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Cumulativo film 21

by sasso67 (31/01/2009 - 12:36)

Fino all'ultimo respiro (Francia, 1960) di Jean-Luc Godard. Con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Van Doude, Henri-Jacques Huet. A volte sarebbe meglio non vederli nemmeno, film come questo, ultra esaltati dalla critica, ma ormai fruibili soprattutto come documento storico. Questo non è stato neppure il primo tentativo di vedere questo (come dice Mereghetti) "capolavoro della nouvelle vague", ma le altre volte avevo desistito per noia e fastidio: questa volta mi sono imposto di vedere il film (direi che fino a qui possiamo accordarci tutti: è un film) dall'inizio alla fine. E non nego la sua importanza nella storia della cinematografia mondiale: solo per dirne una, il rifiuto dell'uso del carrello in favore della macchina a mano è una chiara istanza di libertà del cinema, un po' come nel confronto tra il bufalo e la locomotiva in "Bufalo Bill" di De Gregori. E così pure i salti bruschi nel montaggio si schierano contro un' eccessiva levigatezza del linguaggio cinematografico, tipica dei prodotti della majors hollywoodiane. Però, trattandosi di un film, si dovrebbe chiedere qualcosa di più che i mascelloni di Belmondo o i suoi discorsi che sono di una banalità sconcertante. Qui, al cospetto di tanta tecnica e di cotanta riflessione filosofica sul cinema, manca l'anima, quella che si trova, a piene mani, nei "Quattrocento colpi" diTruffaut o anche in "Le signe du Lyon" di Rohmer.

I diamanti dell'ispettore Klute (USA, 1972) di Tom Gries. Con Donald Sutherland, Jennifer O'Neill, Robert Duvall, Patrick Magee. A un certo punto si ha addirittura un triplice inseguimento automobilistico multiplo: da una parte il poliziottoDuvall insegue un trafficante di diamanti, da un'altra una diversa pattuglia della polizia insegue un finto trafficante (uno specchietto per le allodole), mentre un terzo inseguimento coinvolge una bionda su una decappottabile, una Porsche verde e infineDonald Sutherland su una scassona arancione. Il che ha anche qualche effetto comico, poiché mentre le altre macchine saltano come grilli tra le cunette di Miami, la scassona di Sutherland-Klute perde i pezzi ad ogni sbalzo. Il divertimento finisce qui. Prima di tutto il personaggio interpretato da Donald Sutherland (una vera icona per il cinema americano dei primi anni Settanta) si chiama Klute soltanto nell'edizione italiana, per sfruttare il successo del film "Una squillo per l'ispettore Klute" con Jane Fonda e lo stesso baffetto canadese. Qui il personaggio, in originale, si chiamerebbe addirittura Andy Hammond e con il film di Pakula non c'è il minimo collegamento, anche perché qui il supposto Klute è sì ispettore, ma di una compagnia assicurativa. Per di più i nostri distributori hanno la bella pensata di inserire nei dialoghi italiani frasi del tipo "tutto sommato mi sembri un gran fregnacciaro". Complimenti a loro ed anche al regista Tom Gries che, con Sutherland e Robert Duvall nel cast, non trova di meglio che ammorbarci questa fregnacciata.

Ogni cosa è illuminata (USA, 2005) di Liev Schreiber. Con Elijah Wood, Eugene Hutz, Jonathan Safran Foer, Stephen Samudovsky, Zuzana Hodkova.Veramente bello. Un viaggio nella memoria, un invito ad essere pignoli, perché così si riesce a notare e a conservare il ricordo attraverso gli oggetti. Oggetti che dal passato ci illuminano attraverso l'attenzione che riserviamo ad essi. Ed anche un invito a ritrovare in sé stessi un pezzettino degli altri, anche di coloro che ci sembrano così diversi da noi. L'ottimo regista - già attore Liev Schreiber ci racconta tutto questo con un film che riesce a ricreare la natura dell'Ucraina con un occhio magico alla Tim Burton, ma con un'ironia che non fa scadere l'intensa emozionalità di certe scene nel patetico o nel mieloso. Merito, naturalmente, anche del testo che sta alla base del film, il romanzo diJonathan Safran Foer, nonché di un gruppetto di attori di poco nome (l'unico più che noto èElijah "Signore degli Anelli" Wood) e di grande resa, che sanno dare volto e faccia ai palpiti della sceneggiatura scritta dallo stesso regista. 
Sulla regia di Liev Schreiber

Un bellissimo esordio per un regista che rivendico con orgoglio mio coetaneo.


Sull'interpretazione di Eugene Hutz

Il leader e cantante del gruppo gypsy-punk Gogol Bordello si dimostra anche valido interprete cinematografico. Peccato non averlo potuto ancora apprezzare in "Filth And Wisdom".

 

Nel giorno del Signore (Italia, 1970) di Bruno Corbucci. Con Lando Buzzanca, Igli Villani, Fred Robsham, Erminio Macario, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ira Furstenberg, Mario Carotenuto, Vittorio Caprioli, Franca Valeri.Qualcuno l'ha voluto far passare per un'imitazione di "Nell'anno del Signore" di Luigi Magni, cui rimanda soltanto con il titolo. Il film di Magni era in realtà ambientato nell'Ottocento, mentre questo si svolge nei primi anni del Cinquecento (Raffaello Sanzio morì nel 1520). Volendo sottilizzare, quanto a trama somiglia di più al Rugantino diGarinei e Giovannini, mentre se non si fosse trattato di un film bloccato per anni dalla censura sovietica, si potrebbe dire che si tratta di una parodia addirittura di "Andrej Rubliov" di Tarkovskij. Vabbe', ho bestemmiato, scherzavo. Purtroppo "Nel giorno del Signore" non fa ridere quasi mai: nonostante la buona volontà di tanti interpreti di valore, si salvano solo Caprioli e la Valeri (seppure confinati in parti che confermano, in macchietta, antichi pregiudizi sugli ebrei) e il terzetto composto da Franchi, Ingrassia e Carotenuto. Il resto è scialbissima commedia all'amatriciana.

La polizia interviene: ordine di uccidere! (Italia, 1975) di Giuseppe Rosati. Con Leonard Mann, James Mason, Enrico Maria Salerno, Antonella Murgia, Janet Agren. Sarebbe anche un poliziottesco niente male, se non fosse per il dominio assoluto, davvero eccessivo, dei soliti marchi di bevande: Fernet Branca, J&B, Punt e Mes, acqua Pejo. Il povero Mimmo Poli, nella parte di un ristoratore, è addirittura costretto a recitare la seguente battuta: "le porto un Fernet Branca, proprio come piace a lei: forte e vellutato". Per non parlare di una scena patetica - la morte della fidanzata, peraltro cornificata più volte, del capitano Murri - che farebbe rabbrividire la buonanima di Mario Merola. Il discorso, insomma, rimane meno che a metà, mentre non si capisce a che radice appartenga la malavita dipinta nel film. Un'occasione buttata.

Simpatici & antipatici (Italia, 1998) di Christian De Sica. Con Christian De Sica, Gianfranco Funari, Alessandro Haber, Andrea Roncato, Simona Izzo, Leo Gullotta, Marco Messeri, Paolo Conticini, Monica Scattini, Piero Natoli, Angelo Bernabucci. Il film di De Sica figlio (sempre meglio specificare di chi si tratta) saccheggia letteralmente il repertorio sordiano (dal "Conte Max" al "Seduttore"), ruba a piene mani anche da "Compagni di scuola" del cognato Carlo Verdone, compresa una buona fetta del cast (lui stesso, Natoli,Bernabucci) e ricalca una scena, affidandola al bravo Alessandro Haber, da "Io la conoscevo bene" di Pietrangeli. A parte il finale, nel quale lo stesso Haber trovafinalmente lavoro in televisione a fare le telepromozioni, l'unico personaggio davvero riuscito, modellato sul vero Cesare Previti, è quello di Gianfranco Funari, che strappa anche qualche franca risata. Ma il film non funziona e si risolve nell'ennesima ciofeca christiandesichiana. Firmato Badoglio!

Tag: cinema

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