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Cumulativo film 2

by sasso67 (25/10/2008 - 14:37)

W la foca (Italia, 1982) di Nando Cicero. Con Lory Del Santo (Andrea), Bombolo (il dottor Patacchiola), Dagmar Lassander (la moglie del dottor Patacchiola), Michela Miti (Marisa), Riccardo Billi (il nonno), Fabio Grossi (il figlio del dottor Patacchiola), Victor Cavallo (l’imbianchino), Franco Bracardi (il barbone), Alfredo Adami (un paziente), Vincenzo Andronico (il maniaco), Giovanni Attanasio (il portinaio), Martufello (l’impiegato comunale), Angelo Pellegrino (il maestro), Moana Pozzi (la passeggera del treno), Carmine Faraco (l’amico di Marisa).
Lory Del Santo scende la scalinata di Trinità de' Monti e chiama un taxi; un signore si ferma con la macchina e le domanda "come, non sa che oggi c'è sciopero dei taxi?"; nel frattempo intorno sfrecciano taxi da tutte le parti. Questo soltanto per far capire il livello di professionalità dell'operazione. Si tratta, in realtà, di un ennesimo film - barzelletta, appena più divertente di quelli basati su Pierino. L'unico motivo di preferenza per questo film, rispetto ai Pierini, è la presenza di Bombolo al posto di Alvaro Vitali. Quando è in scena il buffo caratterista romano, il film si risolleva un po', mentre per tutto il resto siamo nei bassifondi della serie zeta. W la foca è talmente trash che qualcuno ha pensato di rivalutarlo sostenendo che confina con il sublime. Alla fine di tutto il discorso, però, non si può che provare pena per molti attori che si sono ridotti a fare film come questo, e tra questi mettono tristezza l'ormai anziano Riccardo Billi e la povera foca. Che filmaccio... e chi lo vuole rivalutare, che Dio lo maledOca!
 
Breaking News (Hong Kong/Cina, 2004) di Johnny To. Con Richie Ren (Yuen), Kelly Chen (tenente Rebecca Fong), Nick Cheung (l’ispettore Cheung), Maggie Siu (Grace Chow).
Apprezzabile variante al solito poliziesco adrenalinico di stampo hongkonghese, con l'introduzione dell'incultura dell'immagine all'interno della polizia. Una tenentina del reparto antimafia della polizia di Hong Kong, che pare uscita da un corso di marketing della Fininvest, decide che non solo si deve acchiappare una pericolosa banda di delinquenti che s'è asserragliata in un grattacielo alveare, ma si deve mostrare tutta l'operazione alla cittadinanza, con tanto di musica trionfalistica di sottofondo e tagliando le immagini laddove è necessario. Stranamente i vertici della polizia le danno carta bianca. Ma la poliziotta dimostrerà un coraggio da leone, senza tuttavia perdere lucidità anche nei momenti più drammatici. Tutto è girato benissimo da Johnny To, con movimenti di macchina (spesso a mano) frenentici, tanto da stordire lo spettatore, il quale talvolta si perde e non capisce se è morto un poliziotto, un bandito o un ostaggio, se è scoppiata una bomba a mano o una bombola del gas e così via. Ma la cosa che più lascia perplessi è la psicologia di questi personaggi, che il regista non si preoccupa minimamente di sgrossare. Una volta si sarebbe detto "tagliata con l'accetta", presupponendo quanto meno un lavoro artigianale. I protagonisti diBreaking News sembrano piuttosto, sia psicologicamente che fisicamente, i personaggi di un videogame.
La sbornia (USA, 1930) di James Parrott. Con Stan Laurel (Stanlio), Oliver Hardy (Ollio), Anita Garvin (la moglie di Stanlio).
Una scenaDivertentissimo cortometraggio (dura non più di una ventina di minuti), nel quale Stanlio ed Ollio organizzano una messinscena nei confronti della moglie del primo, per poter uscire ed andare a sbronzarsi in un night club. Essendo nel periodo del proibizionismo, l'alcol se lo dovranno portare, di nascosto, da casa. Ma la signora Laurel ha sentito tutto al telefono e prima sostituisce il contenuto della bottiglia con del tè, poi, compratasi un fucile, segue i due al night club. La parte più divertente è quando, al tavolo del locale, i due amici riescono ugualmente a sbronzarsi, nonostante che stiano bevendo soltanto del tè con il seltz. E c'è una scena irresistibile - ripresa poi anche nel più celebre lungometraggio Fra' Diavolo - in cui i due buffoni cominciano, senza motivo, a ridere, in maniera assolutamente contagiosa.
Marinai a terra (USA, 1928) di James Parrott. Con Stan Laurel (Stanlio), Oliver Hardy (Ollio), Thelma Hill (la ragazza mora), Ruby Blaine (la ragazza bionda).
Due marinai noleggiano un'auto ed invitano due ragazze a fare un giro. Ad un blocco stradale per lavori in corso, i due creeranno un ingorgo e poi una colossale rissa tra automobilisti. Il cortometraggio comincia bene, con la divertentissima scena del distributore di chewing gum (grandissima la performance di Stanley), ma poi si perde nella seconda parte, nella quale la megarissa tra automobilisti usa la tecnica dell'accumulo, coinvolgendo negli scontri un numero sempre maggiore di persone: i meccanismi sono oliati a regola d'arte, ma tutto l'insieme non ha la scintilla della genialità che è invece riscontrabile in altre prove della inestimabile coppia.

Sotto il sole di Roma (Italia, 1948) di Renato Castellani. Con Oscar Blando (Ciro), Francesco Golisano (Geppetto), Liliana Mancini (Iris), Alberto Sordi (Fernando), Gisella Monaldi (Tosca), Ferruccio Tozzi (il padre di Ciro).

Proposto con i modi della commedia, inserita negli stilemi del neorealismo allora imperante, ma lontano mille miglia (checché se ne sia detto) dal "neorealismo rosa",SOTTO IL SOLE DI ROMA è un romanzo di formazione doloroso, seppure abbastanza tradizionale nel finale edificante. Molto criticato all'epoca, il cinema di Castellaniresiste agli attacchi del tempo. Forse la colpa principale del regista fu di non essere abbastanza neorealista, o forse non abbastanza di sinistra, oppure non abbastanza romano (era nato in Argentina, ma la sua formazione cinematografica si svolse a Milano); eppure qualche panno sporco lo portò ai lavatoi pubblici, come dimostra proprio questo film. Qui, forse, si tiene un po' troppo lontano dalla politica: i tedeschi si limitano a rinchiudere i due prigionieri nel cesso, mentre i bombardamenti hanno come effetto di creare una via di fuga, e la mamma muore, come nei racconti ottocenteschi per ragazzi, di crepacuore. Qualche figura, però, funziona, a cominciare dai personaggi femminili, quello di Iris e soprattutto quello di Tosca, borsanerista innamorata del giovane protagonista. Anche il personaggio di Ciro, comunque, è sfaccettato, soprattutto in quel suo volersi accertare ogni volta dell'amore di Iris per poi umiliarla regolarmente, anticipando, in questo senso, qualche protagonista pasoliniano, primo dei quali Accattone. Molto bravo il giovane Francesco Golisano (Geppa), che interpreterà Totò il buono nel MIRACOLO A MILANO di De Sica e morirà a soli 29 anni in un incidente stradale. Alberto Sordi interpreta solo una particina, già in tema, in ogni caso, con i suoi personaggi meschini degli anni Cinquanta.

Il mattatore (Italia, 1959) di Dino Risi. Con Vittorio Gassman (Gerardo Latini), Anna Maria Ferrero (Annalisa Rauseo), Dorian Gray (Elena), Peppino De Filippo (Chinotto), Mario Carotenuto (Lallo Cortina), Alberto Bonucci (Gloriapatri), Mario Scaccia (un gioielliere), Fosco Giachetti (il generale Mesci), Luigi Pavese (Rebuschini), Aldo Bufi Landi (il truffatore delle statuette).

Sarebbe ingeneroso definirlo semplicemente una galleria di macchiette:è piuttosto un monumento a Vittorio Gassman e alle sue capacità mimetiche e fregoliane. Il protagonista è un guitto senza soldi che si lascia coinvolgere da un volpone in una truffa e finisce in prigione. Da qui si dipana la sua carriera di truffatore professionale, in società con due compari conosciuti al fresco: Chinotto (Peppino) e Gloriapatri (Bonucci). La sfilata dei personaggi, interpretati da Gassman con la maestria che gli è unanimemente riconosciuta, è divertente, soprattutto all'inizio, ma, ahimè, un po' troppo lunga.

Tag: cinema

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