Cumulativo film 19
by sasso67 (23/01/2009 - 20:46)
Black Sheep (2006) di Jonathan King. Con Matthew Chamberlain, Daniel Mason, Peter Feeney.
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Sul film in generale |
Dunque, finora s’erano visti cani, gatti, orsi, lupi, api, squali, piranha, barracuda, orche, piovre, alligatori, coccodrilli, rane, rospi, vermi e perfino conigli, a recitare la parte dei killer in decine di film horror. In un caso si erano visti addirittura dei pomodori assassini. Qui abbiamo agnellini genericamente modificati che si trasformano in pecore mannare. Altro che i docili animaletti che conciliano il sonno! Questo film, per farla breve, è uno splatteraccio come in America ne hanno fatti a centinaia negli ultimi venticinque anni. Il regista Jonathan King cerca di variare un po’ gli ingredienti (la pecora è uno dei pilastri dell’economia neozelandese), lanciandosi lungo la strada dalla quale era partito il Peter Jackson, pioniere dello splatter nel nuovissimo mondo, poi oscarizzato per "Il Signore degli Anelli". Che il film non sia una cosa seria si capisce dopo una decina di minuti, quando vediamo una pecora al volante di un pick-up. Prima di arrivare al finale, dove, per la prima volta sui migliori schermi, risolve tutto, incredibile a dirsi, la portentosa scorreggia di una pecora, si assiste ad ogni e qualsiasi luogo comune del genere, dai morsi contagiosi alle metamorfosi ovine, dalle fobie ancestrali all’antidoto miracoloso, fino all’inusitato (?)bacio tra il protagonista maschile e quello femminile. |
Redacted (2007) di Brian De Palma.
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Sul film in generale |
Rimessosi un po' dagli ultimi tonfi, soprattutto artistici, De Palma scopre finalmente il delitto perfetto: quello perpetrato alla luce del sole, davanti alle telecamere complici e orgogliosamente rivendicato come "esportazione della democrazia". Il cinema tutto cinereferenziale del regista americano stavolta scarta di lato e sposta l'occhio sulla televisione (la cronista araba, le immagini diffuse dalle TV degli sgozzamenti...) e sul fenomeno, ormai diffuso, dei reporter amatoriali con videocamere personali, nonché della diffusione di comunicati e immagini scioccanti, usata a scopi propagandistici sia dai terroristi che dalle "democrazie occidentali". E lo fa con una maestria che De Palma aveva abilmente nascosto, negli ultimi anni, dietro riprese inutilmente mirabolanti e sterili riferimenti al cinema del passato. Un atto coraggiosamente civile, oltre che cinematograficamente intelligente e riuscito. |
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