Miseria e ignobiltà
by sasso67 (26/06/2006 - 13:52)
La notte brava (Italia/Francia, 1959) di Mauro Bolognini. Con Laurent Terzieff (Ruggeretto), Jean-Claude Brialy (Scintillone), Rosanna Schiaffino (Rossana), Franco Interlenghi (Gino detto er Bellabella), Elsa Martinelli (Anna), Antonella Lualdi (Sulpizia), Anna-Maria Ferrero (Nicoletta), Tomas Milian (Achille), Mylène Demongeot (Laura), Maurizio Conti (Pepito), Piero Palmisano (il sordomuto), Marcella Valeri (la mamma di Rossana).
Ispirato ai ragazzi di vita di Pasolini, qui sceneggiatore (con il francese Jacques-Laurent Bost, per ragioni di coproduzione), La notte brava del regista pistoiese, scomparso cinque anni fa. Cresciuti e un po' ripuliti rispetto agli originali pasoliniani, i personaggi sono sempre quelli, un giorno disperati per rimediare un piatto di minestra, l'altro carichi di soldi da sperperare nel giro di una notte. Nel mezzo c'è lo schifo, la miseria morale e materiale, la noia, il disprezzo per i miserabili (le prostitute), gli infelici (il sordomuto), ma anche per i ricchi annoiati come Achille. Le atmosfere sono quelle giuste, le facce anche (sebbene i due protagonisti vengano dalla Francia), la Roma descritta è ancora quella distrutta e stracciona del dopoguerra. Certo, manca la poesia dei romanzi e dei primi film di Pasolini (come Accattone e Mamma Roma), ma la pellicola di Bolognini è sicuramente una delle sue migliori.
Pulo nero
by sasso67 (19/06/2006 - 20:21)
Shaft il detective (USA, 1971) di Gordon Parks. Con Richard Roundtree (John Shaft), Moses Gunn (Bumpy Jonas), Charles Cioffi (Vic Androzzi), Christopher St. John (Ben Buford), Gwen Mitchell (Ellie Moore), Margaret Warncke (Linda), Lawrence Pressman (sergente Tom Hannon).
Il capostipite del genere della blaxploitation (termine per niente gradito agli afroamericani) ha una trama abbastanza scontata ma un buon ritmo. La dose di violenza è notevole per l'epoca, ma risibile in confronto a quanto si è visto di recente. La dose di sesso è più accennata che ostenata, anche se c'è un certo compiacimento nel mostrare il maschio nero con la donna bianca (Shaft non guardava in faccia a nessuno, guardava più giù
). Forse solo questa interrazzialità poteva (potrebbe?) fare scandalo.
In sostanza si tratta di un film di genere riuscito abbastanza bene.
Relitto e castigo
by sasso67 (19/06/2006 - 19:38)
L'uomo senza sonno (Spagna, 2004) di Brad Anderson. Con Christian Bale (Trevor Reznik), Jennifer Jason Leigh (Stevie), Aitana Sánchez-Gijón (Marie), John
Sharian (Ivan), Michael Ironside (Miller), Larry Gilliard Jr. (Jackson), Reg E. Cathey (Jones), Anna Massey (signora Shrike), Matthew Romero Moore (Nicholas).
Buon thriller psicologico, di ambizioni intellettuali e di ascendenze chiaramente letterarie (sono evidenti i riferimenti a Dostoevskij e Kafka). Ma è anche un film d'attore, per la prova di quasi supremo sacrificio offerta da Christian Bale, che compie una metamorfosi speculare a quella di Robert De Niro per Toro scatenato (1980), perdendo circa trenta chili. Tanto che le sue donne, quasi all'inizio, gli dicono "se tu dimagrissi ancora un po', non esisteresti". Ed è proprio questo inconsapevole cupio dissolvi del protagonista il perno fondamentale di tutto il film, ben diretto dal quarantenne Brad Anderson secondo gli stilemi del contemporaneo horror catalano. Da vedere.
Amor omnia vicit
by sasso67 (13/06/2006 - 18:08)
La Marchesa di... (Francia/Germania O., 1976) di Eric Rohmer. Con Edith Clever (la Marchesa di O.), Bruno Ganz (il Conte), Peter Lühr (il Comandante), Edda Seippel (la moglie del Comandante), Otto Sander (il fratello della Marchesa), Bernard Frey (l'attendente), Ruth Drexel (la levatrice).
Da un racconto di Heinrich Von Kleist, un rigoroso film di Rohmer, che rischia di sembrare anacronistico, con questo suo ricordare le passioni elementari dell'uomo: l'amore estremo, l'orgoglio, l'odio, l'umiliazione, il perdono. Rohmer lo fa con stile sobrio, memore della pittura tedesca del Romanticismo, come se effettivamente il film fosse stato girato nei primi anni dell'Ottocento. Le facce sono quelle giuste, anche se è difficile pensare a Bruno Ganz come ufficiale dell'esercito russo, o ai caratteri dei protagonisti come italiani. Ma più della verosimiglianza storica contano i sentimenti raccontati.
kakkienjahren
by sasso67 (09/06/2006 - 21:12)
Rosenstrasse (Germania, 2003) di Margarethe Von Trotta. Con Katja Riemann (Lena Fischer adulta), Maria Schrader (Hannah Weinstein), Martin Feifel (Fabian Israel Fischer), Jutta Lampe (Ruth Weinstein), Doris Schade (Lena Fischer novantenne), Plien Van Bennekom (Ben Weinstein).
Film politicamente corretto su una delle vergogne del nazismo, la segregazione, fortunatamente a lieto fine, di alcuni ebrei che avevavno sposato donne o uomini ariani. Un po' manicheo nella descrizione dei personaggi (le donne quasi tutte buone, gli uomini quasi tutti cattivi a meno che non siano ebrei), il film risulta anche abbastanza inutile, venendo dopo Schindler's List e dimostra ancora una volta che la gloriosa regista di Anni di piombo non ha più molto da dire.
Di chi è la mia vendetta?
by sasso67 (07/06/2006 - 20:51)
Oldboy (Corea del Sud, 2003) di Chan-wook Park. Con Min-sik Choi (Dae-su Oh), Ji-tae Yu (Woo-jin Lee), Hye-jeong Kang (Mi-do), Tae-kyung Oh (Dae-su giovane).
Un tizio intorno alla trentina scompare durante una serata di sbornia e viene tenuto segregato in un appartamento. Dopo quindici anni di prigionia lo liberano. Il tizio si darà come missione quella di capire perché sia stato rinchiuso per tutto quel tempo e di vendicarsi del suo sequestratore.
Film valido - anche se non capolavoro - che colpisce più per lo stile iperrealistico che per la sostanza di quanto racconta, anche se a un certo punto la trama riesce a diventare avvincente. Park sa fare tesoro delle ultime tendenze del cinema asiatico, da Kitano (alcune scene sono di una crudeltà difficile da reggere) a Ki-duk Kim, senza trascurare nemmeno il cinema hongkonghese di John Woo, ma tirandone fuori una miscela assolutamente personale. Direi che non è il capolavoro cui molti hanno gridato, ma la sostanza c'è, lo stile pure e quindi non resta che applaudire il quarantatreenne Park, nuovo astro del cinema sudcoreano, ed aspettare di vedere gli altri capitoli della sua "trilogia delle vendetta".
Conseguenze dell'amore?
by sasso67 (03/06/2006 - 13:02)
La febbre (Italia, 2005) di Alessandro D'Alatri. Con Fabio Volo (Mario Bettini), Valeria Solarino (Linda), Gisella Burinato (Maddalena, la mamma), Cochi Ponzoni (il padre), Arnoldo Foà (il Presidente), Thomas Trabacchi (Bicio), Massimo Bagliani (Cerqueti), Vittorio Franceschi (Faoni), Lucilla Agosti (Marina), Alessandro Garbin (Giovanni), Gianluca Gobbi (Marco), Paolo Jannacci (Luca).
Anche questo film di D'Alatri è un tassellino in quella che si potrebbe definire la "ripresina" del cinema italiano. Il regista romano, ormai cinquantenne, non è un Autore con la A maiuscola, ma è uno che conosce bene il suo mestiere: viene dalla gavetta, è un apprezzato autore (con la a minuscola) di spot commerciali e tecnicamente sa il fatto suo. Nell'ambito del cinema "medio", quello senza grandi pretese artistiche, seppure di grande dignità, è uno dei nostri migliori talenti. La febbre parte bene, con quella storia credibilissima di un giovane di provincia, indolente fuori corso di Architettura, che sogna di aprire un locale notturno insieme agli amici d'infanzia. Come capita sempre più spesso, la storia si arena quando entra in scena "il grande amore". Il regista diventa improvvisamente impacciato e accumula troppi particolari logori, abusati e poco credibili (la ragazza bellissima e bravissima che fa la cubista per mantenersi... ma non ha una famiglia?).
Il film si fa comunque vedere, alternando alcune pagine ambientate all'interno degli uffici comunali (ne so qualcosa...) che ricordano il romanzo La donna della domenica di Fruttero & Lucentini, ad altre buttate là un po' per sentito dire (il geometra comunale che va per le case a riscuotere? ma va là...). Il finale, volutamente alla Frank Capra, non scontenta nessuno, anche se puzza un po' troppo di buonismo.
All'attivo del film c'è sicuramente la prova di Fabio Volo, uno showman che meriterebbe di essere sfruttato di più e meglio dal nostro cinema. Accanto ad altri interpreti di valore (Foà, Ponzoni, Trabacchi, Bagliani, Franceschi, il figlio di Enzo Jannacci, tale e quale al padre per presenza e voce), c'è Valeria Solarino, che è solo bella, anche se ci sembra in grado di recitare parti più sostanziose di quella della Linda (Balla, Linda) che balla sul cubo.
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