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Cumulativo film 9

by sasso67 (22/11/2008 - 14:01)

La prima notte di quiete (Italia, 1972) di Valerio Zurlini. Con Alain Delon (Daniele Dominici), Sonia Petrova (Vanina Abati), Lea Massari (Monica), Giancarlo Giannini (Spider), Renato Salvatori (Marcello), Adalberto Maria Merli (GerardoPavani), Alida Valli (Marcella, la madre di Vanina), Salvo Randone (il preside), Nicoletta Rizzi (Elvira).

Un film importante, all'epoca, anche valido, ma non completamente riuscito. Si avverte troppo l'eco delFellini dei VITELLONI, che fa da sfondo malinconico e baudlerianamente pieno di spleen a questa vicenda, che si annuncia funerea fino dalla visione dei banchi di scuola. E se Zurlini pecca un po' di fellinismo, questo è coniugato al cinemadiAntonioni, quello padano del GRIDO e quello, conDelon protagonista, dell'ECLISSE. Con Antonioni,Zurlini condivide, in buona parte un'idea di cinema, dal punto di vista del contenuto, così come da quello della tecnica, che li spinge a privilegiare le inquadrature fisse ed i piani sequenza. Ma Zurlini, nella sua (purtroppo breve) carriera, ha condiviso un paio di esperienze anche con un cineasta che sembra lontanissimo da lui: Tarkovskij. Nel 1962 Zurlini vinse il Leone d'oro con CRONACA FAMILIARE, a parimerito con L'INFANZIA DI IVAN del regista russo; in LA PRIMA NOTTE DI QUIETE, il protagonista e Vanina si recano a Monterchi, in Toscana, per vedere La Madonna del parto, uno degli affreschi più importanti di Piero della Francesca. Lo stesso fatto costituirà la sequenza iniziale del film girato da Tarkovskij in Italia, cioè NOSTALGHIA. Quanto a LA PRIMA NOTTE DI QUIETE, condivido molte delle ragioni esposte da chi ha commentato il film prima di me, anche se non ne comprendo le ragioni d'entusiasmo per questo film, che sarebbe certo piaciuto a parecchi degli autori del Decadentismo letterario.

 

Cronache di poveri amanti (Italia, 1953) di Carlo Lizzani. Con Gabriele Tinti (Mario), Anna Maria Ferrero (Gesuina), Marcello Mastroianni (Ugo), Antonella Lualdi (Milena), Giuliano Montaldo (Alfredo), Cosetta Greco (Elisa), Bruno Berellini (Carlino Bencini), Irene Cefaro (Clara), Adolfo Consolini (Maciste), Eva Vanicek (Bianca), Wanda Capodaglio (la signora), Garibaldo Lucii (Staderini).

Lizzani porta sullo schermo il romanzo di Pratolini, trovando la giusta "mescola" tra sottofondo politico (siamo nel 1925, dopo il delitto Matteotti e alla vigilia dell'affermazione del Fascismo come regime) e rapporti personali tra gli abitanti di una via popolare di Firenze. La storia intreccia le vicende sentimentali di Mario (Tinti), Bianca (Vanicek), Milena (Lualdi), Ugo (Mastroianni), Gesuina (Ferrero) ed altri con le azioni di resistenza degli antifascisti che si oppongono alle azioni notturne delle squadracce che si aggirano per la città armate di manganelli e pistole. In quel contesto, il Fascismo, a Roma, sta cercando di ripulirsi la faccia e quindi fa perseguire dalla polizia i suoi sicari più brutali, come il ragionier Bencini (Berellini). Poi, nel 1926, arriveranno le cosiddette leggi fascistissime, con l'istituzione del tribunale speciale, ed anche gli assassini saranno integrati nell'ingranaggio del regime. Anche Via del Corno sarà "normalizzata" e i suoi abitanti più pericolosi arrestati. E' commovente la scena della morte di Alfredo (Montaldo), così come sono divertenti altre sequenze ambientate per le vie o nei bordelli di Firenze.

 

Storie di vita e malavita (Italia, 1975) di Carlo Lizzani. Con Cinzia Mambretti (Rosina), Lidia Di Corato (laura), Annarita Grapputo (Daniela), Cristina Moranzoni (Gisella), Nicola De Buono (Velluto), Mimmo Craig (il proprietario dell'agenzia), Walter Valdi (un pappone).

Storie di ragazzine, quasi tutte minorenni, che finiscono nel giro della prostituzione, di alto o infimo bordo che sia. Tratto da storie vere, con al centro tanta miseria, morale, prima che materiale, il film mostra come all'origine della caduta di queste ragazze, diverse per estrazione sociale e geografica, vi sia una totale assenza di valori e un rapporto sbagliato e inesistente all'interno delle famiglie. Il film di Lizzani è cupo e senza speranza: non vi è un solo personaggio positivo in nessuna delle vicende narrate; gli uomini, in particolare, sono talmente biechi (sfruttatori, ruffiani, violenti, aguzzini, ipocriti e libidinosi) da rivalutare figure retoriche generalmente usate per paragoni negativi, come i vermi o i topi di fogna. Colpisce, in particolare, la scena finale del rogo della ragazzina che batte senza la protezione del clan e la conseguente, barbarissima, uccisione di uno dei piromani. I difetti di STORIE DI VITA E MALAVITA sono soprattutto un sospetto di compiacimento e voyeurismo (l'epoca in cui uscì il film era proprio quella delle zie sexy, delle cameriere, delle infermiere e via puttaneggiando) e l'inenarrabile dilettantismo di un'operazione portata a termine, visibilmente, con due spiccioli.

 

Mazzabubù... quante corna stanno quaggiù? (Italia, 1971) di Mariano Laurenti. Con Carlo Giuffrè (il narratore), Franco Franchi (Franco), Ciccio Ingrassia (Ciccio), Isabella Biagini (la moglie di Franco), Mariolina Cannuli (la moglie di Ciccio), Nadia Cassini (la donna allo stadio), Giancarlo Giannini (Lucio), Riccardo Garrone (Agilulfo), Lino Banfi (il pizzicagnolo), Luciano Salce (il critico d'arte), Lars Bloch (il pittore), Umberto D'Orsi (il commendator Bordiga), Fausto Tozzi (l'eschimese), Pippo Franco (l'ospite dell'eschimese).

Squallida sequela di episodi presi di peso dalla tradizione boccaccesca, o che tentano di attualizzare quest'ultima. Lo scopo è realizzato con risultati infimi, dai quali si salvano soltanto, ma per il rotto della cuffia, le cornificazioni reciproche diFranco e Ciccio, in versione stranamente "per adulti". Il titolo pecoreccio sintetizza da solo la bruttezza del film.

 

Dramma della gelosia: tutti i particolari in cronaca (Italia/Spagna, 1970) di Ettore Scola. Con Monica Vitti (Adelaide Ciafrocchi), Marcello Mastroianni (Oreste Nardi), Giancarlo Giannini (Nello Serafini), Manuel Zarzo (Ughetto), Josefina Serratosa (Antonia), Hercules Cortes (Amleto Di Meo), Corrado Gaipa (il giudice istruttore).

Un non giovanissimo manovale comunista, sposato con una donna più anziana di lui, conosce una giovane fioraia e se ne innamora. Questa, a sua volta, s'invaghisce di un pizzaiolo toscano suo coetaneo. Il ménage a tre avrà un esito tragico.

Dopo avere fornito a Dino Risi il copione per STRAZIAMI, MA DI BACI SAZIAMI, Age eScarpelli scrivono insieme a uno dei loro collaboratori storici, Scola, questo DRAMMA DELLA GELOSIA, utilizzando, grosso modo, gli stessi codici. I personaggi del film, infatti, parlano come fossero personaggi dei fotoromanzi ("abbiamo infranto le leggi dell'amore!" esclama la Vitti) imbevuti di testi da canzonetta sanremese. In più, costruendo la trama come un lungo interrogatorio del commissario di polizia intervenuto sul luogo dell'omicidio, molte parti sono narrate secondo lo stile di un verbale poliziesco, con effetti indubbiamente comici. L'ambientazione proletaria è piuttosto riuscita, anche se non è raggiunto pienamente l'obiettivo di mettere in parodia gli scenari che sottofondavano i film neorealisti (tutti quei manifesti che si vedono all'inizio sembrano rimandare a LADRI DI BICICLETTE). Scola comincia qui a girare scene a margine delle feste dell'Unità, come farà, con maggior fortuna in C'ERAVAMO TANTO AMATI, sebbene, e mi sembra un peccato, il retroterra politico, abbastanza forte all'inizio del film (quando la Vitti dice a Mastroianni "chiedimi qualunque cosa!", lui risponde "domani vota comunista!"), si perda con il procedere della vicenda. Mastroianni, recitativamente parlando, è la consueta sicurezza,Giannini funziona in un ruolo ineditamente comico, mentre la Vitti comincia ad abusare del suo personaggio perennemente fragile e destinato a fare, involontariamente, del male a sé stesso e agli altri.

 

I due figli di Trinità (Italia, 1972) di Osvaldo Civirani. Con Franco Franchi (Franco), Ciccio Ingrassia (Ciccio), Lucretia Love (Lola), Anny Degli Uberti (Calamity Jane), Goffredo Unger (il padre superiore), Franco Ressel (Armstrong), Fortunato Arena (Jack Carson), Salvatore Baccaro (scagnozzo), Andrea Scotti (lo sceriffo), Angelo Susani (Ching Chan Pa), Claudio Ruffini (Sabata).

L'umorismo è senza dubbio di grana grossa e spesso abbastanza infantile. Però, se ci si lascia andare per un po' alla comicità fracassona di Franco e Ciccio, si può trovare anche qualche spunto di divertimento. Questa parodia "trinitaria" diCivirani contiene una delle scazzottate più lunghe della cinematografia cicciofranchiana, in cui sono protagonisti dei fratacchioni, come in ...CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA', e che utilizza tutti gli stereotipi della situazione. Queste sequenze, in ogni caso, tra bastonate, capriole e schiaffoni multipli, sono girate piuttosto bene, con un professionismo che non ha molto da invidiare ai film di Bud Spencer e Terence Hill.

Tag: cinema

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