

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La civetta in mezzo alla battaglia

by sasso67 (12/11/2005 - 15:26)

Tiro al piccione (Italia, 1961) di Giuliano Montaldo. Con Jacques Charrier (Marco Laudato), Eleonora Rossi Drago (Anna), Francisco Rabal (Elia), Sergio Fantoni (Nardi), Gastone Moschin (Pasquini), Franco Balducci (Garrani), Silla Bettini (Gioioso), Maria Grazia Francia (Ida), Franca Nuti (donna con il marito al fronte).

Eleonora Rossi Drago e Jacques CharrierBuon film resistenziale di Giuliano Montaldo, la cui maggiore originalità è di far vedere, per una volta, i fatti dalla parte di coloro che erano dall'altra parte, quella della Repubblica Sociale Italiana. Montaldo non nasconde, e fa bene, che quella era la parte sbagliata, ma vuole anche dire che all'epoca, per chi si trovava nelle zone interessate, la scelta non era facile ed a volte si presentò addirittura come una scelta quasi casuale. Per un giovane come il protagonista di Tiro al piccione, poi, doveva sembrare una scelta obbligata, essendo nato e cresciuto nell'indottrinamento del regime ormai al tramonto. Se ne rende ben conto, ad esempio, Elia, soldato che sotto un'apparenza di monolitica fede nelle glorie della Repubblica di Salò cela la lucida consapevolezza che tutto e perduto e che conviene mettersi in salvo scavalcando la barricata finché si è in tempo. La stessa consapevolezza alberga nei fanatici capi militari delle camicie nere come Nardi e Gioioso, i quali però non esitano a mandare i giovani fascisti a morire come mosche sotto i colpi di Alleati e partigiani. E il dramma dei repubblichini è proprio quello di essere attanagliati in una morsa micidiale che da una parte vede stringersi la superiorità militare e logistica degli Alleati e degli odiati partigiani, che si portano appresso la consapevolezza della loro sconfitta, dall'altra i tedeschi che sono i veri capi nel territorio dello stato fantoccio di Salò e disprezzano questi loro inaffidabili alleati; tutto intorno i fascisti sono disprezzati dalla popolazione civile che per esperienza ne conoscono la crudeltà (sensazione ben sintetizzata dalla canzone che inizia con "Le donne non ci vogliono più bene..."). Solo il legionario Pasquini (bravissimo come al solito Moschin) conserva l'incrollabile fiducia di vincere e coltiva la volontà, dopo "essersi fatto" l'abissino, lo spagnolo e il greco, di "farsi" anche il partigiano.

Per tutto il film circola un'aria di tristezza e squallore che riesce a simboleggiare la precarietà in cui vivevavno ogni giorno i fascisti della Repubblica Sociale, stretti fra gli attacchi dei partigiani nascosti sui monti e la disciplina imposta dai comandi nazisti. Questo clima è ben configurato nella villa sul lago nella quale Marco conosce l'amore, un edificio che sembra precorrere la Villa Triste nella quale si consumano le atrocità mostrate da Pasolini nel suo Salò.

Qualche lungaggine nelle parti più intimiste del film non inficia la buona riuscita generale di Tiro al piccione, cui giovano indubbiamente le interpretazioni di una serie di attori che raramente tradiscono, da Rabal a Fantoni a Moschin. Il protagonista è un piuttosto anonimo - ma la parte non richiedeva una forte caratterizzazione - Jacques Charrier, che non ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo del cinema.

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Stragi d'oltremanica

by sasso67 (12/11/2005 - 14:43)

Sunday (GB/Irlanda, 2002) di Charles McDougall. Con Ciarán McMenamin (Leo Young), Barry Mullan (John Young), Paul Campbell (Jackie Duddy), Julieann Campbell (Geraldine Richmond), Eva BIrthistle (Maura Young), William Armnstrong (ten. col. Jackson), Brid Brennan (signora Young), Renee Welson (moglie di Leo), Brendan Mackey (padre O'Hara), Cara Kelly (Mary Doherty), Michael Colgan (Gerard Donaghey), Brian Devlin (padre Daly), Jim Keys (Paddy Doherty).

SundayIl film narra la stessa materia di Bloody Sunday, uscito nello stesso anno, in occasione del trentennale del deliberato massacro di civili pianificato e perpetrato dalle truppe britanniche su civili inermi che partecipavano a una marcia per i diritti civili a Derry (Londonderry per gli inglesi) nell'Ulster. Sunday sa rendere bene il clima del tempo e riesce a fondere con maestria le scene d'azione con i drammi familiari di coloro che ebbero congiunti (quasi tutti giovanissimi) uccisi dalle armi automatiche dai parà di sua maestà la regina (quel popò di pezzo di merda). McDougall illustra inoltre le manovre sotterranee, ma neanche poi tanto visto il disprezzo per la verità e per la legge dimostrato nell'occasione dalle autorità, messe in atto dai politici e dai giudici britannici per mettere tutto a tacere e incolpare gli stessi nordirlandesi della strage. Si assiste prima allo stillicidio delle morti, poi alle manovre per coprire le responsabilità delle gerarchie politiche e militari britanniche e infine allo scempio di una regina (q.p.d.p.d.m., come sopra) che decora al merito l'ufficiale responsabile della carneficina. E intanto, mentre in tribunale i parà vanno a raccontare le loro menzogne a un giudice compiacente, i ragazzi di Derry a decine giurano fedeltà all'IRA. Bel risultato.

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Archivio Novembre 2005