Amen. (Francia/Germania, 2002) di Costa-Gavras. Con Ulrich Tukur (Kurt Gerstein), Mathieu Kassowitz (padre Riccardo Fontana), Ulrich Mühe (l'ufficiale medico), Michel Duchaussoy (il cardinale), Ion Caramitru (il conte Fontana), Marcel Iures (il papa), Friedrich von Thun (il padre di Kurt), Antje Schmidt (la moglie di Kurt), Sebastian Koch (Höss).
Un chimico, inquadrato nelle SS, cerca di denunciare al mondo lo sterminio degli Ebrei. Nessuno vuole ascoltarlo, tranne un prete cattolico italiano, bene inserito presso il Vaticano. Entrambi faranno una brutta fine, mentre i veri criminali saranno aiutati dalle gerarchie ecclesiastiche a fuggire in Sud America.
Il furore civile di Costa-Gavras si dirige, questa volta, contro il comportamento pavido e reticente del Vaticano nel denunciare pubblicamente la Shoah. Se l'intento del regista è indubbiamente apprezzabile, non altrettanto lo è il risultato cinematografico: la sceneggiatura è troppo manichea nel voler far credere che, mentre agli alti livelli tutti (compresi gli Alleati) sapevano tutto, e non sono voluti intervenire, il popolo tedesco ingenamente pensasse che gli ebrei venivano fatti emigrare, che nessuno sapesse, non dico dei campi di sterminio, ma almeno degli eccidi di massa che erano iniziati già alle prime battute della guerra. Costa-Gavras fa capire che il popolo e le chiese cristiane di Germania, se avessero saputo e voluto, avrebbero potuto fermare l'Olocausto, come riuscirono a fare quando si sollevarono contro l'eliminazione dei cosiddetti "cittadini improduttivi" (handicappati e invalidi). Ma anche se avessero saputo, i tedeschi sarebbero intervenuti in favore degli ebrei? Per quanto mi riguarda, ho i miei dubbi che una civiltà europea imbevuta da secoli di antisemitismo avrebbe mosso più di un dito per fermare quel massacro. Ci si doveva muovere a livelli alti, ed in questo senso una parola del Papa avrebbe potuto aiutare, ad esempio spingendo gli Alleati ad accelerare la marcia verso Berlino. Pio XII preferì invece un'inusitata cautela, formalmente per proteggere i cattolici soggetti al dominio nazista, sostenendo in diplomatichese che non si poteva condannare Hitler senza condannare Stalin, che in quel momento era alleato con le potenze occidentali.
L'atto di condanna di Costa-Gavras, insomma, va un po' a vuoto, nonostante l'onesto ed oneroso sforzo produttivo, che coinvolge alcuni dei più bravi attori tedeschi in circolazione, come il trio che ritroveremo qualche anno più tardi, a ruoli scombinati, in quel bellissimo film che è Le vite degli altri: Ulrich Tukur, il compianto Ulrich Mühe e il meno appariscente Sebastian Koch. Il regista Kassowitz è credibile nel ruolo del prete, anche se il gesto di appuntarsi una stella di David sulla tonaca davanti al papa, fattogli recitare da Costa-Gavras, mi sembra eccessivo.






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