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Archivio Maggio 2008

E i mostri saranno uccisi

by sasso67 (31/05/2008 - 14:07)

Bakterion - I vivi invidieranno i morti (Italia/Spagna, 1982) di Teodoro Tonino Ricci. Con David Warbeck (il capitano Kirk), Janet Agren (Jane Blake), Roberto Ricci (il prof. Adams), Miguel Herrera (il dott. Vince), Franco Ressel (Milton), Josè Ruiz Lifante (il sergente O'Brien), Eugenio Benito (Padre Braun), Josè Marìa Labernié (il col, Rudridge), Fabian Conde (l'ubriaco), Carlos Larrañaga (Duke).

Una grossa ditta biochimica inglese sta facendo esperimenti per un'arma batteriologica, ma lo scienziato che conduce la ricerca rimane contaminato e si trasforma in un mostro assassino che fa strage nella cittadina limitrofa. Le alte sfere politiche e militari decidono che la soluzione migliore è bombardare l'intera zona, mentre un indefesso capitano e un'intrepida dottoressa cercano di trovare il mostro e metterlo fuori combattimento.

Una stronzata colossale: il film non funziona mai e non ci credono neanche il regista e gli attori, mentre gli sceneggiatori spagnoli cercano in tutti i modi di allungare il brodo per dare una qualche improbabile consistenza all'intera operazione. Vengono affastellate senza ritegno risibili citazioni di altri film (la ragazza accoltellata nella doccia come in Psyco, l'ubriaco fatto a pezzi come in decine di filmetti americani di serie B ecc.), in un'ambientazione che, chissà perché - vista la coproduzione italoiberica - è chiaramente inglese. Anche se poi le automobili (esclusa quella della polizia) dei cittadini, quasi tutte Ford Fiesta, hanno inopinatamente la guida a sinistra come nell'Europa continentale. La presenza di Janet Agren è in questo caso perfettamente inutile, mentre il povero David Warbeck (1941-1957) tenta inutilmente di rappresentare l'eroe di turno. L'unico che si salva è Franco Ressel (1925-1985).

Tag: cinema,horror

Noci acerbe

by sasso67 (31/05/2008 - 14:05)

The Cocoanuts (USA, 1929) di Robert Florey e Joseph Stanley. Con Groucho Marx (Mr. Hammer), Harpo Marx (Harpo), Chico Marx (Chico), Zeppo Marx (Jamison), Margaret Dumont (la signora Potter), Mary Eaton (Polly Potter), Oscar Shaw (Bob Adams), Kay Francis (Penelope), Cyril Ring (Harvey Yates), Basil Ruysdael (Hennessy).

Un direttore d'albergo cerca di vendere come edificabili dei lotti di terreno paludoso. Nello stesso tempo un poco di buono tenta di farsi sposare da una giovane  e ricca ereditiera, fidanzata con un architetto alle prime armi. Tutti i piani salteranno grazie all'intervento di due ladruncoli.

Il primo film dei Fratelli Marx e non certo il loro migliore, risentendo ancora troppo dell'impostazione teatral-vaudevilliana. Anche i duetti tra Groucho e la Dumont non sono ancora sviluppati a dovere. Certo che, però, quando Harpo sente i discorsi retorici alla cerimonia del fidanzamento e fa le sue facce schifate, l'ilarità parte spontanea...

Troppe braccia per un uomo solo

by sasso67 (31/05/2008 - 14:04)

L'uomo dal braccio d'oro (USA, 1955) di Otto Preminger. Con Frank Sinatra (Frankie Machine), Eleanor Parker (Zosh), Kim Novak  (Molly), Arnold Stang (Passero), Darren McGavin (Louie), Robert Strauss (Schwiefka).

Un ex giocatore di poker esce dalla clinica in cui si è disintossicato dalla droga. A casa l'attende la moglie che si finge paralizzata per tenerselo vicino. Lui vorrebbe entrare in un'orchestra di jazz come batterista, ma viene risucchiato dal mondo delle carte.

Un film di Preminger poco riuscito, nonostante la presenza di un Sinatra abbastanza in parte e di un tema forte, quasi mai affrontato dal cinema americano negli anni cinquanta. Il regista non sembra sapersi decidere tra il realismo e il dramma a forti tinte, tutto ricostruito in studio. Molti elementi sembrano affastellati, anziché disposti per dare vita a una vera progressione drammatica; Kim Novak è poco credibile come eintraineuse da quattro soldi che si divide tra un tossicodipendente e un alcolizzato; la guarigione finale di Machine è troppo miracolistica, ma la seconda parte del film è abbastanza avvincente (voto: 6-).

Tag: cinema

E quindi uscimmo a riveder le stalle

by sasso67 (26/05/2008 - 20:21)

Sciuscià (Italia, 1946) di Vittorio De Sica. Con Rinaldo Smordoni (Giuseppe), Franco Interlenghi (Pasquale), Aniello Mele (Raffaele), Bruno Ortensi (Arcangeli), Emilio Cigoli (Staffera), Gino Saltamerenda (il Panza), Anna Pedoni (Nannarella).

Giuseppe e Pasquale, due ragazzini che sbarcano il lunario come lustrascarpe, soprattutto al servizio dei militari americani, sono coinvolti dal fratello grande di Giuseppe in una rapina a casa di una chiromante. Finiscono in prigione, ma dopo il processo uno dei due riesce ad evadere. L'altro, geloso del fatto che il suo amico può godersi il cavallo che hanno acquistato in società, porterà la polizia sulle sue tracce.

Il primo film neorealista di De Sica non è il suo capolavoro, ma resta una pietra miliare del cinema italiano, che ha fatto piangere tante persone, adulte e non, e che fece conoscere De Sica in America, dove ottenne anche il premio Oscar come miglior film straniero. In realtà la parte propriamente neorealista è soltanto la prima, quella che pedina i ragazzini per le strade, contornate da edifici spesso ridotti dalla guerra a cumuli di macerie. Ed è sicuramente la parte più riuscita e coinvolgente. Il lungo segmento centrale, ambientato nel carcere minorile, risponde ai canoni del dramma carcerario, con l'aggiunta dell'elemento patetico dato dalla presenza dei ragazzini. Il finale, poi, sembra uscito dalla vena più surrealista dello sceneggiatore Zavattini, e vede la galoppata simbolica del cavallo bianco che se ne scappa via, mentre Pasquale resta a versare lacrime sul corpo esanime dell'amico.

Se devo fare una classifica personale desichiana, preferisco, a questo, Ladri di biciclette (1948), con la sua tragica vitalità, ed anche Umberto D. (1951), che vale più di cento saggi sociologici sulla terza età, ma Sciuscià è un film assolutamente da vedere per ogni appassionato che si rispetti.

Tag: cinema

Robette

by sasso67 (26/05/2008 - 20:15)

Robette

I. E fu sera e fu mattina

C'era l'amore e poi non c'è più

E fu sera e fu mattina

C'era l'attesa e c'era la bellezza

e c'era l'attesa della bellezza.

E fu sera e fu mattina.

È bello il fuoco artificiale,

ma dopo lo scoppio, la luce e i colori

solo freddo e solo buio

riempiono il cielo.

Preferisco un fuocherello che brucia nel camino

per passare questo freddo inverno.

E fu sera e fu mattina.

(21 gennaio 2008)

II. In due attimi

La felicità m'è sfuggita di mano

in un attimo,

in due attimi,

nei due round disperati

di un match combinato.

Mentre mettevo al tappeto

l'avversario non domo,

dai guantoni mi sfuggiva

l'ultimo ciuffo di felicità.

(5 marzo 2008)

III. Caccia alle farfalle

Tu cacci le farfalle, amore,

insegui dei fantasmi

che raccontano barzellette

e ridono, loro, di te.

E i tuoi fantasmi sono una foto

e parole, troppo facili da scrivere

(troppo semplice farti fischiare le orecchie!).

Troppo facile accenderti la fantasia:

e non c'è niente di più forte della tua immaginazione.

I tuoi fantasmi fuggiranno via

senza che tu possa dar corpo alle parole

che spezzino la tragica malìa.

Resterai là, davanti a una finestra colorata

ad ammirare un vuoto

in cui non è rimasta neanche

una fragile, futile, farfalla.

Resterò là, spiaccicato sopra una pagina bianca.

(3 aprile 2008)

Disegno di Marcel Ruijters

Il primo taglio è il più profondo

by sasso67 (26/05/2008 - 20:14)

Arma da taglio (USA, 1972) di Michael Ritchie. Con Lee Marvin (Nick Devlin), Gene Hackman (Mary Ann), Sissy Spacek (Poppy), Angel Tompkins (Clarabelle), Gregory Walcott (Weenie), William Morey (Shay), Janit Baldwin (Violet), Eddie Egan (Jake), Therese Reinsch (la ragazza di Jake).

Un boss di Chicago invia un suo uomo, molto esperto nel ramo, a Kansas City, per avere ragione di due fratelli macellai, i quali stanno cercando di mettersi in proprio nel racket del traffico di droga e dello sfruttamento della prositutizione, e che hanno già fatto, letteralmente, salsicce degli uomini precedentemente iviati. Lo scontro sarà durissimo.

Film durissimo, ai limiti della sgradevolezza, diretto dall'allora giovane e promettente Michael Ritchie (a cui si deve, sempre nel 1972, Il candidato, con Robert Redford). Arma da taglio ha una durata insolitamente breve, forse dovuta ai numerosi tagli censori (chi di taglio ferisce di taglio perisce...) che ha dovuto subire sia nel paese d'origine che in Italia. Quello del macellaio Mary Ann (chissà come mai un nome da donna...) probabilmente uno dei personaggi più abietti mai recitati da Gene Hackman, che fa commercio di carne non soltanto animale, poiché nei recinti delle stalle tiene anche delle orfanelle nude che vende ai suoi luridi clienti. Per di più, l'abietto macellaio, si fa beffe del fratellone ritardato, che alla fine tenta di pugnalare il killer Nick brandendo una salsiccia. Film metaforico della violenza che pervade la società americana (non per caso la donna di Mary Ann, precedentemente fidanzata con Nick, si chiama Clarabelle, come la mucca di Topolino), Arma da taglio contiene almeno un paio di sequenze girate magistralmente, come la sparatoria tra i girasoli e l'inseguimento della mietitrebbiatrice nel campo di grano. La ventitreenne Sissy Spacek compone un personaggio di adolescente un po' ingenua e un po' perversa.

Tag: cinema

Quattro pazzi in transatlantico

by sasso67 (24/05/2008 - 20:12)

Monkey Business (USA, 1931) di Norman Z. McLeod. Con Groucho, Harpo, Chico e Zeppo Marx (i quattro clandestini), Thelma Todd (Lucille), Rockliffe Fellowes (Joe Helton), Ruth Hall (Mary Helton), Harry Woods (Alky Briggs), Ben Taggart (il capitano), Orto Fries (il secondo), Evelyn Pierce (la manicure), Maxine Castle (la cantante d'opera).

Quattro clandestini, provenienti chissà da dove, cercano di sbarcare in America, nascondendosi in quattro barili di sardine nella stiva di un transatlantico. Riusciranno nell'impresa spacciandosi a turno (anche uno di loro che è muto!) per il cantante francese Maurice Chevalier.

Il film più corale dei Fratelli Marx (in molte scene i quattro compaiono simultaneamente sulla scena) è anche, allo stesso tempo, il loro più anarchico, e li vede continuamente alle prese con gli ufficiali e i marinai di bordo che tentano di prenderli e metterli ai ferri. Si salvano mettendosi al servizio, in coppie separate, di due boss della mala: Groucho e Zeppo con il cattivo Alky Briggs, Chico e Harpo con il boss "buono" Joe Helton. A mio parere, la parte del leone la fa, in quanto a gag personali, proprio Harpo, che è impagabile nella scena in cui riesce a fingersi un burattino. La bionda e brava Thelma Todd, anche qui nelle vesti di protagonista femminile, morì a soli trent'anni nel 1935, intossicata dal monossido di carbonio. Il caso fu chiuso come suicidio, ma più probabilmente si trattò di un omicidio, poiché l'attrice si era inimicata alcuni boss di Los Angeles, dove possedeva un locale di cui i malviventi si volevano impadronire.

La moglie del mafioso

by sasso67 (22/05/2008 - 12:06)

La moglie più bella (Italia, 1970) di Damiano Damiani. Con Ornella Muti (Francesca Cimarosa), Alessio Orano (Vito Juvara), Tano Cimarosa (Gaetano Cimarosa), Pierluigi Aprà (il tenente dei Carabinieri), Joes Sentieri ("Poidomani"), Enzo Andronico (l'avvocato), Amerigo Tot (Don Antonino Stella).

Un giovane rampollo di famiglia facoltosa e mafiosa sceglie una quindicenne di umile famiglia come moglie. La ragazza sarebbe anche innamorata, ma non accetta i metodi intimidatori e violenti del fidanzato, perciò lo rifiuta. Questi, punto nell'orgoglio, la fa rapire e la violenta. La giovane, infrangendo tutte le regole non scritte della morale e della società siciliana dell'epoca, va dai Carabinieri e lo denuncia.

A dispetto delle critiche negative (non convinse neppure Tullio Kezich), La moglie più bella di Damiano Damiani (un nome che è una garanzia) è un buon film. Pur non raggiungendo l'efficacia spettacolare ed enigmatica del suo Giorno della civetta (1968), Damiani racconta, ispirandosi ad un fatto di cronaca che fece scalpore, la presa di coscienza di una ragazzina che si rende conto del fatto che la propria dignità è infinitamente più importante delle convenzioni sociali, a maggior ragione quando esse siano logore e basate sulla violenza e sul sopruso. In realtà la ragazzina è anche innamorata del bellimbusto, un bel ragazzo, certo, e pure ricco, ma non riesce ad accettare i suoi metodi arroganti e violenti, fondati su secoli di differenze di casta e di classe, difesi mettendo a repentaglio la vita di tanti miserabili proletari, usati come manovalanza criminale. Non vale, secondo me, criticare il film sulla scorta del fatto che è ambientato in Sicilia e quindi volutamente paradigmatico, perché anche altri film italiani di grande successo, come Divorzio all'italiana e Sedotta e abbandonata di Germi, nonché A ciascuno il suo di Petri, erano intrinsecamente siciliani (nel senso che non potevano non essere ambientati in Sicilia) ed anzi traevano da quest'ambientazione gran parte della loro forza. Direi che in questo film, nei limiti delle sue ambizioni, funziona tutto: perfino Ornella Muti, alla sua prima apparizione cinematografica, risulta (naturalmente doppiata) fresca e naturale come forse mai più durante tutta la sua carriera, ma anche Alessio Orano (che della Muti diventò marito nel 1975) fa la sua parte, per non parlare dello strepitoso caratterista, qui addirittura con il suo vero nome anagrafico, Tano Cimarosa. Ottime le musiche di Morricone, riuscito il finale, confortante, ma non lieto.

«Con La moglie più bella [Damiani, n.d.r.] demolisce ogni alone di cupa grandezza della mafia, e adotta un punto di vista femminile per mostrarne l'oppressione.» (Alberto Pezzotta, Dizionario dei registi del cinema mondiale, Einaudi, 2008)

Tag: cinema

In meta sulla biga

by sasso67 (22/05/2008 - 12:05)

Horse Feathers (USA, 1932) di Norman Z. McLeod. Con Groucho Marx (il Prof. Quincy Adams Wagstaff), Chico Marx (Baravelli), Harpo Marx (Pinky), Zeppo Marx  (Frank Wagstaff), Thelma Todd (Connie Bailey), David Landau (Jennings), Robert Craig (il professore di biologia), James Pierce (Mullen), Nat Pendleton (Mac Hardie), Reginald Barrow (il preside dimissionario), Florine McKinney (Peggy Carrington), E. J. Le Saint e E. H. Calvert (i due professori).

Il nuovo preside del college di Huxley è chiamato all'impresa in cui i suoi predecessori hanno sempre fallito: battere il college rivale di Darwin nell'annuale partita di football. Per riuscire in questo arduo compito, si avvale di due sgangherati spioni, il portinaio Baravelli e l'accalappiacani Pinky.

Uno dei film più anarchici dei Fratelli Marx, che riesce a concentrare il maggior numero di gag, quasi senza soluzione di continuità. L'inizio è tutto appannaggio di Groucho, che canta un pezzo ormai divenuto celebre: I'm Against It, poi vi è l'altra gag, altrettanto famosa e citata, nella quale Groucho e Chico sono alle prese con la famosa parola d'ordine (swordfish, cioè pescespada), che serve per entrare nello speakeasy. Dopo l'altra sequenza, esilarante, in cui Harpo e Chico dovrebbero rapire due giocatori della squadra avversaria, c'è finalmente la partita di football, che funge da campo di battaglia per l'esplosione comica finale (come sarà successivamente, in Una notte all'opera (1935), la rappresentazione del Trovatore di Verdi): qui succede di tutto e diventa protagonista assoluto Harpo - che in questo film sta mettendo a punto il suo personaggio, a metà tra un bambino e un animale - il quale imbroglia gli avversari legando ad un elastico il pallone, e poi segna una meta addirittura correndo su una biga trainata dai cavalli. Horse Feathers è una scatenata farsa, la cui trama è piuttosto un pretesto per sbrigliare l'inventiva dei Fratelli Marx, nella quale già si esercita la scatenata comicità del geniale trio.

Il titolo Horse Feathers, letteralmente "piume di cavallo", non ha un significato preciso, e si può intendere come "cose da poco, quisquilie, baggianate".

«I Marx ci consegnano una delle più aspre satire delle meccaniche di apprendimento e della piatta riproduzione di una sempre identica cultura che si possano immaginare.» (Andrea Martini, Fratelli Marx, Il Castoro)

Poveri ma gialli

by sasso67 (22/05/2008 - 12:04)

Desiderio inappagato (Giappone, 1958) di Shohei Imamura. Con Hiroyuki Nagato (Satoru), Shizuko Kasagi (Shima), Tomiko Hattori (Ryuko), Kayo Matsuo.

Desiderio inappagatoDurante la guerra, quattro soldati giapponesi nascondono un carico di morfina in un rifugio antiaereo alla periferia di Osaka, dandosi appuntamento dopo dieci anni per riprenderselo e venderlo sul mercato illegale. All'appuntamento si presentano in cinque. La banda comincia le operazioni di recupero, ma iniziano anche gli screzi tra i componenti, i sospetti reciproci, le intrusioni dei vicinanti.

Il film comincia con un tono quasi da commedia leggera, del tipo "neorealismo rosa", per poi diventare una sorta di variante giapponese del Buco di Jacques Becker (che, comunque, è del 1960). Con l'estetica barocca che gli sarà propria anche in futuro, Imamura comincia ad interessarsi della parte bassa della società, così come di quella del corpo umano. Non è un caso che questi poveracci, oltre che di denaro (il cui desiderio rimarrà, per l'appunto, inappagato), siano affamati di sesso, tanto è vero che il fulcro della vicenda ruota proprio attorno a due donne: la sorella del tenente scomparso, concupita dai membri della bannda e la giovane Ryuko, contesa dal nullafacente Satoru e dal bottegaio Sugai, che ormai commercia in abbigliamento di tipo occidentale. Da vedere sia come puro spettacolo d'intrattenimento, sia come introduzione al cinema sociale di cui Imamura (1926-2006) sarà un propugnatore.

Tag: cinema

Sole rosso sangue

by sasso67 (22/05/2008 - 12:02)

Il cimitero del sole (Giappone, 1960) di Nagisa Oshima. Con Kayoko Honoo (Hanako), Isao Sasaki (Takeshi), Masahiko Tsugawa (Shin), Fumio Watanabe (Yosehei), Kamatari Fujiwara (Batasuke), Tanie Kitabayashi (Chika), Junzaburo Ban (Yotsematsu), Kei Sato (Sakaguchi), Kunie Tominaga (la ragazza violentata), Rokko Toura (Masa).

Nei sobborghi miserandi di Osaka, la figlia di uno straccivendolo mette su un turpe commercio di sangue, comprato dai poveracci e rivenduto agli ospedali. Di notte, poi, si vende lungo i viali della città. Il suo commercio viene poi rovinato dalla banda di Shin, e dal suo interesse per Takeshi, un killer dal cuore sensibile. Farà in modo che la banda di Shin sia distrutta da quella di Ohama, ma la povera gente, accortasi di essere ingannata e sfruttata da anni, metterà a ferro e fuoco la baraccopoli.

Il terzo film di Oshima è impegnato, intelligente e cattivo; in più conferma, dopo Racconto crudele della giovinezza (anch'esso del 1960) il talento del regista più comunista della nouvelle vague giapponese. In una veste grafica che, forse non per caso, privilegia i rossi - quasi a volere accostare Douglas Sirk e Mao - con la presenza preponderante di un sole sempre rosso, come se la bandiera nipponica incombesse sulle miserabili catapecchie, Oshima non fa mancare la critica sociale, mettendo in piazza il mercato nero, la prostituzione i commerci turpi come quello del sangue e dei documenti falsi (che privano i poveracci anche dell'ultima cosa che è rimasta loro: l'identità), la fame e la mendicità. Ma condisce il suo piatto, ostentatamente schifoso, di un umore acre, nel personaggio dell'anziano reduce dalla guerra, a parole nostalgico dell'Impero, ma poi venale nel succhiare soldi e sangue ai poveri cristi che sfrutta fino alla morte (tenta perfino di vendere un gigante tontolone come minatore). E non mancano squarci di lirismo che sembrano, appunto, rifarsi, almeno figurativamente, ai drammi fiammeggianti di Sirk, come la struggente sequenza, genialmente sottofondata da un arpeggio di chitarra, in cui Takeshi e Hanako si liberano della ragazzina violentata. Non tutto, nella sceneggiatura, è chiarissimo, ma Il cimitero del sole è una solenne e violenta presa di posizione, da parte di un giovane cineasta, contro il suo paese risorto - ma a quale prezzo! - dalle ceneri fumanti di energia atomica della Seconda Guerra Mondiale. I nostri panni - sembra dire senza peli sulla lingua Oshima - ce li laviamo in pubblico.

«Lo sguardo di O. pare ancor più sogghignante (sul film, mai giunto in occidente, si posson fare solo supposizioni), e insieme perfidamente incollato allo spappolarsi dell'utopia giovanile. A questo processo di disintegrazione di un mito a lungo condiviso e accarezzato O. ammicca con malizia luciferina, come per esorcizzare l'orrore. Aggiungendovi magari - a quanto risulta - l'estrema perfezione tecnica e la bellezza dell'immagine. Ma le ferite restano, e lo dilaniano. Tanto vale mostrarle in tutta la loro gravità e interrogarsi fino in fondo sulla loro origine storica.» (Sergio Arecco, Nagisa Oshima, Il Castoro Cinema, 1979)

postato da: Sasso67 alle ore 19:55 | Permalink | commenti

Tag: cinema

La psicologia applicata alla narda

by sasso67 (19/05/2008 - 20:15)

La settimana al mare (Italia, 1981) di Mariano Laurenti. Con Enzo Cannavale (Antonio Martinelli), Annamaria Rizzoli (Angela Marconcini), Andrea Occhipinti (Carlo Martinelli), Bombolo (Orazio Canestrari), Francesca Romana Coluzzi (Elvira Martinelli), Anna Maria Clementi (la mogliettina vogliosa), Paola Senatore (Margareth), Vincenzo Crocitti (Tito), Lucio Montanaro (il complice di Tito), Jimmy il Fenomeno (il/la cliente).

Un padre porta il figlio in un villaggio turistico sul mare per farlo svegliare e per farlo recedere dagli studi universitari di psicologia. Ma il ragazzo, anche grazie ai suoi studi, è molto più sveglio di quanto sembri...

Film quasi gemello di La settimana bianca. Se quello non era un granché, questo è proprio una ciofeca. E dispiace, soprattutto perché Bombolo e Cannavale ci danno dentro come non mai ele tentano tutte per portare a casa una dignitosa pagnotta. Qui, fra l'altro, Laurenti spinge parecchio sul piano dell'erotismo, forse proprio perché le lacune della sceneggiatura sono ancora più evidenti che negli altri suoi film similari. Per dirla tutta, poi, la Rizzoli, pur bella, non mi ha mai attizzato più di tanto, mentre sono nel loro fulgore la Senatore (qui prima di dedicarsi al circuito semi hard) e Anna Maria Clementi, sposina siciliana in calore. Torna in questo film Jimmy il Fenomeno in ben due parti, delle quali una muliebre (ed è tutto dire), mentre la coppia pseudocomica composta da Crocitti e Montanaro è veramente impresentabile. «La commedia si trascina stancamente verso il lieto fine senza sussulti.» (Roberto Poppi)

Vacanze d'inferno

by sasso67 (19/05/2008 - 19:46)

La settimana bianca (Italia, 1980) di Mariano Laurenti. Con Gianfranco D'Angelo (il rag. Piergallini), Annamaria Rizzoli (Angela Marconcini), Enzo Cannavale (Ercolani), Bombolo (Giulio Cesare), Giacomo Furia (il cav. Pasquarelli), Paolo Giusti (Fabio), Renzo Ozzano (Bartocci), Carmen Russo (Orchidea), Vincenzo Crocitti (Tarcisi), Graziella Polesinanti (Matilde Marconcini), Sal Borgese (il sardo), Jimmy il Fenomeno (la zitella).

settimana_bUn capufficio organizza una settimana bianca aziendale, con lo scopo di portarsi a letto la bella impiegata Angela, che, invece, finirà tra le braccia dell'aitante maestro di sci.

Il film sconta pesantemente la mancanza di una sceneggiatura da potersi chiamare tale, limitandosi a mettere in scena i goffi tentativi, sempre frustrati, di un gruppo di maturi impiegati di accaparrarsi le grazie della bella collega. Alcuni dei personaggi sono accompagnati dalle mogli, naturalmente gelose, altri invece sono scapoli: c'è poi quello (Bombolo) a cui delle donne non gliene frega niente e pensa soltanto ad arrotondare il magro stipendio, ma riceve soprattutto sganassoni, e una matura zitella (Jimmy il Fenomeno, in una caratterizzazione davvero surrealista) che non ha perso le speranze. Se qualcosa si salva è grazie alla simpatia di alcuni interpreti, Bombolo e Cannavale più di D'Angelo. «Filmetto scacciapensieri senza infamia e senza lode.» (Roberto Poppi)

Er Monnezza si sposa

by sasso67 (19/05/2008 - 19:45)

Assassinio sul Tevere (Italia, 1979) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (il maresciallo Nico Giraldi), Marina Lante Della Rovere (Eleonora Ruffini), Roberta Manfredi (Angela), Bombolo (Venticello), Enzo Liberti (Er Pinna), Angelo Pellegrino (il Procuratore Cardone), Renato Mori (il commissario), Marcello Martana (Trentini), Massimo Vanni (Gargiulo), Alberto Farnese (Manfredo Ruffini), Leo Gavero (l'onorevole), Enzo Andronico (l'avvocato difensore), Marino Masè (Nardelli), Andrea Aureli (il giudice), Puccio Ceccarelli (il vecchio pugile), Jimmy il Fenomeno (spettatore al concerto), Ennio Antonelli (guardiano dell'obitorio), Luca Sportelli (l'antiquario).

Durante una riunione della Società Tiberina, un'organizzazione che dietro un'apparenza rispettabile nasconde la gestione di affari poco puliti, viene ucciso l'importante membro Manfredo Ruffini. Il maresciallo Giraldi, affascinato dalla bella vedova, indaga per scoprire il colpevole. Alla fine delle indagini, troverà anche moglie.

Il film, nel complesso, non è un granché, anche per la sostanziale insipienza della protagonista femminile. Sono contenute, però, almeno un paio delle battute migliori di Bombolo: tra queste, quando al processo esclama «Io so' innocente signor Presidente, mi' madre è vedova e mi' padre pure!». Altra battuta memorabile è quella pronunciata dal maresciallo Giraldi, quando sorprende Venticello, travestito da prete, intento a tentare di truffare un gioielliere: dopo averlo schiaffeggiato, il gioielliere esclama «ma questo è un importante prelato paraguayano!» e lui risponde «no, questo è un prelato paraculiano!». Un po' di divertimento c'è.

«Questo film segna il passaggio dalla serie delle squadre alla serie dei delitti, è una pietra miliare del cinema italiano e per questo merita quasi il massimo dei voti, Milian fenomenale Bombolo incorreggibile come al solito, fanno del film un capolavoro.» (Paolo Scirè)

Vita e morte in borgata

by sasso67 (19/05/2008 - 19:44)

Una vita violenta (Italia, 1962) di Paolo Heusch e Brunello Rondi. Con Franco Citti (Tommaso Puzzilli), Serena Vergano (Irene), Enrico Maria Salerno (Bernardini), Angelo Maria Santiamantini (Lello), Benito Poliani (Zucabbo), Piero Morgia (Carletto), Giorgio Sant'Angelo (Cazzitini), Paola Petrini (la suora), Enrico Salvatore (l'operaio in ospedale).

Il giovane borgataro romano Tommaso Puzzilli vive, insieme a un gruppetto di amici imbevuti di un'assurda venerazione per Mussolini, di espedienti e di atti di criminalità piccoli e grandi. L'amore per una brava ragazza lo indirizzerà sulla buona strada. Finito, però, in carcere per avere accoltellato un uomo, Tommaso tenterà finalmente di rigare diritto, ma l'insorgere della tubercolosi lo farà finire in sanatorio. Proprio là dentro si costruisce una consapevole coscienza politica, ma, appena uscito, dall'ospedale, un gesto di generosità lo condanna a una morte precoce.

L'adattamento del capolavoro di Pasolini (uscito da tante mani: quelle di Ennio De Concini, Franco Brusati, Franco Solinas, Sergio Citti e dei due registi) sfronda inevitabilmente alcuni aspetti fondamentali del romanzo, come la presenza, marginale, ma narrativamente importante della famiglia del protagonista. Così come mancano alcune scene fondamentali, come l'irruzione e la retata della polizia nella borgata delle baracche di Pietralata - Montesacro. Il film è comunque ben girato, ben fotografato e con un Franco Citti al posto giusto, insieme a tanti altri attori e personaggi che sembrano arrivare direttamente da Accattone (1961), il film d'esordio di Pasolini. E proprio questo, purtroppo, costituisce il difetto fondamentale del film. Come, infatti fece acutamente rilevare all'epoca Ercole Patti, «il film [...] non riesce ad evitare l'impressione di una cosa arrivata in ritardo [...] Un'altra considerazione [...] è che questo genere di storie romanesche parlate con quel linguaggio turgido e greve [...] se non sono toccate dalla mano di un poeta, rivelano subito la loro inutile grevezza». A riprova di quest'ultima affermazione, basti rilevare la differenza  delle scelte della colonna sonora: ai passaggi tragici, sottolineati in Accattone dall'Adagio di Albinoni, risponde qui la musica di Piero Piccioni.

Tag: cinema

Non entrate in quella loggia

by sasso67 (18/05/2008 - 11:45)

Attenti a quei P2 (Italia, 1982) di Pier Francesco Pingitore. Con Pippo Franco (Tonio Tatarella; l'On. Forlotti), Oreste Lionello (Licio Belli), Annamaria Rizzoli (Juliette De Groschild), Bombolo (il portiere d'albergo), Giorgio Porcaro (l'agente Porcaro), Pippo Santonastaso (il generale S.), Roberto Della Casa (un massone), Franco Diogene (lo sceicco Kashieri), Tito Leduc e Maurizio Martufello (i due travestiti), Ugo Fangaregi (l'uomo che nessuno cerca).

Il faccendiere Licio Belli, capo di una loggia massonica segreta, combina un affare con uno sceicco arabo, per riscuotere una tangente da un miliardo. Per convincere lo sceicco, però, serve la collaborazione del capo del governo, l'On. Forlotti. Resosi indisponibile quest'ultimo, viene reclutato un sosia, il miserabile, sfrattato cronico, Tonio Tatarella.

Farsa tutta basata sui fatti dello scandalo della Loggia P2, con Oreste Lionello nei panni di Licio Gelli e Pippo Franco nella parte di un politico che è una via di mezzo tra Forlani e Andreotti. Bombolo ha alcuni momenti strepitosi («Te fratturo tutti l'ossi, più IVA!» urla a Pippo Franco, che domanda «Che IVA?».«IVAffanculo!» risponde Bombolo), Pippo Franco si sbatte come al solito, così come il povero Porcaro, che cerca invano di rivendicare a sé il personaggio del terrunciello, già sfruttato da Abatantuono. Il film, però, non funziona: ha poco sugo, la satira è slavata e la comicità, piuttosto scialba, confina con il qualunquismo (oltre tutto, vengono attaccati più certi funzionari che non i politici), anche se resta abbastanza pulita la figura di Sandro Pertini.

Per un mondo peggiore

by sasso67 (17/05/2008 - 20:02)

La fattoria degli animali (GB, 1954) di John Halas e Joy Batchelor.

Versione a cartoni animati della celebre favola di George Orwell, capolavoro della letteratura inglese per ragazzi e non. La sostanziale correttezza di questo film britannico d'animazione non riesce, in ogni caso, a non far rimpiangere il romanzo originario, anche a causa di un lieto fine che suona posticcio.

Tag: cinema,animazione

Manuale del piano sequenza

by sasso67 (17/05/2008 - 20:00)

L'infernale Quinlan (USA, 1958) di Orson Welles. Con Orson Welles (Hank Quinlan), Charlton Heston (Miguel "Mike" Vargas), Janet Leigh (Susan Vargas), Joseph Calleia (Pete Menzies), Akim Tamiroff (Zio Joe Grande), Valentin de Vargas ("Pancho"), Marlene Dietrich (Tanya), Victor Millan (Manolo Sanchez), Zsa Zsa Gabor (proprietaria del night club).

Un poliziotto messicano in viaggio di nozze in California è terstimone dell'attentato dinamitardo contro un potente boss locale. Il poliziotto Californiano incaricato delle indagini è il corrotto Quinlan, che si convince della colpevolezza dell'operaio messicano Sanchez, genero dell'ucciso, e fa di tutto per incastrarlo. L'onesto funzionario Vargas non è d'accordo con i metodi del collega yankee.

Una trama da film di Serie B, ai limiti del comprensibile (cosa che del resto è nella tradizione del noir, da Chandler in avanti), con personaggi caricaturali, quasi da fumettaccio pulp, nobilitata dal virtuosismo tecnico di un grande cineasta. Per certe atmosfere, qui, Welles sembra anticipare addirittura Psyco (1960) di Hitchcock. A mio parere è un film sopravvalutato, certamente non un capolavoro, più amato dalla critica che dal pubblico. «...Welles porta a termine un affamato, notturno, aspro, contorto quasi incomprensibile noir che sonda i recessi della natura umana, impietosamente.» (Fernaldo Di Giammatteo, Dizionario del cinema americano, Editori Riuniti)

Tag: cinema

Poesia per primavera solista

by sasso67 (17/05/2008 - 19:58)

Poesia per primavera¹

asino aratro ehmmm... corre un bimbo prrr rrrima prrr prrrimavera

e poi dice allora che c'era non soltanto primavera ma anche un altro ed era uno di Foggia

e poi in un prato c'era primavera ma anche un cane ci aveva fatto la cacca

e allora però il cane in questione non era un cane vero ma era però un cane con la diarrea

e allora la primavera fa bene a tutte le malattie soprattutto a quella cosa là, ma anche le fave di fuca.

¹ primavera: per la precisione primavera_m01, il nick chattarolo di V.

Disegno di Marcel Ruijters

Delitto in pieno sole (levante)

by sasso67 (17/05/2008 - 19:57)

Il demone in pieno giorno (Giappone, 1966) di Nagisa Oshima. Con Saeda Kawaguchi (Shino), Akiko Koyama (Matsouko Koura, l'insegnante, moglie di Eisuke), Kei Sato (Eisukev Oyamada), Rokko Toura (Genji Hyuga).

Un maniaco violenta e uccide alcune ragazze nel Giappone degli anni Sessanta. Si sa chi è: si chiama Eisuke ed è sposato con una maestra elementare. In realtà era innamorato di un'altra ragazza, Shino, che aveva tentato un suicidio di coppia con Genji, appena eletto sindaco del suo villaggio. Anzi, la carriera del maniaco era iniziata proprio con la violenza su Shino, che Eisuke riteneva di avere compiuto sulla ragazza morta.

Un buon film, sulla spinta della nouvelle vague giapponese, con tutti i crismi tipici di quel movimento del cinema nipponico, capeggiato da cineasti come Imamura e, appunto, Oshima, che servì a rilanciare un movimento che cominciava a scontare la crisi, dopo il periodo d'oro degli anni Cinquanta: era morto Mizoguchi, Ozu, che muore nel 1968, aveva dato il meglio qualche anno prima, mentre Kurosawa avrà problemi, soprattutto nella seconda metà degli anni Sessanta (nel 1965 si consuma la dolorosa e definitiva rottura con Toshiro Mifune), a tornare ai livelli del decennio precedente.

Nel Demone in pieno giorno ci sono tanti degli elementi teorizzati dalla nouvelle vague francese: da un montaggio sincopato che rischia di far perdere il filo della trama, a un'alternanza di scene di una lentezza e di una fissità quasi esasperanti. In sostanza, l'estremista di sinistra del cinema giapponese opta per quella che è stata definita da Roberto C. Provenzano «un'espressione tecnico-stilistica libera dalle normali convenzioni e strettamente personale». Forse un po' troppo lungo, il film di Oshima è interessante, riuscito e coraggioso. E sicuramente molto migliore del sopravvalutato Ecco l'impero dei sensi (1976).

Tag: cinema

Film cercasi anche usato

by sasso67 (16/05/2008 - 20:01)

Le seminariste (Italia, 1976) di Guido Leoni. Con Daniela Doria (Daniela Sanguinetti di San Marciano), Gabriele Di Giulio (Franco), Carlo Croccolo (San Giulivo), Carlo Giuffrè (l'assessore), Paola Tedesco (Gertrude), Gisela Hahn (la tedesca), Gastone Pescucci (il sindaco), Alvaro Brunetti (Alvaro), Leonardo Cassio (il portiere d'albergo).

Non è possibile raccontare la trama, perché, in questo caso, manca proprio il film. Si tratta piuttosto di un'accozzaglia, assemblata anche abbastanza male, di scenette finalizzate esclusivamente a far spogliare un paio di attrici e tutte le altre ragazze che si aggirano per questa cosetta (ripeto: mi rifiuto di chiamarla film). Dispiace che in questa assoluta scemenza siano coinvolti alcuni attori di buon nome: Carlo Croccolo, Carlo Giuffrè e Paola Tedesco. Ma chi è causa del suo mal...

Tag: cinema

C'era una volta (e sempre) la guerra

by sasso67 (16/05/2008 - 19:57)

PRIGIONIERI DELLA GUERRA (Italia, 1995) di Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi.

Si tratta di una serie di filmati inediti, scovati dai due autori negli archivi di mezza Europa, relativi ad aspetti meno noti della Grande Guerra: sfilano, così, i prigionieri austroungarici deportati in Siberia, i profughi galiziani e i prigionieri russi, in un bianco e nero virato in vari colori e sottofondato dalle musiche popolari composte da Giovanna Marini. L'operazione è interessante e meritoria, ma ben lontana dal rivelarsi un capolavoro del cinema, come alcuni critici (Mereghetti le attribuisce quattro pallini, il massimo) l'hanno etichettata. La parte iniziale è la migliore, poiché lo spettatore si sente catapultato in un mondo che non esiste più e che fu cancellato proprio dall'enorme tragedia della prima guerra mondiale: quelle immagini riescono a far rivivere sullo schermo le pagine migliori del Buon soldato Scvejk di Hasek o di Agosto 1914 di Solgenitsyn.

Tag: documentario,cinema

Gatto via!

by sasso67 (16/05/2008 - 19:16)

Il gatto dagli occhi di giada (Italia, 1977) di Antonio Bido. Con Corrado Pani (Lukas), Paola Tedesco (Mara), Fernando Cerulli (Giovanni Bozzi), Franco Citti (Pasquale Ferrante), Giuseppe Addobbati (il giudice), Paolo Malco (Carlo), Jill Pratt (la signora Dezzan), Bianca Toccafondi (Esmeralda Messori), Giovanni Vannini (Dezzan, il farmacista), Gianfranco Bullo (l'assistente del farmacista), Cristina Piras (la moglie di Ferrante).

Un'attrice teatrale è per caso testimone dell'omicidio di un farmacista. Quando gli omicidi diventano due e poi tre, anche la ragazza sembra entrare nel mirino del killer, per cui chiede aiuto a una sua vecchia fiamma, che comincia ad indagare. Le vittime hannoin comune la partecipazione ad una giuria popolare di un processo in cui è stato condannato il malvivente Ferrante, adesso evaso...

Il padovano Bido sa come si gira un film, ma qui, a parte una vaga idea di costruire qualcosa che cavalchi l'onda del successo dei primi film di Dario Argento (il modello è chiaramente Profondo rosso), manca una valida sceneggiatura a far da supporto. Troppi particolari fanno dubitare della credibilità di una trama che si basa sul rifiuto della protagonista femminile di ricorrere alla polizia, pur in presenza di un maniaco omicida che minaccia la sua vita. Il finale, poi, fa veramente cascare le braccia. Ed anche il gatto del titolo resta un mistero: chi l'ha visto?

Tag: cinema

Rashômon e altri racconti

by sasso67 (14/05/2008 - 20:02)

Ryunosuke Akutagawa, Rashômon e altri racconti, TEA, 2002, pp. 304, € 9,00

Akutagawa (1892-1927) fu uno scrittore, la cui breve parabola artistica coincise con la sua breve vita: probabilmente rendendosi conto di star perdendo l'ispirazione, si suicidò ad appena trentacinque anni. E questo elemento tragico potrebbe anche suonare contraddittorio, se si considera che Akutagawa era un giapponese che si era convertito al cristianesimo. Non tutti i racconti di questa raccolta raggiungono lo stesso livello e, essendo stati composti in periodi lontanissimi, affrontano le tematiche care all'autore - sinteticamente, l'estrema difficoltà di afferrare il senso della vita (non ci scordiamo che Akutagawa fu un contemporaneo di Kafka) - con stili diversissimi: così, per citare soltanto i racconti che mi sono sembrati i suoi migliori, si passa dall'estremo realismo di Rashômon e Nel bosco (fondendo i quali Akira Kurosawa genialmente compose la sceneggiatura del suo primo grande successo internazionale) alle atmosfere satiriche e fantastiche di Toshishun e Nel paese dei Kappa. Molto significativo, per comprendere l'approccio cristiano alla vita di Akutagawa, anche il bel racconto Il Gesù di Nanchino, dove una giovane prostituta malata di sifilide, grazie al suo proposito di non accoppiarsi più con gli uomini per non essere causa di morte, viene riscattata da un redivivo Gesù, materializzatosi sulla Terra sotto la forma di un giovane puttaniere americano. Per dirla tutta, l'esperienza di lettura di questa raccolta di racconti non è stata esaltante come avrei sperato - ma non è stata l'unica delusione che ho ricevuto in quest'ultimo periodo - però il libro di Akutagawa tutto sommato appaga il lettore curioso di capire di più di una cultura che, nonostante tv e cinema, conosciamo ancora poco.

Tag: libro,racconti

Miami sticazzi

by sasso67 (14/05/2008 - 19:54)

Squadra antigangsters (Italia, 1978) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (il maresciallo NIco Giraldi), Enzo Cannavale (Salvatore Esposito), Asha Puthli (Fiona Strike), Margherita Fumero (Maria Sole Giarra), Leo Gavero (Don Vito Sartieri), Andrea Aureli (Don Mimì), Gianni Musy (Gitto Cardone), Salvatore Baccaro (esattore degli usurai).

Il maresciallo Giraldi è ancora  New York, dove deve sgominare un'organizzazione mafiosa. Infiltratosi nelle file della malavita in qualità di esattore degli strozzini protetti dai boss, reincontra il povero pizzaiolo Salvatore Esposito che, dopo la morte di Don Girolamo Giarra, è caduto in disgrazia presso i nuovi padrini, ai quali deve una somma colossale. Il doppio impegno del maresciallo sarà quello di neutralizzare la rete mafiosa e di ingraziarsi (ma non troppo) Maria Sole, l'erede di Don Girolamo.

Sorta di seguito di Squadra antimafia, l'episodio più debole di tutta la serie delle Squadre corbuccian-tomasmiliane si snoda dalle strade di New York alle paludi della Florida, infestate di alligatori. Qualche battuta, qua e là, è divertente ("Puppi che?"), le musiche dei Goblin funzionano, Cannavale s'impegna a fare da spalla, come se avesse di fianco Bud Spencer, ma non vale Bombolo, e questa ennesima trasferta americana del maresciallo Giraldi si risolve in un buco nell'acqua.

Mezzogiorno di fuoco a Dogville

by sasso67 (14/05/2008 - 19:37)

Dear Wendy (Danimarca/Francia/Germania/GB, 2005) di Thomas Vinterberg. Con Jamie Bell (Dick Dandelion), Bill Pullman (lo sceriffo Krugsby), Michael Angarano (Freddie), Danso Gordon (Sebastian), Novella Nelson (Clarabelle), Chris Owen (Huey), Alison Pill (Susan).

L'adolescente orfano Dick, commesso di drogheria e pacifista per natura, acquista per caso una pistola. Dato che un collega possiede una pistola, residuato della seconda guerra mondiale, i due fondano un club di pacifisti appassionati di armi da fuoco. Nel pericoloso gioco, che li fa sentire più sicuri di sé, coinvolgono tutti i loro amici, ma, si sa, nei film come nella realtà, le pistole devono sparare. E sarà far west.

Da una sceneggiatura del discusso Lars Von Trier, l'allievo dogmatico Thomas Vinterberg (Festen, 1998) realizza un film (forse volutamente) sconcertante, i cui personaggi si muovono negli spazi mentali di una cittadina che rinnovella la Dogville del film trieriano del 2003. Che dire? Boh! Può piacere o no, come tutti i film con l'imprinting del fu Dogma 95. A me non è piaciuto: Dear Wendy contiene troppi infantilismi e al tempo stesso troppe piacionerie per convincere tutti. Sono film come questo che offrono il destro a chi, come Paolo Mereghetti, sostengono che Lars Von Trier sia uno dei più grandi friggitori d'aria degli ultimi decenni.

«[...] è un teorema cine-snob alla Lars, con un regista che ci mette un po' di emotività nel cercare la bellezza nel dettaglio perverso al di là dei parossismi realistici. Un film intelligente, freddo e di rottura, claustrofobico anche se girato all' aria aperta.» (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 settembre 2005)

Tag: cinema

Ultimi film visti

by sasso67 (13/05/2008 - 23:32)

DELITTO AL BLUE GAY (Italia/Germania, 1984) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (l'ispettore Nico Giraldi), Bombolo (Venticello), Olimpia Di Nardo (Angela), Paco Fabrini (Rocky Giraldi), Vinicio Diamanti (Colomba Lamar), Enzo Garinei (giudice), Franco Caracciolo (regista), Angelo Pellegrino (il direttore del Blue Gay), Marcello Martana (Trentini), Anita Kupsch (Brigitte), Monica Gruber (Trizzy), Holger Münzer (Kurt Linder), Marina Hedman (la bionda che adesca Venticello). Un ragazzo che lavorava al Blue Gay, un cabaret di travestiti, viene trovato ucciso, strangolato. Il maresciallo Nico Giraldi (Tomas Milian) viene incaricato di indagare, infiltrandosi nell'ambiente gay romano. Nico accetta, se non altro per allontanarsi dalla figlia neonata che piange tutta la notte e dalla moglie (Olimpia Di Nardo) esaurita. Va a vivere a casa di Venticello (Bombolo), il quale lo aiuta nelle indagini fingendosi un travestito. Sotto copertura Giraldi avvicina Colomba Lamar, prima "donna" del locale e principale sospettata. (<http://it.wikipedia.org>) L'ultima avventura dell'ormai ispettore Giraldi (evidentemente, a dispetto delle brutte maniere, la polizia italiana promuove chi ottiene i risultati) è stanca e poco divertente, ma soprattutto si arena nelle secche di battute stereotipate sui gay, che spesso sembrano dei rimasugli esclusi dalla sceneggiatura del Vizietto. L'unico elemento di sicuro divertimento è dato, come al solito, dalla presenza di Bombolo, che, fingendosi la moglie di Giraldi, viene definito "una budellona" e si immedesima talmente nella parte da pretendere la donna di servizio. Il finale ambientato a Berlino, inserito quale onere verso la coproduzione tedesca, sembra appiccicato con lo sputo, e vede il solito Bombolo nelle vesti di improbabile ultrà della Juventus.

MILANO ROVENTE (Italia, 1972) di Umberto Lenzi. Con Antonio Sabàto (Salvatore Cangemi), Philippe Leroy (Roger Daverty), Marisa Mell (Jasmina Sanders), Antonio Casagrande (Lino Carruzi), Carla Romanelli (Virginia), Tano Cimarosa (Bartolo), Franco Fantasia (il commissario). Sotto le mentite spoglie di un rispettabile commerciante all'ingrosso di frutta e verdura, il siciliano Salvatore Cangemi gestisce in grande un giro di prostituzione. Un boss francese del traffico di stupefacenti gli propone di sfruttare le prostitute anche per lo spaccio della droga, ma il siciliano rifiuta, poiché gli viene offerta una percentuale troppo bassa. Viene richiesta un'opera di mediazione da parte del boss italoamericano Billy Barone. La guerra di malavita, comunque, prosegue e, alla fine, tra i due litiganti sarà il terzo a godere. Un poliziesco stilizzato e violento, diretto con mestiere, ma poca inventiva, da Umberto Lenzi. La sceneggiatura è inutilmente ingarbugliata e il risultato è ben lontano dalla riuscita di Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, cui è accomunato dalla presenza di Leroy. La violenza fredda di Lenzi fa di Milano rovente un poliziottesco nichilista che, però, scivola via sulla faccia non molto espressiva di Sabàto. Decorativa la presenza della bellissima attrice austriaca Marisa Mell.

GLI AMICI DI NICK HEZARD (Italia, 1975) di Fernando Di Leo. Con Luc Merenda (Nick Hezard), Lee J. Cobb (Robert Clark, "l'americano"), Valentina Cortese (la madre di Nick), Gabriele Ferzetti (Maurice), Luciana Paluzzi, Dagmar Lassander (Chantal). Per vendicare l'amico ucciso, Hezard escogita un tiro mancino contro un boss e gli fa sganciare un bel malloppo. Una stangata all'italiana raccontata con mano pesante. Comicità mal bilanciata. (Il Morandini) Secondo lo stesso Di Leo, da un'ottima sceneggiatura non riuscì a fare un buon film, un po' a causa della mancanza di personalità dell'attore protagonista un po' per i rimaneggiamenti che dovette apportare al testo. In realtà, già sulla carta il film non si presentava nuovissimo, trattandosi di una sorta di rifacimento europeo della Stangata con Redford e Newman. Se Lee J. Cobb (che tuttavia si spese fin troppo nel cinema italiano di genere) interpreta un cattivo degno di questo nome, Luc Merenda non è certo all'altezza dei suoi omologhi americani; e se Ferzetti riesce comunque a dare credibilità al suo personaggio, Valentina Cortese, bravissima attrice teatrale, al cinema non è mai riuscita ad offrire prestazioni realmente credibili.

LA RAGAZZA DEL LAGO (Italia, 2007) di Andrea Molaioli. Con Toni Servillo, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Marco Baliani, Nello Mascia. Il cadavere di una ragazzina viene ritrovato sulle sponde di un lago, nei pressi di un paesino del Friuli. Il primo sospettato è il fidanzato, ma le cose sono sempre un po' più complicate di come sembrano. Come nei romanzi di Simenon e nei film di Chabrol, l'indagine poliziesca in sé conta molto meno del contesto umano e sociale nel quale si svolge. L'ambientazione rarefatta del paesaggio prealpino, poi, rimanda anche a Dürrenmatt, mentre la messinscena nel suo complesso non può non ricordare il nuovo cinema italiano d'autore, alla Garrone e alla Sorrentino. Con l'intento di rifiutare qualsiasi soluzione che possa risultare rassicurante, l'ottimo esordiente Molaioli esagera, semmai, sul versante opposto, creando una serie di elementi disturbanti nel campo dell'indagine e in quello della vita privata del poliziotto. Così si affastellano bambini morti e baby sitter maliziose, mogli pazze e allenatori satiri, handicappati in sospetto di pedofilia e bravi cittadini che risolvono i problemi con la morte altrui. Il film è comunque ben riuscito (seppure, forse, alquanto sopravvalutato), anche grazie ad attori come Toni Servillo, il cui unico rischio è, oramai, quello di gigioneggiare in quel suo minimalismo recitativo. «[...] Il regista è delicato e implacabile nel dipingere un ritratto di umanità dolente, debole, soffocata, incapace di affrontare la diversità. Film di genere su un mondo degenere.» (Boris Sollazzo, Rolling Stone)

Tag: cinema

Sulle strade di San Francisco

by sasso67 (13/05/2008 - 23:29)

Squadra antitruffa (Italia, 1977) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (il maresciallo Nico Giraldi), David Hemmings (Robert Clayton), Anna Cardini (la ragazza sequestrata da Nico), Alberto Farnese (l'avv. Ferrante), Massimo Vanni (Gargiulo), Leo Gullotta (Tarcisio Pollaroli, detto "il Fibbia"), Bombolo [qui Franco Lechner] (Venticello), Tony De Leo (Milord), Marcello Martana (Trentini), Roberto Messina (il commissario Tozzi), John P. Dulaney (Ballarin), Nazzareno Natale (il tassista), Giancarlo Badessi (Baruffaldi), Primo Marcotulli (il Nasone), Giovanni Attanasio (il carabiniere calvo), Andrea Aureli (Angelo Tornabuoni), Omero Capanna (Armando, il killer), Paolo Fiorini (l'intervistatore TV), Mimmo Poli (Milady), Fortunato Arena (il portinaio), Mario Donatone (l'uomo truffato dal Fibbia), Franco Anniballi (il barista).

Il maresciallo Giraldi si vede affidare un'indagine al fianco dell'investigatore inglese Clayton dei Lloyds, truffati da una banda di malviventi italiani, coordinati da un misterioso e potente capo.

Questa volta il maresciallo Giraldi si ritrova ad indagare perfino nella San Francisco dell'ispettore Callaghan, dove, affiancato da un collega britannico che ha la faccia furbetta di David Hemmings (Blow Up, Profondo rosso), mette in atto una serie di sòle - con lo scopo di mettersi in evidenza con la malavita locale - e l'immancabile inseguimento tra le strade a saliscendi della città californiana. Nasce qui il personaggio, che diventerà d'obbligo nei film successivi della serie, del ladruncolo Bertarelli Franco, detto Venticello, così soprannominato poiché non riesce a trattenere le scorregge. Il film è convenzionale, ma abbastanza divertente, anche grazie alla presenza di una serie di ottimi caratteristi del cinema commerciale italiano: a parte Bombolo, è imperdibile il generico Mimmo Poli, nella parte dell'omosessuale travestito Milady.

Daje cor Vigorello

by sasso67 (10/05/2008 - 11:51)

Delitto sull'autostrada (Italia, 1982) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (il maresciallo Nico Giraldi), Viola Valentino (Anna Danti), Olimpia Di Nardo (Angela), Paco Fabrini (Rocky Giraldi), Bombolo (Venticello), Giorgio Trestini (Andrea Carboni), Adriana Russo (Laura Carboni), Aldo Ralli (il camionista toscano), Andrea Aureli (Mariotti), Gabriella Giorgelli (Cinzia Bocconotti), Marcello Martana (il commissario Trentini), Enzo Andronico (il falso dottore), Marina Hedman (la donna in confessionale).

Il maresciallo Giraldi si traveste da camionista per scoprire gli autori di un omicidio e di alcuni furti del carico dei tir sull'Autostrada del Sole. Conosce anche una giovane cantante, per la quale medita di separarsi dalla moglie. Rischierà anche di morire, ma sarà salvato da Venticello e dai suoi allievi della scuola di pugilato.

Ennesima avventura, tutto sommato divertente, del maresciallo Giraldi. Il merito, a parte il buon professionismo del cast al completo, è quasi tutto dell'ormai mitologico personaggio di Venticello, interpretato da Bombolo, più che della storielletta gialla o della presenza della bella cantante Viola Valentino, che all'epoca lanciò la canzone Sola, dopo il successo di qualche anno prima con Comprami. Le scene di "morti voi", del "Vigorello", o della fidanzata Bocconotti Cinzia (interpretata dalla toscana Gabriella Giorgelli), con Venticello protagonista, sono giustamente entrate nel mito.

Un maresciallo a New York

by sasso67 (10/05/2008 - 11:47)

Squadra antimafia (Italia, 1978) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (il maresciallo Nico Giraldi), Enzo Cannavale (Salvatore Esposito), Eli Wallach (Don Girolamo Giarra), Bombolo (Venticello), Margerita Fumero (Maria Sole Giarra), Massimo Vanni (Gargiulo), Enzo Pulcrano (Masino), Roberto Messina (il commissario Tozzi), Alfredo Rizzo (il guardone derubato), Franco Anniballi (un ladro), Roberto Alessandri (Ballarin), Ennio Antonelli (scommettitore).

Maria Sole - Nico, portami a ballare, io ci ho la febbre del sabato sera...

Giraldi - E pijate 'n'aspirina si ci hai la febbre, ma annamo via de qqua perché fa freddo!

Il maresciallo Giraldi viene mandato in incognito a New York per smascherare l'assassino di un pentito della mafia iataloamericana che avrebbe dovuto testimoniare contro il boss Girolamo Giarra. Per entrare nelle grazie del boss, si fa assumere come cameriere nel ristorante gestito dall'emigrato napoletano Salvatore Esposito. A complicare le cose si aggiunge il fatto che del maresciallo s'innamora Maria Sole, la non bellissima figlia di Don Girolamo.

In trasferta newyorkese, Nico Giraldi acquista come spalla Enzo Cannavale, ma purtroppo perde Bombolo, il cui ruolo, confinato all'inizio del film, è molto marginale. Il maresciallo, la cui missione è segreta per tutti, tranne che per il solo commissario Tozzi, rischia di finire i suoi giorni nella camera a gas dello stato del Nevada, ma è salvato proprio dal boss cui aveva in precedenza salvato la vita. Il film riserva qualche bella gag, come i dialoghi tra il maresciallo e la figlia del boss, o il discorso al poliziotto americano che lo ferma alla guida di un taxi rubato ("Io... first day, first day tassinaro..."), oppure quello tra lo stesso Giraldi e uno scommettitore alle corse dei cavalli, impersonato da un altro mito del cinema italiano di serie B, Ennio Antonelli.

Delitto di paese

by sasso67 (10/05/2008 - 11:46)

GELOSIA (Italia, 1953) di Pietro Germi. Con Erno Crisa (Antonio, Marchese di Roccaverdina), Marisa Belli (Agrippina Solmo), Vincenzo Musolino (Rocco Criscione), Paola Borboni (la zia di Antonio), Alessandro Fersen (don Silvio La Ciura), Grazia Spadaro (mamma Grazia), Liliana Gerace (Zosima Mugnos), Gustavo De Nardo (Neli Casaccio), Maresa Gallo (Santa Casaccio), Loriana Varioli (Cristina).

Un campiere siciliano è ucciso poche ore dopo il suo matrimonio. Per l'omicidio è processato e condannato un cacciatore padre di famiglia, del tutto estraneo alla vicenda. Il colpevole è, in realtà, il Marchese di Roccaverdina, geloso della giovane sposa, che è stata una sua amante. Definito "enfatico e immotivato" da Morandini, Gelosia è un film calligrafico e illustrativo, seppure infedele, in molti particolari, al romanzo di Luigi Capuana. Tornando nella Sicilia di In nome della legge (1948), Germi non riesce a dare a questa vicenda il nerbo del film precedente, cadendo spesso in particolari melodrammatici, che deviano l'attenzione dello spettatore dagli intenti veristi e sociali che erano alla base del romanzo. Nonostante ciò, vi sono alcune immagini che colpiscono particolarmente, come l'impronta del crocifisso che rimane sul muro dopo la sua rimozione, che sembra uscita da un film di Buñuel. «Remake di un film di un regista noto per la sua estetica calligrafica (Ferdinando Maria Poggioli, regista di un Gelosia, tratto dallo stesso libro Il marchese di Roccaverdina, e realizzato nel 1943: del film esisteva anche una versione precedente, realizzata ai tempi del muto, nel 1914, dello stesso titolo del romanzo), è un esercizio di autentica calligrafia germiana, tutt'altro che sgradevole a vedersi, quasi completamente irrilevante ai fini di una valutazione della sua filmografia.» (Mario Sesti, Tutto il cinema di Pietro Germi)

Tag: cinema

Ladro sì, fìo de 'na mignotta no!

by sasso67 (10/05/2008 - 11:35)

Delitto a Porta Romana (Italia, 1980) di Bruno Corbucci. Con Tomas Milian (il maresciallo Nico Giraldi), Bombolo (Franco Bertarellli, detto Venticello), Olimpia di Nardo (Angela, moglie di Nico), Nerina Montagnani (la nonna di Angela), Lino Patruno (Enrico Vitucci, l'infermiere), Leo Gavero (Esposito, il questore di Milano), Aldo Ralli (il professor Baldi), Tony Scarf (Ambrogi), Elisabetta Odino (la moglie del questore), Elio Crovetto (Bartolo il Monzese), Marina Hedman (Antonella, la spogliarellista), Massimo Vanni (Gargiulo), Marcello Martana (il commissario Trentini), Franco Diogene (il direttore del teatro), Jimmy il Fenomeno (un carcerato), Mimmo Poli (il posteggiatore), Ombretta De Carlo (Fiorella Colombo).

In trasferta meneghina (accalappia i polli durante la partita di calcio Inter - Roma), il ladruncolo Venticello si trova ad essere testimone di un omicidio proprio mentre sta ripulendo un appartamento. Incarcerato per omicidio, sarà soccorso dal suo amico Nico Giraldi, maresciallo della P.S., inviato a Milano a risolvere il caso, nel momento in cui la moglie, incinta al nono mese, aspetta da un giorno all'altro di dargli il sospirato erede.

Delitto a Porta Romana, primo episodio della serie dei Delitti con l'ex Trucido Nico Giraldi, è un film abbastanza divertente. Il merito, però, va soprattutto a Bombolo, poiché il personaggio di Tomas Milian è talvolta debordante fino a risultare insopportabile. Così come convincono poco certi espedienti risaputi fin dai primordi della commedia dell'arte, come quello di utilizzare una vecchietta sorda (qui Nerina Montagnani, più nota come cameriera di Manfredi nel vecchio spoto della Lavazza) che travisa tutto quanto le viene detto. Vi sono anche sequenze da antologia del trash cinematografico, come quando il maresciallo Giraldi costringe il direttore del teatro (il grasso attore Franco Diogene) a danzare nudo sul palcoscenico, oppure quando lo stesso Giraldi pomicia con la spogliarellista ("Entreé" gli dice lei facendolo entrare in camerino; "No, nun siamo 'n tre, so' solo" risponde lui), interpretata dall'attrice porno Marina Hedman, conosciuta anche con i nomi di Marina Lothar o Marina Frajese (dal nome dell'ex marito, già notissimo giornalista televisivo). I momenti in cui, tuttavia, i film si risolleva è quando c'è sulla scena Bombolo, qui concupito dal suo compagno di cella, l'ergastolano Bartolo il Monzese, che arriva perfino a chiederlo in sposa alla mamma: la lettera di risposta della signora è un pezzo da non dimenticare.

Odio e Amore sulle nocche

by sasso67 (07/05/2008 - 20:16)

La morte corre sul fiume (USA, 1955) di Charles Laughton. Con Robert Mitchum (Harry Powell), Shelley Winters (Willa Harper),  Lillian Gish (Rachel Cooper), Billy Chapin (John Harper), Peter Graves (Ben Harper), Sally Jane Bruce (Pearl Harper), James Gleason (Zio Birdie Steptoe), Don Beddoe (Walt Spoon), Evelyn Varden (Icey Spoon), Gloria Castillo (Ruby).

Compiuta una rapina a mano armata, un uomo, braccato dalla polizia nasconde il bottino rivelandone il nascondiglio soltanto ai figli, i piccoli John e Pearl. Condannato a morte, l'uomo conosce in cella un criminale psicopatico che, una volta uscito di prigione, fingendosi un pastore evangelico, sposerà la vedova del condannato con l'intenzione di farsi rivelare dai bambini dove si trovi la refurtiva. Comincia così un gioco del gatto con il topo che rivelerà tutta la pericolosità dell'uomo, ma anche l'ingegno dei ragazzini.

L'esordio registico del validissimo attore Charles Laughton fu un colossale tonfo al botteghino, tanto che rimase anche la sua unica esperienza in cabina di regia. Il film, però, pur lungi dall'essere il capolavoro che molta critica continua ad osannare, è più che buono, soprattutto grazie alla sceneggiatura di James Agee, ispirata ad un romanzo (di Davis Grubb), che si inserisce in un filone, il cui maggior rappresentante mi sembrerebbe un classico della letteratura statunitense come Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain, a metà strada tra il romanzo di formazione e il racconto gotico di derivazione romantica (come i racconti di Hoffmann e le fiabe dei fratelli Grimm). Gran parte della buona riuscita del film, comunque, va anche ad alcune soluzioni registiche, attribuibili sia a Laughton che all'operatore Stanley Cortez, che rimandano in parte all'espressionismo tedesco ed in parte al surrealismo (il cadavere della donna sott'acqua ricorda un po' alcune immagini dell'Atalante di Jean Vigo). Ottima, infine, la prova di Robert Mitchum, che nasconde la sua vera natura di assassino psicopatico dietro ad un'apparenza di mite e casto predicatore, dando così l'opportunità agli autori del film di criticare il puritanesimo di fondo della società americana, con la sua folla pronta ad esaltare il falso pastore e poi a tentarne il linciaggio, una volta scoperta la sua vera identità.

Tag: cinema

L'arte per l'arte?

by sasso67 (07/05/2008 - 19:13)

VITA DA CANI (Italia, 1950) di Steno e Mario Monicelli. Con Aldo Fabrizi (Nino Martoni), Gina Lollobrigida (Margherita/Rita Buton), Tamara Lees (Franca), Delia Scala (Vera), Marcello Mastroianni (Carlo Danesi), Aldo Giuffrè (il barista), Tino Scotti (sé stesso), Bruno Corelli (Dedè Moreno), Enzo Maggio (Gigetto), Michele Malaspina (il commendator Cantelli), Nyta Dover (Lucy d'Astrid).

Franca, una ragazza di Milano lascia lavoro e fidanzato per entrare in una compagnia d’avanspettacolo e trovare un uomo ricco che le faccia fare la bella vita. Un’altra ragazza, Margherita, diventa per caso la primadonna della compagnia del capocomico Nino Martoni, nella quale lavora già, come ballerina, la virtuosa Vera. Risvolti comici, patetici e drammatici del mondo dell’avanspettacolo nel dopoguerra. Le speranze, le difficoltà economiche, i mille espedienti di attori e ballerine che sbarcavano il lunario sgambettando sui pulciosi palcoscenici dei teatri più scalcinati della provincia italiana. Di tematica analoga a Luci del varietà di Lattuada e Fellini, il film di Steno e Monicelli è più asciutto, ma pecca, nel finale, per un eccesso di melodramma, tanto che il primo fu più apprezzato sia dalla critica che dal pubblico. Ottimo Fabrizi, abbondante la Lollobrigida.

Santona subito

by sasso67 (07/05/2008 - 19:09)

MAMMA EBE (Italia, 1985) di Carlo Lizzani. Con Berta Dominguez (Mamma Ebe), Stefania Sandrelli (Sandra Agostini), Alessandro Haber (Mario Bonetti), Ida Di Benedetto (Maria Pia Sturla), Barbara De Rossi (Laura Bonetti), Luigi Pistilli (Roberto Lavagnino), Giuseppe Cederna (Bruno Corradi), Laura Betti (Lidia Corradi), Paolo Bonacelli (Don Paolo Monti), Carlo Monni (Foschi), Massimo Sarchielli (l'oste), Maria Fiore (Mara), Enzo Robutti (il vescovo). Rapporto su Ebe Giorgini, guaritrice e santona e sulla sua comunità religiosa. Condannata a dieci anni (poi ridotti a sei di arresti domiciliari) fu una truffatrice o una santa? Pur non mancando di momenti incisivi, è un film stilisticamente ibrido con qualche rozzezza nella miscela di sesso e misticismo. C. Lizzani non giudica: descrive. (Il Morandini) Mamma Ebe è un instant movie, relativo ad un fatto di cronaca ancora troppo fresco per essere giudicato con la necessaria serenità. Lizzani, fra l’altro, si lamentò con la produzione che, dopo la presentazione al Festival del cinema di Venezia, rimontò il film mettendone in evidenza la componente sessuale, con lo scopo di sfruttare la fresca fama di star erotica acquisita dalla Sandrelli con La chiave di Tinto Brass. Va anche detto, però, che le sequenze “incriminate” furono girate da Lizzani stesso e non da altri. Nonostante la bravura di Haber, il film sa di fumettone patinato, poiché il regista non ha saputo sfruttare gli elementi ruspanti della vicenda, per trasformare la pellicola in una sorta di resoconto di una vicenda processuale che poteva anticipare quella del Mostro di Firenze, senza morti ammazzati.

Tag: cinema

Strega in basso

by sasso67 (04/05/2008 - 18:07)

Le streghe (Italia, 1966). Ep. La strega bruciata viva di Luchino Visconti. Con Silvana Mangano (Gloria), Annie Girardot (Valeria), Francisco Rabal (Paolo), Massimo Girotti (l'invitato sportivo), Veronique Vendell (l'invitata bionda), Elsa Albani (un'amica), Clara Calamai (l'ex attrice), Marilù Tolo (la cameriera), Nora Ricci (la segretaria di Gloria), Dino Mele (Dino, il cameriere), Helmut Steinberger [poi Berger] (il domestico), Leslie French (l'industriale). Ep. Senso civico di Mauro Bolognini. Con Silvana Mangano (la signora), Alberto Sordi (il camionista). Ep. La terra vista dalla luna di Pier Paolo Pasolini. Con Totò (Ciancicato Miao), Ninetto Davoli (Basciù Miao), Silvana Mangano (Assurdina Caì), Mario Cipriani (il prete), Laura Betti (il turista), Luigi Leoni (la moglie del turista), Ennio Antonelli (un giovane al suicidio). Ep. La siciliana di Franco Rossi. Con Silvana Mangano (Nunzia), Pietro Tordi (il padre), Tano Cimarosa (uomo della faida). Ep. Una sera come le altre di Vittorio De Sica. Con Silvana Mangano (Giovanna), Clint Eastwood (il marito), Valentino Macchi (uomo allo stadio), Paolo Gozlino (Mandrake).

Film ad episodi, prodotto da Dino De Laurentiis a lode e gloria della moglie Silvana Mangano, protagonista di tutti e cinque gli episodi. Si dovrebbe trattare di un film sulla figura della donna oggi, paragonata a quella delle antiche streghe. In realtà due dei cinque episodi (quello di Bolognini e quello di Rossi) sono barzellette o poco più, mentre sull'ultimo episodio, diretto da De Sica, è meglio stendere un velo pietoso, anche per l'incongrua presenza di uno spaesato Clint Eastwood. Gli episodi migliori sono il primo e il terzo. Quello di Visconti parla di una diva del cinema che scopre di essere incinta e vorrebbe tenere il bambino, ma viene sacrificata (bruciata viva sul rogo), insieme alla creatura, sulla pira della ragion di stato dello show business. L'episodio più riuscito, e giustamente più celebre, è quello di Pasolini, con Totò e Ninetto in surreale capigliatura roscia, alla ricerca di una seconda sposa per il fresco vedovo Ciancicato Miao. Trovata una modesta e onesta donna nella sordomuta Assurdina Caì, dopo il matrimonio subentrano nella coppia le misere aspirazioni borghesi ad una casetta più bella della squallida baracca in cui vive il nucleo familiare. Ecco quindi un tentativo di suicidio inscenato dalla donna a beneficio degli ingenui spettatori, nel quale, però, la povera Assurdina perde realmente la vita, salvo riapparire nel finale, dove rassicura Ciancicato e Basciù sul fatto che può ancora fare il bucato, preparare da mangiare e andare a letto con il marito. Tanto, come dice la morale del film «essere morti o essere vivi è la stessa cosa».

Le streghe è un film che si potrebbe, oggi, tranquillamente dimenticare, se non fosse per la macchietta offerta da Alberto Sordi (e che riprenderà, a ruoli invertiti, in un episodio dei Nuovi mostri) e per l'episodio di Pasolini, uno dei migliori "corti" della nostra storia cinematografica.

Tag: cinema

Gallo o cappone

by sasso67 (04/05/2008 - 18:06)

Il bell'Antonio (Italia/Francia, 1959) di Mauro Bolognini. Con Marcello Mastroianni (Antonio Magnano), Claudia Cardinale (Barbara Puglisi), Pierre Brasseur (Alfio Magnano), Rina Morelli (Rosaria Magnano), Tomas Milian (Edoardo), Patrizia Bini (Santuzza), Anna Arena (la signora Puglisi), Guido Celano (l'on. Calderara), Maria Luisa Crescenzi (Francesca), Jole Fierro (Mariuccia), Cesarina Gherardi (Zia Giuseppina), Fulvia Mammi (Elena Ardizzone, la vicina).

Il catanese Antonio Magnano, bellissimo e concupito dalle donne, torna da Roma nella città nativa, alla soglia dei trent'anni, per accasarsi con la bella Barbara Puglisi, ereditiera di una ricca famiglia (il padre è notaio, mentre la madre discende da una famiglia di alti prelati). Circondato dalla fama di sciupafemmine, celebrato un matrimonio durante il quale le ragazze di Catania si disperano, Antonio ama davvero sua moglie, ma, dopo un anno dalle nozze, la ragazza è ancora vergine. Dopo l'annullamento della Sacra Rota, la ragazza si risposerà con un uomo del suo rango.

Adattando il romanzo di Brancati, Bolognini e i suoi sceneggiatori Pasolini e Visentini trasportano l'azione dalla fine degli anni Trenta alla fine dei Cinquanta. Non cade, tuttavia, la tematica del fascismo, che sopravvive, postumo, soprattutto nella figura del padre del protagonista, il quale sostiene di essere stato, in passato, eletto federale di Catania, per essere stato capace di copulare con nove ragazze in una sola notte. Tanto che l'uomo, ferito nell'onore, cercherà la morte tra le braccia di una prostituta, pur di provare la virilità dei maschi Magnano. Il bell'Antonio è uno dei migliori film di Bolognini, nonostante che siano state eliminate parti importanti del romanzo brancatiano (per fare un paio di esempi, la crisi isterica della servetta che accusa Antonio sedicenne di averla compromessa, oppure l'episodio in cui la madre del protagonista si sente dire dal prete che per il figlio ci sarebbe da augurarsi che il Signore lo facesse morire, perché sconvolge le donne alla messa). La riuscita va anche a merito degli interpreti, in particolare all'ottimo Pierre Brasseur, che interpreta il rubizzo padre di Antonio, patetico laudator temporis acti, e a Marcello Mastroianni, il cui minimalismo recitativo sembra adattarsi alla perfezione quale antidoto all'ipocrisia della società (non soltanto siciliana) descritta, pronta a riabilitare la reputazione di un giovane di fornte alla gravidanza inattesa di una domestica. Ottima la sequenza del funerale del nonno di Barbara.

Tag: cinema

Il plettro nella roccia

by sasso67 (04/05/2008 - 18:05)

Tenacious D e il destino del rock (USA/Germania, 2006) di Liam Lynch. Con Jack Black (JB), Kyle Gass (KG), Tim Robbins (lo Straniero), Ben Stiller (commesso del negozio di musica), David Grohl (Satana), Evie Peck (la madre di KG), Mason Knight (KG da bambino), Troy Gentile (KG da piccolo), Ronnie James Dio (sé stesso), Cynthia Ettinger (la madre di JB), Meat Loaf (il padre di JB), John C. Reilly (Sasquatch).

Chitarrista in erba, il piccolo JB compone canzoni sataniche e piene di parolacce. Preso a cinghiate ed invitato dal padre a pregare Dio, JB ha un'apparizione, appunto, di Ronnie James Dio, che gli affida la missione di andare a Hollywood per formare la più grande rock band di tutti i tempi. Dopo avere sbagliato posto quattro o cinque volte, avendo visitato tutte le Hollywood degli Stati Uniti d'America, JB giunge finalmente in California, dove conosce il chitarrista fallito KG, con il quale va alla ricerca di un magico plettro, appartenuto ad Angus Young, che sarebbe alla base del segreto del successo nella musica.

Musical e parodia del musical, con particolare ispirazione al Tommy di Ken Russell (tanti sono gli ammiccamenti al film inglese, ma anche al gruppo degli Who), Tenacious D e il destino del rock è riuscitissimo sia sul versante musicale che su quello della commedia. Sconsigliato, naturalmente ai bambini che devono fare la prima comunione, per il gran numero di parolacce, dette e cantate, il film del regista Liam Lynch (nato ad Akron, Ohio, la cittadina dei Devo, nel 1970) è una variazione sull'incarnazione musicale di Jack Black, quel Tenacious D, che è una sorta di Elio e le Storie Tese in versione yankee ed ancora più sboccata (il suo maggior successo s'intitola Fuck Her Gently). Ma Il destino del rock è anche molto di più: parodizza e cita affettuosamente un sacco di film, tra i quali Arancia meccanica, annovera alcune partecipazioni notevoli come quelle dei cantanti Dio e Meat Loaf, dell'ex batterista dei Nirvana (oggi Foo Fighters) Dave Grohl, che interpreta niente meno che Satana, e degli attori Tim Robbins (in una stupenda macchietta alla Capitan Uncino), Ben Stiller e John C. Reilly, il quale interpreta una specie di abominevole uomo delle nevi, dal quale il protagonista, in preda ai funghi allucinogeni, sogna di essere adottato. In più, c'è una colonna sonora da sballo, soprattutto per gli amanti dell'hard rock e dell'heavy metal. Debordante, come al solito, il protagonista.

Tag: cinema,musica

Fenomeni nasali incontrollabili

by sasso67 (04/05/2008 - 17:46)

Il ficcanaso (Italia, 1980) di Bruno Corbucci. Con Pippo Franco (Luciano Persichetti), Edwige Fenech (Susanna), Laura Troschel (Carla Foscari), Luc Merenda (Paolo), Pino Caruso (il commissario Luisetti), Sergio Leonardi (Lino), Leo Gavero (il ragionier Tripodi), Renzo Rinaldi (il professore russo).

Un timido corriere romano, convinto di avere dei poteri extrasensoriali, viene coinvolto da un serial killer, autonominatosi "l'angelo custode", in una catena di omicidi che colpisce suoi amici e colleghi.

Va detto subito che il film di Corbucci, abbastanza modesto, funziona più sul versante del giallo che su quello della comicità. Sembra un compitino corretto ma poco originale, dove gli interpreti funzionano, ma la parodia dei film di Dario Argento non è poi quel granché. La cosa più indovinata rimane il titolo, riferito all'attore protagonista, anche se il suo personaggio, lungi dal ficcare il naso nelle indagine sugli omicidi, se ne starebbe volentieri in pace senza saperne niente. La Fenech si spoglia un paio di volte, ma non esagera con strip o docce varie, come accadeva nei suoi film del filone "militaresco".

Il girino parlante

by sasso67 (01/05/2008 - 18:36)

Chiedo asilo (Italia/Francia, 1979) di Marco Ferreri. Con Roberto Benigni (Roberto), Dominique Laffin (Isabella), Chiara Moretti (Irma), Carlo Monni (Paolo "Catorchi"), Luca Levi (Luca).

Il giovane insegnante Roberto trova lavoro presso una scuola materna popolare di Bologna. Affronterà i problemi dei bambini, in particolare quello del piccolo Gianluigi, che si rifiuta di mangiare e di parlare. Inoltre, lascia la fidanzata Irma, per mettersi con Isabella, una ragazza madre di una bambina che frequenta l'asilo.

Tipico film ferreriano di fine anni Settanta, con sceneggiatura esilissima e una macchina da presa che sembra mettersi in disparte per osservare ciò che le accade davanti. Dopo i due film "apocalittici" L'ultima donna (1976) e Ciao maschio (1978), Chiedo asilo nasce dall'esigenza di raffigurare una sorta di rinascita, che si materializza attraverso i bambini dell'asilo, ma anche attraverso la paternità di Roberto, il quale riesce a guarire, quasi miracolosamente, il piccolo Gianluigi. Importante la simbologia "idrica" del film: il parto avverrà in Sardegna; il piccolo Gianluigi comincia a bere la camomilla dal biberon dopo avere saputo che dentro c'è l'acqua e comincia a parlare in riva al mare; lo stesso Gianluigi riuscirà a far crescere un girino in un barattolo d'acqua e a farlo diventare una rana. Chiedo asilo è un film strambo e spiazzante, ma tenero, che si rivede con piacere: si astenga soltanto chi si attende di assistere alle benignate tipo Il piccolo diavolo (1988) o Johnny Stecchino (1991).

Tag: cinema
Archivio Maggio 2008