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Archivio Agosto 2006

Il comandante e lo yankee

by sasso67 (15/08/2006 - 20:25)

Comandante (USA, 2003) di Oliver Stone. Con Fidel Castro (sé stesso), Oliver Stone (sé stesso).

Comandante è un film - documento su Fidel Castro, il lìder maximo della Revoluciòn cubana, arcinemico degli Stati Uniti d'America, dittatore sanguinario e al tempo stesso capo carismatico di tutti coloro che non accettano supinamente l'egemonia mondiale del capitalismo yankee.

Il regista liberal Stone passa alcune giornate a stretto contatto con Fidel Castro e ne dà un resoconto in questo film di due ore, necessariamente sbrigativo. Ne esce un ritratto parziale ma avvincente del leader cubano, intelligente e lucidissimo, nonostante i quasi ottant'anni. Forse per "colpa" di Oliver Stone (che subisce il fascino dell'antico rivoluzionario), ci rimane perfino simpatico, anche perché astutamente il vecchio barbudo glissa e cambia discorso ogni volta che il discorso si fa spinoso. Ma dimostra un notevole senso dell'ironia, un affetto notevole per i vecchi compagni di lotta e per i nuovi collaboratori (un esempio per tutti è quello della sua interprete, che lavora con lui da trent'anni, lo conosce alla perfezione e spesso ne anticipa le risposte).

Certo, bisognrebbe conoscerla tutta, la verità. L'autobiografia di Fidel si chiama La storia mi assolverà: questo lo vedremo. Io, per ora, nel mio piccolo, assolvo questo film (molto migliore, ad esempio, di Ogni maledetta domenica).

Tag: cinema,documentario,castro

Alla ricerca del boss perduto

by sasso67 (15/08/2006 - 20:21)

Il fantasma di Corleone (Italia, 2006) di Marco Amenta. Con Marco Amenta (sé stesso).

Il personaggio del titolo è, ovviamente, Bernardo Provenzano, catturato dalle forze dell'ordine appena qualche giorno prima dell'uscita del film - documentario. Proprio per questo, in appendice è aggiunta la notizia della recente cattura del boss mafioso. La domanda che animava il film di un giovane palermitano emigrato a Parigi era appunto come possa un ricercato come Provenzano nascondersi per quarant'anni in un'isola come la Sicilia. In questo senso il film di Amenta cerca di fornire una risposta, ma ci parla soprattutto di chi Provenzano sta(va) cercando di prenderlo da anni, come i magistrati del pool di Palermo e il giovane commissario di polizia che da dieci anni non è libero di fare una passeggiata con la moglie.

Pur moralmente doveroso, il film di Amenta non riesce a coinvolgere come altre opere dello stesso filone. E' un film da vedere, sebbene non appassioni come la materia meriterebbe.

Tag: cinema,mafia

Una storia verosimile

by sasso67 (15/08/2006 - 19:27)

Confessioni di una mente pericolosa (USA, 2002) di George Clooney. Con Sam Rockwell (Chuck Barris), Drew Barrymore (Penny), Julia Roberts (Patricia Confessioni di una mente pericolosaWatson), Rutger Hauer (Keen), George Clooney (Jim Byrd), Maggie Gyllenhaal (Maggie).

Potrebbe essere un romanzo alla Frederick Forsythe o alla John Le Carré, e invece è - pare - una storia vera. George Clooney, all'esordio nella regia, la gestisce con sapienza narrativa ed artistica, avendo in mente, secondo me, film come Larry Flint, Quiz Show e Auto Focus, film incentrati su personaggi del mondo dello spettacolo, ma la cui vita ha avuto un'eco che va oltre la loro sfera di competenza. Sa dare la giusta importanza alla vicenda spionistica, così come alla vicenda privata e ai successi professionali del protagonista, confezionando uno spettacolo riuscito sotto ogni punto di vista. Certo, Clooney non è Kubrick, né vuole esserlo (e sarebbe troppo chiederglielo), ma sa gestire uno spettacolo intelligente e ben fatto, senza cadere nel melenso o nel fracassone come pochi registi hollywoodiani. È discreto nel riservarsi un ruolo collaterale e sa lasciare il giusto spazio ai suoi protagonisti, un polimorfo Sam Rockwell, un'irresistibile e cicciottella Drew Barrymore e una Julia Roberts che per una volta non è ridotta a presenza puramente decorativa. Si rivede con piacere anche Rutger Hauer, in una parte collaterale ma comunque in una produzione degna della sua fama e del suo talento.

Ianto

by sasso67 (08/08/2006 - 23:43)

Niall Griffiths, Ianto, Feltrinelli, 2005, pp. 283, € 14,00.

Questo romanzo è una scarica di pugni e calci nello stomaco del lettore. Quanto salutare, poi, potrà giudicarlo soltanto il lettore medesimo.

Ambientato in un Galles quanto mai selvaggio e lontano dalla civilizzata Europa, racconta le gesta atroci e la morte altrettanto atroce del giovane Ianto, che dà il titolo italiano al libro dell'inglese Niall Griffiths, nato a Liverpool, ma che porta un nome che sa di irlandese e gallese piuttosto che d'inglese. E per gli inglesi in questo libro c'è solo odio. A cominciare dal titolo originale, Sheepshagger, che è l'appellativo dato dagli inglesi ai ruspanti gallesi, popolo di pastori; e infatti non significa altro che Trombapecore.

Nell'odio per gli inglesi e nelle ferite inferte al Galles e al piccolo Ianto, così come la completa adesione a una natura selvaggia e violenta, con la contraddizione della fuga nei paradisi (o inferni) artificiali creati dalla chimica e dalla musica techno - due delle invenzioni più assurdamente idolatrate dai giovani perfettamenti descritti già in Trainspotting libro e film, risiede la ragione di vita e di morte del protagonista.

Griffiths sa indubbiamente scrivere e lo dimostra riuscendo a tenere viva l'attenzione del (sempre più scioccato) lettore, nonostante alcune pagine letteralmente da voltastomaco, con descrizioni minuziose di pratiche mai così esplicitamente crude in un libro: perversioni da far impallidire il Mickey Sabbath del libro di Philip Roth e omicidi così efferati e difficili da surclassare il terribile assassinio di Decalogo 5 di Kieslowski. In tanta minuzia nel descrivere tali violenze, fa capolino il sospetto di eccessiva programmaticità, specialmente quando alla violenza sessuale si accompagna l'insulto razzista nei confronti dei gallesi e quando alla vendetta si accompagna un sentimento di rivincita nazionalista gallese.

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