Guarda avanti con rabbia
by sasso67 (10/10/2008 - 00:48)
Quadrophenia (GB, 1979) di Franc Roddam. Con Phil Daniels (Jimmy Cooper), Leslie Ash (Steph), Mark Wingett (Dave), Philip Davis (Chalky), Sting (Ace), Ray
Winstone (Kevin), Garry Cooper (Peter), Toyah Willcox (Monkey), Kate Williams (la madre di Jimmy), Michael Elphick (il padre di Jimmy).
Bellissimo film di (de)formazione, con musiche anni Sessanta, prevalentemente dei Who, dal cui omonimo album del '73 deriva il titolo e il soggetto. Quadropheniasembra un ideale e putativo seguito rabbioso di Tommy, ma, grazie alla regia di Franc Roddam, si apparenta più strettamente al free cinema dei primi anni Sessanta, che è poi il periodo in cui si svolge la vicenda del film. La regia meno svolazzante rispetto a quella di Ken Russell, la fotografia più livida rispetto al primo musical dei Whocaratterizzano il realismo di questo film che ci racconta di un giovane visto allo stesso tempo con rabbia e tenerezza e di una generazione (My Generation risuona più d'una volta) compressa tra gli adulti conformisti e/o alcolizzati e una rivolta sociale che tarda a materializzarsi e si manifesta sotto forme distorte (gli scontri, magnificamente illustrati, tra mods e rockers di Brighton). Molto bravo il protagonista Phil Daniels (ma che fine ha fatto?) e buono il debutto cinematografico, in una particina, importante, di Sting. Solo per triste curiosità, riporto il giudizio critico di Morando Morandini: "...un cocktail di musica, rumore, schiamazzi, violenza, sesso, profanazioni, parolacce, all'insegna della nostalgia (redditizia) degli anni Sessanta con la loro rabbia ribellistica contro il sistema". Si commenta da solo.
Sulla regia di Franc Roddam
In questo film dimostra di sapere il fatto suo in quanto regista, forse uno dei pochi che negli anni Settanta hanno saputo far rivivere lo spirito del Free Cinema. Peccato che sia quasi scomparso ed abbia comunque avuto poche occasioni per far valere le proprie qualità.
Pistoia Blues 2008
by sasso67 (14/07/2008 - 14:16)
Emozioni e scoperte al Pistoia Blues di sabato 12 luglio. La scoperta principale, dopo l'ottima performance dei Nine Below Zero (ma non si adagiano un po' troppo a fare cover di altri artisti?) e quella dei Commander Cody, è stata indubbiamente quella del chitarrista australiano Tommy Emmanuel, virtuoso della chitarra acustica e maestro del fingerpicking. In pratica, è un uomo-orchestra: da solo e con il solo aiuto della sua consumatissima chitarra e al massimo di una spazzola da batterista jazz, sa dare vita a una serie di suoni e di emozioni che sembrano provenire da un ensemble musicale, anziché da quell'ometto con i capelli grigi sul palco. Emmanuel è un chitarrista che vive in simbiosi con il proprio strumento ed ogni sua nota trasuda feeling, riuscendo a regalare emozioni (stupendo il pezzo Initiation, dedicato agli aborigeni
australiani), anche quando intona versioni discutibili e personalissime di classici del blues e del rock, come The House Of The Rising Sun.
Andy Timmons è un grande chitarrista, anche lui può essere definito un virtuoso, seppure della chitarra elettrica. Per chi se ne intenda un po', si potrebbe dire che sta a metà tra Gary Moore e Joe Satriani. Tecnica mostruosa, ma, anche se in misura minore rispetto a mostri come Malmsteen, una carenza di sentimento, forse anche dovuta al fatto che del classico trio blues/rock (chitarra, basso e batteria) nessuno canta, e quindi la performance interamente strumentale può risultare alquanto fredda. E tuttavia qualche passaggio chitarristico, come nel pezzo dedicato a Jimi Hendrix (Electric Gypsy), fa davvero sognare.
Poi sono arrivati i Deep Purple. Il mio era più un gesto d'affetto nei confronti di chi ha fatto sognare un ragazzo una venticinquina d'anni fa, che un'attesa di sentire un mito del rock. E anche una rimpatriata con alcuni amici, Luca e Francesco, con i quali avevo già visto i Purple sette anni fa, e con Stefano, che non vedevo forse da vent'anni. Però i vecchi leoni, anche se ormai Ritchie Blackmore ha abbandonato la baracca per volare verso altri lidi e l'età non consente più a Jon Lord gli strapazzi della vita da rocker, non si sono risparmiati: con la formazione ormai stabilizzata nel quintetto formato da Gillan, Glover, Paice più Steve Morse e Don Airey (tastierista che aveva già collaborato anche con i Jethro Tull), hanno dato vita a una prestazione di notevole valore. Quali canzoni sono mancate? Mah, così di primo acchito, a parte quelle del Mark III (la formazione con Coverdale al posto di Gillan), direi innanzitutto Child In Time, che non viene più proposta dal vivo per non compromettere definitivamente le corde vocali del cantante, in più direi Lazy e When A Blind Man Cries, che nel 2001 costituì una gradita sorpresa e un'alternativa più che valida a Child In Time. Va però detto che, a parte qualche pezzo del passato più recente, i Deep Purple hanno offerto una versione energizzata e cattiva di una vecchia canzone di In Rock (1970), come Into The Fire, che da sola, forse, valeva l'intero concerto. E poi, quando attaccano per la milionesima volta Smoke On The Water, c'è poco da dire: un brivido è corso dalla prima all'ultima fila della folla assiepata nella bellissima Piazza Duomo di Pistoia.
Il plettro nella roccia
by sasso67 (04/05/2008 - 18:05)
Tenacious D e il destino del rock (USA/Germania, 2006) di Liam Lynch. Con Jack Black (JB), Kyle Gass (KG), Tim Robbins (lo Straniero), Ben Stiller (commesso del negozio di musica), David Grohl (Satana), Evie Peck (la madre di KG), Mason Knight (KG da bambino), Troy Gentile (KG da piccolo), Ronnie James Dio (sé stesso), Cynthia Ettinger (la madre di JB), Meat Loaf (il padre di JB), John C. Reilly (Sasquatch).
Chitarrista in erba, il piccolo JB compone canzoni sataniche e piene di parolacce. Preso a cinghiate ed invitato dal padre a pregare Dio, JB ha un'apparizione, appunto, di Ronnie James Dio, che gli affida la missione di andare a Hollywood per formare la più grande rock band di tutti i tempi. Dopo avere sbagliato posto quattro o cinque volte, avendo visitato tutte le Hollywood degli Stati Uniti d'America, JB giunge finalmente in California, dove conosce il chitarrista fallito KG, con il quale va alla ricerca di un magico plettro, appartenuto ad Angus Young, che sarebbe alla base del segreto del successo nella musica.
Musical e parodia del musical, con particolare ispirazione al Tommy di Ken Russell (tanti sono gli ammiccamenti al film inglese, ma anche al gruppo degli Who), Tenacious D e il destino del rock è riuscitissimo sia sul versante musicale che su quello della commedia. Sconsigliato, naturalmente ai bambini che devono fare la prima comunione, per il gran numero di parolacce, dette e cantate, il film del regista Liam Lynch (nato ad Akron, Ohio, la cittadina dei Devo, nel 1970) è una variazione sull'incarnazione musicale di Jack Black, quel Tenacious D, che è una sorta di Elio e le Storie Tese in versione yankee ed ancora più sboccata (il suo maggior successo s'intitola Fuck Her Gently). Ma Il destino del rock è anche molto di più: parodizza e cita affettuosamente un sacco di film, tra i quali Arancia meccanica, annovera alcune partecipazioni notevoli come quelle dei cantanti Dio e Meat Loaf, dell'ex batterista dei Nirvana (oggi Foo Fighters) Dave Grohl, che interpreta niente meno che Satana, e degli attori Tim Robbins (in una stupenda macchietta alla Capitan Uncino), Ben Stiller e John C. Reilly, il quale interpreta una specie di abominevole uomo delle nevi, dal quale il protagonista, in preda ai funghi allucinogeni, sogna di essere adottato. In più, c'è una colonna sonora da sballo, soprattutto per gli amanti dell'hard rock e dell'heavy metal. Debordante, come al solito, il protagonista.
BUON ANNO A TUTTI
by sasso67 (29/12/2007 - 14:29)
ABBA - HAPPY NEW YEAR
Billy's Bones
by sasso67 (20/12/2007 - 23:34)
The Pogues - Billy's Bones
Billy ran around with the rare old crew
And he knew an arsenal from tottenham blue
We'd be a darn sight better of if we knew
Where billy's bones are resting now
Billy saw a copper and he hit him in the knee
And he took him down from six foot to five foot three
Then he hit him fair and square in the do-re-mi
That copper won't be having any family
Hey Billy son where are you now
Don't you know that we need you now
With a ra-ta-ta and the old kow-tow
Where are billy's bones resting now
Billy went away with the peace-keeping force
'cause he liked a bloody good fight of course
Went away in an old khaki van to the banks of the river jordan
Billy saw the arabs and he had 'em on the run
When he got 'em in the range of his sub-machine gun
Then he had the israelis in his sights, went a ra-ta-ta
And they ran like shiites
Hey Billy son where are you now
Don't you know that we need you now
With a ra-ta-ta and the old kow-tow
Where are billy's bones resting now
One night billy had a rare old time,
Laughing and singing on the lebanon line
Came back to camp not looking too pretty
Never even got to see the holy city
Now billy's out there in the desert sun
And his mother cries when the morning comes
And there's mothers crying all over this world
For their poor dead darling boys and girls
Hey Billy son where are you now
Don't you know that we need you now
With a ra-ta-ta and the old kow-tow
Where are billy's bones resting now
Have a billy holiday
Born on a monday
Married on a tuesday
Drunk on a wednesday
Got plugged on a thursday
Sick on a friday
Died on a saturday
Buried on a sunday
LE OSSA DI BILLY
Billy girava con la formidabile vecchia banda
E distingueva uno dell'Arsenal da un azzurro del Tottenham
Noi staremmo un casino meglio se sapessimo
Dove le ossa di Billy riposano ora
Billy vide uno sbirro e lo colpì al ginocchio
E lo abbassò da uno e ottanta a uno e sessanta
Poi lo colpì dritto spaccato sul do-re-mi
Quello sbirro non avrebbe più messo su famiglia
Ehi Billy figliolo dove sei adesso, non sai che
Ora abbiamo bisogno di te
Con un ra-ta-ta e la vecchia riverenza
chissà dove le ossa di Billy
Riposano ora
Billy se ne andò con il contingente di pacificazione perché
Naturalmente gli sarebbe piaciuto un combattimento come si deve
Se ne andò dentro un vecchio furgone kaki
verso le sponde del Giordano
Billy vide gli Arabi e li mise in fuga come li ebbe
A tiro del suo mitra
Poi avvistò gli Israeliani, fece ra-ta-ta
E quelli scapparono come mer-da
Ehi Billy figliolo dove sei adesso, non sai che
Ora abbiamo bisogno di te
Con un ra-ta-ta e la vecchia riverenza
chissà dove le ossa di Billy
Riposano ora
Una notte se la spassò come ai vecchi tempi, ridendo e cantando
Sul confine del Libano
Tornò al campo conciato non troppo bene,
nemmeno riuscì
A vedere la città Santa
Ora Billy è là sotto il sole del deserto
e sua madre piange
Quando si fa mattino
E in tutto il mondo ci sono madri che piangono,
per i loro poveri
Cari ragazzi e ragazze morti
Ehi Billy figliolo dove sei adesso, non sai che
Ora abbiamo bisogno di te
Con un ra-ta-ta e la vecchia riverenza
chissà dove le ossa di Billy
Riposano ora
Fatti una vacanza come BIlly
Nato il lunedì
Sposato il martedì
Ubriaco il mercoledì
Impallinato il giovedì
Malconcio il venerdì
Morto il sabato
Seppellito la domenica.
(Trad. di Alberto Campo, da Poguesìe, Arcana, 1989)
Chasing The Wild Goose
by sasso67 (18/11/2007 - 20:31)
Bad Religion - Chasing The Wild Goose (album: Into The Unknown)
there was a man who banged his head against a wall
he banged for 20 years, the damn thing wouldn't fall
he left an honest life
he left a broken wife
he left it all behind, just to see what he could find
millions and millions chase the wild goose tonight
to conquer loneliness they'll chase it all their lives
and when they find it they can just lay down and die
it seems the game is mostly pointless in the presence of the prize.
there was a woman who had a man as cold as ice
he built four walls so strong and he kept her locked inside
she harbored loneliness
her husband couldn't guess
that she'd take off her dress
and kill herself without a mess
A caccia d'anatre selvatiche
C'era un uomo che sbatteva la testa contro il muro
ce la sbatté per vent'anni, ma quel maledetto oggetto non ne volle sapere di cadere
lasciò una vita onesta
lasciò una moglie disperata.
Milioni di milioni vanno a caccia d'anatre selvatiche stanotte
per conquistarsi la solitudine di cui andranno a caccia per tutta la vita
e quando la troveranno potranno solo sdraiarsi e morire
sembra che il gioco non valga la candela, a giudicare dal premio.
C'era una donna che aveva un uomo freddo come il ghiaccio
lui costruì quattro mura solidissime e ce la chiuse dentro
lei coltivò la solitudine
suo marito non poteva immaginare
che lei si sarebbe tolta il vestito
e si sarebbe suicidata senza tanto chiasso.
brighter than a thousand suns
by sasso67 (05/11/2007 - 19:36)
Una delle traduzioni di canzoni più difficili che mi sia mai capitato di fare. A riprova che i testi degli Iron Maiden non sono mai banali. Comunque ci provo, anche perché in rete non sono riuscito a trovare un'altra traduzione.
Iron Maiden - Brighter Than A Thousand Suns
We are not the sons of God
We are not his chosen people now
We have crossed the path he trod
We will feel the pain of his beginning
Shadow fingers rise above
Iron fingers stab the desert sky
Oh behold the power of the Earth.
Are your children ready for the fall?
Locking hands together well
Raze a city, build a living hell
Join the race to suicide
Listen for the tolling of the bell
Out of the the universe, a strange light is born
Unholy union, trinity reformed
Yellow sun it's evil twin
in the black the winds deliver him
We will sleep to souls within
At a siege a nuclear gust is riven
Out of the the universe, a strange light is born
Unholy union, trinity reformed
Out of the darkness, brighter than a thousand suns (x6)
Burying our morals and burying our dead
Burying our head in the sand
E equals MC squared, you can't relate
How we made God with our hands
Whatever would Robert have said to his God
About he made war with the Sun
E equals MC squared, you can't relate
How we made God with our hands
All nations are rising
Through acid bells of love and hate
Chain medals of Satan
Uncertainty led us all to this
All nations are raising
Through acid bells of love and hate
Confusion and Fury
This body carried em' down in vain
I was preaching of a small pray
In the bunker where we'll die
We're the executioners that lie
Bombers launched with no recall
Minute warning of the missile fall
Take a look at your last day
Guessing you won't have the time to cry
Out of the the universe, a strange light was born
Unholy union, trinity reformed
Out of the darkness...
Out of the darkness...
Out of the darkness, brighter than a thousands suns (x5)
Holy father we have sinned...
Noi non siamo i figli di Dio
Non siamo più il Suo popolo eletto
Abbiamo deviato dal sentiero su cui Lui ha camminato
Proveremo il dolore del Suo inizio
Dita d'ombra si sollevano in alto
Dita di ferro pugnalano il cielo deserto
Oh, ecco il potere della Terra
I vostri figli sono pronti per la caduta?
Serrando bene le mani giunte
Radete al suolo una città, costruite un inferno vivente
Partecipate alla corsa al suicidio
Ascoltate i rintocchi della campana
Fuori dall'universo, è nata una strana luce
Empia unione, trinità riformata
Questo sole giallo è il gemello cattivo
nel nero i venti lo liberano
Noi dormiremo nell'anima dentro
A un assedio si squarcia una vampata nucleare
Fuori dall'universo, è nata una strana luce
Empia unione, trinità riformata
Fuori del buio, più splendente di mille soli.
Seppellendo i nostri principi morali, seppellendo i nostri morti
Nascondendo la nostra testa sotto la sabbia
E=mc², non si riesce a collegare
Come abbiamo fatto Dio con le nostre mani
Qualsiasi cosa abbia detto Robert al suo Dio
Sull'aver fatto la guerra al Sole
E=mc², non si riesce a collegare
Come abbiamo fatto Dio con le nostre mani
Medagliette di Satana
Tutte le nazioni si stanno sollevando
Attraverso campane acide d'amore e odio
L'incertezza ci ha ridotto così.
Tutte le nazioni si stanno sollevando
Attraverso campane acide d'amore e odio
Confusione e Furore
Questo corpo li ha portati giù invano
Io predicavo una piccola preghiera
Nel bunker in cui moriremo
Siamo i boia che mentono
Bombardieri lanciati senza possibilità d'essere richiamati
Brevissimo avvertimento sullo sganciamento del missile
Date un'occhiata al vostro ultimo giorno
Immaginando che non avrete il tempo di piangere
Fuori dall'universo, è nata una strana luce
Empia unione, trinità riformata
Fuori dal buio...
Fuori dal buio...
Fuori dal buio, più splendente di mille soli
Padre santo abbiamo peccato...
Manu Chao - La Radiolina
by sasso67 (29/09/2007 - 20:28)
Manu Chao, La Radiolina, 2007
Manu Chao è sempre di moda, anche perché lui le mode, più che seguirle, le crea. Potrà rimanere antipatico, non si discute. Odiato da una parte per essere la colonna sonora del movimento no global e dall'altra perché, grazie alla musica, è diventato miliardario, José Manuel Thomas-Arthur "Manu" Chao, già leader dei Mano Negra, uno dei gruppi musicali più geniali e innovativi degli anni Ottanta, continua invariabilmente a sfornare album politicamente impegnati, musicalmente fatti bene e, allo stesso tempo, di successo (si può dire?) globale, con una formula abbastanza semplice e ormai collaudata. Alternando motivetti semplici e orecchiabili a pezzi più tirati e anche un po' incazzati, usando nei testi una specie di mantra da ripetere e che si ricordano dopo appena qualche ascolto, La Radiolina contiene pezzi che rimangono scolpiti dentro. Rainin' In Paradize, A Cosa (in duetto con Tonino Carotone, se non mi sbaglio), The Bleedin' Clown, Siberia, La Vida Tómbola (la seconda canzone di Manu Chao, dopo Santa Maradona, nell'album Casa Babylon dei Mano Negra, del 1994, dedicata al grande calciatore argentino, e dove Chao dice "se io fossi Maradona vivrei come lui, perché il mondo è una palla che si vive a fior di pelle"), alternati ad altre canzoni comunque valide, sono le punte di diamante di un lavoro che è sicuramente tra i migliori del 2007.
New Maps Of Hell
by sasso67 (29/09/2007 - 16:35)
Bad Religion, New Maps Of Hell, 2007.
«Welcome to the new dark ages
I hope you're living right
These are the new dark ages
And the world might end tonight»
(New Dark Ages)
(Benvenuti nei nuovi tempi bui, spero che conduciate una vita giusta. Questi sono i nuovi tempi bui, e il mondo potrebbe finire stanotte)
I Bad Religion sono grandi perché se ne sbattono delle mode e delle tendenze musicali e paramusicali. Tanto per dire, ai concerti, dopo due ore di sudate, non concedono bis e nei dischi non inseriscono bonus né hidden tracks. Questo New Maps Of Hell procede sulla strada dei migliori Bad Religion, quelli di Against The Grain (1991), Generator (1992) e Recipe For Hate (1993), nel solco dei vecchi lavori della band, ripreso con il penultimo album The Empire Strikes First del 2004. I singoli pezzi sono tutti validi, e la perizia tecnica con la quale sono suonati fa sì che si apprezzino meglio dopo ripetuti ascolti, che valorizzano i continui cambi di ritmo - caratteristica che costituisce una indubbia evoluzione rispetto alle origini del punk - e perfino i coretti di sottofondo (gli oozin oohs and aahs, come li definisce il libretto), ci si rende conto, sono più apocalittici che enfatici. Inutile citare le singole canzoni (vabbe', cito New Dark Ages, perché si può ascoltare qui): non c'è una 21st Century Digital Boy, una Generator o una American Jesus, che spicchi sulle altre. New Maps Of Hell costituisce comunque una salda roccia nel mare della musica contemporanea.
BRUCE SPRINGSTEEN - LIVE IN DUBLIN
by sasso67 (10/08/2007 - 21:34)
BRUCE SPRINGSTEEN (WITH THE SESSIONS BAND) - LIVE IN DUBLIN (2007)
Non lo faccio abitualmente, e tanto meno per Bruce Springsteen, del quale non sono mai stato un fan, ma devo ammettere che questo doppio cd (triplo, se si considera il dvd che documenta filmicamente il concerto) è un capolavoro. Preannunciato da We Shall Overcome. The Seeger Sessions (del quale ripresenta alcuni brani) dell'anno scorso, il live del Boss si presenta come un evento notevolissimo, probabilmente il più importante del 2007, fin dalle prime note, quelle di uno dei classici del rocker del New Jersey, Atlantic City. Accompagnato da una band di musicisti di prodigiosa bravura e strepitosamente affiatati (non ci sono parole per descrivere la prestazione di fiatisti come Art Baron e Clark Gayton), forse avvantaggiato dall'aria di Dublino, particolarmente idonea alla musica, Springsteen, in quelle serate di novembre 2006 ha fornito uno dei live più belli della storia. Basta sentire pezzi, alcuni tradizionali, altri di sua composizione, come Old Dan Tucker, Eyes On The Prize (la mia preferita), O Mary Don't You Weep (un'altra gemma), Jacob's Ladder, Pay Me My Money Down e chi più ne ha più ne metta. Le uniche ulteriori parole che mi sento di scrivere riguardo a questo album bellissimo è di ascoltarlo, possibilmente più e più volte, per apprezzare ogni singola nota che scaturisce dagli strumenti di questi musicanti in stato di grazia (inutile citarli tutti: sono uno più bravo dell'altro), orchestrati da un front man d'eccezione. Un'ultima citazione vorrei dedicarla all'esecuzione di un brano tradizionale come Jesse James, cavallo di battaglia di molti musicisti, in particolare americani, ed eseguita, in passato, dai miei amati Pogues (nell'album Rum, Sodomy & The Lash, 1985): la versione contenuta sul Live In Dublin è eccezionale, e per ritenerla tale basti sentire l'assolo di banjo (strumento spesso abbastanza anonimo) eseguito dal geniale strumentista Greg Liszt. Confessando la mia personale preferenza per il primo cd rispetto al secondo, ritengo che, se nel 2007 c'è un disco da comprare, è questo..jpg)
M'è morto i' gatto
by sasso67 (24/03/2007 - 18:05)
Edipo e il suo complesso
M'è morto i' gatto
(sulle note di With Or Without You degli U2)
C'era un tir, veniva in qua
gni dissi "fermo, c'è i' gatto là!"
ma lui no, 'un conosce...
Tu m'hai a dire come c'è restato,
quand'egli ha visto i' gatto spappolato...
e ora no, 'un c'è più i' gatto.
M'è morto i' gatto, m'è morto i' gatto.
M'è rimasto tutto i' Kit Kat
e trentaquattro ciotole di latte
a chi le do senza i' gatto?
M'è morto i' gatto, m'è morto i' gatto.
Come fo... senz'i' mi' gatto?
'Gli è vorsuto attraversare (3 volte)
Io 'un lo so ma i' camionista dovea esse' proprio orbo
se 'un ha visto i' gatto là...
'Gli è vorsuto attraversare (3 volte)
M'è morto i' gatto, m'è morto i' gatto
Come fo senz'i' mi' gatto?
Miaaooo, Miaaooo, Miaaaooo, Miaaooo.
M'è morto i' gatto, m'è morto i' gatto
Come fo senz'i' mi' gatto? Senz'i' mi' gatto...
Goodbye po'ero gatto I might never see you again (sulle note di Ruby Tuesday dei Rolling Stones)
Gatt will tear us apart (s.n. di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division)
Every gatt you take, every gatt you make, every gatt you shake,
I'll be gatting you (s. n. di Every Breath You Take dei Police)
No gatto, no cry, no gatto no cry (s. n. di No Woman No Cry di Bob Marley)
Un'altra biografia musicale
by sasso67 (11/03/2007 - 14:00)
Ray (USA, 2004) di Taylor Hackford. Con Jamie Foxx (Ray Charles), Kerry Washington (Della Bea Robinson), Regina King (Margie Hendricks), Clifton Powell (Jeff Brown), Harry J. Lennix (Joe Adams), Bokeem Woodbine (Fathead Newman), Aunjanue Ellis (Mary Ann Fisher), Sharon Warren (Aretha Robinson), C. J. Sanders (Ray da bambino), Curtis Armstrong (Ahmet Ertegun), Richard Schiff (Jerry Wexler), Larenz Tate (Quincy Jones), Kurt Fuller (Sam Clark).
Non dev'essere semplice inventare sempre nuove storie per il cinema, se si deve considerare la quantità crescente di biografie filmiche (o biopic, come dicono a Hollywood) che soprattutto le major americane ci propinano. Un filone particolare è poi quello delle biografie maledette dei jazzisti e/o bluesmen e/o consimili, talvolta pensate e realizzate mentre ancora sono in vita: soltanto così, a colpo di memoria, mi vengono in mente 'Round Midnight (1986) di Bertrand Tavernier, Bird (1988) di Clint Eastwood e Bix (1991) di Pupi Avati. Questo Ray, sulla vita di Ray Charles (vero nome: Ray Robinson), fu addirittura progettato con la stessa autorizzazione del Genius, mentre per quest'anno, ad esempio, è prevista la biopic di James Brown, morto appena il giorno di Natale dell'anno scorso.
Ray ha pregi e difetti e, grazie a Dio, alla fine dei conti i primi prevalgono sui secondi. L'inizio è lento, anche se condotto con notevole maestria dal veterano Taylor Hackford, un professionista che raramente tradisce sul piano della messinscena. Progressivamente, però, il film convince sempre di più, nonostante qualche ingenuità (i flashback del Ray bambino, con la madre che vuole farlo camminare con le proprie gambe per non farlo mai sentire un minorato), soprattutto grazie alla prova maiuscola di Jamie Foxx, che aderisce al personaggio con la stessa intensità di De Niro in Toro scatenato (1980). Purtroppo il film di Hackford non ha lo stesso taglio personale di quello di Scorsese, ma sa passare in rassegna con sufficiente sincerità i tradimenti coniugali di Ray Charles, l'abisso della droga, il bando razzista dalla Georgia, senza mai dimenticare quello che è stato il vero filo conduttore della vita del Genius, e cioè la musica, una musica che, inventivamente tradizionale (un riuscito mix di soul, country, jazz e rock'n'roll), ha saputo unire bianchi e neri nel cantarla, nel ballarla, nell'ascoltarla anche a distanza di anni.
E comunque, Ray riesce ad emozionare, soprattutto in alcuni momenti nei quali l'abilità registica si fonde con l'intensità delle situazioni e con la bravura degli interpreti, come nella scena della notizia della morte di Margie Hendricks, compagna di vita e di lavoro dell'artista, o in quella nella quale George, il fratellino che Ray aveva visto annegare in un mastello pieno d'acqua proprio sotto i suoi occhi (ovviamente prima di perdere la vista), gli dice che non è stata colpa sua, o, infine, quando il governatore della Georgia riabilita solennemente Ray Charles, chiedendogli scusa nel corso di una cerimonia nel corso della quale annuncia che Georgia On My Mind è stata assunta come inno ufficiale dello Stato.
Living With The Past
by sasso67 (10/03/2007 - 16:46)
Jethro Tull: Living With The Past (2002). Con Ian Anderson, Martin Barre, Doane Perry, Andrew Giddings, Jonathan Noyce, Mick Abrahams, Glenn Cornick, Clive Bunker.
Ian Anderson e i Jethro Tull sono una presenza più o meno fissa nella mia vita da ben più di vent'anni. Vedere questo Living With The Past significa quindi, per me, ripercorrere il tempo a ritroso ed è un'emozione che si rinnova ogni volta che si sentono le note dei pezzi classici (qui in particolare non mancano gli estratti da Aqualung: oltre alla title track, Cross-Eyed Mary e Locomotive Breath) e specialmente ogniqualvolta il non più giovanissimo Ian suona il flauto tenendo la gamba alzata come una gru. Dove però chi, come me, ha costruito un rapporto più che ventannale con i Jethro Tull rischia veramente le lacrime agli occhi è nell'assistere alla reunion della band originaria di This Was (1968), il primo album dei J.T., con il ritorno di Mick Abrahams alla chitarra, con Cornick e Bunker rispettivamente a basso e batteria. Emoziona soprattutto rivedere Abrahams, molto invecchiato e ingrassato, suonare con il vecchio compagno con il quale divise l'iniziale leadership dei Tull, prima di uscirne per andare a formare i Blodwyn Pig, proprio per contrasti con Anderson sulla linea musicale del gruppo (Abrahams prediligeva il blues puro, mentre Anderson intendeva mediare tra folk, classica e musica medievale). L'esibizione del quartetto in un fumoso pub davanti a pochi intimi è una chicca che colpisce al cuore i fan più fedeli.
Un'altra chicca del video è senza dubbio l'esecuzione di Wond'ring Aloud e Life Is A Long Song da parte di Ian Anderson e del tastierista Andrew Giddings (simpaticissimo in concerto, nonostante l'aspetto serioso) in compagnia di un quartetto d'archi (tre violini e un violoncello) da camera.
Per i Jethro Tull sono finiti, da un pezzo, i tempi delle folle oceaniche ai concerti: ormai li va a vedere un nucleo molto eterogeneo di fan vecchi e nuovi, ma quello che non è finito assolutamente è la voglia di suonare e di regalare ai fan di tutto il mondo esecuzioni sempre nuove estratte da un repertorio pressoché sterminato di gemme musicali.
Occhio al bambino cieco!
by sasso67 (09/03/2007 - 11:24)
Tommy (GB, 1975) di Ken Russell. Con Roger Daltrey (Tommy Walker), Ann-Margret (Nora Walker Hobbs, la madre), Oliver Reed (Frank Hobbs), Elton John (il Pinball Wizard), Eric Clapton (il Predicatore), Tina Turner (la Regina degli Acidi), Paul Nicholas (il cugino Kevin), Keith Moon (lo zio Ernie), Pete Townshend (sé stesso), John Entwhistle (sé stesso), Jack Nicholson (lo Specialista), Robert Powell (il capitano Walker), Ben Aris (il Reverendo Simpson), Victoria Russell (Sally Simpson), Barry Winch (Tommy bambino).
Vera e propria Rock Opera anche nella versione cinematografica (è completamente composta di musica e canto, nessuna parte è parlata), Tommy deriva dalla composizione originale di Pete Townshend, chitarrista dei Who, che registrarono il disco (1969) con la London Symphony Orchestra, e si avvale qui della potenza visionaria di Ken Russell, che nello stesso 1975 girò, sempre con Roger Daltrey (cantante dei Who) protagonista, Lisztomania. La scelta di affidare il film a Russell non avrebbe potuto essere più felice, anche per la proverbiale predilezione del regista britannico per la commistione tra la musica barocca e l'immaginario moderno, di cui fanno e/o facevano parte il rock, il flipper, il business (mi si scusi l'anglofilia).
Tommy è un bambino inglese di sei anni, nato il giorno della vittoria nella seconda guerra mondiale, già orfano per la scomparsa del padre, pilota della R.A.F., dato per morto durante una missione. Diventato cieco, sordo e muto dopo avere visto il nuovo compagno della madre uccidere il padre che era ricomparso a casa, Tommy dovrà passare attraverso i calvari più strampalati escogitati dalla strana coppia di "genitori" (un predicatore del culto di Marilyn, una spogliarellista che lo introduce alle visioni indotte dall'LSD, uno zio che lo sconvolge con la pornografia), fino a diventare un campione del flipper, riacquistare i sensi e, liberatosi degli avidi mamma e papà (putativo), scalare finalmente la montagna da cui era sceso il padre (vero).
Tommy è un film di corsi e ricorsi, dove tutto ritorna, così come la cicatrice sulla faccia del babbo si ritrova su quella della piccola Sally Simpson e le biglie d'acciaio delle cluster bombs preparate dalla mamma durante la guerra sono le stesse che si ritrovano nei flipper e a fare da quarto braccio alla croce nel culto del Pinball Wizard. E vi ritornano le ossessioni visionarie del regista, nonché quelle di una generazione di inglesi segnati dalla guerra, di cui hanno conosciuto le conseguenze, più che gli effetti immediati (guarda caso, Townshend è nato il 19 maggio 1945). E comunque, al di là di qualsivoglia significato, Tommy è un film da vedere per la sua bellezza intrinseca, come un dipinto di Paolo Uccello, che ti colpisce con la sua vivacità, ancora
prima di farti domandare cosa ci stia dietro.
Una delle carte vincenti del film è sicuramente l'azzeccatissimo cast che, almeno in parte, fu messo insieme quasi casualmente: la parte di Jack Nicholson era stata appena rifiutata da Christopher Lee, in Tailandia per girare L'uomo dalla pistola d'oro (1974), quella di Tina Turner (grandissima) era stata pensata per David Bowie, mentre quella del Pinball Wizard era stata offerta a Rod Stewart, che proprio Elton John convinse a rifiutare. Il migliore di tutti è,
secondo me, Oliver Reed, perfetto per questa parte di smargiasso furbastro e gradasso che tuttavia non riesce mai a diventare antipatico. Notevolissima la presenza, infine, di Ann-Margret, bellissima, nel pieno della sua maturità, protagonista di una delle sequenze che resteranno nella storia: quella in cui lancia una bottiglia di champagne contro uno schermo televisivo che le restituisce una valanga di zuppa di fagioli che la impasta da capo a piedi. Mai nella vita l'attrice svedese avrebbe potuto passare per madre di Roger Daltrey (li separano solo tre anni, lei è del 1941, lui del '44), ma chi se ne frega, in un film come questo va benissimo così.


Barock 'n' Roll
by sasso67 (18/02/2007 - 19:51)
Lisztomania (GB, 1975) di Ken Russell. Con Roger Daltrey (Franz Liszt), Paul Nicholas (Richaed Wagner), Sara Kestelman (la principessa Carolina), Fiona Lewis (Marie d'Agoult), John Justin (il conte d'Agoult), Ringo Starr (il papa), Rick Wakeman (Thor), Veronica Quilligan (Cosima), Andrew Reilly (Hans Von Bulow), Ken Colley (Chopin), Ken Parry (Rossini), Otto Diamant (Mendelsohn), Murray Melvin (Berlioz), Oliver Reed (il servo della principessa Carolina).
Non prendiamolo troppo sul serio, altrimenti non se ne esce più. Detto questo, secondo me Lisztomania è un film godibilissimo, dove le immagini rutilanti e la musica "barockeggiante" di Rick Wakeman, già tastierista e mente degli Yes, che ricama sugli spunti offerti da Liszt e Wagner (tanto che nei titoli di coda la colonna sonora è attribuita a Rick Wakeman "con l'assistenza di Franz Liszt e Richard Wagner"), è più importante dell'intreccio e dei dialoghi, spesso condensati in rapidi scambi di battute tra un numero e l'altro.
La trama del film, se così si può dire, è basata sulla vita del pianista e musicista ungherese Ferenc (Franz) Liszt, rivista e corretta (o meglio, corrotta) alla luce della carriera delle rockstar degli anni settanta (non per niente, ad interpretarlo è stato chiamato il riccioluto Roger Daltrey, vocalist degli Who). In soldoni, la tesi del film sembra essere questa: Liszt fu un grande musicista, e più ancora un virtuoso del pianoforte, la cui attività fu fortemente condizionata prima dalle donne (in particolare la contessa d'Agoult, e la principessa russa Carolina, come amanti e poi la figlia Cosima, futura moglie di Wagner), in seguito dall'amicizia, forzata sembra dire Russell, con il musicista tedesco di Bayreuth, e da una tardiva vocazione religiosa.
Non si può dire se le cose siano veramente andate così, in particolare se effettivamente Wagner vampirizzò la musica di Liszt, anche perché quest'ultimo scelse di andare a morire proprio nella città natale del genero. Fatto sta che alcune invenzioni di Ken Russell sono geniali, e penso alle scene iniziali, con il duello tra Liszt e il conte d'Agoult, che sembra prese dal Barry Lyndon di Kubrick (che però è dello stesso anno di Lisztomania), sebbene volto in parodia, o alla scelta di far interpretare il papa a Ringo Starr, oppure, infine, alle scene finali in cui il protagonista, che probabilmente incarna le preferenze musicali del regista, da un'astronave a forma di colomba e canne d'organo incenerisce Wagner impersonato da un mostro che incarna allo stesso tempo Hitler e la creatura di Frankenstein.
Eccellente la colonna sonora. Film da vedere.


pankisnoddèd
by sasso67 (27/01/2007 - 00:07)
Per scrivere di musica su una rivista bisogna capirne. Io, quando ne scrivo su questo blog, lo faccio da semplice appassionato. Non credo, però, che basti conoscere la disposizione delle note sul pentagramma per fare discorsi sensati sul mondo della musica. Prendiamo Luca Valtorta, curatore della rubrica Musica sul Venerdì di Repubblica. Nella sottorubrica denominata POP & ROCK del 26 gennaio dedica un trafiletto all'album Reformation Post TLC dei Fall. E scrive: «Mark E. Smith canta come 30 anni fa, quando i Fall erano il migliore gruppo
post-punk a uscire da Manchester».
Anche la matematica, però, vuole la sua parte. Siamo nel gennaio 2007; «30 anni fa» significa gennaio 1977. Il punk, con qualche prodromo nel 1975 e nel 1976, esplose, almeno come fenomeno musicale, proprio nel 1977, più o meno in coincidenza con l'uscita dell'album Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols. Anche senza voler essere fiscali, sostenere che trent'anni fa già c'erano gruppi post-punk (tra i quali i Fall sarebbero stati i migliori ad uscire da Manchester) mi sembra un po' eccessivo, no?
Il punk per i puristi e storici del rock, è il Punk 77, che comprendeva tra i britannici: Sex Pistols, Clash, The Damned, Buzzcocks, The Vibrators ecc. Ma anche gli americani Ramones, Dead Boys, The Stooges, New York Dolls, questi ultimi piu frequentemente indicati come proto-punk.
Nel 1977 uscì un album fondamentale: Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols. L'album conteneva il vero e proprio inno Anarchy in the U.K. (uscito nel novembre del 1976 come singolo). Lo storico album però fu preceduto dagli americani Ramones che esordirono nel 1976 col primo album omonimo. (da http://it.wikipedia.org/wiki/Punk_%2777)
Ma sanga forever
by sasso67 (07/01/2007 - 20:29)
Gli Edipo e il suo complesso furono (perché, ahimè, non sono più) un gruppo musicale sorto a Prato, vicino a Firenze, all'inizio degli anni novanta, autore di un rock ben suonato e con testi virati al demenziale, un po' sulla scia e un po' a fianco dei più famosi Elio e le storie tese. Autori generalmente di cover di pezzi famosi, ai quali cambiavano le liriche, stravolgendone completamente il senso, gli Edipo riuscirono a pubblicare un album, Pura lana, e ad andare su Videomusic con un paio di videoclip (tra questi la canzone di cui qui riporto il testo). Uno dei loro pezzi più noti fu M'è morto i' gatto, cantata sulle note del celebre hit degli U2 With Or Without You, e pare che all'epoca l'agente della band irlandese tentò di bloccare il pezzo parodico degli Edipo. Ma, sanga trafanga si esercita invece sugli stilemi di Paolo Conte; il titolo non significa niente, ma somiglia benedettamente ai tormentoni spesso rantolati dal cantautore astigiano, con i suoi mocambi, le sue milonghe e i suoi cips cips cipù-pù.
Gli Edipo e il suo complesso sono scomparsi e non hanno nemmeno lasciato una grande traccia su internet, però in giro per la rete qualcosa di loro ancora si trova. Io consiglierei di cercare, oltre a Ma, sanga trafanga, la già citata M'è morto i' gatto, Me mi piace fare il pogo (cantata sulle note di Should I Stay Or Should I Go dei Clash) e l'autoironica Le fans (non ce la dans). Un altro piccolo caso era poi nato da un altro pezzo degli Edipo, cioè dalla loro versione della sigla del cartone animato giapponese Jeeg, robot d'acciaio, cantata con il classico borborigmo tipico di Piero Pelù. Era appunto nata la leggenda, più volte smentita dall'interessato, che proprio l'allora vocalist dei Litfiba avesse a suo tempo cantato la sigla del cartone animato televisivo. In realtà, ad un ascolto attento ci si rende conto che si tratta semplicemente di un'imitazione, riuscita fra l'altro così così.
Edipo e il suo complesso – Ma, sanga trafanga
Ma, sanga trafanga, ma, sanga trafanga
Sto per forza d'inerzia qui sorseggiando una Sprite
sotto l'ombra perversa di un gigantesco bonsai
e un Pierrot surreale con la lacrima in su
mi salta addosso e mi bacia cantando Only you.
Ma, sanga trafanga, ma, sanga trafanga
Mi sorprendo a sparare perfino guardando gli indiani in TV
poi ripiego le dita pentito pensando che non si usa più.
Sui giornali di altissima moda non c'è
posto per i miei incubi pret-a-porter.
E mi creo queste allucinazioni
per chiamarle un po' come fai tu,
donna pratica senza emozioni,
che programma la vita e non disdegna i bijoux.
All'affitto da pagare è vero non ci penso mai
E' più allegro scivolare precipitando in spirali di sogno...
Siamo in tre per un poker,
manca un quarto, un quarto alle tre,
non do peso alle foche
che mi sguazzano nel frigidaire,
e qui, perso nell'orto dei cavoli miei,
cosa vuoi che m'importi di dove tu sei.
Ma, sanga trafanga, ma, sanga trafanga
Ma, sanga trafanga, ma, sanga trafanga
Ma...
Canzoni a confronto
by sasso67 (07/01/2007 - 19:44)
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Mio cuggino
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Mi ha detto mio cuggino che una volta si e' schiantato con la moto, mio cuggino mio cuggino.
Mi ha detto mio cuggino che poi si e' tolto il casco e si e' aperta la testa, mio cuggino mio cuggino.
Mio cuggino si e' tolto il casco, mio cuggino si e' aperta la testa.
Mi ha detto mio cuggino che una volta ha trovato in spiaggia un cane e invece era un topo, mio cuggino mio cuggino.
Mi ha detto mio cuggino chc una volta e' stato co' una che poi gli ha scritto sullo specchio benvenuto nell'aids, mio cuggino mio cuggino: - -poverino, mio cuggino benvenuto nell'aids - mio cuggino topo cane, mio cuggino benvenuto nell'aids.
Mio cuggino mio cuggino, mio cuggino e' rispettato, amico di tutti. Mio cuggino ha fatto questo e quello, mio cuggino mi protegge quando vengono a picchiarmi perche' chiamo mio cuggino. Anzi: io chiamo a mio cuggino.
Mi ha detto mio cuggino che una volta ha visto una senza reggipetto - stighidin, stighidin, stish stidun; aaah -, mio cuggino mio cuggino.
Mi ha detto mio cuggino che una volta in discoteca ha conosciuto una tipa che pero' poi non si ricorda piu' niente e alla fine si e' svegliato in un fosso tutto bagnato che gli mancava un rene, mio cuggino mio cuggino.
Mi ha detto mio cuggino che sa un colpo segreto che se te lo da' dopo tre giorni muori, mio cuggino mio cuggino.
Mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta e' morto.
Mio cuggino mio cuggino, mio cuggino e' ricercato, amico di tutti. Mio cuggino ha fatto questo e quello. Mio cuggino mi protegge quando vengono a picchiarmi perche' chiamo mio cuggino Anzi, sapete cosa vi dico: io chiamo a mio cuggino.
Mio cuggino mio cuggino, mio cuggino e' preoccupante e parla coi rutti : "ciao, come va ? ". Mio cuggino ha fatto questo e quello, l'autoscontro e il calcinculo, mio cuggino 'o malamente: ma e' un prodotto della mente. Anzi: ha prodotto della menta ma non era autorizzato, per cui l'hanno imprigionato. Ue'.
Si' d'accordo free Mandela, free Valpreda e tutti gli altri, ma free anche mio cuggino. Anzi: free anche a mio cuggino. Na na nai, mio cuggino na na nai, na na nai, mio cuggino na na nai.
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Skiantos – Mio cuggino
Un omaggio ad Elio e alle storie tese dagli Skiantos con affetto, per la serie “tutti abbiamo un cugino”.
Mio cuggino mi ha detto che una volta ha ascoltato un disco degli Skiantos e gli è piaciuto tantissimo, mentre poi ha avuto la sfortuna di sentire le canzoni di Elio e le storie tese che gli hanno fatto molto vomitare, anzi, lui ha detto proprio “cagare”, sì... “cagare”, proprio così, sì sì...
Mio cuggino mi ha anche detto che una volta si è risvegliato nella clinica del trapianto dei peli, dove c'era un tizio che si era fatto innestare le sopracciglia extralarge, e si chiamava Elio di nome e Storietese di cognome... Eh, sì, mio cuggino è uno che la sa molto lunga...
Mio cuggino, mio cuggino, sì, mio cuggino, mio cuggino è rispettato, amico di tutti, mio cuggino ha fatto questo e quello, mio cuggino mi protegge quando vengono a picchiarmi perché chiamo mio cuggino, anzi, anzi, io chiamo, io chiamo a mio cuggino...
Mio cuggino ha comprato una Ferrari di terza mano, taroccata, ma la lascia sempre in garage, perché ha paura di rovinarla, così come fa pure con i dischi di Elio e le storie tese, che una volta li ha anche messi sotto un tavolo, come zeppa, in quanto il tavolo era zoppo, dunque una zeppa per il tavolo zoppo... Sì, mio cuggino è uno che la sa molto lunga
Mio cuggino, mio cuggino, mio cuggino è rispettato, amico di tutti, mio cuggino ha fatto questo e quello, mio cuggino mi protegge quando vengono a picchiarmi perché chiamo mio cuggino, anzi, anzi, io chiamo, io chiamo a mio cuggino...
Sibilla - Oppio
by sasso67 (20/12/2006 - 18:15)
Sibilla (cantante)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sibyl Mostert nata in Rhodesia (Zimbabwe) nel 1955.
Meteora pop prodotta da Franco Battiato, Sibilla partecipa al Festival di Sanremo 1983 con "Oppio", canzonetta in linea con le produzioni più commerciali del cantautore siciliano. Dotata, come tutte le interpreti di Battiato, di spiccata personalità vocale, inciampa proprio sul palcoscenico del festival interpretando la canzone su una tonalità sbagliata. Forse anche a causa di questo sfortunatissimo esordio, la carriera musicale di Sibilla prosegue con un altro solo 45 giri.
Ha interpretato la parte della flautista in Prova d'orchestra di Federico Fellini.
http://it.wikipedia.org/wiki/Sibilla_(cantante)
Oppio (Battiato - Pio - Mostert)
Fuochi accesi negli accampamenti nomadi
e fumatori d' oppio dall' Oriente sui tappeti
Le visioni riempiranno le mie mani vuote
Cartagine era bella in mezzo ai melograni
E' vero:do i numeri
Dividili con me!
Ho perso la testa
ma sto bene anche senza
Uru b'lev sameiach
Scivolando sulle soglie di nuovi amori
con misteriosi nomadi per misteriose mete
Giochi di prestigio con i fili del destino
a quel tempo l' oppio ci costava meno di una birra
E' vero:dò i numeri
Dividili con me!
Ho perso la testa
ma sto bene anche senza
L' equilibrio di quel thé alla menta alla Medina
e i passi nelle dune fanno d' eco all' universo
Eravamo ancora dilettanti di delitti
Cartagine era bella in mezzo ai melograni
Uru b'lev sameiach
Pur entro gli schemi del panorama musicale dei primi anni ottanta (musica prevalentemente elettronica e batteria campionata), appartenente comunque al periodo più proficuo di Franco Battiato, quello della collaborazione con il violinista Giusto Pio, la canzone Oppio, presentata con poco successo al Sanremo del 1983, mantiene, a distanza di ventitre anni, un oscuro fascino, dovuto al richiamo storico, ma quasi mitologico, della delenda Carthago, alle vibrazioni caprine della voce della cantante rhodesiana, al ritornello tratto (con qualche variazione) dalla canzone nuziale ebraica Havvah Nagilah (se qualcuno ne conoscesse la traduzione si faccia pure avanti) e forse anche a qualche intelligente gioco di parole ("È vero: do i numeri - Dividili con me!"). Resta, in parte, anche il rimpianto per una cantante dalla voce particolarissima, che nel nostro panorama musicale, affollato da tanti mediocri di successo, avrebbe potuto dare qualcosa di più ed ottenere maggiori riconoscimenti.
mannaggia 'o papataurc!
by sasso67 (29/11/2006 - 14:15)
In margine alla visita del Papa in Turchia (della serie: ma chi gliel'ha fatto fa'?), dove, fra l'altro, si sa, i turchi bestemmiano come turchi, mi sono venuti in mente alcuni versi di una vecchia canzone dei mitici CCCP del neofita integralista cattolico ratzingerian-ruiniano Giovanni Lindo Ferretti e del suo ex complice Massimo Zamboni, che, mi pare, calzino a pennello all'odierno fatto salito agli onori delle cronache.
La canzone, secondo me molto bella, si chiama Punk Islam, è tratta dall'album Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani (1985) e a un certo punto dice:
"Se fossi un figliol prodigo
avrei un vitello grasso
mi sono perso ad Istanbul
e non mi trovano più"
CCCP - Curami
by sasso67 (26/11/2006 - 18:00)
Tratta dall'album 1964-1985 Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi - Del conseguimento della maggiore età (1986) dei CCCP un gruppo italiano, comandato da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, che faceva del punk, del comunismo e dell'ironia le sue stelle polari, questa è, secondo me, una delle migliori canzoni italiane degli ultimi vent'anni.
CURAMI
curami curami
prendimi in cura da te
curami curami
che ti venga voglia di me
curami curami
verranno al contrattacco
con elmi ed armi nuove
verranno al contrattacco
ma intanto adesso curami
solo una terapia
solo una terapia
verranno al contrattacco
con elmi ed armi nuove
curami curami curami
curami curami curami
Dopo la lunga notte (2006)
by sasso67 (20/11/2006 - 19:50)
Modena City Ramblers - Dopo il lungo inverno (2006)
Sono un po' come i Nomadi dopo la dipartita (assai più dolorosa e definitiva ahilui e ahinoi!) di Augusto Daolio, questi Modena City Ramblers, orfani e vedovi del loro cantante - frontman Stefano Bellotti, in arte Cisco. Il ritmo c'è, la verve anche, qualche atmosfera è cambiata, l'Irlanda è ancora molto presente, anche se non più l'unica fonte d'ispirazione, nonostante la presenza carismatica del polistrumentista Terry Woods, già membro dei Pogues e degli Steeleye Span. Come i Nomadi del dopo Augusto, anche i Ramblers passano a due vocalist, un uomo e una donna (Davide "Dudu" Morandi e Betty Vezzani), che sono bravissimi, però, insomma, non sono né Cisco né Albertone Morselli.
Fatto sta che questo Dopo la lunga notte - dopo avere celebrato i sessant'anni della guerra partigiana l'anno scorso, i Modena sembrano voler festeggiare la fine della lunga notte berlusconiana, simboleggiata dal pezzo Il paese delle meraviglie - è davvero un bel disco, nonostante il rimpianto di cui dicevo sopra. Vi sono pezzi concettualmente aggressivi e musicalmente festosi come nella migliore tradizione ramblersiana (Quel giorno a primavera, Mia dolce rivoluzionaria) e pezzi tristi ed evocativi come Le strade di Crawford, omaggio a Terry Sheehan la mamma coraggiosa di un giovane soldato americano ammazzato in Iraq.
E se proprio si deve fare un confronto con l'album di Cisco, anche questo uscito nel 2006, sono i Modena a guadagnarci, con tutto il rispetto per un artista che, nel panorama italiano, è grande almeno per quanto è grosso. E, nonostante che quest'album non raggiunga la fresca ispirazione e il potente feeling musicale di prove come La grande famiglia (1996) e Terra e libertà (1997), ce ne fossero, verrebbe da dire, album come Dopo la lunga notte!
Le ragazze intelligenti amano Tracy Chapman
by sasso67 (29/10/2006 - 12:04)
Tracy Chapman - Baby Can I Hold You
Sorry
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like sorry like sorry
Forgive me
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like forgive me forgive me
But you can say baby
Baby can I hold you tonight
Maybe if I told you the right words
At the right time you'd be mine
I love you
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like I love you I love you
Trad. (mia): Mi dispiace - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "mi dispiace" come "mi dispiace".
Perdonami - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "perdonami" "perdonami".
Ma sai dire baby - baby posso abbracciarti stanotte - forse se ti avessi detto le parole giuste - al momento giusto ora saresti mia.
Ti amo - è tutto ciò che non sai dire - passano gli anni e ancora - le parole non vengono facilmente - come "ti amo" "ti amo".
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