Teste sciroccate
La stanza dello scirocco (Italia, 1998) di Maurizio Sciarra. Con Giancarlo Giannini (il marchese di Acquafurata), Tiziana Lodato (Rosalia), Paolo De Vita (il notaio Spadafora), Francesco Benigno (Vincenzo), Tony Sperandeo (Sollima), Valentina Biasio (Maria), Lucia Sardo (Lucia), Maria Terranova (la madre di Rosalia), Santo Pennisi (il podestà), Paola Pace (la moglie del podestà), Antonello Puglisi (il maresciallo dei Carabinieri), Ignazio Pappalardo (il prete).Non si può non concordare con Mereghetti, quando scrive, a proposito di questo film, che si tratta di «cinema che non ha nulla da dire, e lo dice male». La stanza dello scirocco, infatti, non è nient'altro che un film inutile, di cui non si riesce proprio a capire il senso, né si capisce come chi lo ha prodotto possa avere deciso di buttar via in così malo modo il proprio denaro e tantomeno si comprende comeGiannini possa essersi fatto coinvolgere in questa operazione spazzatura. L'esordiente, seppure non giovanissimo (è del 1955) Sciarra butta via in un sol colpo quanto di buono era stato girato in Sicilia negli ultimi anni, compresa la rivelazione dell'Uomo delle stelle di Tornatore, Tiziana Lodato, qui ridotta - appena ventiduenne - a una cellulitica analfabeta che parla come un romanzo d'appendice. Non funziona niente: la sceneggiatura, cui ha collaborato un'onusta ma esausta Suso Cecchi D'Amico, fornisce una trama inconsistente e sciapita, nonché personaggi unidimensionali, le cui scelte, che dovrebbero essere "drammatiche" (perché Vincenzo parte volontario per la Guerra d'Africa? Com'è che il marchese s'innamora di Rosalia?) sono totalmente gratuite. Vabbe', dai, diamo la colpa allo scirocco...






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