Tu mi turbi, signorina
by sasso67 (30/10/2006 - 18:39)
Tu mi turbi, signorina. Perché cammini tutta impettita. Perché trascini il tuo ginocchietto con grazia mai vista. Perché fai attività (ri)creative senza vantartene, e ti curi i malanni senza vergognartene. Perché mandi i bacetti nel cellulare come cent'anni fa, quando il cellulare non c'era. Perché vieni da lontano, perché mi stai vicina. Tu mi turbi, signorina.
Le ragazze intelligenti amano Tracy Chapman
by sasso67 (29/10/2006 - 12:04)
Tracy Chapman - Baby Can I Hold You
Sorry
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like sorry like sorry
Forgive me
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like forgive me forgive me
But you can say baby
Baby can I hold you tonight
Maybe if I told you the right words
At the right time you'd be mine
I love you
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like I love you I love you
Trad. (mia): Mi dispiace - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "mi dispiace" come "mi dispiace".
Perdonami - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "perdonami" "perdonami".
Ma sai dire baby - baby posso abbracciarti stanotte - forse se ti avessi detto le parole giuste - al momento giusto ora saresti mia.
Ti amo - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "ti amo" "ti amo".
All'uomo lupo, all'uomo lupo!
by sasso67 (28/10/2006 - 12:04)
L'ululato (USA, 1981) di Joe Dante. Con Dee Wallace (Karen White), Patrick Macnee (Dott. George Waggner), Dennis Dugan (Chris), Christopher Stone (Bill Neill), Belinda Balaski (Terry Fisher), Kevin McCarthy (Fred Francis), John Carradine (Erle Kenton), Slim Pickens (sceriffo Sam Newfield), Elisabeth Brooks (Marsha Quist), Robert Picardo (Eddie Quist), Dick Miller (Walter Paisley, il libraio antiquario).
Attribuire a questo film tre stelline su quattro, come fa Mereghetti, è, cinematograficamente parlando, una bestemmia. A meno che non si voglia premiare il miracolo, compiuto dal regista, di emergere con proprie qualità da un pastrocchio nato su una sceneggiatura inconsistente e incongruente (evidentemente, non sempre la firma di John Sayles è una garanzia), che dà vita a un film inutilmente aggrovigliato, colmo di scene involontariamente ridicole. Neanche gli attori, probabilmente tenuti al minimo sindacale di stipendio, aiutano la riuscita dell'Ululato, e riescono soltanto a farci ricordare che in fondo il lupo è stretto parente del cane. Dal pasticciaccio brutto (cui anche il non più giovane Morandini attribuisce tre stelline e mezzo su cinque), emergono in ogni caso il talento visivo di Joe Dante, che nel finale si distanzia dalla ridicola materia del film, e la bravura tecnica di Rob Bottin, autore dei trucchi lupeschi. A parte il merito di avere, seppur di poco, anticipato la licantropizzazione in diretta di Un lupo mannaro americano a Londra, nessun altro tipo di confronto è possibile con il bel film di John Landis. Il miglior effetto speciale sarebbe far sparire questa boiata.
Normalmente eccezzziunale
by sasso67 (28/10/2006 - 12:00)
Eccezzziunale... veramente (Italia, 1982) di Carlo Vanzina. Con Diego Abatantuono (Donato Cavallo/Franco Alfano/Tirzan), Massimo Boldi (Massimo), Teo Teocoli (Teo), Ugo Conti (Ugo), Stefani Sandrelli (Loredana), Franco Caracciolo (autostoppista), Clara Colosimo (suocera di Franco), Renato D'Amore (Sandrino il mazzulatore), Enio Drovandi (poliziotto toscano), Anna Melato (moglie di Franco), Yorgo Voyagis (lo slavo), Guido Nicheli (uomo del bar), Renzo Ozzano (commissario della sureté).
La vetta del cinema di Abatantuono prima maniera, quanto meno dal punto di vista commerciale, poiché a me piace di più I fichissimi (con il fratello ibrido e tutto il resto). In questo film, non più impacciato dalla presenza del mediocre Jerry Calà, Abatantuono diventa il vero e proprio mattatore, moltiplicandosi per tre personaggi che, nonostante facciano il tifo rispettivamente per Milan, Inter e Juve, rappresentano lo stesso tipo umano, quello già accennato per l'appunto nei Fichissimi (1981) e anche nella breve apparizione del fornaio di Fantozzi contro tutti (1980). Il tipo umano per il quale nella vita contano solo due cose, delle quali la seconda (ma molto spesso anche la prima) è il calcio.
Considerando che Eccezzziunale... veramente è un film quasi privo di sceneggiatura (le vicende sono davvero ridotte all'osso), si tratta comunque di uno spettacolino divertente, soprattutto in grazia dei monologhi stralunati del protagonista, irresistibile quando si sente male in curva ogniqualvolta il Milan subisce un gol.
ellekappa (23/10/2006)
by sasso67 (23/10/2006 - 22:45)

La guerra di Spagna
by sasso67 (11/10/2006 - 20:02)
Bartolomé Bennassar, La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale, Einaudi, 2006, p. XV-520, € 28,00.
Il 18 luglio di settant'anni fa, con la ribellione dei militari (guidati dal generale Mola) al legittimo governo della Repubblica, scoppiava la guerra civile spagnola, una delle più grandi tragedie del ventesimo secolo. Quella di Bennassar è probabilmente la migliore opera tradotta in italiano su questa immane follia umana. Non che il libro sia immune da pecche, specialmente per il lettore normale, per chi non sia uno storico di professione o comunque un cultore appassionato anche alle statistiche. In alcune parti, infatti, per fortuna molto minoritarie, la mania per i numeri, benché funzionale, fa sfiorare la noia. Ma quella di Bennassar è un'impostazione rigorosa e mai partigiana, che si guadagna sul campo il rispetto di tutti i lettori. Ovviamente l'autore non manca mai di ricordare che i generali che alla fine vinsero la guerra insorsero contro un governo (del fronte popolare) che aveva legittimamente vinto delle elezioni democratiche, mentre il regime che uscì dalla guerra fu una dittatura che, con le debite differenze, somigliava molto al regime fascista italiano (che insieme ai nazisti tedeschi contribuirono in maniera decisiva alla vittoria dei ribelli). Meritoriamente, però, Bennassar mette anche in evidenza una delle ragioni fondamentali che causarono la sconfitta del fronte popolare e quindi la caduta della Repubblica, cioè le divisioni interne allo stesso Fronte. Non tutti lo sanno, ma queste divisioni (già evidenziate una decina d'anni fa da Ken Loach nel suo film Terra e libertà) furono sanguinose quanto la guerra ai fascisti: i comunisti spagnoli, che monopolizzavano i rifornimenti bellici sovietici, indispensabili per condurre la guerra, s'imposero e riuscirono ad estromettere dall'alleanza antifranchista forze importanti quali il POUM (il partito di estrema sinistra di cui facevano parte anche i trockisti invisi a Stalin) e gli anarchici, che proprio agli albori della guerra, per la prima volta nella storia, si ritrovarono al governo.
Questo La guerra di Spagna - che, sembra di capire, fu più che una tragedia nazionale, anche per i tanti stranieri che sull'uno e sull'altro fronte vi presero parte - è un'opera indispensabile per chi voglia sapere, senza pregiudizi da Pasionaria, cosa davvero produsse e cosa implicò questa grandissima catastrofe, nella quale rimasero coinvolti, in qualche modo, anche grandi intellettuali, come, solo per ricordarne alcuni, Federico Garcia Lorca (che vi perse la vita), Ernest Hemingway e George Orwell.
Una critica vorrei riservarla alla traduzione, quasi sempre puntuale, ma oscura in alcuni passaggi, come questo: «Nulla è più avvilente, per lo storico amante del vero, che non il potere di produrre danni prolungati nel tempo che esercitano le falsificazioni protette dal prestigio di un magistero intellettuale o spirituale». Forse troppa fretta di mandare il saggio in libreria in tempo per celebrare il settantesimo anniversario dello scoppio della guerra?
In galeraaa!
by sasso67 (08/10/2006 - 11:54)
Prigione di donne (Italia, 1974) di Brunello Rondi. Con Martine Brochard (Martine), Marilù Tolo (Susanna), Maria Cumani Quasimodo (la madre superiora), Corrado Gaipa (l'avvocato), Luciana Turina (una suora).
Film brutto e inutile, al cospetto del quale una ciofeca come Femmine in gabbia (anch'esso del 1974) di Jonathan Demme assurge al rango di capolavoro del genere carcerario. La scusa poteva essere buona (per modo di dire...) per far vedere le solite recluse nelle docce oppure abusate dai carcerieri aguzzini, ma invece è la noia che abusa degli spettatori. La recitazione cinofila di tutto il cast, abbastanza incolpevole, viste le lacune sesquipedali della sceneggiatura, aiuta di molto la riuscita pari a zero di questa pellicola fallimentare sotto ogni punto di vista. Marco Giusti inserisce il film di Rondi nel suo dizionario Stracult, segnalando come curiosità che alla sceneggiatura collabosrò il criminologo Aldo Semerari, che qualche anno più tardi fu decapitato dalla camorra.
Fontamara
by sasso67 (08/10/2006 - 11:35)
Ignazio Silone, Fontamara, Mondadori, 1984, pp. 207, € 7,40
Ciò che è naturale è razionale; così potremmo sintetizzare la filosofia dei cafoni di Fontamara, se avessero una minima coscienza, non dico hegeliana, ma filosofica. Tutto quello che appartiene all'ordine naturale delle cose è comunque accettato, perché è voluto da Dio. Così l'ingiustizia, le differenze sociali ed economiche tra cafoni e proprietari terrieri sono ritenute ineluttabili come l'avvicendarsi del giorno e della notte o come lo scorrere dell'acqua del fiume. E proprio la volontà, da parte dell'affarista sostenuto dal regime fascista, di deviare il corso di un ruscello, lasciando Fontamara priva della poca irrigazione che aveva, farà capire ai cafoni di avere subito un imbroglio. Ci vorrà molto di più perché uno di loro giunga a ribellarsi.
Denuncia dell'ingiustizia perenne tra ricchi e poveri, ma anche denuncia della politica conservatrice e doppiogiochista della dittatura fascista (Silone scrisse il romanzo durante l'esilio in Svizzera), che, come tutti i regimi prima di lei, appoggia i potenti in danno dei poveracci, con un sovrappiù di arrogante violenza, Fontamara è, per certi versi un romanzo didascalico, con il suo invito, secondo me abbastanza esplicito, ai cafoni (di tutto il mondo?) a restare uniti (non è un caso che Silone avesse partecipato, nel 1921 alla fondazione del P.C.I.), ad istruirsi (i cafoni si sentono colpevoli della propria ignoranza) e almeno a domandarsi, come già fece Lenin: che fare?
Quel po' di programmatico e schematico (il prete del paese si chiama Don Abbacchio), che pure c'è nel romanzo, deve in ogni caso essere perdonato in virtù di una narrazione quasi brechtiana, che attenua il tragico quotidiano della vicenda con una buona dose di rassegnata ironia.
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